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Ciad

Repubblica del Ciad

Capo di Stato: Idriss Déby Itno
Capo del governo: Nouradine Delwa Kassiré Comakye (subentrato a Pascal Yoadimnadji a febbraio)
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 10,3 milioni
Speranza di vita: 50,4 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 206/183‰
Alfabetizzazione adulti: 25,7%

  1. Contesto
  2. Uccisioni illegali da parte di gruppi armati
  3. Violenza sulle donne
  4. Violazioni nei confronti di bambini
  5. Libertà di espressione
  6. Sparizioni forzate
  7. Hissène Habré
  8. Profughi e sfollati
  9. Missioni e rapporti di Amnesty International

Civili sono rimasti uccisi in combattimenti inter-etnici e inter-comunali, alcuni dei quali allargatisi dal vicino Sudan. Il conflitto armato, compresi scontri inter-comunali, è continuato nella regione orientale del Ciad, mentre venivano interrotti i tentativi di pace. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha concordato a settembre il dispiegamento di un contingente delle Nazioni Unite nel Ciad orientale. La violenza sessuale contro donne e ragazze ha continuato a dilagare e poco o nulla è stato fatto per consegnare alla giustizia i responsabili. Sono proseguiti i rapimenti di bambini a scopo di riscatto, nel contesto della tratta di esseri umani o per essere reclutati come soldati. Giornalisti indipendenti e difensori dei diritti umani sono stati oggetto di intimidazioni, vessazioni e arresti illegali.

Contesto

Sono proseguiti i combattimenti tra le forze governative e una miriade di gruppi di opposizione armata. Dall'indipendenza dalla Francia ottenuta nel 1960, il Ciad è rimasto attanagliato dalla guerriglia civile. I mutamenti costituzionali del 2005, che hanno permesso al presidente Idriss Déby Itno di candidarsi per un terzo mandato, hanno rinfocolato il conflitto. Una delle principali motivazioni alla base del conflitto riguardava il controllo del potere statale e dei proventi derivanti dal petrolio. In aggiunta a ciò, le tensioni inter-comunali sono state alimentate dalla corsa per il controllo delle risorse naturali, come terreni e acqua, e da anni di impunità per le violazioni dei diritti umani. Tali tensioni hanno inasprito la violenza tra gruppi che si autodefiniscono "Africani" e "Arabi".

Nel dicembre 2006, il governo del Ciad ha raggiunto un accordo di pace con uno dei principali gruppi di opposizione armata, il Fronte unito per il cambiamento democratico (Front uni pour le changement démocratique - FUC). A seguito di tale accordo, i membri del FUC sono entrati a far parte dell'esercito nazionale e il loro leader, Mahamat Nour, è stato nominato ministro della Difesa. Nell'ottobre 2007, sono state riferite diserzioni di ex membri del FUC per il Darfur e a dicembre Mahamat Nour è stato destituito dalla carica.

Il 4 ottobre, il governo del Ciad ha raggiunto un altro accordo a Sirte, in Libia, con altri quattro gruppi di opposizione armata, tra cui l'Unione delle forze per la democrazia e lo sviluppo (UFDD), il Raggruppamento delle forze democratiche (Rassemblement des forces démocratiques - RAFD) e la Concordia nazionale ciadiana (Concorde nationale tchadienne - CNT). Tale accordo, tuttavia, non è stato completamente attuato, a causa delle divergenze tra il governo e leader di oppostone armata riguardo al suo contenuto ed esatta portata. Alla fine di novembre, sono scoppiati nuovi scontri tra alcuni di questi gruppi armati e l'esercito nazionale ciadiano.

Il 25 settembre, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha autorizzato all'unanimità per un periodo di un anno un'operazione delle Nazioni Unite (MINURCAT), a fianco di un'operazione militare europea (EUFOR), nel Ciad orientale e nel nord-est della Repubblica Centrafricana (CAR). Tale contingente era finalizzato a facilitare il passaggio degli aiuti umanitari e a creare condizioni favorevoli per la ricostruzione e lo sviluppo, al fine di stabilire una situazione adatta a un rientro volontario, sicuro e sostenibile dei profughi e degli sfollati.

Il primo ministro Pascal Yoadimnadji è morto a febbraio e gli è subentrato Nouradine Delwa Kassireé Comakye.

Ad agosto, una ventina di partiti politici, alcuni dei quali d'opposizione, hanno siglato un accordo politico con il governo al fine di poter partecipare agli affari pubblici del paese e di prorogare al 2009 il mandato dell'Assemblea Nazionale.

Uccisioni illegali da parte di gruppi armati

Le uccisioni illegali di civili da parte di gruppi armati sono continuate per tutto l'anno. Combattimenti inter-etnici e inter-comunali hanno causato soprattutto vittime tra i civili. Sono stati riferiti attacchi contro civili da parte delle milizie "Arabe" janjawid del Sudan fiancheggiate dai loro alleati ciadiani, così come attacchi da parte di gruppi "Africani"contro i loro vicini "Arabi".

*Il 30 marzo, i villaggi di Tiero e Marena e un'altra trentina di villaggi vicini, abitati in larga parte da membri del gruppo etnico dajo, sono stati attaccati da uomini ciadiani armati, i quali, stando alle accuse, appartenevano a gruppi arabi, e da membri del CNT, un gruppo armato con base in Sudan. Il governo ciadiano ha sostenuto che anche le janjawid sudanesi erano coinvolte nel raid. Un team delle Nazioni Unite in visita nella zona il giorno successivo all'attacco ha definito scene «apocalittiche». Secondo quanto riferito, erano state uccise da 270 a 400 persone.

Nella zona di Dar Sila, comunità arabe sono state attaccate in diverse occasioni da uomini armati che, stando alle fonti, appartenevano alla comunità dajo o a gruppi di opposizione armata sudanesi presenti in campi profughi noti col nome di Toro Boro. È probabile che gli attacchi fossero motivato dalla percezione tra i dajo e altri gruppi sudanesi africani che queste comunità ciadiane arabe fossero alleate con gruppi armati sudanesi arabi.

Violenza sulle donne

La violenza sessuale contro donne e ragazze ha continuato a dilagare nel paese. Nel Ciad orientale, le donne hanno continuato a essere oggetto di stupri e altre forme di violenza sessuale ad opera delle milizie, dei gruppi armati e di soldati governativi ciadiani. Donne e ragazze sfollate sono risultate particolarmente esposte agli attacchi quando si avventuravano al di fuori dei campi per raccogliere legna da ardere o altri beni di prima necessità. In quasi tutti i casi, i responsabili di questi abusi, sia che ritrattasse di attori statali che non statali, sono rimasti impuniti.

*Una ragazza di 14 anni che abitava nel campo sfollati di Aradip, nella regione di Dar Sila, è stata presa e stuprata da diversi uomini armati mentre usciva dal campo per raccogliere legna da ardere la mattina preso del 30 aprile.

Sono stati riferiti stupri e altre forme di violenza sessuale contro donne anche in altre province del paese, come Moyen Chari.

*Una ragazza di 15 anni e suo fratello sono stati fermati per strada mentre si recavano a una funzione in chiesa dai familiari di un comandante della gendarmeria di Moissala, Moyen Chari. I due sono stati condotti nella casa del comandante dove la ragazza è stata stuprata per sei volte. Entrambi i minorenni sono stati picchiati. I responsabili hanno chiesto loro di pagare 100 CFA (poco meno di 1 dollaro USA) per il loro rilascio, ma poiché non avevano soldi sono stati picchiati nuovamente prima di essere rilasciati. I responsabili non sono stati né arrestati né perseguiti.

Violazioni nei confronti di bambini

Il conflitto armato in corso nel Ciad orientale e una insicurezza diffusa in altre parti del paese hanno acuito il problema delle violazioni dei diritti dei bambini.

***Reclutamento di bambini-soldato

Bambini sono stati reclutati nell'esercito ciadiano, così come nei movimenti di opposizione armata e gruppi locali di difesa, specialmente nell'est del paese. Le Nazioni Unite hanno inoltre riportato che bambini sudanesi dei campi profughi nel Ciad orientale erano stati reclutati con la forza da gruppi armati sudanesi.

*Il 30 marzo, camion militari sono giunti nel campo sfollati di Habile, nel Dar Sila. Soldati ciadiani in uniforme da combattimento hanno richiesto ai leader locali di radunare la popolazione, in particolare i ragazzi. Poi hanno portato via in camion diverse persone, stando alle fonti, dicendo che dovevano difendere il proprio paese. Diversi minorenni, tra cui Ateb Khaled Ahmad, di 17 anni, e Yasin Yakob Issak, di 16, erano tra quanti sono stati portati via.

Secondo l'UNICEF, alla data di fine novembre, erano circa 500 i bambini-soldato smobilitati dall'esercito nazionale.

A febbraio, nel corso di una dichiarazione alla Conferenza di Parigi sui principi e gli impegni, il ministro degli Affari Esteri ciadiano, Ahmad Allam-Mi, ha affermato che il Ciad rispettava i propri obblighi internazionali con riferimento ai diritti dell'infanzia.

***Rapimenti

Decine di bambini sono stati rapiti e trattenuti a scopo di riscatto da banditi armati comunemente noti come coupeurs de routes.

*Il 25 novembre, nel villaggio di Gondoyilla, Tandjilé Est, sette persone, tra cui cinque bambini, sono state rapite a scopo di un riscatto pari a 1.000.000 CFA (circa 2.200 dollari USA). Essi sono rimasti trattenuti per 11 giorni in mano a banditi armati.

*A novembre, sei membri di una ONG francese, l'Arca di Zoe, assieme a quattro ciadiani, sono stati accusati dalle autorità del Ciad di frode e rapimento dopo che avevano tentato di far fuggire 103 bambini, di età compresa tra 1 e 10 anni, dall'aeroporto di Abeche, nel Ciad orientale. Secondo un'inchiesta delle Nazioni Unite, tuttavia, la maggior parte di questi bambini, provenienti dai villaggi vicini al confine col Sudan, vivevano con le loro famiglie con almeno un adulto che consideravano essere un loro genitore.

Altre violazioni nei confronti di bambini comprendevano la tratta di bambini a scopo di lavoro come domestici, pastori e mendicanti.

Libertà di espressione

Giornalisti indipendenti e difensori dei diritti umani sono stati oggetto di intimidazioni, vessazioni e arresti illegali. Il governo ha limitato la libertà di parola e di stampa, in particolare quando venivano criticate le autorità.

Un meccanismo di controllo e censura usato dal governo è stato lo stato di emergenza. Mentre scopo ufficiale del provvedimento era di contenere i combattimenti tra differenti gruppi etnici nel Ciad orientale, il governo se ne è servito anche per censurare e imbavagliare i media della stampa indipendente. A giugno, il governo ha revocato lo stato di emergenza in sette province e nella capitale. È stato reintrodotto a metà novembre per circa due settimane in alcune province del Ciad orientale.

*A gennaio, il difensore dei diritti umani Marcel Ngargoto è stato illegalmente detenuto dalla gendarmeria della sua città natale di Moissala, 500 km a sud-est della capitale, per circa un mese e mezzo. Non è stato accusato di alcun reato, ma i gendarmi gli hanno detto che era stato arrestato perché aveva criticato la gendarmeria della zona, in particolare il suo comandante, da lui accusato di aver estorto denaro a residenti locali.

*Il 31 ottobre, uomini armati hanno fatto irruzione nell'abitazione di Michaël Didama, direttore del quotidiano Le temps. Essi hanno sparato una raffica di colpi contro la sua auto prima di andarsene. Michaël Didama era all'estero, ma la sua famiglia era in casa.

Sparizioni forzate

Del destino di oltre 14 ufficiali dell'esercito e civili, vittime di sparizione forzata tra aprile e agosto 2006 non si è saputo più nulla. Gli uomini furono detenuti da membri delle forze di sicurezza in quanto sospettati di coinvolgimento in un attacco sulla capitale, N'Djamena, da parte di un gruppo armato nell'aprile 2006. nonostante le ripetute richieste avanzate dalle famiglie delle vittime e da organizzazioni per i diritti umani, le autorità si sono rifiutate di rivelare il luogo dove questi si trovavano.

*Il 30 novembre, almeno sette membri del gruppo etnico tama sono stati arrestati nella città orientale di Guéréda. Le autorità si sono successivamente rifiutate di rivelare dove si trovassero queste persone. Alcuni erano membri del FUC ed erano stati arrestati durante o subito dopo un incontro con il presidente Déby per discutere di disarmo e di integrazione di ex membri del FUC nell'esercito.

Hissène Habré

Il caso di Hissène Habré, l'ex presidente del Ciad accusato di gravi violazioni dei diritti umani, è avanzato lentamente (cfr. Senegal).

Profughi e sfollati

Secondo l'UNHCR, il Ciad orientale ospitava in 12 campi circa 240.000 profughi sudanesi, fuggiti dai combattimenti in corso in Darfur. Nei campi profughi del Ciad meridionale vi erano anche circa 50.000 profughi della Repubblica Centrafricana.

I campi sfollati del Ciad orientale contavano ancora oltre 170.000 persone.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato il Ciad a marzo e la regione orientale del paese ad aprile e maggio.


Chad: Civilians under attack: Darfur conflict spreads to eastern Chad (AFR 20/005/2007)

Chad: No Protection from rape and violence for displaced women and girls in eastern Chad (AFR 20/008/2007)

Chad: 'Are we citizens of this country?': Civilians in Chad unprotected from Janjawid attacks (AFR 20/001/2007)

Chad: Escalating violence means UN must deploy, but be adequately resourced (AFR 20/012/2007).

Chad: Urgent need to protect the people of eastern Chad (AFR 20/003/2007)

Chad: Government must accept UN forces to protect civilians in East (AFR 20/006/2007)