Questi sono solo alcuni dei ringraziamenti inviati ad Amnesty International da persone per le quali la Rete Azioni Urgenti si è mobilitata!
Stati Uniti/Iran "Grazie ai vostri sforzi, siamo felici di essere di nuovo insieme e vogliamo proseguire la vostra mobilitazione diventando la voce di chi è senza voce, in favore di altre persone che potrebbero trovarsi in una situazione come la nostra. Questo è un primo modo per ricambiare la sensibilità che avete mostrato nei nostri confronti. [...] Non riusciamo a comunicarvi fino in fondo il nostro apprezzamento, dato che non ci sono parole adeguate per esprimere i nostri sentimenti. Ma dal profondo del nostro cuore, vogliamo dirvi grazie per aver condotto una campagna per la nostra libertà."
Arash e Kamiar Alaei, due medici iraniani, detenuti a causa del loro lavoro nella lotta contra l'AIDS, rilasciati nel 2011.
"Siamo guerriere instancabili che non chiedono vendetta, ma giustizia e memoria. Ringrazio Amnesty International in Italia e in altri paesi del mondo per l'appoggio che ci ha dato in tutti questi anni!"
Estela Carlotto, presidente delle Abuelas de plaza de Mayo, organizzazione non governativa dell'Argentina

Libia "Non ci sono parole per esprimere la mia gratitudine ad Amnesty International. Ora dobbiamo dare una mano a tutte le persone che chiedono più libertà e più diritti umani. Ogni volta che i diritti degli innocenti vengono violati, dobbiamo ergerci in loro difesa!
Jamal al-Hajii, dissidente della Libia e prigionieri di coscienza adottato da Amnesty International. Liberato il 24 agosto 2011.

"Insieme alla mia gratitudine, vi trasmetto il desiderio che Amnesty International continui a difendere i prigionieri di coscienza e che la difesa senza compromessi dei diritti umani, a prescindere dalla destra, dalla sinistra e da ogni altra considerazione politica, possa essere sempre un esempio per tutte le organizzazioni per i diritti umani del nostro piccolo pianeta".
Yelena Georgievna Bonner, vedova di Andrei Dmitrovich Sakharov, socia di Amnesty International, deceduta il 18 giugno 2011

Care amiche, cari amici,
Sono Eynulla Fatullayev, un ex prigioniero di coscienza. L'altro giorno ho recuperato la mia bramata libertà, grazie agli sforzi della comunità internazionale. Sono assolutamente certo che sono stati il vostro sostegno, la vostra lotta senza tregua per i miei diritti a permettere il mio ritorno a casa. Il regime politico dell'Azerbaigian, fatto di un dispotismo criminale, mi ha tenuto dietro le sbarre per quattro anni. Mi hanno trasferito da una prigione all'altra e incriminato per accuse assurde e inconcepibili.
Tutte queste misure crudeli, spietate e repressive hanno raggiunto il loro obiettivo: tenere il più a lungo possibile in carcere il giornalista che aveva avuto abbastanza coraggio per sfidare questo regime criminale. Sono stato tra la vita e la morte. Ho conosciuto il male e persone maligne. Ho convissuto con questo male giorno dopo giorno, soggetto al dominio di persone odiose, per un unico motivo: avevo cercato di dire la mia sui ladri corrotti che hanno rovinato il futuro del mio paese.
Ora, cercando di ricostruire la mia vita, vedo chiaramente quanto la vita nelle camere della tortura fosse diventata priva di senso, avesse cessato i suoi ritmi normali. La vita in carcere è soppressa, la violenza non fa altro che annullare ogni traccia di vita e di azione.
Ma siete stati voi, miei amici e salvatori di Amnesty International, ad aver tenuto accesa la fiamma della speranza nel mio cuore. Ho ricevuto messaggi da parte vostra mentre mi trovavo nelle situazioni più disperate e nei luoghi più remoti. Quei messaggi hanno dato conforto alla mia anima, ispirato la speranza mentre ero vicino a un punto di non ritorno. La vostra campagna, le vostre lettere mi hanno ridato speranza, mi hanno aiutato a rimanere lontano dagli abissi della disperazione.
Amnesty International ha ancora una volta dimostrato il suo inestimabile valore, la sua fiducia nella salvezza.
Vi sono grato. Avete salvato la mia famiglia dalla morte. Non vi dimenticherò mai, fino alla fine dei miei giorni. Non ero mai solo in prigione, che fosse inverno o estate, che fosse giorno o notte. E, lo voglio dire ancora una volta, questo è stato merito di Amnesty International. Molte persone, nel mio paese (i miei lettori, i miei sostenitori e gente comune che mi vuole bene) erano sicuri che avrei lasciato l'Azerbaigian per evitare ulteriori persecuzioni. Invece, sento il dovere morale di non farlo, perché la mia salvezza e il mio rilascio sono legati alla salvezza della nostra società, oppressa da questo potere autoritario.
La mia missione sarà quella di servire gli ideali di Amnesty International, ogni ora, ogni giorno, ogni anno. La nostra missione è salvare il mondo dall'ingiustizia. Per riuscirci, dobbiamo far agire le nostre coscienze. Come dice uno dei miei scrittori preferiti, Fazil Iskander, "niente e nessuno nella storia ha mai cercato di fare della coscienza uno strumento di governo nazionale. Non dico l'unico strumento, ma quello principale. Se chiedessimo a Dio se potremmo governare con l'aiuto della coscienza, ci risponderebbe: 'Era quello che volevo fare attraverso mio Figlio ma nessuna persona di governo ha avuto il coraggio di farlo'"
Grazie, molte grazie per il vostro servizio alla coscienza e a Dio, perché la coscienza è la presenza di Dio in noi.
Mi inchino di fronte a tutte e a tutti voi.
Con rispetto, il vostro
Eynulla Fatullayev
che fu prigioniero di coscienza in un paese non libero

Senegal "Grazie per il vostro aiuto. Sono in una situazione disperata, ma davvero grazie per quello che fate. Sono veramente colpita dal fatto che persone che vivono lontano dal Senegal siano preoccupate per la mia vicenda. Non ho notizie su mio marito. Vi prego, continuate ad aiutarmi a sapere la verità, a premere sulle autorità. È confortante sapere che ci sono persone che stanno mandando lettere alle autorità".
(Khady Bassène, suo marito è "scomparso" dal 1999, dopo essere stato arrestato dai militari. Continua a lottare per la verità, sebbene in età anziana e in difficili condizioni economiche.)

Sudan "Ho visto coi miei occhi quanto le vittime delle violazioni dei diritti umani in Darfur e in altre zone del paese apprezzino e comprendano davvero il lavoro di Amnesty International. Continuate ad agire per chi non può far sentire la sua voce e, ricordate, la giustizia può farsi attendere ma un giorno l'otterremo. La strada può essere lunga ma dobbiamo lottare per la giustizia!"
(Ali Agam, avvocato sudanese del Centro per i diritti umani e lo sviluppo dell'ambiente. In esilio a Londra, lavora attualmente al Centro africano di studi per la giustizia e la pace)

Tunisia "Voglio ringraziare Amnesty International per la campagna svolta in favore del mio rilascio. Ho aderito ad Amnesty International, perché è stata dalla mia parte per tutto questo tempo!"
(Fahem Boukadous, giornalista della Tunisia, rilasciato il 19 gennaio 2011. Era stato arrestato nel 2008 e condannato a quattro anni di carcere. al termine di un processo iniquo, per aver documentato le proteste scoppiate quell'anno nella regione meridionale di Gafsa. Amnesty International lo aveva adottato come prigioniero di coscienza)

Russia "Ho trascorso nelle prigioni russe 11 anni. Ho perso il conto di quante prigioni e campi ho 'visitato'... Ma quasi costantemente, in tutto questo periodo, ho ricevuto lettere da Amnesty International. E' stato molto importante, per me e la mia famiglia, sapere che non eravamo soli, che c'era gente che credeva nella mia innocenza. Quando sei in prigione, ogni singola lettera è una festa! La prigione è un mondo in cui non accade niente, così la consegna di una lettera è davvero un evento importante: per parecchi minuti sei semplicemente felice di averla tra le mani. Queste lettere, inoltre, fungono da deterrente nei confronti di comportamenti indesiderati del personale della prigione, cui non piace essere sotto i riflettori e al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica. Questo flusso di lettere fa capire che in prigione c'è una persona, come posso dire, 'intoccabile'.... Potrebbe essere pericoloso toccarmi o farmi pressione... Ecco perché le lettere di Amnesty International sono una difesa reale. E potranno difendere, e difenderanno tutte le altre persone che sono ancora nella stessa situazione...."
(Igor Sutyagin, prigioniero di coscienza della Federazione russa, rilasciato nel luglio 2010 dopo aver trascorso 11 anni di carcere per motivi politici)

Nicaragua "La solidarietà che abbiamo ricevuto da centinaia di associazioni femminili, organizzazioni per i diritti umani e da singoli uomini e singole donne che hanno a cuore la giustizia, è stata decisiva per costringere la pubblica accusa a fare un passo indietro. E' chiaro che questo atteggiamento illegale e arrogante delle autorità del Nicaragua potrà continuare. Ma vogliamo che sappiate che, anche di fronte a minacce, ricatti e intimidazioni, le nostre parole non saranno ridotte al silenzio. Alle nostre famiglie, alle nostre colleghe, ad Amnesty International.... grazie! Continueremo a lottare per difendere i diritti umani delle donne del Nicaragua con ancora più determinazione e impegno."
(Otto attiviste per i diritti sessuali e riproduttivi delle donne del Nicaragua. Il 28 aprile 2010, grazie a un'imponente mobilitazione internazionale, l'Ufficio del procuratore generale ha deciso di archiviare una denuncia presentata contro di loro da gruppi conservatori molto influenti nel paese e legati al governo.)

Iran "Voglio ringraziare i soci della Sezione Italiana di Amnesty International per tutto quello che hanno fatto finora per il popolo iraniano. E' stato davvero di grande aiuto e spero che continuerete a farlo ancora. Vi prego di non sottovalutare mai l'effetto delle vostre azioni. Anche una sola lettera, anche un solo pensiero, sono importanti!"
(Mahmoud Amiry-Moghaddam, portavoce di Iran Human Rights, in un messaggio video alla Sezione Italiana di Amnesty International)

TPO "Voglio ringraziare gli attivisti e le attiviste di Amnesty International, che si sono prodigati così tanto per me e per la mia famiglia. La vostra è un'organizzazione generosa, che non dimentica alcun prigioniero rimasto solo. Io sono fortunato perché sono tornato a casa ma altri sono stati condannati dopo processi iniqui e sono in carcere ancora da più tempo..."
(Saed Yassin, difensore dei diritti umani rilasciato il 28 febbraio 2010 dopo aver trascorso quattro anni in una prigione dell'Autorità palestinese senza alcuna procedura giudiziaria adeguata.)

Messico "C'è stata tanta di quella gente che ci ha appoggiato, come i soci di Amnesty International, persone che si sono impegnate per noi senza neanche conoscerci e che ora non sappiamo come ringraziare...."
(Teresa Gonzalez Cornelio, anche a nome di Alberta Alcantara Juan. Queste due donne messicane sono state scarcerate a seguito di una sentenza della Corte suprema di giustizia dello stato di Queretaro. Erano state condannate nel 2003 a 21 anni di carcere per un omicidio cui erano del tutto estranee. Amnesty International aveva lanciato una campagna per la loro liberazione.)

Libia - "Grazie ad Amnesty International per l'assistenza fornita a Max Goeldi mentre era intrappolato in Libia!"
(I familiari di Max Goeldi, un uomo d'affari svizzero rimesso in libertà il 10 giugno 2010 in Libia e che ha potuto fare rientro nel suo paese tre giorni dopo. Obbligato a non lasciare la Libia già dal 2008, Goeldi era stato arrestato nel luglio 2008, poi nel settembre 2009 e infine condannato, nel febbraio 2010, a quattro mesi di carcere per la presunta violazione delle norme sull'immigrazione e di quelle commerciali, facendo le spese di una crisi diplomatica tra Svizzera e Libia) .

Turchia "Questa sentenza in favore delle libertà è molto importante per la nostra lotta. Speriamo che gli ostacoli che abbiamo incontrato noi non vengano posti di fronte ad altre associazioni Lgbt. Vogliamo ringraziare tutte le persone, compresa Amnesty International, che hanno manifestato solidarietà nei nostri confronti condividendo la nostra visione di un mondo libero, uguale e senza discriminazioni".
(Dichiarazione dell'associazione "Triangolo rosanero", che si batte in Turchia per i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender. Il 30 aprile 2010 la Corte d'appello di Yzmir ha respinto la richiesta del governatore della città di chiudere l'associazione in quanto violava "i valori morali e familiari della Turchia".
Il giudice che ha emesso la sentenza ha dichiarato: "Poiché, come ogni essere umano, anche lesbiche gay bisessuali e transgender hanno la libertà d'associazione, respingo la richiesta di chiudere la loro struttura").

Russia "Ho l'opportunità di ringraziare personalmente tutti i soci dell'organizzazione per l'aiuto e il sostegno. La vostra bontà d'animo e comprensione riempie la mia anima così tanto da farmi continuare a lottare contro il dispotismo, le violazioni dei diritti umani e l'oppressione contro gli esseri umani, ovunque io mi trovi. Sono pronto a difendere i diritti umani, nonostante i rischi e le minacce. In prigione molti non sono contenti di quello che faccio e sognano che arrivi il momento in cui mi arrenderò e diventerò 'obbediente' e 'addomesticato'. Purtroppo per loro, si sbagliano. Vivere senza lottare non ha senso, sarebbe un mero esistere e questo non fa per me. Grazie davvero per le vostre lettere e cartoline ricche di parole belle e solidali. Con tutto il mio rispetto per voi e tutte le belle persone di Amnesty International..."
Aleksei Sokolov, difensore dei diritti umani in Russia e membro della Commissione pubblica per il controllo dei luoghi di detenzione, responsabile di Pravovaia Osnova (Base legale), organizzazione che conduce campagne contro la tortura e altri maltrattamenti inflitti ai prigionieri. È detenuto in attesa di processo dal maggio 2009, sulla base di una pretestuosa incriminazione per rapina a mano armata.

Stati Uniti d'America "Grazie a tutti i soci di Amnesty International. Penso che le lettere abbiano davvero avuto un grande peso: è raro che una sentenza come la mia venga ridotta!"
(Travis Bishop, obiettore di coscienza degli Stati Uniti d'America, condannato a un anno di carcere per aver rifiutato di svolgere il servizio militare in Afghanistan. Nel gennaio 2010, a seguito degli appelli di Amnesty International che l'aveva adottato come prigioniero di coscienza, ha ottenuto una riduzione di pena di tre mesi. Dovrebbe quindi esser rilasciato nel mese di marzo)

MAROCCO "Il mio ritorno è una vittoria per i diritti umani! Grazie per il vostro intervento!"
(Aminatou Haidar, attivista per i diritti umani del popolo sahrawi, che il 18 dicembre 2009 ha potuto fare rientro nella sua abitazione a Layoune, nel Sahara Occidentale. Oltre un mese prima, il 15 novembre, era stata espulsa dalle autorità del Marocco e deportata a Lanzarote, nelle isole Canarie, Spagna. )

BRASILE "Il radicale cambiamento di rotta delle autorità è dipeso anche dall'impatto generato dall'azione urgente di Amnesty International!"
(Lettera inviata ad Amnesty International dalle organizzazioni che si occupano degli sgomberi forzati nella città di San Paolo, Brasile. All'inizio del gennaio 2010, le autorità pauliste hanno deciso di restituire l'insediamento di Olga Benario a 800 famiglie, che ne erano state illegalmente e violentemente espropriate nell'agosto 2009. In più, le famiglie potranno insediarsi anche su una parte degli adiacenti terreni di Capao Redondo. Amnesty International aveva seguito la vicenda attraverso un'azione urgente).

EGITTO "Siamo andati dalle autorità locali e queste ci hanno detto: 'Quando la montagna verrà giù, ci faremo vivi per portare via i vostri corpi'. La risposta che ci hanno dato spiega perché è indispensabile che Amnesty International intervenga. Grazie per esservi occupati di noi!"
(Un abitante di Moraba' Hafez, un insediamento abitativo precario situato nella zona orientale del Cairo, la capitale dell'Egitto. Il 17 novembre 2009, Amnesty International ha presentato il rapporto "Sepolti vivi. Intrappolati tra povertà e diniego negli insediamenti abitativi precari del Cairo").

INDONESIA "Ho ricevuto in una sola volta 337 lettere, la maggior parte erano auguri di Natale. In tutto a dicembre sono arrivate 600 lettere. Voglio ringraziare Amnesty International per essersi ricordata di me e dei miei colleghi!"
(Johan Teterissa, prigioniero di coscienza dell'Indonesia. Sta scontando una condanna a 15 anni di carcere per aver diretto una manifestazione pacifica nel corso della quale era stata sventolata la bandiera delle Molucche indipendenti. Negli ultimi tre anni, almeno 48 persone sono state arrestate o condannate per "ribellione", solo per aver mostrato in pubblico bandiere ed altri simboli a sostegno dell'indipendenza delle isole Molucche).

REPUBBLICA DOMENICANA "Desidero ringraziare tutte le persone che, con le loro meravigliose cartoline e lettere, mi hanno scritto da molti paesi europei manifestando solidarietà per la nostra causa.
Sono persone che non conosco direttamente, ma le loro parole d'incoraggiamento e di speranza ci hanno dato ispirazione e forza, che è esattamente ciò di cui noi, donne e uomini che difendono i diritti umani, abbiamo bisogno per continuare a lottare per i diritti inalienabili, come il diritto ad avere un nome, una nazionalità, l'istruzione e una vita in dignità. Detto in termini più semplici, il diritto ad avere i diritti.
Questa lotta, che stiamo portando avanti da anni, coi suoi enormi costi, anche personali... cui dovete aggiungere il fatto di essere donne e madri, ci rende estremamente vulnerabili, poiché sentiamo su di noi la responsabilità per molte famiglie. In questa lotta, coloro che non rispettano i nostri diritti ci minacciano e si accaniscono contro i nostri familiari, i nostri figli e le nostre figlie.
Ecco perché, in questo periodo di festività natalizie, voglio ringraziarvi per tutte le manifestazioni d'incoraggiamento e di solidarietà che avete espresso nelle vostre lettere, molte delle quali scritte a mano con amore. Sono veramente molto riconoscente, questo è l'attestato più importante che ho ricevuto nella mia vita: sapere che ho l'appoggio di così tante persone che pensano a me e alla mia famiglia. Dio vi benedica in questi giorni di pace e amore e possa lo spirito del Natale essere presente nelle speranze di ognuna e ognuno di voi".
(Sonia Pierre, direttrice esecutiva dell'organizzazione "Movimento delle donne dominico-haitiane (Mudha)", che combatte le discriminazioni nei confronti della comunità haitiana nella Repubblica dominicana ed è stata minacciata e perseguitata a causa del suo impegno in favore dei diritti umani)