Capo di Stato e di governo: Mwai Kibaki
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 36 milioni
Speranza di vita: 52,1 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 115/99‰
Alfabetizzazione adulti: 73,6%
Le violenze scoppiate all'indomani di contestate elezioni hanno determinato centinaia di morti e migliaia di sfollatiti. Il governo ha chiuso il confine con la Somalia, negando rifugio a migliaia di persone in fuga dal conflitto somalo. Oltre un centinaio di persone di nazionalità diverse, compresi cittadini kenyani, sono stati trasferiti illegalmente in Somalia ed Etiopia nel contesto della "guerra al terrore". Sono giunte notizie di uso eccessivo della forza e uccisioni illegali da parte della polizia. Non sono state condotte inchieste ufficiali. Non è cessata la violenza contro donne e ragazze, stupro compreso.
Il 27 dicembre si sono tenute le elezioni generali. Il 30 dello stesso mese la Commissione elettorale del Kenya ha annunciato che il presidente Mwai Kibaki aveva vinto le elezioni presidenziali sul candidato dell'opposizione, Raila Odinga. Il partito di quest'ultimo, Movimento democratico arancione (ODM) ha ottenuto una vasta maggioranza di seggi parlamentari sul partito di Mwai Kibaki, Partito di unità nazionale (PNU) e altri partiti. Osservatori alle elezioni hanno contestato l'attendibilità del conteggio e dell'attribuzione del voto presidenziale.
Il governo di Mwai Kibaki ha continuato ad attirare vaste critiche per la sua incapacità di perseguire alti funzionari di governo coinvolti in grossi scandali per corruzione.
Vi sono state diffuse violenze prima, durante e dopo le elezioni generali. In seguito all'annuncio del 30 dicembre dei contestati risultati del voto presidenziale, centinaia di persone sono state uccise, case e proprietà bruciate da gruppi di giovani armati in tutto il paese e migliaia di persone sono state sfollate in seguito alle violenze.
*Il 7 settembre, Flora Igoki Tera, una candidata parlamentare del distretto di Meru, Kenya Centrale, è stata aggredita da una banda di tre uomini armati. È stata picchiata, costretta a inghiottire feci umane e ammonita a tenersi fuori dalla politica. La polizia ha dichiarato che erano in corso indagini ma a fine anno non era stato perseguito nessuno.
*A dicembre, decine di persone sono state uccise, centinaia di abitazioni bruciate e oltre 16.000 persone sono state sfollate nella zona di Kueresoi, distretto di Molo, in seguito ad attacchi perpetrati da bande armate ritenute collegate a politici. La zona fu testimone di analoghe violenze nel periodo che precedette le elezioni generali del 1992 e 1997. La violenza è continuata nonostante il dispiegamento di maggiori agenti della sicurezza. Sebbene la polizia abbia dichiarato che le indagini erano in corso, a fine anno non si aveva notizia di procedimenti giudiziari.
Sono continuate a pervenire denunce di violazioni dei diritti umani da parte della polizia, compresi rapporti di tortura e uccisioni illegali. Le autorità non hanno indagato queste accuse né hanno chiamato la polizia a risponderne.
Il 30 dicembre, la polizia ha sparato e ucciso decine di persone in differenti zone del Kenya, durante manifestazioni di protesta contro i presunti brogli alle elezioni generali tenutesi tre giorni prima.
Tra giugno e ottobre, la polizia ha sparato uccidendo centinaia di persone nel corso di operazioni di sicurezza contro membri del gruppo Mungiki, al bando, dopo che il ministro della Sicurezza Interna aveva ordinato un giro di vite nei confronti dei membri del gruppo ed emesso l'ordine di "sparare per uccidere". Membri del gruppo Mungiki, stando alle accuse, hanno ucciso decine di persone, compresi agenti di polizia, a Nairobi e nel Kenya centrale, alcune delle quali sono state decapitate.
Per tutto l'anno, la polizia ha sparato e ucciso sospetti criminali in diverse parti del paese invece di arrestarli. Le richieste avanzate dalla società civile locale e internazionale affinché il governo indagasse decine delle suddette uccisioni sono state ignorate.
Il governo kenyano ha annunciato la chiusura del confine tra Kenya e Somalia il 3 gennaio, in seguito alla ripresa del conflitto armato tra il Governo federale di transizione somalo appoggiato dall'Etiopia e il Consiglio delle corti islamiche somale (COSIC). Il governo del Kenya ha annunciato che aveva chiuso il confine allo scopo di fermare l'ingresso dei combattenti COSIC in Kenya.
Il governo ha rimpatriato forzatamente centinaia di richiedenti asilo verso la Somalia dopo la chiusura del confine. Dopo tale provvedimento, migliaia di persone che tentavano di fuggire dal conflitto in Somalia non sono riuscite ad attraversare il confine per entrare in Kenya e sono state altamente esposte al rischio di violazioni dei diritti umani per mano delle parti in conflitto in Somalia. La chiusura del confine ha inoltre limitato l'accesso agli aiuti umanitari agli sfollati sul lato somalo del confine.
Almeno 140 persone (di almeno 17 nazionalità diverse, kenyana compresa) sono state arrestate dalle autorità del Kenya tra dicembre 2006 e febbraio 2007 mentre cercavano di entrare in Kenya dalla Somalia. Esse sono state detenute in diverse stazioni di polizia di Nairobi e all'Aeroporto internazionale Jomo Kenyatta di Nairobi. La maggior parte dei detenuti sono stati trattenuti per settimane senza accusa e alcuni, stando alle fonti, sono stati torturati o altrimenti maltrattati. Secondo le accuse, alcuni sono stati picchiati dalla polizia kenyana e costretti a spogliarsi per poi essere fotografati. Non è stato loro concesso alcun contatto con i familiari e non è stato loro permesso di richiedere asilo o di accedere all'UNHCR.
Tra gennaio e febbraio, almeno 85 detenuti sono stati trasferiti illegalmente (senza poter ricorrere a una qualsiasi procedura legale) dalla Somalia e poi verso l'Etiopia, assieme ad altre persone detenute dalle truppe etiopi in Somalia. A fine anno oltre 40 erano ancora detenute in incommunicado e in segreto in Etiopia. Il governo kenyano ha sostenuto a fine anno che nessun cittadino kenyano era stato trasferito illegalmente.
*Abdi Mohammed Abdillahi, un cittadino kenyano di origini somale, la cui famiglia si trovava in Kenya, è stato arrestato a Liboi, nel nord-est del Kenya al confine con la Somalia all'inizio di gennaio dopo che era fuggito da Mogadiscio. È stato detenuto presso la stazione di polizia di Garissa e in seguito in varie stazioni di polizia di Nairobi. La sua famiglia ha affermato che a metà gennaio lo aveva visitato nella stazione di polizia Karen a Nairobi ed era stata rassicurata dalla polizia che egli sarebbe stato rilasciato dopo l'interrogatorio. Il 20 gennaio egli è stato imbarcato su ordine del governo kenyano su un volo charter diretto in Somalia. Secondo quanto riferito, egli è stato trattenuto all'Aeroporto internazionale di Mogadiscio in Somalia alla fine di gennaio e in una struttura di detenzione in Etiopia a febbraio. A fine anno si riteneva fosse ancora detenuto in Etiopia.
Donne e ragazze hanno continuato a essere oggetto di violenza diffusa. Nonostante l'approvazione nel 2006 della legge sui reati sessuali, media e rapporti di ricerca hanno indicato elevati livelli di stupri, abusi sessuali su minorenni e violenza domestica. Il rischio di violenza e di abuso sessuale è risultato particolarmente elevato tra le bambine rese orfane dall'AIDS. La maggior parte delle violenze sessuali sono state commesse da persone conosciute dalle vittime all'interno della famiglia e della comunità.
Un progetto di legge emendato sui media è entrato in vigore a novembre. La nuova legge intende controllare e regolamentare i media attraverso un Consiglio sui media composto da 13 membri, con autorità di concedere e ritirare gli accrediti ai giornalisti. La bozza originaria della legge conteneva una clausola che obbligava i direttori a rivelare le proprie fonti nel caso in cui le loro inchieste giornalistiche diventassero oggetto di casi giudiziari, ma le proteste levatesi a livello nazionale e internazionale ne avevano portato al ritiro.
*Il 7 gennaio, un fotografo del quotidiano Daily Nation è stato picchiato dalle guardie del corpo del presidente mentre tentava di scattare fotografie del presidente durante una funzione religiosa a Nairobi.
*A marzo, un tribunale ha imposto a Mburu Muchoki, direttore del settimanale popolare The Independent, di scontare una pena a un anno di carcere dopo che questi non aveva pagato un'ammenda di 500.000 Kshs (pari a circa 7.000 dollari USA) in seguito a un procedimento penale per diffamazione da parte del ministero della Giustizia e degli Affari Costituzionali. Il giornalista ha scontato tre mesi della sentenza a un anno ed è stato rilasciato in seguito a grazia presidenziale a giugno. Quando è stato rilasciato il suo appello contro il verdetto non era stato ancora esaminato.
*Mentre montava la tensione politica a seguito dei contestati risultati delle elezioni presidenziali, il 30 dicembre il governo ha vietato la trasmissione in diretta da parte dei media kenyani. Il Consiglio sui media preposto ha criticato il divieto in quanto violazione della libertà dei media.
Il governo ha continuato a prendere di mira una parte dei media indipendenti. Ad aprile, appena un anno dopo aver ordinato il raid nella sede e nella tipografia dello Standard Group, il governo ha dato istruzioni scritte affinché il settore statale cancellasse qualsiasi pubblicità che avesse a che fare con lo Standard Group.
Oltre 100.000 persone, all'incirca 20.000 famiglie, sono state sfollate nel distretto del Monte Elgon, vicino al confine tra Kenya e Uganda in seguito a scontri sui terreni. Centinaia di persone hanno riportato ferite e, stando alle fonti, circa 200 sono rimaste uccise in seguito a ferite da arma da fuoco, tagli e ustioni subite durante gli attacchi.
A fine anno, il governo non aveva ancora rispettato l'impegno assunto nel 2006 di pubblicare linee guida sugli sgomberi forzati, un impegno assunto in risposta all'escomio forzato di decine di migliaia di residenti in zone forestali e sistemazioni abusive in passato. Il governo non ha inoltre imposto una moratoria sugli escomi forzati fintantoché non fossero entrate in vigore le linee guida.
A ottobre, secondo quanto riferito, il governo ha annunciato che avrebbe trovato una nuova sistemazione e risarcito oltre 10.500 persone che erano state fatte sgomberare dalla foresta di Mau nel 2006, sebbene la cifra reale delle persone sgomberate sia da ritenersi molto più alta.
I tribunali hanno continuato a imporre la pena di morte, sebbene non si sia avuta notizia di esecuzioni.
Non sono stati compiuti progressi verso l'abolizione della pena di morte. Il 1° agosto, il parlamento ha respinto una mozione che proponeva l'abolizione della pena di morte.
Delegati di Amnesty International hanno visitato il Kenya a gennaio, marzo, maggio e luglio.
Kenya: Denied refuge - The effect of the closure of the Kenya/Somalia border on thousands of Somali asylum-seekers and refugees (AFR 32/002/2007)
Kenya: Thousands of Somali refugees and asylum-seekers denied refuge (AFR 32/004/2007)
Kenya: Nowhere to go - Forced Evictions in Mau Forest (AFR 32/006/2007)
Kenya/Ethiopia/Somalia: Horn of Africa - Unlawful transfers in the 'war on terror' (AFR 25/006/2007)
Kenya: Police operations against Mungiki must comply with Kenya's obligations under international human rights law (AFR 32/008/2007)
Kenya: Renewed appeal for humanitarian access to Somalia (AFR 32/009/2007)
Oral Statements to the 41st Ordinary Session of the African Commission on Human and Peoples' Rights (IOR 63/004/2007)
Kenya: Amnesty International concerned at police killings in election protests (31 December 2007)