Capo di Stato e di governo: Omar Hassan al-Bashir
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 37,8 milioni
Speranza di vita: 57,4 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 113/100‰
Alfabetizzazione adulti: 60,9%
Il Movimento di liberazione del popolo sudanese (SPLM) si è ritirato dal governo da ottobre fino al 27 dicembre, citando come motivazione l'incapacità di dare attuazione al Piano di pace complessivo (CPA) che aveva posto fine al decennale conflitto tra il nord e il sud del paese.
Il Darfur ha continuato a essere attanagliato dal conflitto e dall'insicurezza, entrambi favoriti dal proliferare di armi e di gruppi armati. Circa 280.000 persone sono andate ad aumentare il numero degli sfollati. A luglio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato all'unanimità l'invio in Darfur di un contingente forte di 26.000 unità. Tale contingente ha rilevato il 31 dicembre la Missione dell'Unione Africana in Sudan (AMIS), incapace di fermare le continue uccisioni e gli stupri in Darfur. A fine anno i negoziati di pace tra il governo e i gruppi armati erano giunti a un punto di stallo.
I servizi di sicurezza hanno impiegato forza letale contro dimostranti pacifici, comprese persone che protestavano contro la costruzione della Diga di Kajbar, nel Sudan settentrionale. I servizi di sicurezza hanno continuato a detenere sospetti oppositori in incommunicado per periodi prolungati. Tortura e maltrattamenti di darfuriani e altri gruppi minoritari sono risultati sistematici. Almeno 23 persone sono state condannate a morte e di sette ha avuto luogo l'esecuzione. La libertà di espressione è stata limitata e giornalisti sono stati detenuti come prigionieri di coscienza. Nel Sudan meridionale sono continuate le detenzioni arbitrarie.
Gruppi armati hanno inoltre compiuto violazioni dei diritti umani, comprese uccisioni deliberate di persone catturate e altre uccisioni illegali, detenzioni illecite di oppositori e presa di ostaggi.
A ottobre, l'SPLM ha revocato la propria partecipazione al Governo di unità nazionale (GNU) guidato dal presidente Omar Hassan al-Bashir, lamentando l'incapacità dei ministri del Partito del congresso nazionale (NCP), al potere, di dare attuazione alle clausole del CPA e l'esclusione del primo vice presidente Salva Kiir Mayardit. Una dichiarazione ufficiale dell'SPLM citava varie questioni, tra cui ostacoli al cammino verso la democrazia; ritardi nel processo di riconciliazione nazionale; mancata attuazione del protocollo di Abyei (Abyei è una ricca zona petrolifera a statuto speciale nell'ambito del CPA); ritardi nella demarcazione dei confini nord-sud; e mancanza di trasparenza nella distribuzione dei proventi derivanti dal petrolio. I ministri dell'SPLM sono rientrati nel GNU il 27 dicembre ma i disaccordi riguardo al protocollo di Abyei a fine anno rimanevano irrisolti.
L'Accordo di pace siglato con i gruppi armati del Sudan orientale nel 2006 è rimasto in vigore e i leader dell'opposizione dell'est sono entrati a far parte del GNU. Alcune personalità di primo piano hanno sostenuto che gli orientali vicini all'NCP avavano ricevuto un numero sproporzionato di cariche ministeriali.
L'armonizzazione della legislazione interna con le clausole inserite nel CPA è stata caratterizzata da molti rinvii. Tra i progetti di legge non approvati nel corso dell'anno vi erano la legge sui servizi di sicurezza nazionale, la legge sulla polizia nazionale, la legge sulle forze armate e la legge elettorale. In aggiunta, non sono state presentate bozze di legge sulla Commissione nazionale per i diritti umani, la Commissione elettorale e la Commissione sui terreni.
Il Segretariato generale delle Nazioni Unite ha riferito su base mensile al Consiglio di Sicurezza sulla situazione in Darfur. Sono stati inoltre presentati regolari rapporti da parte della Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani in Sudan. La Missione delle Nazioni Unite in Sudan (UNMIS), istituita nel contesto del CPA, contava oltre 10.000 truppe nel sud e nell'Abyei, nel Nilo Blu e nelle Montagne Nuba. L'UNMIS aveva 70 osservatori sui diritti umani nell'intero Sudan, compresi 33 in Darfur. L'UNMIS ha reso noti rapporti periodici su particolari episodi inerenti i diritti umani ma ha smesso di fornire regolari aggiornamenti sulla situazione dei diritti umani.
A una missione di alto livello composta da cinque membri che nel dicembre 2006 aveva ricevuto mandato dalla Sessione speciale sul Darfur del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (HRC) non è stato concesso il visto di ingresso. La missione ha visitato il Ciad e altre zone e riferito a marzo al Consiglio per i diritti umani.
A marzo l'HRC ha convocato un gruppo di esperti per dare corso alle precedenti raccomandazioni espresse dagli organismi delle Nazioni Unite (NU) sui diritti umani riguardo al Darfur. Il Consiglio consultivo sui diritti umani nominato dal governo sudanese ha fornito risposte a tali raccomandazioni ma secondo il rapporto presentato all'HRC a novembre, poche delle suddette raccomandazioni erano state attuate. L'HRC ha votato la fine del mandato del gruppo di esperti ma ha confermato quello della Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani in Sudan.
A dicembre, l'HRC ha richiesto al Sudan di dare attuazione a tutte le urgenti raccomandazioni individuate dal gruppo di esperti sul Darfur, ha prorogato di un anno il mandato della Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani in Sudan e le ha richiesto di dare corso all'attuazione di tali raccomandazioni.
Un team di esperti istituito ai sensi della Risoluzione 1591 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel 2005 incaricato di sorvegliare l'embargo sulle armi ha riferito che tutte le parti avevano infranto l'embargo e ha fornito i nomi dei soggetti responsabili di tale violazione.
A luglio, il Consiglio di Sicurezza ha approvato la Risoluzione 1769 istitutiva dell'Operazione mista Unione Africana-Nazioni Unite in Darfur (UNAMID), un contingente di peacekeeping misto formato da truppe dell'UA e delle NU di oltre 26.000 unità, compresi più di 6.000 poliziotti delle Nazioni Unite. Il governo del Sudan ha ostacolato il veloce dispiegamento del contingente in seguito alla mancata approvazione dell'elenco dei paesi aderenti, che comprendeva alcuni paesi non africani. Al contempo, Stati membri delle Nazioni Unite non hanno fornito equipaggiamenti essenziali come elicotteri. L'UNAMID ha rilevato l'AMIS il 31 dicembre, ma con soltanto circa 9.000 unità, tra cui 6.880 truppe e 1.540 agenti di polizia.
A febbraio, il procuratore della Corte penale internazionale (ICC) ha fornito prove di crimini di guerra e crimini contro l'umanità in Darfur alla Camera pre-processuale dell'ICC a carico di Ahmad Muhammad Harun, ex ministro di Stato agli Affari Interni poi ministro di Stato per gli Affari Umanitari, e del leader delle milizie janjawid Ali Mohammad Ali Abdel-Rahman (Ali Kushayb). Ad aprile la Camera pre-processuale dell'ICC ha emesso mandati di arresto nei confronti dei due uomini.
Il governo del Sudan ha dichiarato che si sarebbe rifiutato di consegnare i due. A dicembre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha concordato con una dichiarazione presidenziale che appoggiava la condanna da parte del Procuratore dell'ICC della mancata cooperazione del Sudan con l'ICC.
Tutte le principali parti coinvolte nel conflitto hanno compiuto violazioni delle norme internazionali sui diritti umani e del diritto internazionale umanitario, tra cui uccisioni illegali, detenzioni arbitrarie, attacchi a operatori ed equipaggiamenti umanitari, tortura e maltrattamenti, e presa di ostaggi.
È continuata la proliferazione di gruppi armati, per lo più fazioni separatiste dell'Esercito di liberazione del Sudan (SLA) e del Movimento giustizia ed eguaglianza (JEM). A fine anno si calcolavano oltre 30 gruppi armati, compresi gruppi armati a rappresentanza araba. Sempre più spesso i gruppi armati si sono divisi per via etnica.
Le milizie janjawid hanno attaccato civili con il contributo, anche aereo, delle Forze armate sudanesi. È stato tuttavia segnalato che alcune milizie janjawid erano diventate contrapposte al governo. Le orze aeree sudanesi (SAF) hanno bombardato obiettivi civili e non militari impiegando bombardieri Antonov ed elicotteri. Alcuni velivoli delle SAF sono stati dipinti di bianco per sembrare velivoli delle Nazioni Unite. Gruppi armati hanno combattuto contro il governo e gli uni contro gli altri. La proliferazione di armi ha incoraggiato lo sfociare di scontri di lieve entità in conflitti veri e propri e vi sono stati frequenti conflitti anche tra gruppi etnici, compresi gruppi arabi differenti incorporati nelle forze paramilitari governative. I conflitti etnici e gli attacchi da parte di gruppi armati si sono diffusi nel vicino Kordofan.
L'AMIS è risultata a corto di personale, di mezzi di trasporto e di armi pesanti.
I termini temporali dell'Accordo di pace sul Darfur del 2005, siglato dal governo e dall'Esercito di liberazione del Sudan/Minni Minawi e respinto da gran pare dei gruppi armati del Darfur, non sono stati rispettati.
Tra ottobre e dicembre sono state organizzate dalle NU e dall'UA conferenze ad Arusha, in Tanzania e dall'Esercito liberazione del popolo sudanese (SPLA) a Juba, nel Sudan meridionale al fine di cercare di unificare i gruppi e di assicurare una comune posizione di negoziazione. Alcuni gruppi armati si sono uniti. Sono stati compiuti alcuni tentativi da parte di attori regionali e dalle NU e dall'UA per dare nuovo impulso al processo di pace. A ottobre si è tenuta una nuova conferenza di pace sotto l'egida delle NU e dell'UA a Sirte, in Libia, cui tuttavia i principali gruppi armati si sono rifiutati di partecipare.
In conseguenza degli attacchi, in particolare da parte dei governativi e dei gruppi paramilitari, circa 280.000 persone sono state sfollate portando il numero degli sfollati in Darfur a oltre 2.387.000.
Ampie zone del Darfur sono risultate insicure per gli spostamenti. Tutte e parti in conflitto, comprese le forze paramilitari governative, hanno stabilito posti di blocco dove estorcevano denaro o detenevano persone in viaggio.
*Ad aprile, un velivolo governativo Antonov ed elicotteri hanno bombardato il villaggio di Umm Rai nel nord del Darfur in un attacco indiscriminato, che ha colpito una scuola uccidendo due persone.
*Tra gennaio e agosto, uomini del nord Rizeiqat, la maggior parte dei quali vestivano uniformi dell'Intelligence di frontiera o della Forza di difesa popolare, hanno attaccato membri del gruppo etnico tarjum, molti dei quali erano anche membri delle forze paramilitari governative. Complessivamente sono state uccise 500 persone nel corso di diversi attacchi.
*Ad agosto, oltre 50 janjawid hanno rapito 17 uomini in viaggio dalla città di Nyala verso i campi sfollati interni. Essi hanno detenuto i loro prigionieri legati agli alberi. Dopo più di 70 giorni questi sono stati rilasciati previo pagamento di 110.000.000 sterline sudanesi (circa 55.000 dollari USA).
*A settembre, due gruppi di opposizione armata, stando alle fonti, fuoriusciti dello JEM e dello SLA/Unità, hanno attaccato e saccheggiato la base dell'AMIS a Haskanita, nel nord del Darfur. Essi hanno ucciso 10 peacekeeper dell'AMIS e saccheggiato armi. A seguito di ciò, l'esercito sudanese ha occupato la città radendola al suolo.
Lo stupro ha continuato a essere un fenomeno diffuso, specialmente ai danni di donne e ragazze sfollate che raccoglievano legna da ardere al di fuori dei loro campi. In alcuni casi donne sono state picchiate, o aggredite ma sono riuscite a fuggire. Raramente esse hanno denunciato alla polizia ciò che era accaduto. Gli uomini hanno continuato a lasciare il compito di raccogliere legna da ardere alle donne poiché essi temevano di essere uccisi una volta avventuratisi al di fuori dei campi.
*Diverse donne sfollate, comprese ragazze adolescenti, sono state stuprate nella seconda metà dell'anno dopo che erano uscite dai campi sfollati di Zalingei per raccogliere legna da ardere. Ad agosto è stata stuprata una donna all'ottavo mese di gravidanza.
Le mutilazioni genitali femminili hanno continuato a essere praticate sistematicamente nel Sudan settentrionale.
Il servizio di intelligence nazionale e sicurezza (NISS), i servizi segreti militari e la polizia hanno continuato a commettere violazioni dei diritti umani, compresi arresti arbitrari, torture e maltrattamenti, e uso eccessivo della forza. Detenuti politici, sospetti criminali, darfuriani e altri provenienti da zone marginali, così come studenti a Khartoum sono stati regolarmente sottoposti a tortura e maltrattamenti. La fustigazione ha continuato a essere imposta per svariati reati, compresi i rapporti sessuali illeciti e il contrabbando di alcol. Manifestazioni sono state frequentemente represse attraverso un uso eccessivo della forza.
*Almeno 30 persone sono state arrestate a giugno e luglio in relazione a proteste contro la Diga di Kajbar. Durante una marcia pacifica tenutasi a giugno la polizia ha ucciso quattro manifestanti ferendone altri 11. Tra gli arrestati vi era un gruppo che era arrivato per indagare sulle uccisioni, compreso Mohammed Jalal Ahmad Hashim, un accademico dell'Università do Khartoum, membri del comitato contro la Diga di Kajbar, compreso il suo portavoce Osman Ibrahim, e giornalisti. I detenuti, giornalisti compresi, sono stati trattenuti in incommunicado anche per 10 settimane ed è stato loro richiesto di firmare una dichiarazione con cui promettevano che in futuro non avrebbero espresso commenti sulla diga.
*Mubarak al-Fadel al-Mahdi, presidente del Partito riforma e rinnovamento Umma (UPRR), è stato arrestato assieme ad almeno 40 persone, compresi molti ex ufficiali dell'esercito a luglio, e accusato di aver contrabbandato armi e pianificato un colpo di Stato. Poco dopo, è stata emessa un'ordinanza che vietava di discutere il caso sulla stampa. Il 1° agosto, Ali Mahmoud Hassanain, di 73 anni, avvocato per i diritti umani e vice presiedente del Partito unionista democratico (DUP), è stato arrestato. Molti tra questo gruppo di detenuti sono stati torturati mentre erano detenuti in incommunicado, per circa sei settimane, nel palese tentativo di costringerli a confessare un presunto colpo di Stato. Tra i metodi di tortura riferiti vi erano percosse, il rimanere seduti o in piedi per periodi prolungati, e la sospensione con polsi e le caviglie legati dietro la schiena (il c.d. metodo tayyara, l'aeroplano). A novembre, Mubarak al-Fadel al-Mahdi e Ali Mahmoud Hassanain, un diabetico, hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro gli illeciti e i ritardi delle procedure pre-processuali. Il 4 dicembre lo Stato ha rilasciato senza accusa Mubarak al-Fadel al-Mahdi e il 31 dicembre tutti gli altri detenuti hanno beneficiato della grazia presidenziale.
*Ad agosto la polizia e il NISS hanno circondato il campo di Kalma nei pressi di Nyala, in Darfur, e arrestato circa 35 sfollati, dopo che, stando alle fonti, erano stati uccisi due poliziotti. La maggior parte dei detenuti sono stati picchiati durante le fasi dell'arresto e in seguito presso la stazione di polizia di Nyala Wasat, dove sono stati trattenuti in prolungata detenzione in incommunicado. Essi sono stati rilasciati a ottobre senza accusa né processo.
*Oltre un centinaio di persone, compresi studenti, hanno preso parte a una manifestazione a settembre in occasione della Giornata mondiale per il Darfur. Otto studenti sono stati arrestati dopo la manifestazione e trattenuti per due giorni. Secondo quanto riferito, essi sono stati tenuti bendati e torturati dal NISS. Il terzo giorno essi sono stati trasferiti in custodia di polizia e le torture sono cessate.
Si è avuta notizia di 23 persone condannate a morte e di sette esecuzioni per impiccagione avvenute nel corso dell'anno. Si ritiene che la cifra reale sia molto più alta. Le sentenze di morte hanno continuato a essere emesse con una certa frequenza al termine di processi iniqui in cui le confessioni estorte sotto tortura erano state ammesse come prove agli atti. In diverse occasioni gli imputati sono stati condannati a morte al termine di processi in cui non hanno avuto un difensore legale.
Sono state comminate nuove sentenze di morte nei confronti di donne per adulterio ma non sono note esecuzioni di questo tipo di sentenze. In Darfur, corti speciali e corti speciali penali hanno continuato a condurre processi iniqui. La Corte speciale penale per gli eventi in Darfur non ha dibattuto casi giudiziari durante l'anno.
Nel Sudan meridionale sono state comminate sentenze di morte nei confronti di molte persone che erano state processate senza un difensore legale. Tuttavia, non sono note esecuzioni avvenute nel corso dell'anno.
*Sadia Idriss Fadul e Amouna Abdallah Daldoum, entrambe originarie del Darfur, sono state condannate a morte per lapidazione rispettivamente a febbraio e marzo per adulterio. La sentenza è stata emessa dalla Corte penale della provincia di Managil, nello Stato di Gazira. Si ritiene che le sentenze siano state commutate.
*A novembre, 10 persone originarie del Darfur, tra cui al-Tayeb Abdel Aziz, di 16 anni, e Idris Mohammed al-Sanousi, di 71, sono state condannate a morte dalla Corte penale di Khartoum per l'omicidio di un direttore di quotidiano, Mohammed Taha. Tutti e 10 hanno ritrattato la loro confessione che essi hanno affermato essere stata loro estorta sotto tortura. La Corte ha respinto la richiesta degli avvocati della difesa di disporre perizie mediche.
*Due membri dei servizi segreti militari, Bakhit Mohammed Bakhit e Abdel Malik Abdallah, sono stati impiccati a maggio nella prigione di Shalla, al-Fasher, in Darfur. Essi erano stati processati davanti alla Corte speciale penale sugli eventi in Darfur nell'agosto 2005 e condannati a morte per omicidio dopo la morte di Adam Idris Mohammed in conseguenza della tortura subita in custodia. Il capo dei servizi segreti militari è stato prosciolto.
Sono continuate le restrizioni alle libertà di espressione e di associazione. Le disposizioni contenute nella legge sulla stampa del 2004 sono state usate per censurare quotidiani e limitare la libertà di espressione. Il governo ha imposto ordini che hanno imbavagliato la stampa, compresi divieti di riferire la cronaca di casi penali relativi al conflitto in Darfur; di indagini nelle uccisioni di civili nel corso di manifestazioni contro la Diga di Kajbar e riguardo al caso di Mubarak al-Fadel al-Mahdi.
*A novembre, due giornalisti del quotidiano al-Sudani sono stati detenuti per 12 giorni per essersi rifiutati di pagare una multa di 10.000 sterline sudanesi (pari a 5.000 dollari USA). Essi erano stati giudicati colpevoli di diffamazione per aver scritto un articolo che criticava il NISS per aver detenuto altri quattro giornalisti. Sono stati considerati prigionieri di coscienza.
Nel Sudan meridionale, una regione autonoma ai sensi del CPA, sono state istituite con decreto presidenziale diverse commissioni del CPA, compresa la Commissione del Sudan meridionale sui diritti umani. A novembre, l'Assemblea legislativa del Sudan meridionale ha approvato un progetto di legge sull'esercito. Era inoltre prevista la presentazione di bozze di legge sul pubblico impiego, sulla popolazione e il censimento nonché sul disarmo, smobilitazione e reintegro (DDR).
Sono proseguiti gli scontri tra le differenti milizie, in cui spesso sono stati uccisi o rapiti civili. Persone hanno continuato a essere arbitrariamente detenute, talvolta come ostaggi al posto di altri familiari. In parte a causa della mancanza di avvocati, molte persone sono state giudicate colpevoli senza un difensore legale. Sono state comminate alcune sentenze di morte ma non sono note esecuzioni.
*Mapet Daniel Dut è stato condannato a morte per omicidio a ottobre dalla Corte di giustizia di Rumbek. Secondo quanto riferito, egli non ha avuto un difensore legale. Egli è in seguito evaso dalla prigione e la polizia ha detenuto suo fratello e suo padre al suo posto. Anche due sue sorelle, che portavano loro cibo, sono state detenute, ma rilasciate dopo pochi giorni. Mapet Daniel Dut non è stato ricatturato e a fine anno suo padre rimaneva in carcere.
Sudan: Time is running out: Protect the people of Darfur (AFR 54/016/2007)
Sudan: Arms continuing to fuel serious human rights violations in Darfur (AFR 54/019/2007)
Sudan: Arrest Now! Darfur, the Sudan: Ahmad Harun and Ali Kushayb (AFR 54/027/2007)
Darfur: When will they protect us? (AFR 54/043/2007)
Sudan: Obstruction and Delay (AFR 54/006/2007)