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Stop alle esecuzioni in Arabia Saudita!

Data di pubblicazione dell'appello: 06.10.2010

Status dell'appello: aperto

Suliamon Olyfemi e Sit Zainab Binti Duhri Rupa © Archivio Privato
Suliamon Olyfemi e Sit Zainab Binti Duhri Rupa© Archivio Privato

Molte persone in Arabia Saudita vengono condannate a morte sulla base di "confessioni" estorte con tortura, costrizione o inganno. Spesso le condanne a morte vengono emesse a conclusione di processi perlopiù segreti e particolarmente iniqui.   
 
Il nigeriano Suliamon Olyfemi è stato condannato alla pena capitale a conclusione di un processo iniquo. Arrestato nel settembre 2002, dopo la morte di un agente di polizia durante una presunta disputa con i lavoratori migranti, ha sempre sostenuto la sua innocenza. 
 
Nel 2007, la Commissione per i diritti umani dell'Arabia Saudita ha reso noto che la condanna a morte di Suliamon Olyfemi era stata confermata dalla Corte di cassazione e ratificata dal Consiglio supremo della magistratura. Altre 12 persone arrestate assieme a Suliamon sono state condannate a pene detentive e corporali. I 13 uomini sono stati sottoposti a processi iniqui, condotti interamente in arabo, lingua che non parlano. Nessuno di loro ha avuto un avvocato né è stata loro garantita la traduzione o interpretazione dei dibattimenti. Alcuni sarebbero stati torturati e maltrattati durante l'arresto e la detenzione, picchiati o appesi a testa in giù. Secondo le informazioni ottenute da Amnesty International, alcuni hanno subito scosse elettriche ai genitali affinché confessassero il loro coinvolgimento nell'omicidio.
 
Sit Zainab Binti Duhri Rupa, di nazionalità indonesiana e madre di due figli, è rinchiusa nel carcere di Medina dal 1999. La donna soffrirebbe di disturbi mentali e sarebbe stata costretta a "confessare" l'omicidio del suo datore di lavoro nel 1999 durante l'interrogatorio della polizia. Dopo l'arresto, Sit Zainab Binti Duhri Rupa non ha avuto accesso all'ambasciata indonesiana per almeno 11 mesi, né a un avvocato e né alla sua famiglia. Amnesty International ha espresso le sue preoccupazioni alle autorità circa le modalità della confessione di Sit Zainab Binti Duhri Rupa, tenuto conto anche del suo stato di salute mentale, e ha riportato la loro attenzione su una risoluzione della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite che chiede agli stati che ancora prevedono la pena di morte di "non imporla su individui che soffrono di qualsiasi forma di disturbo mentale e di non metterli a morte". 
 
Sia Suliamon Olyfemi  sia Sit Zainab Binti Duhri Rupa hanno esaurito tutte le possibilità di appello e le loro condanne a morte potrebbero essere eseguite da un momento all'altro. Chiedi alle autorità dell'Arabia Saudita di commutarle.

 
 

ARABIA SAUDITA (Regno dell'Arabia Saudita)
www.arabia-saudita.it 
Via G.B. Pergolesi, 9 - 00198 Roma
Tel. 06844851 - Fax 068551781 
E-mail: segreteria@arabia-saudita.it     
 
Egregio ambasciatore,
 
sono un simpatizzante di Amnesty International, l'Organizzazione non governativa che dal 1961 agisce in difesa dei diritti umani, ovunque nel mondo vengano violati.
 
Sono molto preoccupato per i casi del nigeriano Suliamon Olyfemi e della lavoratrice domestica indonesiana Sit Zainab Binti Duhri Rupa, che possono essere messi a morte da un momento all'altro in Arabia Saudita.
 
Suliamon Olyfemi è stato condannato a morte per omicidio nel 2004 a conclusione di un processo iniquo, condotto in arabo, senza un avvocato né un traduttore. Quando Sit Zainab Binti Duhri Rupa ha confessato l'omicidio del suo datore di lavoro, avvenuto nel 1999, soffriva di disturbi mentali e non aveva un avvocato. 
 
La esorto a commutare le loro condanne senza ritardi e a istituire una moratoria su tutte le esecuzioni come primo passo verso l'abolizione della pena di morte.

La ringrazio per l'attenzione.

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