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India

Repubblica dell'India

Capo di Stato: Pratibha Patil (subentrato ad APJ Abdul Kalam a luglio)
Capo del governo: Manmohan Singh
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 1 miliardo e 135.600
Speranza di vita: 63,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 84/88‰
Alfabetizzazione adulti: 61%

  1. Contesto
  2. Diritti economici, sociali e culturali
  3. Violenza contro le comunità emarginate adivasi
  4. Sicurezza e diritti umani
  5. Impunità
  6. Pena di morte
  7. Missioni e rapporti di Amnesty International

Attacchi dinamitardi e scontri armati in varie parti del paese hanno causato la morte di centinaia di persone. I colloqui tra India e Pakistan così come le iniziative per risolvere i conflitti nel Kashmir e nel Nagaland hanno fatto registrare scarsi progressi. I rapidi avanzamenti in alcuni settori dell'economia hanno alimentato grandi aspettative nelle zone urbane, sebbene le iniziative per acquisire terreni e altre risorse per il mercato economico e i progetti di sviluppo abbiano provocato proteste in diversi Stati. Tutto ciò è coinciso con una ripresa delle attività da parte di gruppi armati maoisti in alcuni Stati, destando preoccupazione per la sicurezza e i diritti umani in quelle zone. Comunità locali emarginate, compresi gli adivasi (comunità indigene), i dalit e i piccoli coltivatori hanno protestato contro le minacce ai loro mezzi di sussistenza, la negazione del loro diritto a partecipare al processo decisionale riguardo ai progetti di sviluppo e ai processi di reinsediamento e riabilitazione. Sono state riportate violazioni dei diritti umani su molti fronti, tra cui uccisioni illegali, sgomberi forzati, uso eccessivo della forza da parte della polizia, violenza sulle donne e vessazioni nei confronti di difensori dei diritti umani. I meccanismi istituzionali sono stati incapaci di proteggere i diritti civili e politici o di garantire giustizia alle vittime. Tali mancanze si sono estese anche ai diritti economici, sociali e culturali, in particolare di comunità già emarginate.

 

Contesto

Centinaia di persone sono morte in attacchi dinamitardi, compresi 66 passeggeri di un treno diretto in Pakistan a febbraio, 42 a Hyderabad ad agosto e 10 nell'Uttar Pradesh a novembre. Le preoccupazioni riguardo ai ricorrenti attacchi hanno segnato i colloqui tra India e Pakistan in corso, che non sono riusciti a far registrare progressi significativi. Poco è stato ottenuto anche nel contesto delle iniziative per la pace nel Kashmir e nel Nagaland. Nell'Assam si sono avuti nuovi attacchi dinamitardi, così come aggressioni a migranti provenienti dagli Stati del nord, a gennaio e novembre.

Almeno 400 persone sono rimaste uccise durante gli scontri tra la polizia e i maoisti negli Stati centrali e orientali. Le comunità locali in questi Stati hanno opposto resistenza alle acquisizioni di terreni per progetti di sviluppo commerciale e di zone di particolare interesse economico. Diversi Stati, tra cui West Bengal, Orissa, Jharkhand, Chhattisgarh, Madhya Pradesh, Andhra Pradesh, Karnataka, Tamil Nadu, Pondicherry, Maharashtra e Meghalaya, hanno conosciuto la protesta da parte delle comunità locali i cui mezzi di sussistenza risultavano minacciati dall'irrigazione estensiva, dall'attività mineraria, manifatturiera e da progetti commerciali. Sempre più spesso sono stati impiegati metodi illegali per contrastare questo tipo di proteste mentre l'impunità per gli abusi è rimasta dilagante.

In alcuni Stati, tra cui il Maharashtra, si sono riconfermati elevati tassi di suicidio tra coltivatori attanagliati dai debiti, nonostante l'adozione di alcuni misure per arginarne l'incidenza. L'accesso inadeguato al servizio sanitario ha contribuito alla diffusione del colera nelle comunità adivasi del sud Orissa.

Un accordo raggiunto con gli Stati Uniti nel 2006 per garantire all'India l'accesso a materiale nucleare strategico e ad attrezzature a scopo civile non era stato ancora applicato a causa dell'opposizione politica interna. L'esportazione di armi verso Myanmar è stata sospesa a novembre dopo la soppressione del movimento filodemocratico del suddetto paese.

L'India ha firmato la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate a febbraio ed è stata rieletta al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani. Tuttavia, l'India non aveva ancora ratificato la Convenzione contro la tortura e la Convenzione per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e loro familiari. Le richieste di visitare il paese avanzate dai Relatori Speciali delle Nazioni Unite sulla tortura e sulle esecuzioni extragiudiziali sono rimaste in attesa di risposta. Non erano stati avanzati inviti neppure ai Gruppi di lavoro sulle detenzione arbitrarie e sulle sparizioni forzate o involontarie.

 

Diritti economici, sociali e culturali

All'incirca 300 milioni di persone, vale a dire circa un quarto della popolazione, continuava a vivere in povertà. Sono aumentate le preoccupazioni riguardo alla protezione dei diritti di comunità già emarginate. Le disposizioni costituzionali esistenti sono state ignorate mentre zone ricche di risorse naturali, contraddistinte da abitazioni esclusivamente adivasi, sono state assegnate a industrie estrattive o di altra natura. Le comunità interessate sono state generalmente escluse dal processo decisionale, fatta eccezione che per i casi di reinsediamento e riabilitazione a seguito di sfollamento. Le autorità hanno continuato a dimostrarsi riluttanti a rivelare informazioni cruciali nonostante la legislazione relativa al diritto all'informazione.

A Nandigram, nel West Bengal, milizie private fedeli al Partito comunista dell'India (marxista - CPI-M), al potere, e sostenitori armati di organizzazioni locali si sono battuti per il controllo sul territorio. Le autorità non sono riuscite a persuadere i coltivatori che protestavano contro la decisione di ricollocare un progetto industriale nella zona a togliere le loro barricate. A ciò ha fatto seguito una serie di violazioni dei diritti umani, tra cui uccisioni illegali, sgomberi forzati, uso eccessivo della forza da parte della polizia, violenza sulle donne, accesso negato all'informazione per i media e organizzazioni per i diritti umani, vessazione di difensori dei diritti umani e giustizia negata per le vittime di violazioni.

*A gennaio e marzo, almeno 25 persone, per lo più residenti locali, sono state uccise a Nandigram, oltre un centinaio ferite e almeno 20 donne sono state aggredite sessualmente da milizie private alleate del CPI-M, al potere. Precedentemente, 1.500 persone, per lo più sostenitori del CPI-M, sono state sfollate dalle loro abitazioni dopo che sostenitori di organizzazioni locali avevano eretto barricate nel corso di proteste contro lo sfollamento forzato.

*Nell'Orissa, almeno 50 persone sono rimaste ferite nell'arco di un anno di proteste contro lo sfollamento forzato a causa di un progetto per un'acciaieria. Un'indagine ufficiale sull'uccisione da parte della polizia di 12 manifestanti adivasi a Kalinganagar nel 2006 è rimasta in sospeso. Dopo lunghe campagne promosse da adivasi locali, a novembre la Corte Suprema ha emesso sentenza contro al decisione dello Stato di autorizzare una società multinazionale all'estrazione mineraria in zone forestali protette nel Niyamagiri.

*A luglio, la polizia è ricorsa a un uso eccessivo della forza contro manifestanti a Badwani nel Madhya Pradesh ferendo almeno 10 persone e arrestandone 92. Le proteste riguardavano lo sfollamento forzato provocato dal progetto della diga di Narmada.

 

Violenza contro le comunità emarginate adivasi

Vi è stato un incremento di violenza nella zona di Dantewada nel Chattisgarh tra i maoisti armati e le forze statali sostenute da Salwa Judum, una milizia civile da più parti ritenuta essere appoggiata dallo Stato. La popolazione civile, per lo più adivasi, è stata presa di mira da entrambe le parti, le quali si sono macchiate di uccisioni illegali, rapimenti, tortura e mutilazioni; sono stati riportati casi di aggressioni sessuali da parte di agenti statali e uccisioni al termine di processi sommari da parte dei maoisti; la stragrande maggioranza di questi abusi non sono stati pienamente indagati.

All'incirca 50.000 adivasi hanno continuato a essere sfollati dalla zona di Dantewada, la maggior parte dei quali hanno trovato sistemazione in campi speciali. Non è stato fatto alcun tentativo concreto per assicurarne il rientro spontaneo tra notizie che indicavano che parte della loro terra avrebbe potuto essere data per progetti commerciali e di sviluppo. Secondo quanto riferito, almeno altri 10.000 adivasi sono fuggiti nell'Andra Pradesh.

*Il 15 marzo, almeno 55 persone, per lo più appartenenti a Salwa Judum, sono rimasti uccisi in un attacco da parte di sospetti maoisti nei pressi di Bijapur.

*Il 31 marzo, 12 adivasi sono stati uccisi dalla polizia di Stato e Salwa Judum a Santoshpur.

*Il 14 maggio, un noto attivista dell'Unione delle libertà civili del popolo, dott. Binayak Sen, è stato arrestato e accusato ai sensi della legge speciale di pubblica sicurezza di Chhattisgarh del 2005 e le disposizioni emendate della legge (di prevenzione) delle attività illegali del 1967. Il suo arresto ha provocato proteste da parte di organizzazioni per i diritti umani e della comunità medica.

*Il 10 luglio, 24 dipendenti di vari corpi delle forze di sicurezza e 20 sospetti maoisti sono rimasti uccisi in attacchi e contro-attacchi a Konta.

Analoghe violazioni dei diritti umani sono state segnalate in diversi altri Stati, tra cui Karnataka, Jharkhand e Andhra Pradesh.

*Il 10 luglio, cinque attivisti adivasi sono stati uccisi dalla polizia di Karnataka, ad Adyaka, nel distretto di Chikmagalur.

*Il 20 agosto, 11 donne adivasi sono state aggredite sessualmente dalla polizia dell'Andra Pradesh a Vakpall, nel distretto di Visakhapatnam.

*Il 26 ottobre, maoisti armati hanno fatto esplodere una mina terrestre a Vidyanagar, nel distretto di Nellore, apparentemente avente come obiettivo l'ex capo di gabinetto dell'Andra Pradesh N Janardhana Reddy e sua moglie, N Rajyalakshm, una ministra. Tre persone del convoglio sono rimaste uccise.

*Il 27 ottobre, maoisti armati hanno aperto il fuoco a un festival culturale a Chikhadia, uccidendo 18 persone.

Attivisti impegnati in campagne per i diritti sulla terra o questioni ambientaliste riguardanti comunità emarginate sono stati oggetto di abusi.

*A luglio, Saroj Mohanty, uno scrittore attivista che protestava contro la minaccia dello sfollamento di adivasi a causa del progetto industriale di Utkal Alumina a Kashipur, nell'Orissa, è stato detenuto con l'accusa di dacoity (rapina), violazione di domicilio e tentato omicidio.

*Roma, un attivista che lavorava tra i dalit e gli adivasi a Mirzapur, nell'Uttar Pradesh, è stato detenuto ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale ad agosto.

La nuova legislazione che garantiva agli adivasi il diritto di accesso ai terreni forestali è stata per lo più ignorata e le comunità hanno subito violenze da parte della polizia.

*Ad aprile, la polizia è ricorsa a un uso eccessivo della forza contro gli adivasi che protestavano contro la minaccia di sgomberi forzati da parte del dipartimento forestale dello Stato nel distretto di Rewa, nel Madhya Pradesh. Sette adivasi sono rimasti feriti.

*A luglio, sette manifestanti sono stati uccisi dalla polizia quando questa ha aperto il fuoco sui dimostranti che protestavano a favore dei diritti sulla terra nel distretto di Khammam, nell'Andra Pradesh.

 

Sicurezza e diritti umani

Sono proseguite le richieste di nuove leggi interne contro il terrorismo. La legge sui poteri speciali delle forze armate, del 1958, non è stata abrogata nonostante le diffuse proteste. L'Uttar Pradesh è andato ad aggiungersi alla lista degli Stati dotati di leggi per il controllo delle attività del crimine organizzato che prevedono la detenzione arbitraria.

 

Impunità

L'impunità è rimasta diffusa.

***Jammu e Kashmir

Attori statali e non statali hanno continuato a godere dell'impunità per tortura, decessi in custodia, rapimenti e uccisioni illegali. Una organizzazione per i diritti umani ha riportato che, negli ultimi 18 anni, nel solo distretto di Baramulla, le vittime di sparizioni forzate erano state 1.051. Organizzazioni per i diritti umani hanno contestato le versioni ufficiali secondo cui non vi erano state più sparizioni fino al 10 novembre 2007, affermando che dal 2006 erano scomparse 60 persone, comprese nove nel 2007. Cinque persone che, stando alle accuse, erano state detenute illegalmente, sono state rintracciate. In pochi casi sono state avviate azioni penali per violazioni dei diritti umani commesse negli anni precedenti.

*A maggio, l'Alta Corte del Jammu e Kashmir ha decretato che la polizia di Stato doveva incriminare per omicidio 11 funzionari della polizia di frontiera del confine indo-tibetano in relazione alla sparizione di Ashraf Ahmad Koka, un residente di Gond, avvenuta nell'ottobre 2001.

***Gujarat

A cinque anni dalle violenze che videro al centro di attacchi migliaia di musulmani, oltre 2.000 dei quali persero la vita, a gran parte delle vittime e dei sopravvissuti ha continuato a essere negata giustizia. I responsabili delle violenze hanno indicato ai media che i membri del Partito Bharatiya Janata (BJP), al potere, erano coinvolti nelle violenze, e pur tuttavia non è stata condotta alcuna sostanziale inchiesta.

Poco è stato fatto in seguito al rapporto secondo cui oltre 5.000 famiglie sfollate continuavano a vivere in condizioni definite «subumane» nel Gujarat. Diversi casi giudiziari chiave relativi a uccisioni e aggressioni sessuali di donne musulmane erano ancora all'esame della Corte Suprema.

A maggio, le autorità del Gujarat hanno ammesso che alti funzionari di polizia erano coinvolti nell'uccisione illegale di Sohrabuddin Shaikh e di sua moglie, Kausar Bi, avvenuta nel novembre 2005. A seguito di tali sviluppi, i parenti di almeno tre altre persone uccise dalla polizia negli anni precedenti hanno richiesto nuove indagini.

***Punjab

La maggior parte degli agenti di polizia responsabili di gravi violazioni dei diritti umani durante i disordini civili del 1984-1994 nel Punjab hanno continuato a eludere la giustizia. I risultati di un'inchiesta dell'Ufficio centrale investigativo relativi alle accuse di uccisioni illegali di 2.097 persone che furono cremate dalla polizia non erano stati ancora resi pubblici, nove anni dopo l'inizio dell'inchiesta. La Commissione nazionale per i diritti umani (NHCR) ha assegnato risarcimenti ai parenti di 1.298 vittime delle suddette uccisioni in un unico distretto, quello di Amritsar. Tuttavia, la NHCR è stata criticata per il lento procedere delle proprie indagini e la commissione nominata dalla NHCR nel 2006 per esaminare le richieste di risarcimento è stata criticata a ottobre da organizzazioni di difesa dei diritti umani per svariate inadempienze.

A maggio, il governo ha disposto un'inchiesta riguardo a tre uccisioni illegali da parte della polizia nel Punjiab nel 1993-1994, dopo che erano giunte notizie secondo cui tre persone, che figuravano tra quelle uccise, erano state rinvenute nei loro villaggi natali.

*** Karnataka/Tamil Nadu

Undici anni dopo che erano state inizialmente attribuite a una forza congiunta Tamil Nadu-Karnataka, istituita per catturare contrabbandieri di legno di sandalo, accuse di uccisioni illegali, tortura, aggressione sessuale e detenzione di adivasi, la NHCR non era riuscita a incriminare alcuno dei 38 funzionari citati quali responsabili degli abusi. A gennaio, la NHCR ha disposto un risarcimento provvisorio per 89 delle 140 vittime e loro parenti che avevano sporto denuncia.

***Assam

Una commissione d'inchiesta sulle uccisioni illegali commesse tra il 1985 e il 2001 di 35 soggetti associati al Fronte unito di liberazione di Asom ha pubblicato i propri risultati a novembre. La commissione ha concluso che le uccisioni furono perpetrate da membri deposti dell'organizzazione ai comandi di un ex capo di gabinetto e della polizia di Stato. È rimasto da chiarire se qualcuno fosse stato assicurato alla giustizia.

 

Pena di morte

Almeno 100 persone sono state condannate a morte sebbene non vi siano state esecuzioni. A dicembre, l'India ha votato contro una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria sulla pena di morte.

 

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato l'India ad agosto e novembre e incontrato funzionari di governo e organizzazioni della società civile.


Need for effective investigations and prosecutions as political violence continues in West Bengal (ASA 20/020/2007)

Indian helicopters for Myanmar: making a mockery of embargoes? (ASA 20/014/2007)

A pattern of unlawful killings by the Gujarat police: Urgent need for effective investigations (ASA: 20/011/2007)

Five years on - the bitter and uphill struggle for justice in Gujarat (ASA 20/007/2007)

 
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