"Dobbiamo lavorare per sradicare la lapidazione ovunque avvenga nel mondo: è un atto disumano e brutale... attraverso il quale le autorità cercano di controllare la società [e impedire] alle persone di godere del loro diritto a una vita privata." Shadi Sadr, avvocatessa e attivista contro la lapidazione e per i diritti delle donne

Amnesty International chiede alle autorità iraniane di abolire la morte mediante lapidazione e di imporre una moratoria immediata su questa orribile pratica, appositamente studiata per provocare la massima sofferenza nella vittima.
Secondo l'articolo 83 del codice penale, l'esecuzione mediante lapidazione è prescritta per l'adulterio commesso da un uomo o da una donna coniugati. Nel dicembre 2002 l'Ayatollah Shahroudi, Capo dell'autorità giudiziaria, avrebbe sancito una moratoria sulle esecuzioni mediante lapidazione, lasciando in sospeso la decisione su una modifica definitiva della legge, che avrebbe dovuto essere sottoposta all'esame del Leader supremo, l'Ayatollah Ali Khamenei. Tuttavia, nel settembre 2003, è stata approvata una legge concernente l'implementazione di alcuni tipi di pene, inclusa la lapidazione, che sembra abbia vanificato la moratoria.
Amnesty International ha continuato a documentare l'emissione di condanne a morte da eseguire mediante lapidazione, sebbene non ve ne siano state fino al maggio del 2006 quando una donna e un uomo sono stati uccisi con questo metodo. Le due vittime, Abbas e Mahboubeh, sarebbero state lapidate nel cimitero di Mashhad, dopo essere state accusate dell'omicidio del marito di Mahboubeh e di adulterio.
Nel mese di luglio del 2007, Ja'far Kiani è stato lapidato a morte nel villaggio di Aghche-kand, vicino Takestan, nella provincia di Qazvin. Era stato accusato di aver commesso adulterio con Mokarrameh Ebrahimi, da cui aveva avuto due figli, condannata a morire allo stesso modo. Si tratta della prima condanna a morte avvenuta mediante lapidazione ufficialmente confermata da quando è stata istituita la moratoria. Il 17 marzo 2008, Mokarrameh Ebrahimi è stata rilasciata dalla prigione di Choubin, insieme al figlio più piccolo che viveva con lei. La donna ha trascorso 11 anni in carcere.
Secondo le ultime informazioni in possesso di Amnesty International, almeno dieci donne e quattro uomini sono ancora a rischio di essere messi a morte mediante lapidazione nel paese.