Capo di Stato: Kim Jong-il
Capo di governo: Kim Yong-il (subentrato a Pak Pong-ju ad aprile)
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 22,7 milioni
Speranza di vita: 66,8 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 56/49‰
Sono proseguite le sistematiche violazioni dei diritti umani, compresa pena di morte, tortura e riscorso arbitrario alla carcerazione per motivi politici. Qualsiasi tipo di dissenso, dal lasciare il paese senza permesso a riunioni o associazioni non autorizzate, è stato oggetto di punizioni severe, così come i media nazionali e internazionali sono stati posti sotto rigido controllo. L'accesso al paese da parte di osservatori sui diritti umani ha continuato a essere negato.
A febbraio, il governo si è impegnato a chiudere e smantellare l'impianto nucleare di Yongbyon in cambio di concessioni per gli aiuti economici e sociali.
Ad agosto gravi inondazioni hanno colpito oltre 960.000 persone, causando decine di migliaia di sfollati e, stando alle fonti, almeno 450 dispersi, presumibilmente deceduti. Una carestia alimentare, già attestata al 20% prima delle inondazioni, è risultata inasprita dall'avvizzimento delle colture e dall'infestazione di insetti. Il governo si è affidato agli aiuti internazionali, richiedendo ufficialmente al Programma alimentare mondiale (WFP) di fornire immediatamente aiuti alimentari per tre mesi in alcune contee.
A ottobre, il leader nordcoreano Kim Jong-il si è incontrato con il presidente sudcoreano Roh Moo-hyun e i primi ministri dei due paesi si sono incontrati a novembre.
A dicembre, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione in cui si esprimevano gravissime preoccupazioni riguardo alle dilaganti e sistematiche violazioni dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali in Corea del Nord.
Centinaia di nordcoreani sono stati rimpatriati mensilmente con la forza dalla Cina, e stando alle fonti, erano all'incirca 50.000 quelli che continuavano a nascondersi in Cina nel costante timore di essere espulsi.
Centinaia di nordcoreani hanno continuato a essere detenuti in Thailandia per diversi mesi prima che fosse loro consentito di entrare in Corea del Sud dove ad almeno 10.000 è stata concessa la cittadinanza. I nordcoreani hanno incontrato difficoltà ad adattarsi alla vita in Corea del Sud; oltre un terzo di loro erano disoccupati ed è stato segnalato che molti soffrivano di disturbi da stress post-traumatico.
Centinai di nordcoreani rimpatriati forzatamente dalla Cina risultavano scomparsi. Le famiglie di diverse persone che erano fuggite dal paese senza autorizzazione sono scomparse. Si ritiene siano rimaste vittime di sparizione forzata, una forma di punizione collettiva per quanti sono in qualche modo associati con qualcuno giudicato essere ostile al regime ("colpa per associazione").
Le autorità nordcoreane hanno inoltre rapito cittadini di altri paesi, compresi sudocoreani e giapponesi. Il governo non ha riconosciuto alcuna delle sparizioni forzate.
*Son Jong-nam fu arrestato nel gennaio 2006 con l'accusa di tradimento, apparentemente perché era andato a trovare suo fratello, Song Jong-hun, in Cina tra maggio e giugno 2004. Sin dal suo arresto egli era stato a rischio di imminente esecuzione. Nel marzo 2007, egli è stato trasferito in una struttura di detenzione a Pyongyang, stando alle fonti, in condizioni critiche a seguito delle torture subite per mano dell'Agenzia per la sicurezza nazionale (NSA). Non sono emerse indicazioni riguardo al fatto che si sia svolto un qualche processo ma, secondo quanto riferito, l'NSA ha emesso una sentenza.
Nonostante ripetute richieste, il governo ha continuato a negare l'accesso a osservatori indipendenti sui diritti umani, compreso il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica Democratica Popolare di Corea e il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo. A dicembre, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha espresso grave preoccupazione per il rifiuto da parte della Repubblica Democratica Popolare di Corea di riconoscere il mandato del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani.
Le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite sono state autorizzate a entrare nel paese a seguito delle inondazioni. Il WFP ha mantenuto il consolidato principio secondo cui «niente-accesso-niente cibo».
Non è stata tollerata alcun genere di opposizione. Ad aprile, stando alle fonti, il Partito dei lavoratori coreani ha denunciato i media stranieri di mirare a destabilizzare il regime e ha ordinato alle forze di sicurezza di bloccare l'ingresso nel paese di ogni tipo di videocassette, telefoni cellulari e CD.
I mezzi di informazione nazionali hanno continuato a essere censurati e l'accesso alle trasmissioni dei media internazionali ha continuato a essere fortemente limitato.
Qualsiasi riunione o associazione non autorizzata è stata giudicata «arrecare disturbo collettivo», e pertanto passibile di punizione. La libertà religiosa, sebbene garantita dalla Costituzione, è stata in pratica fortemente limitata. Le persone coinvolte in attività religiose sia in pubblico che in privato sono state oggetto di carcerazione, tortura ed esecuzione capitale.
Le esecuzioni sono state condotte tramite impiccagione o fucilazione. Sono giunte notizie di esecuzioni di oppositori politici in carceri politiche e di persone accusate di reati finanziari.
*Ad agosto, è stato segnalato che il presidente della società di esportazione di tessuto sintetico Soonchun Vinalon1, della provincia di Pyongan Sud, era stato messo a morte in pubblico. Egli era stato accusato di aver venduto attrezzature industriali per acquistare cibo per i lavoratori che morivano di fame. Successivamente egli è stato anche accusato di aver tenuta nascosta la propria appartenenza a una milizia civile di base anti-comunista, denominata Chi-an-dae, durante la guerra di Corea (1950-1953).
Secondo quanto riferito, i prigionieri, in particolare quelli politici, hanno patito condizioni spaventose, all'interno di una vasta gamma di centri di detenzione e carceri.
I nordcoreani rimpatriati forzatamente dalla Cina sono stati oggetto di tortura o maltrattamenti e di carcerazioni fino a tre anni. Le loro pene dipendevano dall'età, dal genere e dalle loro esperienze di vita. Donne e minorenni venivano generalmente condannati a due settimane di reclusione da scontare in un centro detentivo, sebbene siano risultate comuni anche sentenze più lunghe, pari a diversi mesi, da scontare in campi di lavoro forzato. Le persone che confessavano di aver incontrato sudcoreani o missionari venivano punite con particolare severità. Sono risultate applicate esecuzioni sommarie e lunghe pene detentive ai lavori forzati. Le autorità hanno spesso rilasciato i prigionieri in fin di vita, che sono morti poco dopo il rilascio.