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Indonesia

Repubblica dell'Indonesia

Capo di Stato e di governo: Susilo Bambang Yudhoyono
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 228,1 milioni
Speranza di vita: 69,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 46/37‰
Alfabetizzazione adulti: 90,4%

  1. Polizia e forze di sicurezza
  2. Libertà di espressione
  3. Papua
  4. Pena di morte
  5. Impunità
  6. Discriminazione e violenza sulle donne
  7. Salute
  8. Rapporti di Amnesty International

Sono giunte segnalazioni di tortura, uso eccessivo della forza e uccisioni illegali da parte della polizia e delle forze di sicurezza. La maggior parte dei responsabili di passate gravi violazioni dei diritti umani, compiute tra l'altro nel Nanggroe Aceh Darussalam (NAD), a Papua, e a Timor-Leste, hanno continuato a godere dell'impunità. La situazione a Papua è rimasta tesa con un aumento di attacchi mirati e minacce nei confronti di attivisti dei diritti umani e leader religiosi. Il numero dei possibili prigionieri di coscienza è aumentato bruscamente con circa 76 persone detenute per aver pacificamente espresso le proprie opinioni politiche o religiose.

 

Polizia e forze di sicurezza

Tra le violazioni dei diritti umani commesse dalla polizia e dal personale militare si citano un uso eccessivo della forza durante le manifestazioni e le fasi di arresto, sparatorie mortali e tortura.

*A gennaio, stando alle fonti, due gay sono stati picchiati, presi a calci e insultati verbalmente da alcuni loro vicini di casa prima di essere arbitrariamente detenuti dalla polizia. Essi sono stati condotti al comando di polizia di Banda Raya, provincia di Aceh, dove hanno subito ulteriori abusi di natura sessuale e altre forme di tortura e maltrattamenti. È apparso che gli uomini fossero stati presi di mira unicamente a causa del loro orientamento sessuale.

*A maggio, quattro persone, tra cui una donna incinta, sono state uccise a colpi d'arma da fuoco durante uno scontro tra marine e abitanti di villaggio riguardo a terreni contesi. Altre otto persone, tra cui un bambino di quattro anni, sono rimaste ferite. A luglio, la Commissione nazionale peri diritti umani (Komnas HAM) ha chiesto ai militari di autorizzare i residenti a utilizzare i terreni contesi a Pasuruan in attesa di una sentenza definitiva del tribunale, e ha richiesto al governo e ai militari di risarcire le vittime per le perdite che esse e le loro famiglie avevano subito. Sono stati fatti i nomi di 13 marine quali persone sospettate delle sparatorie. A fine anno, nessuno era stato perseguito e tutti avevano ripreso servizio.

A novembre, il Relatore Speciale sulla tortura, Manfred Nowak, ha visitato l'Indonesia. Egli ha concluso che data la mancanza di tutele legali e istituzionali e il prevalere di un'impunità strutturale, le persone private della loro libertà erano estremamente esposte al rischio di tortura e altri maltrattamenti.

 

Libertà di espressione

La libertà di espressione ha continuato a essere fortemente limitata. Vi è stato un rapido aumento degli attacchi e delle minacce nei confronti di difensori dei diritti umani a seguito della visita a giugno di Hina Jilani, Rappresentante speciale delle Nazioni Unite del Segretariato speciale sui difensori dei diritti umani. La Rappresentante speciale delle Nazioni Unite ha espresso preoccupazione per la persistente impunità per la passate violazioni dei diritti umani commesse contro difensori dei diritti umani, e per la mancanza di iniziative concrete da parte del governo per proteggere i difensori, compresa una protezione specifica per i difensori impegnati nella tutela dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) e nell'ambito dell'HIV/AIDS. La Rappresentante ha sottolineato le continue vessazioni e intimidazioni nei confronti dei difensori da parte della polizia, dei miliari e di altre agenzie di sicurezza e di intelligence e le restrizioni di accesso alle vittime e ai siti di violazioni dei diritti umani, in particolare a Papua.

Circa 63 persone sono state arrestate e detenute per aver pacificamente espresso le proprie opinioni. Altre 13 incarcerate negli anni precedenti, sono rimaste in prigione.

*A giugno, almeno 21 persone sono state arrestate ad Ambon, provincia delle Molucche, in seguito a una visita da parte del presidente. Secondo alcune fonti, danzatori che si esibivano in una danza tradizionale locale davanti al presidente sono stati arrestati dopo aver innalzato la bandiera indipendentista delle Molucche. Durante l'interrogatorio, stando alle accuse, essi sono stati picchiati e minacciati. La maggior parte di loro sono stati accusati di «ribellione» ai sensi degli artt.106 e 110 del codice penale che prevede come massima sentenza l'ergastolo. Si tratta di possibili prigionieri di coscienza.

A luglio, la Corte Costituzionale ha sentenziato l'incostituzionalità degli artt.154 e 155 del codice penale relativi a reati comunemente noti come «seminatori d'odio». Gli articoli criminalizzavano «la pubblica espressione di sentimenti di ostilità, odio o oltraggio verso il governo» e proibivano «l'espressione di tali sentimenti od opinioni attraverso i media pubblici». Tali reati erano stati spesso utilizzati dal governo per limitare le critiche pacifiche e incarcerare gli oppositori politici, i critici, gli studenti e i difensori dei diritti umani. La sentenza è stata ampiamente apprezzata, sebbene non avesse applicazione retroattiva. I prigionieri di coscienza Filep Karma, condannato a 15 anni di carcere, e Yusak Pakage, condannato a 10 anni, sono rimasti in carcere. Entrambi furono giudicati colpevoli parzialmente ai sensi dei suddetti articoli nel maggio 2005 per aver innalzato la bandiera di Papua.

 

Papua

Sono proseguiti gli scontri tra le forze di sicurezza e militanti indipendentisti di Papua. I militari hanno ripetutamente minacciato membri della comunità locale che sostenevano l'indipendenza attraverso mezzi pacifici. Un ufficiale dell'esercito che era stato incriminato per crimini contro l'umanità a Timor-Leste, ma che non era stato ancora processato, è stato nominato comandante militare della capitale papuana, Jayapura. Tra le violazioni riportate commesse dalle forze di sicurezza si citano esecuzioni extragiudiziali, tortura e uso eccessivo della forza.

*Albert Rumbekwan, direttore della Commissione nazionale per i diritti umani (Komnas HAM) di Papua, ha ricevuto minacce di morte ed è stato posto sotto sorveglianza a seguito della visita della Rappresentante speciale delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani.

 

Pena di morte

Ad aprile, Ayub Bulubili è stato messo a morte tramite fucilazione per l'omicidio premeditato di una famiglia composta da sei persone. A fine anno erano almeno 115 le persone in attesa di esecuzione di cui si era a conoscenza.

A febbraio, un gruppo di avvocati indonesiani ha presentato istanza di revisione giuridica presso la Corte Costituzionale della legge sul narcotraffico del 1997. Essi hanno argomentato che le disposizioni della legge che prevede la pena di morte per reati di droga erano contrarie alla Costituzione del 1945, che garantisce il diritto alla vita. Gli avvocati rappresentavano cinque persone che erano state condannate a morte per reati collegati alla droga, Edith Yunita Sianturi, Rani Andriani (Melisa Aprilia) e tre cittadini australiani: Myuran Sukumaran, Andrew Chan e Scott Anthony Rush. La Corte Costituzionale ha rigettato l'appello a ottobre.

 

Impunità

A maggio, il nuovo Procuratore generale, Hendarman Supandji, ha presentato istanza presso la Corte Suprema per la revisione dell'omicidio del 2004 dell'attivista per i diritti umani Munir Said Thalib, per il quale nessuno era stato chiamato in giudizio.

La Commissione verità e amicizia (CTF), istituita congiuntamente da Indonesia e Timor-Leste per documentare i crimini commessi a Timor-Leste nel 1999 e per promuovere la riconciliazione, ha iniziato a febbraio il proprio lavoro di ricerca tramite udienze pubbliche e a porte chiuse. A luglio, il Segretario generale delle Nazioni Unite ha dato istruzioni a funzionari delle Nazioni Unite di non testimoniare davanti alla CTF, a meno che i termini di riferimento non fossero rivisti per essere allineati con gli standard internazionali, osservando che le Nazioni Unite non appoggiano o condonano amnistie per genocidio, crimini contro l'umanità, crimini di guerra o gravi violazioni dei diritti umani, né assumono iniziative che potrebbero portare ad amnistie. Sono state espresse preoccupazioni anche da osservatori nazionali e internazionali riguardo al trattamento delle vittime riservato dalla CTF durante le udienze e la differenza di peso data alle testimonianze degli ufficiali militari, dei membri delle milizie e dei burocrati rispetto al peso dato alle testimonianze delle vittime. Il mandato della CTF è stato esteso agli inizia del 2008.

 

Discriminazione e violenza sulle donne

A marzo, il progetto di legge sull'azione per sradicare la tratta criminale di esseri umani (progetto di legge anti-tratta) è stato convertito in legge. Le ONG locali hanno accolto con favore l'inserimento della definizione di sfruttamento sessuale, di disposizioni riguardanti il favoreggiamento della tratta, e dell'immunità per le vittime. Tuttavia, esse hanno osservato che le disposizioni erano insufficienti a impedire la tratta di bambini e che in particolare vi era la necessità di rendere questo tipo di abuso distinto da altre disposizioni relative alla tratta di esseri umani.

Le lavoratrici domestiche che sono escluse dalla legge nazionale sulla manodopera, hanno subito violazioni dei diritti dei lavoratori così come abusi fisici e psicologici, anche di natura sessuale, sul posto di lavoro. Sebbene il ministero della Manodopera abbia preparato una bozza di legge sui lavoratori domestici nel giugno 2006, non sono state intraprese iniziative per promulgare la legge. I lavoratori domestici pertanto sono rimasti esclusi dalle disposizioni di legge che prevedono un tetto massimo di ore lavorative, un salario minimo e specifiche protezioni per le dipendenti di sesso femminile previste per altri lavoratori nella legge sulla manodopera.

 

Salute

L'Indonesia detiene uno dei tassi più elevati di mortalità materna del sud-est asiatico, e si calcola che 230-310 donne muoiano ogni anno ogni 100.000 nascite. A febbraio, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ne ha evidenziato le cause principali, tra cui le mutilazioni genitali femminili (MGF); i matrimoni precoci; la mancanza di accesso a informazioni relative alla sessualità e alla salute riproduttiva, all'istruzione e ai servizi; la mancanza di accesso a servizi sanitari professionali durante la gravidanza e la neonatalità; la mancanza di conoscenza riguardo alle malattie sessualmente trasmissibili, all'HIV/AIDS e ai sevizi contraccettivi; e l'elevata incidenza di aborti praticati non in sicurezza.

A febbraio, una ricerca congiunta condotta dal ministero della Salute e l'OMS ha evidenziato la rapida diffusione dell'HIV/AIDS tra i gruppi di lavoratori a rischio, tra cui tossicodipendenti transessuali e lavoratori del mercato del sesso, in particolare nelle zone dell'Indonesia con servizi sanitari inadeguati. Uno studio finanziato dal governo ha rilevato che oltre il 2% degli abitanti di Papua erano sieropositivi all'HIV, rispetto allo 0,2% del resto della popolazione dell'Indonesia. A novembre, per la prima volta, è stata lanciata una campagna nazionale per promuovere l'uso del profilattico.

 

Rapporti di Amnesty International

Indonesia: Exploitation and abuse: the plight of women domestic workers (ASA 21/001/2007)

Indonesia (Aceh): Torture of gay men by the Banda Raya police (ASA 21/004/2007)

Indonesia: Briefing to the UN Committee on the elimination of discrimination against women: women and girl domestic workers (ASA 21/007/2007)

Indonesia: Amnesty International deplores death penalty for drug offences (ASA 21/020/2007)

Indonesia: Indonesia: Submission to the UN Universal Periodic Review: First session of UPR Working Group 7-18 April 2008 (ASA 21/021/2007)

 
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