La Rete Mai più violenza sulle donne è un network di persone che si attivano on-line in difesa dei diritti delle donne in ogni parte del mondo. La newsletter trimestrale oltre a proporre appelli, fornisce aggiornamenti sui casi e le azioni promosse da Amnesty International, notizie dal mondo, iniziative realizzate dalla Sezione Italiana e dai Gruppi sul territorio.

Maryam Bahreman, attivista per i diritti delle donne in Iran, è ancora in carcere nonostante l'ordine di rilascio su cauzione, emesso all'inizio di luglio. Non sono noti i motivi per cui l'ordine non sia stato eseguito, ma Amnesty International teme che le autorità intendano avanzare nuove accuse per giustificare il suo arresto dopo le critiche avute a livello internazionale.
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Per saperne di più sull'Iran, vai al Rapporto annuale 2011
Finalmente le indagini sul sequestro e la violenza di cui sono state vittime Valentina Rosendo Cantù e Ines Fernandez Ortega, nel 2002, proseguiranno in sede civile. Amnesty e le organizzazioni messicane chiedono da anni che le indagini su casi di abusi da parte dell'esercito ai danni di civili siano sottratte alla giurisdizione militare. Per questo e altri casi, è stato emesso un appello, che è ancora attivo.
Per firmare l'appello e saperne di più: http://www.amnesty.it/giustizia_militare_messico
La Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati ha approvato con un testo unificato il divieto d'indossare il velo integrale in pubblico, con un esplicito riferimento al burqa e al niqab, prevedendo multe fino a 500 euro o lavori sociali obbligatori. Il testo passerà all'esame dell'Assemblea. Amnesty si oppone a una legge che limita il diritto di esprimere l'identità o la fede religiosa e non contribuisce a proteggere le donne che indossano il velo contro la loro volontà.
Per saperne di più, visita la pagina del sito.
Decisione storica per i diritti riproduttivi delle donne: il Comitato Cedaw per la prima volta ha riconosciuto che un paese, il Brasile, non ha garantito a una donna i servizi necessari in gravidanza, parto e post-parto. Al Comitato si era rivolta la madre di Silva Pimentel, morta a 28 anni al sesto mese di gravidanza, per complicazioni non adeguatamente individuate e curate in ritardo. Il Brasile dovrà garantire risarcimento alla famiglia e assicurare a tutte le donne cure ostetriche d'urgenza.
Per saperne di più sulla vicenda, leggi il post sulla community.
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