
Nella maggior parte delle guerre odierne, il numero delle vittime civili supera di gran lunga quello dei combattenti armati. Tra le vittime civili, le donne e le bambine sono oggetto di forme specifiche di abuso che, oltre a violazioni di diritti umani, uccisioni e torture, consistono in violenza sessuale e stupro.
La recentissima Risoluzione 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, approvata all'unanimitą nel giugno scorso, ha condannato lo stupro in quanto vera e propria arma di guerra, affermando che fermare la violenza sessuale nelle zone di conflitto č un mezzo importante per mantenere la pace e la sicurezza a livello internazionale.
Si stima che in Bosnia 20.000 donne siano state violentate e in Ruanda, durante in genocidio del 1994, furono commessi tra i 250.000 e i 500.00 stupri. Lo stesso clima di militarizzazione rafforza gli stereotipi maschili e incoraggia le aggressioni contro le donne e le ragazze, lasciando spesso impuniti i colpevoli. Se da un lato le caratteristiche tradizionalmente associate alle donne vengono svalutate, dall'altro le stesse bambine e ragazze vengono trattate alla stregua dei compagni quando devono essere reclutate nelle forze militari e paramilitari. Si calcola infatti che circa il 30-40% dei bambini soldato siano bambine utilizzate come schiave sessuali dei propri comandanti oltre che come combattenti.
La violenza sessuale č spesso associata a forme di stigmatizzazione, isolamento sociale e discriminazione che, oltre a giustificare l'impunitą degli aggressori, impedisce alle bambine soldato di accedere ai programmi di smobilitazione e reintegrazione post-conflitto.
Come stabilito dalla Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza ONU su donne, pace e sicurezza, č necessario che ogni stato garantisca maggiore protezione e un'equa partecipazione attiva ai processi decisionali per donne e bambine, oltre alla certezza della pena per i crimini commessi contro di loro. Le donne costituiscono, infatti, la spina dorsale di ogni comunitą e il loro coinvolgimento č indispensabile per la ricostruzione di societą dilaniate dalla guerra. Per assicurare una pace duratura, deve essere permesso alle donne di prendere pienamente parte a tutte le fasi del processo di pace.