Nel giugno del 2002, nella sentenza Atkins v. Virginia, la Corte suprema Usa ha dichiarato incostituzionale l'applicazione della pena di morte alle persone affette da ritardo mentale (es. persone con QI basso o con problemi di apprendimento). Secondo la Corte, il consenso nazionale sul divieto di tale pratica, ormai ritenuta una punizione crudele, si è evoluto al punto tale da permetterne la messa al bando. Ciononostante, poiché la sentenza non stabilisce una definizione precisa di ritardo mentale, ogni Stato, all'atto della modifica del proprio statuto, deve elaborare propri criteri di verifica, col rischio concreto di trovarsi di fronte a metodi di valutazione diversi.
Per quanto riguarda le persone affette da malattia mentale (es. schizofrenia o psicosi), nel 1986 la Corte suprema ha stabilito che gli Stati non possono mettere a morte persone non consapevoli dell'imminente esecuzione e delle ragioni per le quali la sentenza è applicata. Se, al termine di una perizia, il condannato è ritenuto non idoneo, è trasferito in un reparto di psichiatria per essere sottoposto a terapie atte a ripristinare la competenza mentale, necessaria per procedere all'esecuzione.