Capo di Stato: François Bozizé
Capo del governo: Elie Doté
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 4,2 milioni
Speranza di vita: 43,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 183/151‰
Alfabetizzazione adulti: 48,6%
Gruppi armati, soldati governativi e bande criminali hanno ucciso civili, bruciato e distrutto case e proprietà, compiuto saccheggi, rapimenti e stupri nell'impunità. Decine di migliaia di civili della Repubblica Centrafricana (CAR) hanno continuato a riversarsi nel Ciad meridionale, in Camerun e in altri paesi vicini per fuggire dalla violenza e dalle violazioni dei diritti umani.
Per tutto l'anno il governo della CAR ha subito pressioni per la ricerca di una soluzione pacifica al conflitto armato tra le forze governative e i gruppi armati iniziato a metà del 2005. A febbraio, con la mediazione della Libia, il governo ha firmato un accordo di pace con il Fronte democratico per il popolo centrafricano (Front démocratique pour le peuple centrafricain - FDPC), e il 1° aprile un accordo con l'Unione delle forze democratiche per l'unità (Union des forces démocratiques pour le rassemblement - UFDR). Entrambi gli accordi a fine anno non erano stati ancora attuati, sebbene a giugno il governo abbia rilasciato 18 presunti membri dell'UFDR. A dicembre, il presidente Bozizé ha nominato un organo consultivo per il Dialogo Nazionale.
Le forze governative, in particolare la Guardia presidenziale, sono state accusate dell'uccisione di decine di civili, mentre gruppi armati hanno rapito e ucciso quanti si rifiutavano di sostenerli.
Banditi armati, noti come Zaraguinas, alcuni dei quali erano soldati smobilitati della CAR e dei paesi vicini, hanno derubato viaggiatori, uccidendone e ferendone alcuni, e rapito sia adulti sia bambini a scopo di riscatto.
La diffusa insicurezza nel nord del paese ha causato lo sfollamento di massa di centinaia di migliaia di persone che hanno avuto scarso o inesistente accesso agli aiuti umanitari.
A seguito degli attacchi da parte di gruppi armati contro le forze governative e installazioni statali nel nord della CAR, la Guardia presidenziale e altre forze di sicurezza hanno condotto spedizioni punitive contro la popolazione locale, uccidendo e ferendo gli abitanti della regione e radendone al suolo le case. Presunti membri di gruppi armati sono stati arrestati e spesso fatti oggetto di esecuzioni sommarie. Molti residenti sono fuggiti nella boscaglia rimanendovi nascosti per settimane o mesi.
*Yacoub Ahmat Mahmat è fuggito da Paoua dopo che soldati governativi avevano distrutto case, rubato denaro, picchiato i residenti e rapito tre persone uccidendone un'altra in rappresaglia per un attacco da parte di un gruppo armato il 6 gennaio. Il 12 febbraio, sulla scia degli attacchi, 15 Zaraguinas hanno rubato 15 capi di bestiame di Yacoub Ahmat Mahmat.
*A marzo, Raymond Djasrabaye è stato uno dei molti abitanti del villaggio di Beboura, Paoua, feriti o uccisi per mano delle forze governative. Suo padre e sua madre sono stati uccisi. Raymond Djasrabaye è stato colpito da proiettili a un braccio, sviluppando in seguito cancrena ed è fuggito in Ciad, dove gli è stato amputato l'arto.
Soldati delle governative Forze armate centrafricane (Forces armées centrafricaines - FACA), soprattutto membri della Guardia presidenziale, hanno compiuto esecuzioni extragiudiziali di persone da loro sospettate appartenere a gruppi di opposizione armata.
*Il 5 gennaio, al mercato di Kaga Bandoro, soldati delle FACA si sono pubblicamente macchiati dell'esecuzione extragiudiziale di due uomini di 22 e 27 anni. Secondo quanto riferito, essi hanno esibito i corpi delle vittime per le strade e scattato foto accanto agli stessi. Non sono note azioni da parte del governo contro i soldati o il loro comandante.
In tutto il nord della CAR, le FACA hanno risposto agli attacchi contro le forze governative bruciando case. Agli inizi dell'anno, oltre 2.000 abitazioni risultavano essere state bruciate tra Kaga Bandoro e Ouandago, causando lo sfollamento di oltre 10.000 persone. Soldati governativi hanno saccheggiato le proprietà degli abitanti della zona e bruciato tutto quello che non potevano portare via.
*Tra il 27 e il 28 gennaio, stando alle fonti, membri della Guardia presidenziale di stanza a Bossangoa hanno raso al suolo nove villaggi sull'asse Bozoum - Paoua - Pende, compiuto esecuzioni extragiudiziali di almeno sette civili disarmati e legato un uomo a un granaio cui hanno appiccato il fuoco bruciandolo vivo. Fonti hanno riferito che membri della Guardia presidenziale sotto lo stesso comandante hanno ucciso a colpi d'arma da fuoco due catechisti cattolici nel villaggio di Bozoy III. Secondo quanto riferito, almeno altre 10 persone sono state uccise da membri della Guardia presidenziale lungo l'asse Paoua - Bozoum.
Organizzazioni umanitarie e di difesa dei diritti umani, così come rifugiati nel Ciad meridionale, hanno riferito che nel nord della CAR gruppi armati avevano attaccato civili inermi. Le vittime erano accusate di collaborazionismo o di fornire sostegno al governo.
*Membri di un gruppo armato hanno picchiato Djibrilla Adamou mentre tornava a casa a piedi da Letele, Bocaranga, il 19 marzo, perché non aveva consegnato loro del denaro. Egli è stato ferito così gravemente che il gruppo armato si sarebbe allontanato da lui credendolo morto.
*L'11 giugno, una volontaria francese che lavorava per Medici senza frontiere (MSF) è stata uccisa a colpi d'arma da fuoco da un membro di un gruppo armato, l'Esercito popolare per il ripristino della democrazia (Armée populaire pour la restauration de la démocratie - APRD). Secondo quanto riferito, quest'ultimo avrebbe successivamente dichiarato che l'uccisione era avvenuta per errore, compiuta da uno dei suoi combattenti, il quale, stando alle fonti, sarebbe stato messo a morte sommariamente dall'APRD senza un quo processo.
A gennaio, è stato riferito che più di 50 presunti Zaraguinas, camuffati da militari, con i volti coperti da turbanti, hanno attaccato gli abitanti del villaggio di Voudou lungo l'asse Bozoum - Bossangoa, uccidendo quattro civili.
Decine di bambini e adulti sono stati rapiti da banditi armati, specialmente nel nord-ovest della CAR. Di fatto il governo non è intervenuto per impedire i rapimenti o arrestarne i responsabili.
La maggior parte delle vittime sono apparse appartenere al gruppo etnico mbororo, prese di mira in quanto pastori che potevano vendere il loro bestiame per pagare un riscatto che i contadini non potevano invece permettersi.
Alcune vittime sono state rapite per vendetta per le loro attività anti-Zaraguinas per mano dei familiari di questi ultimi. La moglie di un leader comunitario mbororo, Souley Garga, è stata rapita verso la fine del 2006 e rilasciata soltanto ad aprile 2007, quando Souley Garga avrebbe pagato un riscatto di 4 milioni di FCFA (pari a 8.000 dollari USA). Tre uomini rapiti contemporaneamente erano tra quanti continuavano a essere trattenuti dai Zaraguinas, i quali hanno richiesto un riscatto di 9 milioni di FCFA.
La maggior parte dei rapiti erano bambini mbororo. Alcuni sono stati rapiti più volte finché, rimaste senza risorse per pagare i riscatti, le loro famiglie non erano fuggite.
*Zaraguinas rapirono due figli di Weti Bibello nel 2005, prendendone un altro alla fine del 2006. membri di un gruppo politico armato e Zaraguinas hanno rubato la maggior parte dei rimanenti capi di bestiame di Weti Bibello agli inizi del 2007. Un gruppo di opposizione armata ha ucciso diversi suoi familiari a gennaio. Temendo ulteriori attacchi, ad aprile Weti Bibello è fuggito con la sua famiglia in Ciad.
*Zaraguinas hanno rapito Mahmoud Damsi, di 10 anni, e diversi altri bambini di Paoua alle 4 antimeridiane di un giorno di febbraio. Suo padre, Ibrahim Damsi, ha pagato 550.000 FCFA per il suo rilascio dopo aver venduto molte delle sue mucche. Zaraguinas lo hanno picchiato duramente al momento dell'incontro concordato per il pagamento del riscatto.
*La figlia di Ousmane Bi Yunusa, Fatimatou, di 5 anni, è stata rapita a gennaio e suo padre ha pagato per il suo riscatto il ricavato della vendita delle ultime due mucche rimaste. Fatimatou è stata rilasciata dopo un mese di prigionia.
Rappresentanti di organizzazioni umanitarie sono stati presi di mira da banditi armati. Il 19 maggio due lavoratori di un'organizzazione umanitaria italiana, Cooperazione Internazionale (COOPI), sono stati rapiti da Zaraguinas sulla strada tra Bozoum e Bocaranga. Sono stati rilasciati il 29 maggio. Diversi lavoratori dell'ufficio delle Nazioni Unite nella CAR, BONUCA, sono stati rapiti per un breve periodo e le loro proprietà sono state rubate da Zaraguinas nel mese di settembre.
Oltre 200.000 sfollati hanno lasciato le proprie abitazioni, riserve alimentari e altre proprietà, che spesso sono state saccheggiate o distrutte da soldati governativi, gruppi armati o banditi. Gli sfollati hanno avuto limitato accesso all'assistenza umanitaria, e molti sono crollati alle intemperie e a causa della mancanza di cure mediche mentre tentavano di sopravvivere in terre selvagge.
A fine anno, il Ciad meridionale contava circa 50.000 profughi della CAR, mentre 26.000 erano in Camerun e diverse migliaia in Sudan. I profughi nel Ciad meridionale hanno avuto accesso limitato alle cure mediche e ad altri aiuti umanitari, potendo contare soltanto su magre razioni di cibo. I profughi della CAR in Camerun non hanno avuto accesso agli aiuti umanitari e sono in larga parte sopravvissuti grazie all'assistenza fornita dalla popolazione camerunese locale e alla vendita di animali con cui erano riusciti a fuggire.
Michel Alkhaly Ngady, direttore di quotidiano e presidente del Groupement des editeurs de la presse privée et indipendente de Centrafrique-GEPPIC, un sindacato della stampa centrafricana, è stato arrestato il 12 marzo dopo che l'Alto Consiglio della Comunicazione lo aveva accusato di diffamazione. È stato giudicato colpevole del suddetto reato da un tribunale e incarcerato per 63 giorni.
Delegati di Amnesty International hanno visitato il Ciad meridionale e la Repubblica Centrafricana a maggio.
Central African Republic: Civilians in peril in the wild north (AFR 19/003/2007)
Central African Republic: War against children in the wild north (AFR 19/006/2007)