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Angola

Repubblica dell'Angola

Capo di Stato: José Eduardo dos Santos
Capo del governo: Fernando da Piedade Dias dos Santos
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 16,9 milioni
Speranza di vita: 41,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 245/215‰
Alfabetizzazione adulti: 67,4%

  1. Contesto
  2. Alloggi e sgomberi forzati
  3. Polizia e forze di sicurezza
  4. Condizioni carcerarie
  5. Difensori dei diritti umani
  6. Libertà di espressione
  7. Violenza sulle donne
  8. Missioni e rapporti di Amnesty International

Difensori dei diritti umani e organizzazioni sono stati oggetto di crescenti intimidazioni e minacce in un clima di limitazione della libertà di espressione, che ha anche visto un giornalista incarcerato per diversi mesi. Sono stati riportati casi di sgomberi forzati e violazioni dei diritti umani da parte della polizia, ma su scala minore rispetto agli anni precedenti. Una rivolta carceraria nella Prigione centrale di Luanda ha determinato morti e feriti, sebbene le cifre a tal riguardo siano state contestate.

Contesto

A maggio, l'Angola è stata eletta al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. A novembre ha ratificato il Protocollo alla Carta africana sui diritti umani e dei popoli relativo ai diritti delle donne in Africa e ha aderito al Protocollo opzionale delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne.

È proseguita l'attuazione dell'accordo raggiunto nel 2006 per porre fine al conflitto armato nella provincia di Cabinda. Ex combattenti del Fronte per la liberazione dell'enclave di Cabinda (Frente de Libertação do Enclave de Cabinda - FLEC) a gennaio sono entrati a far parte delle forze armate angolane. Più di 60 appartenenti al personale militare trattenuti nel carcere militare di Landana per reati commessi durante il conflitto sono stati rilasciati a gennaio ai sensi della legge sull'amnistia del 2006. Ad agosto Il FLEC ha cambiato il proprio nome in Fronte per la liberazione dello Stato di Cabinda (Frente de Libertação do Estado de Cabinda).

Le elezioni legislative e presidenziali rinviate alla fine del 2007 sono state ulteriormente rimandate rispettivamente al 2008 e al 2009. La registrazione elettorale, che avrebbe inizialmente dovuto concludersi il 15 giugno, è stata prorogata fino al 15 settembre a causa delle piogge torrenziali e dell'impraticabilità delle strade che ha reso difficile per milioni di persone raggiungere le sedi preposte alla registrazione. Al voto si sono registrate oltre otto milioni di persone.

L'epidemia di colera scoppiata nel 2006 è continuata e alla fine di agosto aveva ucciso oltre 400 persone. La situazione è stata aggravata dalle piogge torrenziali a gennaio e febbraio che a Luanda hanno ucciso oltre 110 persone e distrutto all'incirca 10.000 case, lasciando, secondo i calcoli, 28.000 famiglie senzatetto. Una malattia di origine sconosciuta, che causa insonnia, vomito e diarrea, comparsa nel distretto di Cacuaco, a Luanda, nel mese di ottobre, ha richiesto il ricovero di almeno 400 persone, causandone la morte di due. Verso la fine di novembre, l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che la malattia poteva essere stata causata da avvelenamento da bromo.

A settembre l'ex direttore dei Servizi di sicurezza esterna dell'Angola, generale Fernando Garcia Miala, è stato condannato a quattro anni di carcere da una corte militare per insubordinazione. Egli non si era presentato a una cerimonia in cui sarebbe stato degradato in seguito al suo licenziamento avvenuto nel 2006. altri tre, Ferraz António, Miguel André e Maria Domingos, sono stati giudicati colpevoli di insubordinazione per lo stesso motivo e condannati a due anni e mezzo di carcere. Essi sono ricorsi in appello contro la sentenza.

Alloggi e sgomberi forzati

Sebbene il numero delle persone fatte sgomberare sia risultato inferiore rispetto agli anni precedenti, il rischio di sgomberi forzati non è cessato. Alcuni di coloro che sono stati fatti sgomberare nel 2007 sono stati risistemati in altre case. Tuttavia, il governo ha fatto ben poco per non dire nulla per ridare un'abitazione o per indennizzare centinaia di famiglie ripetutamente cacciate dalle loro case nei quartieri di Cambamba I, Cambamba II e Cidadania a partire dal 2005. Queste hanno continuato a vivere senza un riparo nelle rovine delle loro case, a rischio di ulteriori sgomberi forzati.

Circa 200 famiglie sono state lasciate senzatetto in seguito agli sgomberi forzati nei quartieri di Comandante Jika e Camama, nelle municipalità di Maianga e Kilamba Kiaxi, a Luanda, nel mese di luglio. A Comandante Jika diversi residenti hanno denunciato che alcune delle sistemazioni fornite in alternativa erano state assegnate a persone provenienti da altre zone, lasciando pertanto alcune famiglie senza un posto dove andare. Esse non hanno ricevuto alcun tipo di indennizzo.

A partire dal mese di luglio, centinaia di famiglie sono state fatte sgomberare con la forza e le loro case sono state demolite dalla società di costruzioni Jardim do Éden (Giardino dell'Eden), nel quartiere di Iraque a Luanda. Secondo quanto riferito, la maggior parte delle persone sono state cacciate da dipendenti della società di costruzione, protetti da guardie giurate private e dalla polizia nazionale. Gli sgomberi forzati sono stati condotti per far posto a un complesso residenziale di lusso. Non sono state previste né sistemazioni alternative né possibilità di indennizzo. A novembre, due giornalisti che stavano facendo la cronaca degli sgomberi, António Cascais, un giornalista freelance della stazione radiofonica Deutsche Welle, e Alexandre Neto, della radio angolana Despertar, sono stati aggrediti da membri di una società di sicurezza privata e detenuti per più di tre ore dalla polizia militare.

A Lubango, capitale della provincia di Huíla, fonti hanno riferito che un numero compreso tra quattro e 20 famiglie sono state cacciate con la forza a luglio per far spazio a un complesso alberghiero di lusso. Sono stati fatti tentativi per ridare una sistemazione alle persone colpite, ma gli alloggi alternativi erano per lo più situati in zone lontane dai loro posti di lavoro e dalle scuole, e i collegamenti di trasporto pubblico e altri servizi erano inadeguati. Non è stata offerta loro alcuna forma di indennizzo.

Polizia e forze di sicurezza

Tra le violazioni dei diritti umani compiute dalla polizia si citano arresti arbitrari e detenzioni, così come tortura e maltrattamenti tali da provocare decessi in custodia. Gli agenti di polizia responsabili di tali violazioni e per le violazioni compiute nel 2006 non sono stati assicurati alla giustizia.

*A febbraio, agenti di polizia hanno arrestato Francisco Levi da Costa e altri due uomini dopo che il titolare di un negozio li aveva accusati di aver tentato di rubare tre scatole di pesce. La polizia ha condotto gli uomini all'8° distretto di polizia di Luanda, dove gli uomini sono stati picchiati per quattro giorni consecutivi. Stando alle accuse, Francisco Levi da Costa è stato picchiato sulla testa e ha perso conoscenza, ma la polizia lo ha accusato di fingere per poter essere rilasciato. Egli è deceduto quattro giorni dopo nella guardina della polizia. Nessuno è stato arrestato in relazione alla sua morte. Le autorità di polizia hanno informato Amnesty International erano in corso indagini.

*A marzo, fonti hanno riferito che agenti di polizia hanno ucciso a colpi d'arma da fuoco Isaias Samakuva, presidente dell'Unione nazionale per l'indipendenza totale dell'Angola (União Nacional para a Independência Total de Angola - UNITA), nel corso di un incontro presso la sede del partito a Ndalatando, nella provincia di Kwanza Nord. Secondo quanto riferito, un proiettile ha colpito a un piede un ragazzo di 14 anni che era seduto su un muretto all'esterno dell'edificio. Isaias Samakuva era disarmato. Il comandante della polizia della provincia di Kwanza Nord ha dichiarato che sull'episodio era in corso un'indagine. Tuttavia, a fine anno, i risultati non erano stati resi noti.

Condizioni carcerarie

Il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie ha visitato l'Angola a settembre e ha riferito che i prigionieri erano tenuti in condizioni durissime e in situazione di allarmante sovraffollamento.

Agli inizi di ottobre, i prigionieri della prigione centrale di Luanda si sono ribellati. Le autorità hanno sostenuto che due prigionieri erano morti e sei erano rimasti feriti, ma latri hanno affermato che il numero delle vittime era molto più alto. Un messaggio inviato dalla prigione, stando alle fonti, affermava che erano stati uccisi 80 prigionieri nella cella n.11. Le autorità del carcere hanno negato il fatto, sostenendo che alcuni prigionieri erano stati trasferiti nella prigione centrale di Viana. La polizia di rapido intervento (Polícia da Intervenção Rapida - PIR) era stata chiamata per porre sotto controllo i prigionieri e la folla all'esterno del carcere. I familiari dei prigionieri hanno chiesto la lista dei prigionieri trasferiti a Viana, così come i nomi di quanti erano stati uccisi e feriti. Essi hanno tentato di marciare verso il Palazzo presidenziale ma la polizia glielo ha impedito. Due giorni dopo la ribellione, il vice ministro dell'Interno ha promesso che le condizioni carcerarie sarebbero state migliorate.

Difensori dei diritti umani

I difensori dei diritti umani sono stati oggetto di crescenti intimidazioni e minacce. Ad aprile, il direttore generale dell'Unità tecnica per il coordinamento dell'assistenza umanitaria, un dipartimento governativo, ha annunciato che il governo avrebbe presto interrotto le attività delle organizzazioni non governative (ONG) «prive di utilità sociale». A luglio, egli ha accusato diverse ONG di incitare alla violenza e ha minacciato di mettere al bando: l'Associazione per la giustizia, la pace e la democrazia (Associação de Justiça, Paz e Democrazia - AJPD; Mãos Livres; la Fondazione Open Society (Fundação Open Society); e SOS-Habitat.

Raul Danda, giornalista e leader di un'organizzazione per i diritti umani vietata, è stato informato a gennaio che le accuse formulate a suo carico dopo il suo arresto a Cabinda nel settembre 2006 erano state archiviate, ai sensi della legge sull'amnistia del 2006. Egli era stato accusato di istigazione, incitamento e favoreggiamento di reati contro la sicurezza dello Stato.

Libertà di espressione

Sono state poste restrizioni alla libertà di espressione. Un giornalista (v. di seguito) è stato condannato a diversi mesi di carcere e altri due giornalisti sono stati detenuti per un breve periodo dopo che si erano occupati della cronaca degli sgomberi forzati nel quartiere di Iraque (v. sopra).

*A luglio, agenti della Polizia investigativa criminale provinciale (Direção Provincial de Investigação Criminal - DPIC) di Cabinda hanno arrestato quattro uomini durante una messa che celebrava la visita dell'inviato speciale del Vaticano. Questi portavano cartelli di protesta contro la nomina nel 2005 di un non cabindano quale vescovo della provincia. Essi sono stati trattenuti nel quartier generale della DPIC per tre giorni, e in seguito accusati di oltraggio a pubblica autorità e incitamento alla violenza contro un esponente dell'autorità religiosa. Sono stati rilasciati 10 giorni dopo, al termine di un processo sommario presso la Corte provinciale di Cabinda. Pedro Maria António è stato assolto, André e Domingos Conde sono stati condannati ciascuno a due mesi di reclusione e Paulo Mavungo è sttao condannato a sei mesi si carcere. Le pene detentive sono state commutate in ammende e tutte le sentenze sono state sospese per due anni.

*A ottobre, la Corte provinciale di Luanda ha condannato Felisberto da Graça Campos, direttore del settimanale Semanário Angolense a otto mesi di carcere per diffamazione e oltraggio nei confronti di un ex ministro della Giustizia (ora Difensore civico della giustizia). Le accuse erano sorte in seguito alla pubblicazione nell'aprile 2001 e nel marzo 2004 di articoli che accusavano l'allora ministro della Giustizia di appropriazione di fondi del ministero. Felisberto da Graça Campos è stato detenuto nella prigione centrale di Viana e rilasciato con la condizionale a novembre in attesa dell'esito di un appello.

Violenza sulle donne

Le autorità angolane hanno espulso con la violenza migliaia di migranti congolesi dalle zone minerarie diamantifere nel nord dell'Angola verso la Repubblica Democratica del Congo. Fonti hanno riferito che molte delle donne migranti espulse sono state stuprate dai militari angolani durante le fasi dell'espulsione.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato l'Angola a febbraio.

Angola: Lives in ruins - forced evictions continue (AFR 12/001/2007)

Above the Law: police accountability in Angola (AFR 12/005/2007)