Capo di Stato e di governo: Yoweri Kaguta Museveni
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 30,9 milioni
Speranza di vita: 49,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 135/121‰
Alfabetizzazione adulti: 66,8%
Sono proseguiti i colloqui di pace tra il governo e l'Esercito di resistenza del Signore (LRA), aventi l'obiettivo di porre fine al ventennale conflitto nell'Uganda settentrionale. Secondo quanto riferito, i colloqui si sono incentrati sul ritiro dei mandati di cattura emessi dalla Corte penale internazionale nei confronti di quattro alti esponenti dell'LRA. Un cessate il fuoco concordato nel 2006 è stato prorogato. L'indipendenza delle magistratura è stata minacciata mentre sono continuati gli attacchi alla libertà di espressione e della stampa. La violenza contro donne e ragazze ha continuato a dilagare. Sono continuate le segnalazioni di tortura da parte di agenti della sicurezza di Stato.
Il processo a carico del leader dell'opposizione, dott. Kizza Besigye, e altri sei accusati di tradimento era in corso presso l'Alta Corte di Kampala. Il 1° marzo. I sei co-imputati ancora detenuti sono stati rilasciati su cauzione per ordine di un tribunale, ma personale della sicurezza governativa ha invaso la sede del tribunale e li ha riarrestati. Gli imputati, un avvocato della difesa e un giornalista stando alle fonti sono stati maltrattati dal personale della sicurezza. L'avvocato della difesa ha in seguito necessitato di cure mediche. Il raid armato nel tribunale ha suscitato proteste a livello nazionale e internazionale. In seguito al raid, la magistratura ha sospeso il proprio lavoro e gli avvocati sono scesi in sciopero. Il presidente ha presentato pubbliche scuse alla magistratura e ha promesso che sarebbe stata avviata un'inchiesta sull'accaduto. A fine anno, le procedure e i risultati di tale inchiesta non erano stati ancora resi noti.
Dopo essere stati riarrestati, i sei imputati sono stati incriminati da due tribunali interni del paese con nuove accuse di omicidio. Per tutti e sei è stata in seguito fissata la cauzione per l'accusa di omicidio. A fine anno, tre degli imputati rimanevano in detenzione per non essersi conformati alle condizioni della cauzione e gli altri tre sono stati rilasciati.
Sono proseguiti nel Sudan meridionale i colloqui di pace tra il governo e l'LRA. Entrambe le parti hanno concordato di prorogare la cessazione delle ostilità ad aprile, e a maggio entrambe hanno siglato un documento chiamato Soluzioni complete per il conflitto dell'Uganda settentrionale. Il 29 giugno, le parti hanno firmato un accordo di «riconciliazione e responsabilità», che si proponeva di stabilire un quadro entro cui affrontare i crimini commessi durante il conflitto nell'Uganda settentrionale. Secondo quanto riferito, i negoziati si sono incentrati sulle modalità di ritiro dei mandati di cattura emessi dalla Corte penale internazionale (ICC) nei confronti di quattro alti esponenti dell'LRA, Joseph Kony, Vincent Otti, Okot Odhiambo e Dominic Ongwen, tramite l'istituzione di processi interni alternativi. Nel 2005, l'ICC aveva accusato gli uomini di crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Voci ricorrenti davano Vincent Otti, uno dei leader dell'LRA accusati di crimini contro l'umanità e crimini di guerra, ucciso per mano dell'LRA a ottobre, in seguito a un presunto disaccordo con Joseph Kony.
A fine anno, stando alle fonti, entrambe le parti erano impegnate in consultazioni con le vittime del conflitto, così come stabilito dall'accordo. I risultati di questo giro di consultazioni non sono stati ancora resi noti. Non sono cessati i dubbi riguardo al futuro del processo di pace, ma il governo ha dichiarato che tale processo era ancora in corso.
Sono continuati gli attacchi alla libertà di espressione e alla libertà di stampa. Alcuni giornalisti hanno dovuto affrontare accuse penali a causa del proprio lavoro.
*A ottobre, le trasmissioni di una stazione radiofonica privata, Life FM, nel sud-ovest dell'Uganda sono state interrotte per diversi giorni in seguito a un attacco da parte di aggressori non identificati che hanno versato acido nei trasmettitori della stazione. L'attacco è stato ritenuto collegato alla messa in onda di un programma radiofonico che criticava l'efficienza dei servizi pubblici da parte del governo locale. Secondo quanto è parso, nessuno è stato perseguito per questo reato.
*Sempre a ottobre, tre giornalisti che lavoravano per il quotidiano The Monitor sono stati accusati di sedizione, per aver raccontato che soldati venivano segretamente addestrati come poliziotti allo scopo di cercare di porre il corpo di polizia sotto il controllo dei militari.
*A novembre, due giornalisti del quotidiano The Monitor sono stati accusati di diffamazione per aver raccontato che l'Ispettore generale del governo riceveva ancora la busta paga del governo dopo il pensionamento, in violazione della normativa sul pubblico impiego.
Il governo ha avviato indagini sulle accuse di corruzione riguardanti la malversazione del Fondo globale contro l'HIV/AIDS, la tubercolosi e la malaria in Uganda. A seguito delle indagini, un ex ministro della Salute e i suoi due vice sono stati deferiti alla polizia per ulteriori indagini. A maggio, l'ex ministro, i suoi due vice e una funzionaria di governo sono stati incriminati per appropriazione indebita e abuso d'ufficio.
A luglio, il governo dell'Uganda ha firmato un Accordo tripartito con il governo del Rwanda e l'UNHCR, in preparazione del rimpatrio di richiedenti asilo e rifugiati rwandesi residenti in Uganda. Il 3 ottobre, circa 3.000 rifugiati e richiedenti asilo sono stati rimpatriati in Rwanda dall'Uganda. Funzionari del governo ugandese hanno dichiarato che tale processo era volontario e che l'UNHCR era al corrente dello stesso. Il ministro rwandese per le Amministrazioni Locali, stando alle fonti, ha dichiarato che le 3.000 persone non avevano lo status di rifugiati e che non stavano cercando asilo in Uganda. Tuttavia, molte persone hanno lamentato di essere state rimpatriate forzatamente e che non era stata data loro l'opportunità di richiedere asilo secondo procedure eque e concrete. Essi hanno sostenuto di temere per la propria vita e incolumità nel loro paese di origine. A fine anno si temeva anche che rifugiati e richiedenti asilo del Burundi sarebbero stati rimpatriati forzatamente.
Alla data di maggio 2007, gli sfollati nei campi in tutto l'Uganda settentrionale erano calcolati in 1,6 milioni di persone. Nella sotto-regione dell'Acholi, la zona maggiormente colpita dal conflitto in corso nell'Uganda settentrionale, l'UNHCR ha calcolato che a settembre all'incirca il 63% dell'1,1 milioni di sfollati del 2005 vivessero ancora nel primo campo che gli aveva accolti. Alla data di maggio, l'UNHCR ha calcolato che poco più di 7.000 persone avevano fatto ritorno permanentemente nei loro luoghi di origine nella sotto-regione dell'Acholi.
Sono continuate a pervenire segnalazioni di tortura e altri maltrattamenti commessi dal corpo di polizia e dai servizi di sicurezza di Stato. In particolare, l'Unità di rapido intervento (RRU), già denominata Unità di rottura del crimine violento (VCCU), è stata criticata da organizzazioni, tra cui la Commissione sui diritti umani dell'Uganda, per i numerosi episodi di tortura e altri maltrattamenti, e per la detenzione arbitraria e prolungata dei sospetti. A fine anno, il governo non aveva dato risposte alle richieste di indagini in queste accuse di tortura e altri maltrattamenti.
*Ad agosto, membri dell'RRU hanno arrestato 41 persone, compresi cittadini ugandesi e stranieri, in una operazione condotta prima del Convegno dei capi di governo del Commonwealth, tenutosi a Kampala a novembre. Durante le fasi dell'arresto, agenti di polizia hanno picchiato alcuni dei detenuti con manganelli e calci di fucile, fratturando un braccio a una persona. I 41 sono stati trattenuti in incommunicado per cinque giorni, e 23 di essi sono stati rinchiusi insieme in una cella delle dimensioni di 3m².
*Il 29 ottobre, la polizia del distretto di Apac ha arrestato e detenuto circa 30 persone e, stando alle accuse, ne ha torturato 22 mentre procedeva a interrogarle in merito a un presunto furto di bestiame. Una ventina di agenti hanno picchiato a turno i detenuti con bastoni mentre questi venivano interrogati. Quattro uomini hanno riportato gravi ferite durante il pestaggio, e uno di essi è stato picchiato finché i suoi pantaloni si sono strappati intrisi di sangue.
*A novembre, Hassan Nkalubo, un residente del distretto di Mbale, stando alle accuse, è stato detenuto e torturato dall'RRU con sede a Mbale. Egli era stato accusato di possesso illegale di un fucile AK47, ed era in condizioni critiche a seguito del trattamento subito.
Uno studio ufficiale del governo divulgato ad agosto ha confermato un'alta incidenza di violenze contro le donne, compresi stupri e violenza domestica, in tutto il paese. Nell'Uganda settentrionale, nonostante la cessazione delle ostilità nel 2006, donne e ragazze hanno continuato a subire violenza da parte dei soldati governativi, dei ribelli dell'LRA che facevano ritorno nelle loro comunità, degli agenti delle forze dell'ordine, così come dei loro familiari e membri delle loro comunità. Un sistema giudiziario debole e inefficace ha lasciato le vittime di violenza sessuale e di violenza basata sul genere traumatizzate e private della possibilità di ricorrere alla giustizia, così come all'assistenza legale, medica e psicologica.
Sono continuati gli abusi contro lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT). L'omosessualità è rimasta reato penale. A seguito di una campagna di alto profilo condotta attraverso i media da organizzazioni LGBT ad agosto, funzionari di governo, media, gruppi religiosi e di altro tipo, compresi insegnanti, hanno condannato le persone LGBT chiedendo che fossero arrestate.
*A settembre, il quotidiano The Red Pepper ha pubblicato un elenco di persone che asseriva essere gay e lesbiche e ha pubblicato il luogo dove lavoravano e gli indirizzi di casa. Alcune delle persone che figuravano nell'elenco hanno successivamente lamentato di aver subito vessazioni e discriminazioni.
Tribunali civili hanno continuato a comminare sentenze di morte per reati capitali. Non vi sono state più esecuzioni a seguito di condanne emesse da corti civili dal 1999. A settembre il Servizio carcerario ha riportato che almeno 520 reclusi erano nel braccio della morte in Uganda. Corti militari hanno continuato a comminare sentenze di morte e a ordinare l'esecuzione di soldati delle Forze di difesa del popolo ugandese (UPDF). Non è chiaro il numero esatto dei soldati messi a morte ai sensi del codice militare.
*Il 20 settembre, un soldato delle UPDF, caporale Geoffrey Apamuko, è stato condannato a morte per impiccagione per omicidio.
A ottobre, il ministro degli Affari Interni, dott. Ruhukana Rugunda, ha deciso per l'imposizione della pena di morte nei confronti dei leader dell'LRA nel caso in cui essi fossero processati da tribunali ugandesi per crimini commessi durante il conflitto nell'Uganda settentrionale.
Delegati di Amnesty International hanno visitato l'Uganda settentrionale e Kampala a maggio e agosto.
Uganda: Doubly Traumatised - The lack of access to justice by female victims of sexual and gender-based violence in northern Uganda (AFR 59/005/2007)
Uganda: Justice system fails victims of sexual violence (AFR 59/011/2007)
Uganda: Detainees tortured during incommunicado detention (AFR 59/006/2007)
Uganda: Proposed national framework to address impunity does not remove government's obligation to arrest and surrender LRA leaders to the International Criminal Court (AFR 59/002/2007)