
Fawzi al-Odah, 32 anni, è detenuto a Guantánamo Bay da maggio 2002. Ha lavorato in Afghanistan fino all'invasione del paese da parte degli Stati Uniti. Per sfuggire al bombardamento, nel gennaio 2002, lui e altri quattro kuwaitiani sono fuggiti in Pakistan. Qui i cinque uomini si sono rifugiati presso un leader locale che li ha venduti alle autorità pakistane. In seguito sono stati trasferiti sotto la custodia delle forze statunitensi e portati a Kandahar, in Afghanistan dove Fawzi al-Odah ha dichiarato di aver subito torture. Nel maggio 2002 è stato trasferito a Guantánamo.
L'8 agosto 2005 ha partecipato insieme con altri detenuti a uno sciopero della fame. Fawzi ha dichiarato che nelle prime due settimane di sciopero non ha ricevuto cure mediche e nessuno gli ha chiesto quali fossero le ragioni della protesta. Il suo sciopero è terminato l'11 gennaio 2006, quando è stato costretto a nutrirsi attraverso un tubo nasale che gli ha causato ferite e un abbondante sanguinamento. Fawzi ha raccontato al suo avvocato che alcuni dei detenuti che stavano scioperando sono stati obbligati a urinare e a defecare su loro stessi perché legati a delle sedie per lunghi periodi. Altri ancora hanno raccontato di aver vomitato sangue.
Nel giugno 2008 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito nel caso Boumediene che i detenuti di Guantánamo hanno diritto all'habeas corpus (una procedura legale che consiste nel sollecitare un giudice a chiedere informazioni alla polizia sul luogo in cui è detenuta una persona e che permetta al giudice stesso di incontrare il detenuto. L'habeas corpus è una garanzia fondamentale contro la tortura, i maltrattamenti e le sparizioni forzate). Due dei detenuti arrestati insieme ad al-Odah hanno potuto godere di tale diritto. A seguito di ciò Khaled al-Mutairi è stato rilasciato ed è ritornato in Kuwait e Fouad al-Rabiah lo farà al più presto.
Il 24 agosto 2009, il giudice Kollar-Kotelly non ha ritenuto credibili alcune delle informazioni fornite sugli spostamenti di Fawzi al-Odah e, su queste basi, gli ha negato l'habeas corpus. È stato presentato un appello contro tale decisione che sarà discusso durante un'udienza fissata per il prossimo 22 gennaio.
Dopo la sua cattura, il padre di Fawzi al-Odah ha istituito il Comitato delle famiglie del Kuwait, un'organizzazione dei familiari detenuti negli Stati Uniti.
Amnesty International chiede alle autorità statunitensi di rilasciare Fawzi al-Odah e di fare in modo che ritorni in Kuwait. Il governo del Kuwait ha più volte richiesto il rientro di al-Odah stabilendo per lui un programma di riabilitazione.
Tony West
Assistant Attorney General
Civil Division
U.S. Department of Justice
950 Pennsylvania Avenue, NW
Washington, DC 20530-0001
E-mail: Tony.west@usdoj.gov
Matthew Olsen
Executive Director
Task Force on Review of Guantanamo Bay Detainees
U.S. Department of Justice
950 Pennsylvania Avenue, NW
Washington, DC 20530-0001
E-mail: Matthew.olsen@usdoj.gov
Mr. Alan Liotta
Principal Director of the Office of Detainee Affairs
2900 Defense Pentagon
Washington DC 20301-2900
E-mail: Alan.liotta@osd.mil
Egregio Dott. West,
Egregio Dott. Olsen,
Egregio Dott. Liotta,
Le chiediamo di rilasciare Fawzi al-Odah e La esortiamo a compiere ogni sforzo per assicurarsi che egli venga rimpatriato in Kuwait al più presto. Sette anni in prigione senza essere accusato di alcun crimine sono troppo lunghi. Ciò è incompatibile con le leggi e gli ideali degli Stati Uniti e mina le aspirazioni degli Stati Uniti ad essere leader nei diritti umani. Infatti, il Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura ha stabilito che una detenzione a tempo indeterminato senza alcuna accusa sia, di per sé, una violazione della Convenzione contro la Tortura della quale gli Stati Uniti fanno parte.
Non siamo a conoscenza di alcun ostacolo pratico al rimpatrio di Fawzi al-Odah. Sappiamo che egli vuole ritornare nel suo paese, che i suoi familiari lo rivogliono e che il governo del Kuwait ha definito un programma di riabilitazione per facilitare il suo reintegro in società. Inoltre, sembra che il governo degli Stati Uniti non sia in grado di presentare in tribunale alcuna prova di attività criminale compiuta da quest'uomo. Date tutte queste circostanze, la riluttanza degli Stati Uniti nel riconsegnarlo al Kuwait è difficile da comprendere.
Poiché Fawzi al-Odah non ha ricevuto una sentenza favorevole da parte del Giudice Colleen Kollar-Kotelly nella sua petizione di habeas corpus, La invitiamo a riconsegnarlo al Kuwait per le ragioni esposte in precedenza. Diversamente da altri detenuti che sono stati rimpatriati, Fawzi al-Odah ha trascorso più di sette anni in detenzione senza essere stato accusato di alcun crimine e sembra che gli Stati Uniti non abbiano alcuna intenzione di formalizzare delle accuse contro di lui. Tutto ciò - unito alle accuse di Fawzi al-Odah, fino ad ora non investigate, che egli sia stato sottoposto, durante la sua prigionia, a trattamenti che possono costituire tortura oppure trattamento crudele, disumano e degradante - rende il suo ritorno in Kuwait un imperativo morale.
La invito, anche, ad indagare immediatamente su tutte le denunce che sostengono che Fawzi al-Odah sia stato torturato o maltrattato sotto custodia statunitense in Afghanistan e a Guantanamo e ad assicurarsi che tutti gli eventuali responsabili vangano assicurati alla giustizia.
La ringrazio per la vostra attenzione.