I casi studio riportati sono tratti dal rapporto di Amnesty International "Nigeria: petrolio, Inquinamento e povertà nel Delta del Niger" e intendono testimoniare come l'inquinamento ambientale abbia determinato violazioni del diritto alla salute e a un ambiente sano, del diritto a un adeguato standard di vita (nel quale sono inclusi il diritto al cibo e all'acqua) e del diritto a guadagnarsi da vivere lavorando. Le persone colpite sono centinaia di migliaia, in particolare i più poveri e coloro che dipendono dai mezzi di sussistenza tradizionali, come la pesca e l'agricoltura. I casi ricordano anche alle imprese coinvolte, al governo nigeriano e ai governi dei paesi in cui le imprese petrolifere hanno sede, quanto sia sempre più impellente e necessario garantire e rispettare gli impegni presi di proteggere i diritti umani e l'ambiente.

BODO, OGONILAND
"Se vuoi andare a pescare devi pagaiare per circa quattro ore attraverso diversi fiumi prima di arrivare dove c'è pesce e le fuoriuscite sono minori... alcuni dei pesci che prendiamo, quando apri il loro stomaco, odorano di petrolio grezzo."
pescatore di Bodo
Il 28 agosto 2008, l'incendio di una conduttura dell'oleodotto del Trans Niger ha causato una delle maggiori fuoriuscite di petrolio nella baia di Bodo in Ogoniland. Il petrolio versato nella palude e nella baia ha ricoperto l'area di uno spesso strato che ha ucciso i pesci, da cui la gente dipendeva per sfamarsi e per sopravvivere. La fuoriuscita è continuata per più di due mesi. La Shell Petroleum Development Company (Shell) era responsabile dell'incendio della conduttura. Non è chiaro il motivo per il quale la Shell non abbia interrotto il riversamento e contenuto rapidamente la fuoriuscita come richiesto dai regolamenti dell'industria petrolifera nigeriana.
La perdita di petrolio ha danneggiato seriamente l'accesso al cibo nell'area e minato il diritto al cibo della popolazione. Ad oggi, nessuna azione adeguata è stata avviata per ovviare a queste conseguenze. Il 2 maggio 2009, otto mesi dopo l'accaduto, lo staff della Shell ha portato del cibo alla comunità, che lo ha rifiutato perché totalmente insufficiente. La Shell non ha risposto alla richiesta di Amnesty International di commentare quanto avvenuto.

LE FUORIUSCITE DI PETROLIO A IKARAMA
Il 31 marzo del 2008 i ricercatori di Amnesty International hanno visitato Ikarama, nello stato di Beyelsa, per indagare su due fuoriuscite accidentali di petrolio. La fuoriuscita di petrolio più recente si è verificata il 22 luglio 2007 a causa di un difetto della struttura petrolifera. L'intera area circostante è stata interessata dalla fuoriuscita, descritta da uno dei residenti della zona come un largo tubo dal quale zampillava petrolio. Un'inchiesta ha rilevato che la vegetazione locale e le tre baie erano state colpite. All'epoca della visita di Amnesty International, otto mesi dopo l'incidente, una spessa chiazza di petrolio era ancora visibile sull'acqua. Sebbene nel rapporto del team d'indagine congiunta si è identificata la causa della fuoriuscita in una crepa nella valvola, viene anche riferito che la "causa della fuoriuscita sarà definita negli uffici della Shell".
Al momento della visita di Amnesty International nel marzo del 2008, il sito non era stato ancora bonificato. Alcune misure per contenere il petrolio nell'acqua erano state messe in atto; è sembrato, però, che questo fosse stato l'unico intervento di bonifica a otto mesi dalla fuoriuscita, e l'acqua era ancora piena di petrolio. Durante un incontro a Port Hacourt, Amnesty International chiese alla Shell spiegazioni circa il ritardo nella bonifica e le fu detto che l'azienda appaltatrice aveva riscontrato problemi di accesso all'area e che, inoltre, "il rapporto della prima fase non era stato presentato", il che costituiva apparentemente un ulteriore motivo di ritardo nel processo. La Shell confermò di avere in programma, entro il 2008, la bonifica della fuoriuscita dell'anno prima a Ikarama. Amnesty International non ha ricevuto conferma su quanto è stato fatto. Comunque, chiaramente vi è già stato un considerevole ritardo nel risanamento, con tempi che sono andati oltre quelli previsti dai regolamenti.
Il sito della seconda fuoriuscita era all'interno dell'area abitativa della comunità. La fuoriuscita, stando a quanto riportato, si è verificata nel 2006, quando un appaltatore che lavorava per SPDC causò la rottura di una conduttura. Quando Amnesty International visitò Ikarama, il sito, evidentemente, non era stato bonificato. Sembrava infatti un lago di petrolio ed acqua, e non lontano le palme sembravano esserne state gravemente colpite. Quando Amnesty International sollevò la questione della fuoriuscita con la SPDC fu detto: " senza ombra di dubbio... la fuoriuscita del 2006 è stata ripulita". La Shell in seguito dichiarò che la fuoriuscita del 2006 era stata ripulita e certificata dal governo come tale. Sebbene Amnesty International descrivesse la fuoriuscita - che rappresentava un serio rischio per la comunità- ed in seguito fornisse alla Shell una fotografia del sito scattata nel marzo del 2008 dalla stessa Amnesty International, non è stata fornita alcuna spiegazione per la mancata bonifica del sito. La SPDC ha inoltre dichiarato che il suo staff è stato minacciato ad Ikarama e che due veicoli della SPDC erano in possesso della comunità.

TORCE DI GAS A IWEREKAN
Nel 2005, Jonah Gbemre, sostenuto da Azione per i diritti ambientali (Amici della terra, Nigeria) e Programma di giustizia ambientale, ha promosso un'azione giudiziaria presso l'Alta corte federale della Nigeria al fine di arrestare le cosiddette torce di gas (gas flaring) presso la comunità di Iwerekan, nello stato di Delta.
Il 14 novembre 2005 l'Alta corte Federale della Nigeria ha dichiarato che le torce di gas costituiscono una violazione del diritto alla vita e alla dignità garantiti dalla costituzione nigeriana e, pertanto, ha ordinato che a Iwerekan si dovesse porre termine a tale pratica. Il 10 aprile 2006 l'Alta corte federale ha concesso una sospensione condizionale all'esecuzione del suo ordine. Furono fissate tre condizioni, una di queste intimava la Shell e alla compagnia petrolifera pubblica nigeriana (Nnpc) di porre fine alle torce di gas in Nigeria entro il 30 aprile 2007. Inoltre la corte ha richiesto alla Shell di produrre un piano dettagliato delle azioni per interrompere le torce di gas a Iwerekan. In occasione della verifica presso la corte del 30 aprile 2007, i legali di Jonah Gbemre scoprirono che non era stato fornito nessun piano dettagliato, che il giudice era stato trasferito presso un altro distretto e che la documentazione della loro azione giudiziaria non era più disponibile. A quella verifica non si presentò nessun rappresentante della compagnia o del governo. In seguito la Shell ha ottenuto un'ulteriore sospensione dell'ordine della corte, questa volta senza che fosse fissata alcuna condizione. A maggio 2009, due anni dopo la scadenza della prima sospensione, a Iwerekan le torce di gas erano ancora accese.
Jonah Gbemre ha parlato della sua disperazione per l'attività ancora in atto delle torce di gas e per l'impossibilità della comunità di ottenerne la loro interruzione. "Noi usiamo le vie standard [ma] sono le multinazionali a scrivere le regole. Fanno molta pressione sulla politica. Con la formula delle joint venture giocano a nascondino"
Il governo ha l'obbligo di garantire una riparazione effettiva alle vittime di violazioni dei diritti umani ma delega tale dovere alle compagnie petrolifere (le stesse che causano il problema). L'inadempienza del governo rispetto a quest'obbligo costituisce una violazione del diritto a una riparazione effettiva. Inoltre, secondo il Programma dell'Onu per lo sviluppo, "l'assenza di appropriate vie di riparazione è una delle cause più importanti di conflitto nella regione."