Capo di Stato: Paul Kagame
Capo del governo: Bernard Makuza
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 9,4 milioni
Speranza di vita: 45,2 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 204/178‰
Alfabetizzazione adulti: 64,9%
Nel 2007 il Rwanda ha abolito la pena di morte. Le libertà di espressione, di associazione e di movimento hanno continuato a essere limitate. I servizi di sicurezza sono stati implicati in violazioni dei diritti umani, tra cui uso eccessivo della forza e tortura. Gli standard di equità processuale hanno continuato a essere disattesi, in particolare nei tribunali comunitari gacaca, i cui poteri di processare sospetti di genocidio sono stati estesi durante l'anno. Non sono cessate le tensioni tra i principali gruppi etnici del Rwanda e al loro interno.
I servizi di sicurezza, e in particolare la polizia e le Forze di difesa locale (LDF), stando a quanto riferito, sono ricorsi a un uso illegale ed eccessivo della forza durante le fasi di arresto di sospetti. Le LDF sono una forza armata civile che opera a fianco della polizia nazionale.
A maggio, è stato segnalato che François Rukeba, il quale era stato da poco estradato dall'Uganda in Rwanda, era stato torturato. Secondo alcune fonti, egli è stato duramente picchiato nei primi giorni della detenzione da parte delle forze di sicurezza rwandesi.
A novembre, fonti hanno riferito che il governo avrebbe a breve sottoposto al parlamento la questione della ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.
Nel 2007, il Rwanda si è attestato al 181° posto di un elenco di 195 paesi in termini di rispetto della libertà di stampa redatto da Freedom House, un'organizzazione con sede negli Stati Uniti.
Sono continuate le vessazioni, minacce, intimidazioni e gli attacchi violenti nei confronti di giornalisti, in particolare coloro che lavoravano per media non statali. Le autorità non hanno provveduto a proteggere e affermare i diritti di questi giornalisti.
*Il 9 febbraio, Jean Bosco Gasasira, direttore del quotidiano Umuvigizi, è stato aggredito con spranghe di ferro da tre uomini non identificati nella capitale, Kigali. Jean Bosco Gasasira è stato portato d'urgenza in ospedale dove è rimasto in terapia intensiva per diversi giorni. Egli aveva pubblicato diversi articoli sul quotidiano Umuvigizi in cui si criticava il Fronte patriottico rwandese (RPF), partito politico di governo. In un articolo si accusava il nepotismo all'interno dell'RPF.
*Sempre il 9 febbraio, la stazione radiofonica a controllo governativo, Radio Rwanda, stando alle fonti, ha trasmesso commenti del direttore di Radio Rwanda e del presidente dell'Alto consiglio della stampa che minacciavano il quotidiano indipendente Umuco. Nell'accusare il quotidiano di fomentare l'odio etnico, essi lo hanno paragonato al quotidiano soppresso Kangura, che incitava all'odio del popolo tutsi prima e durante il genocidio del 1994. A seguito della messa in onda radiofonica, Bonaventure Bizumureymi, direttore di Umuco, ha ricevuto telefonate minatorie.
La stampa continua a essere considerata con timore da alcuni, dopo aver svolto un ruolo strumentale nell'incitamento al genocidio del 1994. Nel 2007, il governo ha continuato ad accusare i giornalisti critici delle autorità di incitare all'odio etnico allo scopo di ridurli al silenzio.
*A settembre, quattro ministri di governo, compresi i ministri dell'Interno e delle Comunicazioni, e due membri delle forze di sicurezza hanno minacciato giornalisti indipendenti durante un programma trasmesso da Radio Rwanda e Télévision rwandaise (TVR) nel caso in cui avessero insistito a criticare il governo. Il ministro dell'Interno avrebbe detto che la polizia dovrebbe arrestare qualsiasi giornalista che pubblicasse un documento ufficiale fatto trapelare e che il giornalista in questione dovrebbe rimanere detenuto finché non rivelasse la fonte dell'indiscrezione. In aggiunta, tali giornalisti sono stati descritti come «nemici» del paese. Giornalisti che lavoravano per il quotidiano Umuseso sono stati particolarmente presi di mira.
Il governo ha sempre più spesso utilizzato leggi penali e sanzioni per soffocare la libera espressione delle opinioni. Due bozze di legge, una relativa alla legge sulla stampa e l'altra al codice penale, che a fine anno erano all'esame del parlamento, contenevano misure che avrebbero indebitamente limitato la libertà di espressione.
Il lavoro dei difensori dei diritti umani è stato sottoposto ad approfondito vaglio da parte delle autorità.
*A febbraio, il professore di diritto Idesbald Byabuze Katabaruka, di nazionalità congolese, è stato arrestato e accusato di «attentato alla sicurezza dello Stato» e di «discriminazione e settarismo». Egli si trovava a Kigali in qualità di docente di un corso universitario di diritto. Il pubblico ministero ha emesso le accuse in relazione a diversi documenti pubblici che Idesbald Byabuze Katabaruka avrebbe scritto o co-redatto. Tra questi vi era un articolo, "Alerte Rwanda" [Attenzione Rwanda], che esprimeva forti critiche nei confronti dell'RPF. Circa un mese più tardi, in seguito a pressioni internazionali, le accuse nei suoi confronti sono state archiviate ed egli è stato rilasciato dalla Prigione centrale di Kigali.
A luglio, il Rwanda ha abolito la pena di morte, il primo paese della regione dei Grandi Laghi a farlo. Il mantenimento della pena di morte costituiva uno dei principali ostacoli che impedivano il trasferimento di detenuti trattenuti dal Tribunale penale internazionale per il Rwanda (Tribunale), e di sospetti incriminati per genocidio residenti all'estero, alla giurisdizione nazionale del Rwanda.
Sono proseguiti i processi secondo il sistema gacaca, basato su tribunali comunitari istituiti nel 2002 per processare le persone sospettate di crimini durante il genocidio del 1994.
A marzo, è stata emanata una nuova legge che ha sostanzialmente cambiato la precedente legge del 2004. Ai sensi del nuovo documento legislativo, la giurisdizione dei tribunali gacaca è stata estesa affinché essi possano processare determinate categorie di persone, come quella dei «famigerati omicidi», i quali precedentemente rientravano nella giurisdizione dei tribunali nazionali. Ai tribunali gacaca è stato inoltre conferito il potere di comminare sentenze all'ergastolo. In aggiunta, il numero dei giudici (Inyangamugayo) richiesto per presenziare in un tribunale gacaca è stato ridotto da nove a sette allo scopo di aumentare il numero delle sessioni. Sebbene la dichiarata intenzione del governo fosse di chiudere i tribunali gacaca nel più breve tempo possibile, agli inizi di dicembre la Segretaria generale delle giurisdizioni gacaca ha annunciato che i tribunali gacaca sarebbero stati prorogati al 2008.
Mentre le disposizioni contenute nella legge 2007 velocizzavano i processi gacaca, ciò è andato a scapito dell'equità e della qualità delle sentenze. Sono pervenute ordinarie segnalazioni secondo cui le garanzie di equità processuale non venivano applicate nei processi gacaca, provocando pertanto errori giudiziari.
*François-Xavier Byuma, noto difensore dei diritti umani, è stato condannato a 19 anni di carcere a maggio per aver partecipato a un addestramento sulle armi durante il genocidio del 1994, al termine di un processo iniquo da parte del tribunale gacaca della comunità di Bilyogo, a Kigali. Il giudice che presiedeva il processo era sotto inchiesta da parte dell'ONG di François-Xavier Byuma, Turengere Abana (Associazione rwandese per la protezione e la promozione dell'infanzia), per il presunto stupro di una ragazza di 17 anni. Il conflitto di interessi del giudice ha privato François-Xavier Byuma del suo diritto a un equo processo davanti a un tribunale indipendente e imparziale.
Scarsamente qualificati, mal addestrati e corrotti, i giudici gacaca di alcuni distretti hanno alimentati la già diffusa sfiducia nel sistema gacaca.
A dicembre, la Lega per i diritti umani della regione dei Grandi Laghi (LDGL) ha riportato che sette giudici del tribunale gacaca del distretto di Kibirizi, Provincia del Sud, erano stati arrestati a novembre per aver alterato delle prove.
Rwandesi hanno continuato a sfuggire al sistema gacaca verso paesi vicini. Alcuni temevano che i tribunali avrebbero rivelato il loro coinvolgimento nel genocidio. Altri sono fuggiti per timore di false accuse nei loro confronti.
*Docenti e altri dipendenti dell'Università di Butare, stando alle fonti, sono fuggiti dal paese per timore di essere erroneamente accusati di coinvolgimento nel genocidio.
Fonti rwandesi hanno anche riferito che durante tutto l'anno giudici gacaca e testimoni (sia a carico sia a discarico) erano stati minacciati e in alcuni casi uccisi.
A ottobre, durante una sessione parlamentare, senatori rwandesi hanno espresso preoccupazioni riguardo alle detenzioni illegali. Diverse migliaia di detenuti rimanevano incarcerati da lunghi periodi senza processo.
*Dominique Makeli, ex giornalista di Radio Rwanda, rimaneva in detenzione senza processo da quasi 13 anni. Le accuse a suo carico sono state ripetutamente cambiate. L'ultima accusa mossagli dalla autorità era che egli aveva incitato al genocidio in un programma per Radio Rwanda nel 1994.
*Due suore cattoliche, sorella Bénédicte Mukanyangezi e sorella Bernadette Mukarusine, sono state alla fine processate nel mese di luglio dopo oltre 12 anni di detenzione senza processo. Il tribunale gacaca che aveva avocato i loro casi giudiziari le ha rilasciate per mancanza di prove.
*Tatiana Mukakibibi, ex conduttrice e produttrice di Radio Rwanda, è stata prosciolta da un tribunale gacaca nel distretto meridionale di Ruhango il 6 novembre dopo 11 anni di detenzione senza processo.
Agli inizi dell'anno, il governo ha annunciato la libertà provvisoria per 8.000 detenuti, molti dei quali, stando alle fonti, avevano confessato di aver preso parte al genocidio. Si tratta della terza ondata di rilasci di massa dal 2003 in un tentativo di affrontare il sovraffollamento carcerario. Malgrado questi rilasci, le carceri sono rimaste sovraffollate. Alla data di luglio, nelle carceri vi erano 97.000 reclusi. La cifra è crollata a 70.000 a settembre dopo istruzioni ufficiali secondo cui alcuni detenuti avrebbero potuto svolgere lavori nelle comunità locali, noti come TIG (lavori socialmente utili), in campi esterni alle prigioni.
Le condizioni carcerarie hanno continuato a essere estremamente dure e si sono configurate come trattamento crudele, inumano o degradante.
Ad aprile, Pasteur Bizimungu è stato trasferito dal carcere agli arresti domiciliari. Pasteur Bizimungu e Charles Ntakirutinka erano stati condannati nel 2005 rispettivamente a 15 e 10 anni di carcere per accuse di incitamento alla disobbedienza civile, associazione con elementi criminali e appropriazione indebita di fondi pubblici. Entrambi avevano, precedentemente all'arresto, fondato un nuovo partito politico, Partito democratico per il rinnovamento (Parti Démocratique de Renouveau - PDR-Ubuyanja). Molti osservatori sui diritti umani hanno considerato il procedimento giudiziario a loro carico un tentativo per eliminare l'opposizione politica.
Charles Ntakirutinka è rimasto nella Prigione centrale di Kigali.
A ottobre, la commissione rwandese d'inchiesta incaricata di indagare sul ruolo dei militari francesi nel genocidio ha presentato il suo rapporto al presidente Kagame.
Le autorità giudiziarie spagnole hanno continuato a indagare sull'omicidio di cittadini spagnoli e su altri crimini commessi tra il 1990 e il 2002 in Rwanda e nella Repubblica Democratica del Congo. L'inchiesta si è incentrata sul presunto coinvolgimento diretto di 69 membri dell'RPF, alcuni dei quali ricoprivano altre cariche militari.
Governi stranieri, come quelli di Regno Unito, Canada e Paesi Bassi, hanno avviato procedimenti giudiziari nei confronti di soggetti rwandesi sospettati di genocidio, residenti, in alcuni casi sotto falsa identità, nei suddetti paesi.
Sono proseguiti davanti al Tribunale penale internazionale per il Rwanda (Tribunale) i processi a carico di personalità sospettate di genocidio. A fine anno erano trattenuti presso il Tribunale 61 detenuti. Erano in corso 28 processi, riguardanti imputati singoli o molteplici. Diciotto sospetti incriminati dal Tribunale erano latitanti.
Sin dalla sua istituzione nel 1996, il Tribunale ha emesso 32 sentenze definitive. Il Tribunale ha ricevuto mandato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di completare tutti i processi entro la fine del 2008. In linea con la sua strategia di completamento, la pubblica accusa ha proposto il trasferimento di tre casi alla giurisdizione europea e cinque a quella rwandese.
Sin dal suo insediamento, il Tribunale ha processato soltanto membri e sostenitori del governo in carica nell'aprile 1994. Esso non ha dato completa attuazione al suo mandato attraverso una indagine di tutti i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità commessi nel 1994, come quelli compiuti dall'RPF.
*Augustin Cyiza, un esponente di primo piano della società civile, e Léonard Hitimana, un membro dell'Assemblea nazionale transizionale, stando alle fonti, sono rimasti vittime di sparizione forzata nel 2003. Da allora, funzionari hanno negato di essere a conoscenza della sorte dei due, e non hanno condotto alcuna indagine rigorosa sulla loro sparizione.
Rwanda: Freedom of expression under attack (AFR 47/002/2007)
Rwanda: Give Dominique Makeli a Trial or Let Him Go (postcard) (AFR 47/006/2007)
Rwanda: Fear for safety/Legal concern: François Xavier Byuma (AFR 47/007/2007)
Rwanda: Genocide suspects must not be transferred until fair trial conditions met (AFR 47/014/2007)
Rwanda: Abolition of the death penalty (AFR 47/010/2007)
Rwanda: Suspects must not be transferred to Rwandan courts for trial until it is demonstrated that trials will comply with international standards of justice (AFR 47/013/2007)