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Libia: più di 200 persone di nazionalità eritrea rischiano il rimpatrio forzato

Data di pubblicazione dell'appello: 05.07.2010

Aggiornamento - Status dell'appello: chiuso

 
Centro di detenzione di Misratah © Gabriele Del Grande
Centro di detenzione di Misratah © Gabriele Del Grande

Grazie alle 5437 persone che hanno firmato l'appello sul nostro sito. Vi terremo aggiornati sull'evoluzione del caso.
 
Gli oltre 200 cittadini eritrei non sono più a rischio imminente di rimpatrio forzato in Eritrea, dove sarebbero stati a rischio di tortura o altri maltrattamenti. Il 7 luglio, le autorità libiche hanno annunciato il rilascio di 400 cittadini eritrei dai centri di detenzione dove si trovavano e la loro decisione di concedere loro i permessi di soggiorno valevoli per tre mesi. 
 
Tale annuncio sembra essere stato il risultato della pressione internazionale, tra cui la campagna di Amnesty International.  Non è chiaro cosa succederà ai cittadini eritrei in Libia, alla scadenza dei loro permessi di soggiorno di tre mesi all'inizio di ottobre. Amnesty International continuerà a monitorare la loro situazione e prenderà ulteriori provvedimenti, se necessario.

Secondo informazioni ricevute da Amnesty International, più di 200 cittadini eritrei erano stati picchiati e trasferiti con la forza dal centro di detenzione di Misratah a quello di Sabha, dove le condizioni sono di gran lunga peggiori. Rischiavano il rimpatrio forzato in Eritrea.

Sia il centro di detenzione di Misratah che quello di Sabha sono destinati ai "migranti irregolari", sebbene le autorità libiche facciano poco o nulla per distinguere tra richiedenti asilo, rifugiati e migranti.