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Somalia

Repubblica di Somalia

Capo di Stato del Governo federale di transizione: Abdullahi Yusuf Ahmed
Capo del governo del Governo federale di transizione: Nur Hassan Hussein (subentrato ad Ali Mohamed Gedi a novembre)
Capo della Repubblica del Somaliland: Dahir Riyaale Kahin
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 8,8 milioni
Speranza di vita: 47,1 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f):192/182‰

  1. Contesto
  2. Somaliland
  3. Conflitto armato
  4. Giustizia e Stato di diritto
  5. Libertà di espressione
  6. Violenza sulle donne
  7. Profughi e sfollati
  8. "Guerra al terrore"
  9. Pena di morte
  10. Missioni e rapporti di Amnesty International

Nel corso dell'anno la crisi umanitaria ha continuato a peggiorare. La Somalia non ha un effettivo governo centrale né un sistema giudiziario. Ripetute riperse del conflitto armato a fine anno avevano provocato migliaia di morti tra i civili e oltre un milione di sfollati. Diverse migliaia di persone sono state detenute dalle milizie e dalla polizia al di fuori di qualsiasi riconoscibile procedura legale. Difensori dei diritti umani e giornalisti sono risultati in pericolo.

Nel nord-est del paese, l'autoproclamata Repubblica del Somaliland, la cui indipendenza non è riconosciuta dagli organismi internazionali, ha goduto di relativa stabilità.

 

Contesto

La violenza ha conosciuto un'escalation a seguito della sconfitta, alla fine di dicembre 2006, delle forze del Consiglio delle corti islamiche somale (COSIC), che aveva controllato Mogadiscio per alcuni mesi, da parte delle forze etiopi che sostengono il Governo federale di transizione (TFG). Tra marzo ed aprile, un'insurrezione a Mogadiscio è stata affrontata da operazioni contro-insurrezionali guidate dall'Etiopia, mentre vi sono stati ulteriori feroci combattimenti negli ultimi tre mesi dell'anno. Oltre 6.000 persone sono rimaste uccise nel conflitto, e centinaia di migliaia di altre sono state sfollate, comprese 600.000 dalla sola Mogadiscio. Migliaia di altre sono fuggite in altri paesi. Il confine kenyano, tuttavia, è rimasto ufficialmente chiuso per tutto l'anno alle persone in fuga dal conflitto in corso nella Somalia sud-occidentale e centrale.

Leader del TFG si sono spostati nella capitale Mogadiscio agli inizi dell'anno ma gran parte dei ministri del governo e il Parlamento federale di transizione sono rimasti nella città di Baidoa, 80 km a ovest. Il TFG non è riuscito a stabilire la pace o il controllo a Mogadiscio. Tra agosto e ottobre si è tenuta a Mogadiscio una Conferenza di riconciliazione nazionale che è stata tuttavia boicottata da oppositori del TFG e da ex leader delle Corti islamiche. In Eritrea a settembre, alcuni di questi oppositori hanno dato vita all'Alleanza per la ri-liberazione della Somalia (ARS) e dichiarato il loro sostegno agli insorti, in particolare opponendosi alla presenza militare etiope in Somalia.

A gennaio le Nazioni Unite hanno inviato un contingente di peacesupport dell'Unione Africana (UA) (AMISOM). L'Uganda ha fornito 1.600 soldati, meno di un quinto dei previsti 8.000, cui a dicembre si è unito un piccolo contingente del Burundi. Ciò ha avuto scarso impatto sui diritti umani. L'UA e le Nazioni Unite avevano in programma un'operazione di peacekeeping delle Nazioni Unite a sostituzione delle truppe dell'AMISOM ed etiopi, ma a novembre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha escluso un'operazione di peacekeeping a causa della gravità del conflitto. L'embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite è stato ampiamente infranto.

L'attuazione della concordata transizione quinquennale dal collasso statale verso un governo democraticamente eletto, prevista per il 2009, è stata rinviata. A dicembre il nuovo primo ministro stava per formare un nuovo governo dopo che l'ex premier era stato destituito dal presidente.

 

Somaliland

La Repubblica del Somaliland, autoproclamatasi Stato separato nel 1991, ha continuato a ricercare un riconoscimento internazionale. A ottobre vi è stata una breve ripresa del conflitto nei pressi della città di Las Anod in una zona rivendicata sia dal Somaliland che dal Puntland (uno Stato regionale semi-autonomo nel nord-est della Somalia). Diverse persone sono rimaste uccise nel corso di combattimenti tra milizie dei clan locali sfociati in scontri tra entrambe le autorità. Decine di migliaia di persone sono state sfollate dal conflitto.

 

Conflitto armato

Il conflitto a Mogadiscio tra gli insorti e il TFG, sostenuto da truppe etiopi, è stato segnato da numerose violazioni del diritto internazionale umanitario, tra cui attacchi indiscriminati e sproporzionati su quartieri civili in risposta ad attacchi da parte degli insorti.

A gennaio, aerei da combattimento statunitensi hanno attaccato truppe residue delle forze del COSIC nel sud-ovest, che erano fuggite da Mogadiscio. Secondo quanto riferito, decine di civili sono rimasti uccisi nell'attacco statunitense, così come combattenti del COSIC.

A marzo e aprile, forze etiopi hanno ucciso centinaia di civili a Mogadiscio nel corso di attacchi su zone civili. Le forze etiopi sono inoltre state accusate di esecuzioni extragiudiziali e stupri durante le operazioni contro-insurrezionali a partire da ottobre, dopo la fallita Conferenza di riconciliazione nazionale.

 

Giustizia e Stato di diritto

A gennaio, il Parlamento federale di transizione ha approvato uno stato di emergenza di tre mesi, che non è stato rinnovato. Il parlamento ha istituito una nuova Agenzia per la sicurezza nazionale.

Le Nazioni Unite hanno fornito il proprio sostegno per ristabilire il sistema giudiziario e l'ordine pubblico a Mogadiscio e in altre zone colpite in modo minore dal conflitto, ma in generale è continuato a mancare un riconoscibile Stato di diritto o un sistema giudiziario basato sui tribunali. La detenzione arbitraria di oppositori del TFG e di sospetti insorti è risultata frequente per tutto l'anno, in particolare durante le operazioni contro-insurrezionali. Diverse migliaia di persone sono state detenute dalle milizie del TFG e dalla polizia al di fuori di qualsiasi riconoscibile procedura legale. A luglio il TFG ha dichiarato un'amnistia generale per gli insorti ma gli arresti sono ripresi durante nuove operazioni militari a partire da ottobre. La maggior parte dei detenuti sono stati rilasciati nell'arco di qualche settimana, spesso previo pagamento di tangenti. Molti sono stati trattenuti nella prigione centrale di Mogadiscio in celle sovraffollate e malsane. Altri sono stati trattenuti in luoghi di detenzione non autorizzati, senza che le loro famiglie ne fossero messe al corrente.

*Ahmed Diriye Ali, un leader di un consiglio del clan hawiye, è stato arrestato a Mogadiscio a novembre e trattenuto in detenzione segreta senza accusa né processo per motivi politici. Ai sui parenti non è stato concesso di inviargli i farmaci per il diabete e l'ipertensione.

*Raha Janaqow, presidente dell'organizzazione delle donne saacid di Mogadiscio, è stata detenuta per alcuni giorni ad aprile in una prigione segreta.

*Idris Osman, direttore del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite a Mogadiscio, è stato arrestato dalle forze di sicurezza del TFG a ottobre e trattenuto in incommunicado per diversi giorni senza accusa né spiegazione.

 

Libertà di espressione

***Difensori dei diritti umani

Difensori dei diritti umani sono stati esposti a rischio elevato da ogni parte in causa.

*Isse Abdi Isse, fondatore e direttore di Kisima, una organizzazione per i diritti umani di Kismayu, è stato assassinato a Mogadiscio a marzo.

*Il presidente della Corte Suprema, Yusuf Ali Harun, è stato detenuto a Baidoa a ottobre dopo che aveva dichiarato incostituzionale la destituzione del primo ministro Ali Mohamed Gedi da parte del presidente. Le autorità del TFG lo hanno successivamente accusato di corruzione, compresa malversazione di fondi delle Nazioni Unite, accusa da lui negata.

*Nel Somaliland, tre leader del nuovo partito di opposizione Qaran sono stati incarcerati ad agosto a una pena di tre anni e nove mesi per riunione sediziosa e interdetti per cinque anni dall'attività politica. Il processo è risultato iniquo e i loro difensori legali sono stati giudicati colpevoli di oltraggio alla corte, multati e interdetti per un anno dall'esercizio della professione. Mohamed Abdi Gabose, Mohamed Hashi Elmi e Jamal Aideed Ibrahim sono stati considerati prigionieri di coscienza. Essi sono stati graziati dal presidente e liberati a dicembre, ma il bando politico è rimasto in vigore.

***Giornalisti

Decine di giornalisti sono stati detenuti per brevi periodi, e diverse agenzia di stampa sono state chiuse brevemente. Otto giornalisti sono stati assassinati durante l'anno. Alcune uccisioni sono state politicamente motivate e nessuno è stato consegnato alla giustizia per una qualsiasi di queste. Alla fine dell'anno, la violenza contro i media a Mogadiscio ha raggiunto livelli mai visti dal 1991. A dicembre, il Parlamento federale di transizione ha approvato una legge sui media comprendente restrizioni sui giornalisti e agenzie di stampa private.

*Bashir Nur Gedi, amministratore del Shabelle Media Network di Mogadiscio, è stato ucciso nella sua abitazione da uomini armati non identificati a ottobre.

*Yusuf Abdi Gabobe, caporedattore dei quotidiani del Somaliland Somaliland Times e Haatuf è stato arrestato a gennaio per aver criticato la corruzione. Egli è stato condannato a due anni di carcere al termine di un processo iniquo. È stato liberato a marzo su grazia presidenziale.

Oltre 50 giornalisti di Mogadiscio sono fuggiti in paesi vicini. A dicembre il governo del Somaliland ha ordinato a 24 giornalisti che erano fuggiti da Mogadiscio di lasciare il paese ma in seguito ad appelli non ha dato attuazione all'ordinanza.

 

Violenza sulle donne

Sono pervenute numerose segnalazioni di stupri nel corso del conflitto a Mogadiscio da parte di truppe etiopi, di miliziani del TFG e di banditi armati. Anche donne sfollate all'interno dei campi e altre in fuga da Mogadiscio a bordo di veicoli pubblici sono state stuprate, in particolare donne appartenenti a comunità di minoranza.

Organizzazioni per i diritti delle donne hanno continuato a promuovere campagne contro le mutilazioni genitali femminili e la violenza domestica. Alle donne ha continuato a essere negata una completa rappresentanza all'interno del Parlamento federale di transizione sancita dalla Carta federale di transizione nel 2004.

 

Profughi e sfollati

La chiusura da parte del governo kenyano del proprio confine con la Somalia a gennaio ha violato il diritto internazionale sui rifugiati e ha ostacolato l'accesso degli aiuti umanitari nel sud-ovest della Somalia. Migliaia di richiedenti asilo in fuga dal conflitto a Mogadiscio e nel sud-ovest sono stati rimandati indietro al confine a gennaio (v. Kenya).

Il numero di sfollati è fluttuato con il variare dell'intensità del conflitto a Mogadiscio, nel porto sud-occidentale di Kismayu e in altre parti del paese.

A fine anno, il numero complessivo degli sfollati era calcolato a oltre un milione, circa 400.000 dei quali (principalmente membri di minoranze) vivevano in campi sfollati da diversi anni. Le condizioni di vita per gli sfollati erano spaventose. A molti mancavano acqua, servizi igienici e assistenza medica, mentre le violenze, dagli stupri ai saccheggi, da parte di ex miliziani sono risultate dilaganti. Le agenzie internazionali umanitarie non sono state in grado di raggiungere molti degli sfollati e diversi dipendenti di locali ONG collegate sono stati uccisi e gli approvvigionamenti alimentari saccheggiati. Funzionari del TFG hanno frequentemente ostacolato la consegna di aiuti umanitari. Alcuni funzionari hanno accusato le agenzie umanitarie di «nutrire i terroristi».

Oltre 1.400 sfollati somali e cittadini etiopi sono morti in mare mentre venivano trafficati dal Puntland allo Yemen.

 

"Guerra al terrore"

Almeno 140 persone in fuga a gennaio dalla Somalia, le quali erano riuscite a entrare in Kenya, sono state detenute dalle autorità kenyane. Almeno 85 di questi detenuti, i quali sono stati trattenuti in incommunicado senza accusa né processo per sospetti legami con il COSIC, sono stati trasferiti illegalmente (rendition) in Somalia a gennaio. Essi sono stati detenuti a Mogadiscio o Baidoa e poi trasferiti verso l'Etiopia, assieme ad altre persone detenute da truppe etiopi in Somalia in analoghe circostanze. Alcuni sono stati rilasciati ma a fine anno 41 di loro, di cui l'Etiopia aveva riconosciuto la detenzione, rimanevano detenuti in incommunicado e in segreto.

 

Pena di morte

Tribunali di ogni parte del paese hanno comminato sentenze di morte. Alcune sono state commutate in diya (pagamento di risarcimenti alle famiglie delle vittime), ma vi sono state anche alcune esecuzioni.

*Un ex miliziano del TFG è stato pubblicamente fucilato a Mogadiscio a luglio al termine di un breve e iniquo processo per omicidio.

Nel Somaliland, le sentenze di morte imposte nel 2004 nei confronti di sette uomini ritenuti collegati ad al-Qaeda, i quali erano stati giudicati colpevoli dell'omicidio di tre operatori umanitari internazionali, sono state commutate in appello dalla Corte Suprema. Nel corso dell'anno sono state messe a morte tre persone.

 

Missioni e rapporti di Amnesty International

Rappresentanti di Amnesty International hanno visitato il Somaliland a dicembre.


Kenya/Ethiopia/Somalia - Horn of Africa unlawful transfers in the "war on terror" (AFR 25/006/2007)

Somalia: Amnesty International denounces abuses in escalating Mogadishu conflict and killing of human rights defender (AFR 52/006/2007)

Somalia: Protection of civilians must be a priority (AFR 52/009/2007)

Somalia: Journalists suffering worst time since 1991 state collapse (AFR 52/016/2007)

 
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