Capo di Stato: Girma Wolde-Giorgis
Capo del governo: Meles Zenawi
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 81,2 milioni
Speranza di vita: 51,8 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 164/149‰
Alfabetizzazione adulti: 35,9%
Quasi un milione di persone della regione orientale del Somali afflitta dalla siccità hanno patito gravi carestie alimentari a causa dei blocchi imposti a giugno dal governo sugli aiuti umanitari e il commercio di derrate alimentari. Le forze governative si sono rese responsabili di arresti di massa, torture, stupri ed esecuzioni extragiudiziali nel contesto del continuo conflitto con un gruppo armato.
Migliaia di oppositori del governo sono rimasti detenuti senza processo. Leader dell'opposizione politica, giornalisti e difensori dei diritti umani, considerati prigionieri di coscienza, sono stati giudicati colpevoli e incarcerati al termine di un processo durato due anni ma liberati in breve tempo in seguito a grazia presidenziale.
Vi è stata una ripresa del conflitto armato in corso da 13 anni con il Fronte di liberazione nazionale dell'Ogaden (ONLF) nella regione del Somali. Il conflitto con il Fronte di liberazione Oromo (OLF) nella regione dell'Oromia è continuato. Sia l'ONLF sia l'OLF hanno ricevuto il sostegno dell'Eritrea, mentre l'Etiopia ha sostenuto i gruppi di opposizione eritrei.
La demarcazione dei confini in seguito alla guerra tra Eritrea ed Etiopia del 1998-2000 non ha avuto inizio e la Commissione internazionale di confine ha terminato i propri lavori a novembre lasciando la questione irrisolta. L'Etiopia si è rifiutata di dare attuazione al giudizio della Commissione. Si è temuta l'insorgenza di nuovi combattimenti tra le truppe dei due paesi ammassate lungo il confine, in parte a causa del coinvolgimento di entrambi i paesi nel conflitto in corso in Somalia. A dicembre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha esteso il mandato dell'UNMEE.
Le truppe etiopi che sostenevano il governo di transizione in Somalia hanno commesso gravi violazioni del diritto internazionale umanitario contro i civili (v. Somalia).
È proseguito il processo a carico di leader della Coalizione per l'unità e la democrazia (CUD), di giornalisti e attivisti della società civile, iniziato nel maggio 2006. Gli imputati, tra cui figurano membri eletti al parlamento affrontavano accuse politiche passibili di sentenze di morte. Le manifestazioni collegate alle contestate elezioni di maggio e novembre 2005 hanno provocato violenze in cui le forze di sicurezza hanno ucciso 187 persone mentre i manifestanti hanno ucciso sei agenti di polizia. Gli imputati erano a tutti gli effetti accusati di responsabilità nelle violenze. Le forze di sicurezza sono state assolte dall'accusa di uso eccessivo della forza da un rapporto di una commissione d'inchiesta parlamentare del 2006, ma gli autori dell'inchiesta originaria sono fuggiti dal paese e hanno affermato che i loro risultati erano stati ribaltati.
Il procedimento giudiziario è terminato ad aprile, con l'assoluzione di diversi imputati. I leader della CUD, tra cui Hailu Shawel, Berhanu Nega e Birtukan Mideksa, così come giornalisti che erano stati accusati di aver collaborato con gli stessi, si sono rifiutati di presentare una difesa con la motivazione secondo cui non si attendevano un processo equo. I leader della CUD erano tra i 38 imputati giudicati colpevoli a giugno e in larga parte condannati all'ergastolo, sebbene la pubblica accusa ne avesse chiesto la condanna a morte. Tuttavia, sono stati tutti graziati e rilasciati a luglio in seguito alla richiesta di grazia presidenziale nel corso di negoziati con rappresentanti del governo. Tali negoziati hanno avuto luogo al di fuori del processo grazie alla mediazione di un gruppi indipendente di "anziani" etiopi.
Due imputati hanno presentato la loro difesa a luglio: si tratta di Daniel Bekele, direttore politico di ActionAid e Netsanet Demissie, direttore dell'Organizzazione per la giustizia sociale in Etiopia. A due difensori dei diritti umani è stata negata la cauzione per sette volte, e i loro verdetto è stato ripetutamente rinviato. Essi si sono rifiutati di pronunciarsi colpevoli e di presentare richiesta di grazia. A dicembre sono stati giudicati colpevoli e condannati a due anni e otto mesi di carcere.
Altri otto imputati dello stesso processo e tutti e 33 gli imputati in un processo collegato a carico di funzionari della CUD, compreso il membro eletto al parlamento Kifle Tigeneh, hanno ricevuto pressioni al fine di pronunciarsi colpevoli e di presentare richiesta di grazia. Anch'essi sono stati giudicati colpevoli, graziati e rilasciati.
Amnesty International ha considerato i leader della CUD, i giornalisti e i difensori dei diritti umani prigionieri di coscienza, condannati per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione, di riunione e di associazione. Le loro condanne erano basate su prove che non comprovavano, al di là di ogni ragionevole dubbio, che essi avessero commesso un reato ai sensi della legge etiope.
Cinquantacinque persone, tra cui membri della CUD e diversi funzionari dell'Associazione degli insegnanti etiopi (ETA) arrestati nel dicembre 2006, sono stati accusati di legami con le forze armate del Fronte popolare patriottico etiope (EPPF) del nord-ovest del paese. Essi sono stati incriminati e alla maggior parte di loro verso la fine dell'anno è stata concessa la cauzione.
Diverse altre centinaia di membri della CUD arrestati nel 2005 sono rimasti trattenuti senza processo per tutto l'anno. Quindici rifugiati rimpatriati forzatamente in Etiopia dal Sudan ad agosto sono stati arrestati al loro arrivo in Etiopia. Cinque persone rimpatriate forzatamente in Etiopia dal Somaliland a ottobre e sospettate di legami con l'ONLF sono state arrestate al loro arrivo; non si è avuta conoscenza del luogo dove si trovavano detenute.
Secondo quanto riferito, alcuni membri della CUD sono stati rilasciati in seguito a grazia presidenziale a settembre in occasione del Nuovo Anno e Millennio etiope. Sono stati rilasciati oltre 17.000 prigionieri, in larga parte condannati penali. Tra i prigionieri di coscienza rilasciati in precedenza vi erano Diribi Demissie e altri due funzionari dell'Associazione Mecha Tulema, un'associazione di aiuto sociale oromo, i quali erano detenuti dal 2004.
Quattordici giornalisti sono stati accusati di reati politici nel processo CUD in seguito alla pubblicazione di articoli, nonostante questi non invocassero la violenza. Tutte le pubblicazioni per le quali lavoravano sono state chiuse. Sette sono stati assolti ad aprile, compresa Serkalem Fasi, la quale era incinta quando fu arrestata nel 2005 e che aveva dato alla luce il proprio figlio mentre era in custodia in ospedale. La sua società editrice, tuttavia, è stata giudicata colpevole e multata. Gli altri sette sono stati giudicati colpevoli a giugno e poi graziati.
A fine anno non era stato ancora introdotto una nuovo progetto di legge più restrittivo sulla stampa.
Difensori dei diritti umani e attivisti della società civile sono stati esposti al rischio di arresto nel caso avessero criticato il governo in modo troppo acceso.
*Mesfin Woldemariam, fondatore ed ex presidente del Consiglio etiope per i diritti umani (EHRCO), nonché prigioniero di coscienza condannato nel processo CUD, è stato rilasciato a luglio. Egli doveva ancora rispondere dell'accusa di incitamento alla violenza in relazione a una manifestazione che aveva avuto luogo nel 2001.
*Yalemzawd Bekele, un avvocato a favore dei diritti umani che lavorava per la Commissione Europea ad Addis Abeba, il quale era già stato arrestato per diversi giorni nell'ottobre 2006, è stato incriminato a luglio per cospirazione finalizzata a compiere vilipendio contro la Costituzione ma gli è stata concessa la cauzione in attesa del processo fissato per l'inizio del 2008.
Nella regione del Somali, ad aprile l'ONLF ha attaccato un pozzo petrolifero nel villaggio di Obole, uccidendo un numero imprecisato di soldati e 65 lavoratori civili etiopi e cinque cinesi. L'ONLF ha rapito altri sette lavoratori cinesi ma li ha rilasciati alcuni giorni dopo. Come ritorsione, il governo etiope ha stabilito il blocco dei distretti della regione interessati dal conflitto, provocando gravi carestie alimentari.
Si sono avuti arresti di massa, torture, stupri ed esecuzioni extragiudiziali di presunti sostenitori delle forze governative. L'ONLF ha assassinato alcuni funzionari civili. Civili sono stati costretti con la forza a lasciare le proprie abitazioni e ad arruolarsi nelle milizie governative.
Una missione di ricerca delle Nazioni Unite ha riferito sulla crisi umanitaria, in parte minimizzata dalle autorità etiopi, ma le uccisioni sono continuate fino alla fine dell'anno.
Centinaia di persone sono state arrestate per motivi politici nel corso dell'anno in relazione ai conflitti armati con l'OLF e l'ONLF.
*Il sultano Fowsi Mohamed Ali, leader anziano di un clan e mediatore riconosciuto dal governo per i conflitti della regione del Somali, è stato arrestato ad agosto, stando alle fonti per impedirgli di fornire prove alla missione di ricerca delle Nazioni Unite. Prigioniero di coscienza, è stato condotto in tribunal ma a fine anno non era stato ancora processato.
*Mulata Aberra, un commerciante della città di Harar, è stato arrestato a novembre perché sospettato di sostenere l'OLF - la sua terza detenzione basata su questa motivazione. Secondo quanto riferito, egli è stato torturato, indi rinviato in custodia da un tribunale per ulteriori indagini della polizia.
Tra gennaio e febbraio truppe etiopi in Somalia hanno trasferito illegalmente nell'ambito delle rendition almeno 85 prigionieri politici all'Etiopia. La maggior parte di essi erano stati arrestati in Kenya quando quest'ultimo aveva chiuso il proprio confine alle persone in fuga dalla Somalia dopo che le forze del Consiglio delle corti islamiche somale erano state sconfitte dalle truppe etiopi. Cittadini stranieri di circa 14 paesi occidentali e mediorientali sono stati rilasciati dopo alcuni mesi e rinviati nei paesi di provenienza. A maggio le autorità etiopi hanno ammesso di trattenere in custodia militare ancora 41 di questi detenuti e hanno dichiarato che sarebbero stati incriminati davanti a corti militari. A fine anno le autorità non avevano ancora fornito dettagli sulle persone detenute, o sulle accuse a loro carico. Tra i detenuti figuravano cittadini kenyani di origine etnica somala, due giornalisti arruolati eritrei catturati a Mogadiscio e presunti membri di gruppi di opposizione armata etiopi (cfr. Kenya).
Alcuni membri della CUD e funzionari dell'associazione degli insegnanti arrestati nel dicembre 2006 sono stati, stando alle fonti, torturati nell'ufficio centrale della polizia investigativa di Addis Abeba, noto come Maikelawi. Detenuti trasferiti illegalmente dal Kenya e dalla Somalia risultano essere stati torturati o maltrattati in luoghi di detenzione segreta militare ad Addis Abeba.
La tortura, stupro compreso, da parte del personale militare è risultata diffusa nella regione del Somali dopo l'attacco di aprile da parte dell'ONLF. Diversi imputati nel processo di Kifle Tigeneh e di altri 32 membri della CUD hanno denunciato in tribunale di essere stati torturato, ma i giudici si sono rifiutati di prendere in considerazione le loro dichiarazioni.
Le condizioni carcerarie per la maggior parte dei prigionieri politici sono state molto dure. Le condizioni in gran parte della prigione Kaliti di Addis Abeba, dove erano trattenuti gli imputati del processo CUD e diverse centinaia di sospetti membri dell'OLF non ancora processati, erano sovraffollate e malsane.
A febbraio, 33 membri dell'ex giunta militare Dergue, i quali erano detenuti dal 1991 ed erano stati giudicati colpevoli nel dicembre 2006 di genocidio e di uccisioni di massa sono stati condannati all'ergastolo o a lunghe pene detentive. I processi a carico di altri ex funzionari per uccisioni compiute durante la campagna "Terrore Rosso" contro i "controrivoluzionari" nel 1977-1979 erano quasi completati.
A luglio la pubblica accusa ha presentato ricorso affinché fosse comminata la pena di morte contro i membri incarcerati del processo Dergue ma a fine anno il ricorso non era stato ancora esaminato.
Lo stesso mese un uomo giudicato colpevole dell'omicidio dell'ex capo della sicurezza è stato messo a morte. Si trattava della seconda esecuzione dal 1991. Altre sentenze di morte sono state imposte nel corso dell'anno. Diverse decine di prigionieri condannati a morte erano in attesa dell'esito del loro appello o della richiesta di grazia.
Un rappresentante di Amnesty International ha presenziato al processo CUD nel mese di marzo. Ad altri rappresentanti nel mese di luglio è stato negato il visto per presenziare all'arringa della difesa.
Ethiopia: Prisoners of conscience and prominent human rights defender convicted (AFR 25/012/2007)
Ethiopia: Political repression must stop (AFR 25/013/2007)
Ethiopia: Call for a Millennium for human rights (AFR 25/022/2007)