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Congo, Repubblica Democratica del

Repubblica Democratica del Congo

Capo di Stato e di governo: Joseph Kabila
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 61,2 milioni
Speranza di vita: 45,8 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 208/186 ‰
Alfabetizzazione adulti: 67,2%

  1. Contesto
  2. Sfollati
  3. Polizia e forze di sicurezza
  4. Uccisioni illegali
  5. Tortura e altri maltrattamenti
  6. Violenza sessuale
  7. Bambini-soldato
  8. Difensori dei diritti umani
  9. Sistema giudiziario
  10. Impunità e giustizia internazionale
  11. Missioni e rapporti di Amnesty International

Le tensioni politiche e militari nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) hanno determinato imponenti scoppi di violenza nella capitale Kinshasa e nella provincia di Bas-Congo. Uccisioni illegali, arresti e detenzioni arbitrarie, tortura e altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti da parte delle forze di sicurezza e di gruppi armati sono risultati comuni in tutto il paese, in molti casi ai danni di persone percepite come oppositori politici. Lo stupro da parte di membri delle forze di sicurezza e di combattenti di gruppi armati è continuato a livelli elevati. Mentre la sicurezza ha continuato a migliorare in alcune province, nelle due province di Kivu nella parte orientale del paese si è acuita una crisi umanitaria e dei diritti umani.

I bisogni umanitari sono rimasti altissimi in tutta la nazione che conta oltre 1,4 milioni di sfollati a causa del conflitto in atto nel paese. La fruizione di servizi sociali vitali, comprese sanità e istruzione, è stata ostacolata da una amministrazione carente, dal degrado delle infrastrutture e da investimenti inadeguati.

 

Contesto

Un nuovo governo, formato a febbraio, ha posto fine a un'amministrazione congiunta ad interim in vigore dal 2003. Le tensioni tra il governo e Jean-Pierre Bemba, principale candidato presidenziale dell'opposizione nel 2006, sono degenerate alla fine di marzo. Circa 600 persone sono rimaste uccise in seguito allo scoppio di combattimenti a Kinshasa tra le forze governative e la guardia armata di Jean-Pierre Bemba dopo che questi si era rifiutato di obbedire all'ordine governativo di deporre le armi. Jean-Pierre Bemba ha in seguito lasciato il paese mentre andava sviluppandosi una difficile coesistenza tra il governo e l'opposizione politica. L'autorità statale ha continuato a essere progressivamente ripristinata nelle zone del paese dove vigeva in precedenza l'insicurezza. Le istituzioni statali, benché ulteriormente consolidate, sono rimaste deboli. Alcuni gruppi armati sono stati disarmati e smobilitati con successo, come ad esempio nel distretto dell'Ituri e nella provincia di Katanga. Tuttavia, senza il promesso aiuto per poter reinserirsi nella vita civile, i combattenti smobilitati sono risultati fonte di insicurezza locale.

Nelle province orientali del Kivu è proseguito il conflitto. Ad agosto, nel nord Kivu sono scoppiati combattimenti tra le forze armate e le forze fedeli al comandante tutsi Laurent Nkunda. Il conflitto, che ha visto il coinvolgimento anche del gruppo armato delle Forze di liberazione democratica del Rwanda (FDLR) e delle milizie mayi-mayi, è stato caratterizzato da gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e ha condotto a crescenti tensioni tra la RDC e il Rwanda. A novembre, i due governi hanno concordato un "approccio comune" per porre fine alla minaccia posta dai gruppi armati interni e stranieri nella RDC. Un'offensiva militare del governo, sostenuta dal contingente di peacekeeping delle Nazioni Unite, MONUC, contro le forze di Laurent Nkunda condotta a dicembre si è rivelata inconcludente. A fine anno sono stati annunciati piani per una importante conferenza nazionale finalizzata a portare la pace nelle province del Kivu.

 

Sfollati

Tra agosto e dicembre il conflitto in corso nel nord Kivu aveva determinato oltre 170.000 sfollati, cifra che andava ad aggiungersi ai circa 200.000 sfollati a causa dell'insicurezza dalla fine del 2006. Nel complesso, la RDC contava oltre 1,4 milioni di sfollati, mentre 322.000 vivevano come profughi nei paesi vicini.

 

Polizia e forze di sicurezza

L'esercito nazionale, le forze di polizia, e i servizi di intelligence militari e civili hanno operato abitualmente con scarso se non nessun riguardo per il diritto interno congolese e il diritto internazionale, e hanno commesso la maggioranza delle violazioni dei diritti umani riportate. Un crescente numero di violazioni sono state attribuite alla polizia. La cattiva disciplina e la scarsa autorità di comando di queste forze, unitamente alla vasta impunità da esse goduta, hanno continuato a rappresentare un grave ostacolo al miglioramento della situazione dei diritti umani. un programma di riforma del settore della sicurezza, finalizzato a integrare le ex forze e gli ex gruppi armati in forze di sicurezza statali unificate ha continuato a essere solo parzialmente ultimato. L'incapacità del governo e di Laurent Nkunda di rispettare il quadro legislativo nazionale per il reintegro dell'esercito è stato un fattore che ha contribuito alla violenza nel nord Kivu.

La protezione dei civili nell'est del paese è rimasta quasi completamente dipendente dalle già insufficienti forze del MONUC. A novembre, il segretario generale delle Nazioni Unite ha proposto obiettivi precisi che dovrebbero essere rispettati prima di qualsiasi riduzione del contingente MONUC. Questi comprendono il disarmo e la smobilitazione o il rimpatrio di gruppi armati nell'est e sostanziali miglioramenti da parte delle forze di sicurezza della RDC nel garantire la sicurezza, la protezione dei civili e il rispetto dei diritti umani.

 

Uccisioni illegali

Le forze di sicurezza statali così come gruppi armati congolesi e stranieri hanno compiuto centinaia di uccisioni illegali. Durante le operazioni militari, tutte le forze hanno deliberatamente preso di mira civili o non hanno intrapreso misure adeguate per proteggere la popolazione civile. Durante il conflitto di marzo a Kinshasa, sia le forze governative sia la guardia armata di Jean-Pierre Bemba hanno impiegato armi pesanti in zone residenziali densamente popolate, causando centinaia di morti tra i civili.

*Tra il 31 gennaio e il 1° febbraio, 95 civili sono stati uccisi dall'esercito e dalla polizia, che hanno fatto un uso sproporzionato della forza e in alcuni casi hanno compiuto esecuzioni extragiudiziali per sedare le violente proteste scoppiate nella provincia di Bas-Congo. Dieci membri delle forze di sicurezza sono morti nei disordini.

*Secondo le accuse, le forze governative si sono macchiate di 27 esecuzioni extragiudiziali di presunti sostenitori di Jean-Pierre Bemba a Kinshasa alla fine di marzo.

*A settembre, 21 corpi sono stati scoperti in fosse comuni in luoghi abbandonati dalle forze di Laurent Nkunda nel territorio di Rutshuru, nel nord Kivu. Alcuni dei corpi avevano mani e piedi legati.

 

Tortura e altri maltrattamenti

I servizi di sicurezza governativi e i gruppi armati hanno compiuto abitualmente atti di tortura e maltrattamenti, compresi pesanti pestaggi, accoltellamenti e stupri in custodia. Detenuti sono stati trattenuti in incommunicado, talvolta in luoghi di detenzione segreta. A Kinshasa, la guardia repubblicana (guardia presidenziale) e la divisione dei servizi speciali di polizia hanno detenuto arbitrariamente, torturato e maltrattato numerose persone percepite quali oppositori politici del governo. Molte vittime sono state prese di mira in quanto appartenenti alla stessa origine etnica di Jean-Pierre Bemba o in quanto geograficamente originarie della provincia dell'Equateur. Le condizioni in gran parte dei centri di detenzione hanno continuato a essere crudeli, inumane o degradanti. Sono giunte abitualmente notizie di decessi di prigionieri per malnutrizione o per malattie curabili.

*Papy Tembe Moroni, un giornalista di Kinshasa della provincia dell'Equateur che lavorava per una stazione televisiva dell'opposizione, ha trascorso 132 giorni in detenzione arbitraria prima del suo rilascio ad aprile. Durante il periodo trascorso in custodia di polizia, ha raccontato ad AI: «Sono stato picchiato con pezzi di legno e sassi come se dovessero uccidere un serpente».

 

Violenza sessuale

Livelli elevati di stupri e di altre forme di violenza sessuale sono proseguiti in tutto il paese, in particolare nell'est. Soldati e polizia, così come membri di gruppi armati congolesi e stranieri, sono stati tra i principali responsabili. È stato riferito un crescente numero di stupri anche da parte di civili. Molti stupri, come ad esempio quelli commessi dai gruppi armati, sono stati caratterizzati da mutilazioni genitali femminili e da altre brutalità estreme. Il gruppo armato delle FDLR e una frangia delle stesse denominata Rasta hanno rapito donne e ragazze come schiave sessuali. Sono stati pochi i responsabili di violenza sessuale a essere assicurati alla giustizia. Una legge del 2006 che rafforzava le procedure e le pene giudiziarie per i reati di violenza sessuale non è stata attuata in modo estensivo. Le sopravvissute a stupro hanno continuato a essere stigmatizzate e a subire l'esclusione sia sul piano sociale che economico. Poche hanno avuto accesso a cure mediche adeguate. La continua situazione critica relativa agli stupri è parte di un più ampio sistema di violenza e discriminazione endemica in atto contro le donne nella RDC.

*Secondo le accuse, combattenti mayi-mayi si sono resi responsabili dello stupro di massa di all'incirca 120 tra donne e ragazze a Lieke Lesole, territorio di Opala, nella provincia Orientale, tra il 21 luglio e il 3 agosto. A fine anno era in corso un'inchiesta giudiziaria in merito.

*Secondo quanto riferito, tra il 26 e il 27 maggio, combattenti delle FDLR o di Rasta hanno ucciso 17 persone, comprese donne e bambini e hanno rapito e aggredito sessualmente sette donne a Kenyola, provincia del sud Kivu. Le donne sono state in seguito soccorse dall'esercito.

 

Bambini-soldato

Diverse centinaia di bambini sono rimasti nei ranghi di gruppi armati congolesi e stranieri e di alcune unità dell'esercito. A fine anno un programma governativo per identificare i bambini e separarli dalle forze armate rimaneva per lo più inattuato. I programmi per il reintegro di ex bambini-soldato nella vita civile hanno continuato a rivelarsi deboli in molte zone del paese. A fine anno all'incirca 5.000 ex bambini-soldato erano in attesa di ricevere assistenza per essere reintegrati.

Nel nord Kivu, il gruppo armato di Laurent Nkunda e le milizie opposte dei mayi-mayi hanno reclutato moltissimi bambini, in larga misura con la forza. Secondo le accuse, le forze di Nkunda hanno preso di mira le scuole con lo scopo di ottenere il reclutamento forzato di bambini. L'insicurezza nel nord Kivu ha compromesso i programmi delle ONG finalizzati a riunificare le famiglie e a reintegrare gli ex bambini soldato nella comunità. I bambini soldato che avevano potuto ricongiungersi con le loro famiglie erano stati in seguito presi dai gruppi armati.

*A ottobre, più di 160 tra ragazze e ragazzi, di età compresa tra i sette e i 18 anni, hanno ricevuto accoglienza in uno stadio della città di Rutshuru, nel nord Kivu. Essi erano sfuggiti ai tentativi da parte delle forze di Laurent Nkunda di reclutarli con la forza. Si è temuto che altri bambini fossero stati catturati da combattenti di gruppi armati o si trovassero dispersi nella foresta.

 

Difensori dei diritti umani

Difensori dei diritti umani hanno continuato a subire attacchi e minacce di morte, con ogni probabilità principalmente da parte di agenti governativi. Giornalisti e avvocati sono stati oggetto di attacchi con cadenza quotidiana, hanno subito arresti arbitrari o intimidazioni a causa delle attività inerenti la loro professione.

*Un'attivista dei diritti umani è stata stuprata da un funzionario delle forze di sicurezza nel corso di una visita di lavoro in una struttura di detenzione a maggio. A settembre, le figlie di un'altra attivista sono state aggredite sessualmente in modo violento nella loro abitazione da alcuni soldati.

*A giugno, Serge Maheshe, un giornalista della stazione radiofonica Okapi, sponsorizzata dalle Nazioni Unite, è stato assassinato a Bukavu in circostanze che non sono state sufficientemente indagate. Al termine di un processo militare iniquo, quattro persone sono state condannate a morte ad agosto, compresi due amici della vittima che sono stati giudicati colpevoli sulla base di testimonianze non suffragate, in seguito ritrattate, di due uomini che avevano confessato l'omicidio. Un appello era in corso.

 

Sistema giudiziario

Il sistema di giustizia civile è risultato inesistente o scarsamente funzionante in molte zone, e ostacolato da mancanza di indipendenza, di risorse e di personale. Sono continuati i processi di civili da parte di tribunali militari, nonostante ciò sia incostituzionale. Molti processi, specialmente da parte di corti militari, sono stati iniqui. Hanno continuato a essere comminate sentenze di morte, la stragrande maggioranza delle quali da corti militari, ma non sono state riferite esecuzioni. Si sono avuti enormi ritardi nel far comparire le persone in tribunale, sebbene gli stessi processi siano stati spesso sommari. Vi sono stati frequenti casi di interferenze politiche e militari nell'amministrazione della giustizia.

*Théophile Kazadi Mutombo Fofana si trovava in detenzione preventiva illegale nella prigione CPRK di Kinshasa dal settembre 2004. Era stato estradato illegalmente dalla Repubblica del Congo nel luglio 2004, perché sospettato di coinvolgimento in un presunto colpo di Stato a Kinshasa, e torturato mentre era in detenzione dei servizi di sicurezza. Ad oggi, egli non è ancora comparso davanti a una corte né gli è stato concesso di contestare la legalità della sua detenzione.

 

Impunità e giustizia internazionale

L'impunità è risultata persistente nella stragrande maggioranza dei casi. È stato tuttavia registrato un crescente numero di inchieste e processi a livello nazionale, prevalentemente militari, per violazioni dei diritti umani, compresi alcuni per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. I procedimenti sono stati compromessi da frequenti evasioni dal carcere e da centri di detenzione.

*A ottobre, il governo ha consegnato Germain Katanga, ex comandante di un gruppo armato dell'Ituri, alla Corte penale internazionale (ICC). Egli era stato incriminato dall'ICC per crimini contro l'umanità e crimini di guerra che avrebbe commesso nel distretto dell'Ituri nel 2003. Si tratta del secondo leader di un gruppo armato dell'Ituri a essere trasferito alla Corte, dopo Thomas Lubanga Dyilo nel marzo 2006. Altri uomini, arrestati dalle autorità congolesi all'inizio del 2005 con l'accusa di crimini contro l'umanità nell'Ituri, rimanevano in detenzione preventiva nella prigione CPRK di Kinshasa. Le autorità giudiziarie militari hanno rinnovato la loro detenzione diverse volte, in violazione delle procedure legali congolesi, ma non hanno compiuto alcun passo per portarli in tribunale.

*A febbraio, la corte militare di Bunia (Ituri) ha giudicato colpevoli 13 soldati di crimini di guerra per aver ucciso più di 30 civili nel villaggio di Bavi alla fine del 2006. La stessa corte ha giudicato colpevoli sei membri di gruppi armati dell'accusa di crimini di guerra relativamente all'uccisione di due osservatori militari MONUC nel maggio 2003. La corte ha applicato le norme dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale in entrambi i processi.

*A giugno, una corte militare ha assolto tutti gli imputati, compresi ufficiali militari e tre impiegati stranieri della società multinazionale Anvil Mining, dall'accusa di crimini di guerra in relazione al massacro di Kilwa del 2004 nella provincia di Katanga. Quattro dei 12 imputati sono stati giudicati colpevoli di reati non collegati. Il processo è stato caratterizzato da interferenze politiche. Le assoluzioni sono state ampiamente condannate in quanto rappresentano un passo indietro nella lotta all'impunità nella RDC.

 

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato il paese in maggio e in giugno.

Democratic Republic of Congo: Disarmament, Demobilization and Reintegration (DDR) and Reform of the Army (AFR 62/001/2007)

Democratic Republic of Congo: Torture and killings by state security agents still endemic (AFR 62/012/2007)

Democratic Republic of Congo (DRC): Escalating violence in North-Kivu deepens risk of mass ethnic killings (AFR 62/014/2007)

 
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