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Myanmar

Unione di Myanmar

Capo di Stato: senior generale Than Shwe
Capo del governo: generale Thein Sein (subentrato al generale Soe Win a ottobre)
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 51,5 milioni
Speranza di vita: 60,8 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 107/89%
Alfabetizzazione adulti: 89,9%

  1. Contesto
  2. Libertà di espressione
  3. Uccisioni e uso eccessivo della forza
  4. Crimini contro l'umanità
  5. Carcerazioni politiche
  6. Sparizioni forzate
  7. Condizioni carcerarie
  8. Tortura e altri maltrattamenti
  9. Decessi in custodia
  10. Sviluppi internazionali
  11. Missioni e rapporti di Amnesty International

La situazione dei diritti umani in Myanmar ha continuato a deteriorarsi, toccando il fondo a settembre quando le autorità hanno dato corso a un giro di vite durato cinque giorni per reprimere le diffuse proteste iniziate sei settimane prima. Le pacifiche proteste davano voce a rivendicazioni sia in campo economico che politico. Si ritiene che oltre un centinaio di persone siano state uccise nella repressione, e analoga cifra riguardava le vittime di sparizioni forzate. Diverse migliaia di persone sono state detenute in condizioni deplorevoli. Il governo ha avviato procedimenti giudiziari ai sensi della legislazione anti-terrorismo nei confronti di molti dimostranti. La risposta internazionale alla crisi si è tradotta, tra le altre cose, in un rafforzamento delle sanzioni imposte dai paesi occidentali. Almeno altri 1.150 prigionieri politici, alcuni arrestati decenni prima, sono rimasti in detenzione.

Un'offensiva militare è proseguita nello Stato settentrionale di Kayin, con diffuse e sistematiche violazioni delle norme internazionali sui diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Nello Stato occidentale di Rakhine, il governo ha continuato i negoziati sul gasdotto di ampia portata di Shwe, in vista del quale era previsto, tra l'altro lo sfollamento forzato e l'obbligo ai lavori delle comunità etniche della zona.

 

Contesto

A settembre, il governo ha completato la stesura di linee guida per una nuova Costituzione, andando a coprire il secondo passaggio di una "road-map" in sette punti verso la democrazia. A dicembre, il governo ha nominato una commissione formata da 54 membri militari e altri funzionari con il compito di redigere la Costituzione. La Lega nazionale per la democrazia (NLD), il principale partito di opposizione, non ha preso parte a questo processo sin dai suoi inizi, mentre è rimasta in vigore la legislazione che criminalizza le critiche avanzate verso il processo stesso.

Il governo aveva in essere dei cessate il fuoco con gli eserciti di tutti i gruppi etnici eccetto tre, ma in tutti e sette gli Stati etnici sono proseguite situazioni di sfollamento forzato, obbligo ai lavori e portantinaggio per conto dei militari.

A seguito di una visita da parte del Consigliere speciale del Segretariato generale delle Nazioni Unite su Myanmar, le autorità del paese hanno incontrato Daw Aung San Suu Kyi per far partire il dialogo sulla riconciliazione nazionale, ma la leader del partito NLD è rimasta agli arresti domiciliari, dove aveva trascorso 12 degli ultimi 18 anni.

 

Libertà di espressione

Membri della NLD sono stati oggetto di vessazioni e minacce per tutto l'anno, costringendo molti a dimettersi dal partito. Attivisti e manifestanti per la democrazia sono stati arrestati. In particolare, il gruppo Generation Students 88 (88G), formatosi nel 2005 dall'unione di ex studenti che si erano attivati nell'insurrezione filodemocratica del 1988, è stato preso di mira e minacciato dalle autorità.

Con un'economica già in declino, il governo ha innalzato i prezzi del carburante in modo esponenziale ad agosto, innescando proteste pacifiche in tutto il paese. Quando un gruppo di monaci che manifestavano a Pakokku è stato attaccato dalle autorità a settembre, questi hanno preso la testa delle proteste nell'intera nazione, principalmente a Yangon, Mandalay, Sittwe, Pakokku e Myitkyina. Le autorità hanno represso con violenza le proteste tra il 25 e il 29 settembre. I monasteri sono stati oggetto di raid e sottoposti a chiusura, sono state distrutte proprietà e confiscati beni mentre i monaci venivano picchiati e detenuti. Sono state effettuate incursioni anche in abitazioni e nascondigli di altri manifestanti, solitamente durante la notte, e le autorità hanno prelevato amici o parenti come ostaggi al fine di esercitare pressioni nei confronti dei ricercati e per scoraggiare altro dissenso. L'Alleanza di tutti i monaci birmani (ABMA), un nuovo gruppo formato dai religiosi leader della protesta, è divenuta il principale obiettivo. Le autorità hanno scattato fotografie e videoregistrato le manifestazioni, ammonendo in seguito la gente di essere in possesso di queste registrazioni e minacciando di usarle durante i loro raid. Durante il giro di vite la rete di Internet è stata interrotta in tutto il Myanmar, così come quando un piccolo gruppo ha manifestato a un mese dall'inizio della repressione. Giornalisti sono stati presi di mira e arrestati.

 

Uccisioni e uso eccessivo della forza

Due membri del gruppo Difensori e promotori dei diritti umani sono stati attaccati da oltre 50 persone il 18 aprile nella Divisione Ayeyarwaddy, provocandone il ricovero in ospedale a causa di ferite alla testa. Stando alle fonti, all'aggressione erano presenti alti funzionari della polizia del villaggio e il segretario dell'Associazione unione solidarietà e sviluppo (USDA), un'organizzazione finanziata dallo Stato.

Si è ricevuta conferma che durante la repressione dei cinque giorni di proteste di settembre erano state uccise 31 persone, sebbene la cifra reale sia ritenuta superare quota 100. Personale della sicurezza o gruppi sostenuti dalla stessa hanno sparato sulla folla di pacifici dimostranti proiettili di gomma e munizioni cariche. Il numero complessivo di persone uccise o ferite dal fuoco sparato non è noto. Dai resoconti dei testimoni oculari, secondo cui i colpi venivano sparati da in cima ai mezzi militari e dai cavalcavia, così come dai profili delle vittime, è probabile che le autorità abbiano preso deliberatamente di mira i leader reali, o percepiti tali, delle manifestazioni.

*Thet Paing Soe e Maung Tun Lynn Kyaw, studenti della Scuola secondaria superiore statale n.3 di Yangon, sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco il 27 settembre.

*Il giornalista giapponese Kenji Nagai è stato ucciso da colpi esplosi a bruciapelo sempre il 27 settembre.

Personale della sicurezza di Stato e gruppi sostenuti dalla stessa hanno anche picchiato i manifestanti con bastoni. Tra le vittime vi erano monaci, così come uomini, donne e bambini, i quali stavano partecipando direttamente alle proteste o erano semplici passanti. In alcuni casi le percosse sono state distribuite indiscriminatamente, mentre in altri le autorità hanno deliberatamente preso di mira le persone, inseguendole per picchiarle.

*Ko Ko Win, di 22 anni, membro della NLD, è morto in seguito alle ferite riportate dopo essere stato picchiato nei pressi di Sule Pagoda a Yangon il 27 settembre.

 

Crimini contro l'umanità

Nello Stato di Kayin, un'offensiva militare da parte del tatmadaw (esercito di Myanmar) è proseguita su scala lievemente inferiore ma con persistenti diffuse e sistematiche violazioni delle norme internazionali sui diritti umani e del diritto internazionale umanitario tali da configurarsi quali crimini contro l'umanità. Tra gli abusi compiuti si citano distruzione di case e raccolti, sparizioni forzate, lavoro forzato, sfollamento e uccisioni di abitanti di villaggi di etnia karen.

 

Carcerazioni politiche

Anche prima dell'inizio delle manifestazioni su larga scala di agosto le autorità avevano arrestato molti noti oppositori del governo per motivi politici, diversi dei quali sono stati rilasciati dal carcere soltanto molti mesi più tardi.

A proteste già avviate ma prima della repressione del 25-29 settembre, si sono avuti altri arresti di attivisti della NLD e di 88G, molti dei quali erano chiaramente una misura preventiva in vista della repressione.

Durante la repressione stessa si sono avute retate di massa, e le autorità hanno continuato ad arrestare dimostranti e sostenitori per tutto l'anno, inizialmente servendosi del coprifuoco di tre settimane a ottobre. Sono stati detenuti tra i 3.000 e i 4.000 prigionieri politici, compresi bambini e donne incinte, 700 dei quali erano ritenuti ancora in detenzione alla fine dell'anno. Almeno 20 sono stati accusati e condannati ai sensi della legislazione anti-terrorismo nel corso di procedimenti che non hanno rispettato gli standard internazionali di equità processuale. A detenuti e imputati è stato negato il diritto alla difesa legale.

*Ko Ko Gyi, Min Ko Naing, Min Zeya, Pyone Cho e Htay Kywe, tutti leader di 88G, sono stati rilasciati dallo stato di detenzione senza accusa il giorno prima che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite votasse una risoluzione su Myanmar a gennaio. I primi quattro sono stati nuovamente detenuti il 21 e 22 agosto per aver preso parte alle proteste, mentre Htay Kywe, che si era nascosto per oltre un mese, è stato catturato il 13 ottobre.

*Zargana, un attore ed ex prigioniero di coscienza, è stato detenuto all'inizio della repressione il 25 settembre. È stato rilasciato il 17 ottobre, soltanto per essere nuovamente detenuto per diverse ore alcuni giorni dopo.

*Mie Mie e Thet Thet Aung, entrambe leader di 88G, sono state arrestate rispettivamente il 13 e il 19 ottobre. Entrambe avevano partecipato alle manifestazioni di agosto ma erano state costrette a nascondersi. Il marito della seconda è stato anch'egli detenuto, così come sua madre e sua suocera erano state catturate come ostaggi.

*U Gambira, capo di ABMA e uno dei leader delle proteste di settembre, è stato arrestato il 4 novembre e, stando alle fonti, accusato di tradimento. Due suoi familiari catturati in precedenza quali ostaggi sono rimasti in detenzione.

*Su Su Nway, membro dell'ala giovanile della NLD, rilasciato nel luglio 2006 dopo essere stato detenuto per aver denunciato casi di lavoro forzato all'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), è stato detenuto il 23 novembre mentre affiggeva manifesti anti-governativi.

*Otto membri dell'Organizzazione per l'indipendenza dell'etnia kachin (KIO) sono stati arrestati il 24 novembre, secondo quanto è stato riferito, a causa del rifiuto opposto dall'organizzazione KIO a sconfessare una dichiarazione da parte di Daw Aung San Suu Kyi riguardante i colloqui di riconciliazione nazionale.

I prigionieri di coscienza e dirigenti della NLD Daw Aung San Suu Kyi, U Tin Oo, Daw May Win Myint e il dott. Than Nyein, tutti trattenuti senza accusa né processo, l'ultimo dall'ottobre 1997, hanno ricevuto l'estensione della loro detenzione per il termine massimo di un anno. Leader etnici di primo piano, come U Khun Htun Oo, della Lega nazionale shan per la democrazia, sono anch'essi rimasti in detenzione. A Daw Aung San Suu Kyi è stato permesso di incontrare per tre volte il Consigliere speciale del Segretariato generale delle Nazioni Unite su Myanmar, ma non è stata rilasciata dagli arresti domiciliari.

 

Sparizioni forzate

Durante e dopo la repressione di settembre, vi sono stati 72 casi confermati di sparizioni forzate.

 

Condizioni carcerarie

In seguito al deteriorarsi delle condizioni delle carceri nel 2006, durante la repressione gli standard si sono ulteriormente abbassati quando le autorità hanno detenuto migliaia di persone nel corso della repressione dei cinque giorni. Sono stati aperti grandi, informali e segreti centri di detenzione che non hanno rispettato gli standard internazionali sul trattamento dei prigionieri. È mancata del tutto la distribuzione di beni di prima necessità come cibo, acqua, coperte, spazio per dormire, servizi igienici e cure mediche. Al Comitato internazionale della Croce Rossa è stata negata la possibilità di espletare le principali attività stabilite dal proprio mandato nelle carceri durante l'intero anno.

 

Tortura e altri maltrattamenti

Durante la repressione, alcuni detenuti, tra cui Zargana, sono stati trattenuti in condizioni degradanti in spazi designati per ospitare cani. Sono giunte segnalazioni di tortura e altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti, comprese percosse in custodia. Un detenuto è stato fatto camminare carponi sulle ginocchia nude per lunghi periodi su mattoni rotti ed è stato anche costretto a stare dritto sulla punta dei piedi in posizione disagiata per periodi prolungati (posizione anche nota anche come la "bicicletta"). A monaci trattenuti in detenzione è stata tolta la veste e sono stati costretti a nutrirsi di proposito nelle ore pomeridiane quando la loro religione vieta espressamente loro di mangiare.

 

Decessi in custodia

Un numero imprecisato di persone sono decedute in detenzione dopo la repressione di settembre a causa del trattamento subito durante gli interrogatori.

*Il venerabile U Thilavantha, vice abate del monastero di Myitkyina, è stato picchiato a morte in detenzione il 26 settembre, dopo che era già stato picchiato la notte precedente durante il raid di cui era stato fatto oggetto il suo monastero.

*Ko Win Shwe, membro della NLD, è deceduto nel centro di polizia di Plate Myot il 9 ottobre. Le autorità governative hanno proceduto alla cremazione del suo corpo prima di notificarlo alla famiglia, impedendo pertanto una qualsiasi conferma delle notizie secondo cui era deceduto in seguito alla tortura o altri maltrattamenti subiti.

Secondo quanto riferito, dal 27 a 29 settembre, molti corpi sono stati bruciati nel crematorio municipale Ye Way di Yangon, nelle ore notturne. Stando alle fonti, il funzionamento notturno del crematorio era del tutto inusuale, e ai dipendenti ordinari erano state date istruzioni di starsene lontano mentre l'impianto veniva fatto funzionare da personale della sicurezza di Stato o da gruppi sostenuti dalla stessa. Nel corso di almeno una notte, è stato segnalato che alcuni dei corpi cremati avevano il capo rasato o portavano segni di gravi ferite.

 

Sviluppi internazionali

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione di biasimo nei confronti di Myanmar il 12 gennaio, con il veto da parte di Cina e Russia. Il 26 febbraio il governo di Myanmar ha raggiunto «un' intesa supplementare» con l'Organizzazione internazionale del lavoro, finalizzata a fornire un meccanismo in grado di permettere alle vittime di lavoro forzato di chiedere risarcimenti senza paura di ritorsioni.

Durante la repressione di fine settembre, l'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) ha diffuso una dichiarazione critica nei confronti di Myanmar, ma ha acconsentito che il Myanmar firmasse il suo nuovo Statuto a novembre. Il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha convocato una Sessione speciale il 2 ottobre e ha approvato una risoluzione che deplorava profondamente la repressione sui dimostranti. A novembre, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar ha visitato per la prima volta il paese dal 2003. A seguito della sua visita, il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha approvato un'altra risoluzione, basata sul rapporto del Relatore che richiedeva una missione di follow-up. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha diffuso una dichiarazione della presidenza a ottobre in cui si esprime profonda deplorazione per la repressione, mentre l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha condannato duramente il giro di vite in una risoluzione di dicembre.

Il Consigliere speciale del Segretariato generale delle Nazioni Unite su Myanmar ha visitato il paese a ottobre e novembre. Gli Stati Uniti, l'Unione Europea e altre nazioni occidentali hanno messo in atto o rafforzato sanzioni. A dicembre, secondo quanto riferito, l'India ha sospeso la vendita e il trasferimento di armi nel Myanmar.

 

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato il confine tra Thailandia e Myanmar a ottobre e novembre.


Myanmar: Amnesty International calls for comprehensive international arms embargo (ASA 16/016/2007)

Myanmar: No return to "normal" (ASA 16/037/2007)

Myanmar: Arrests continue two months on (ASA 16/041/2007)

 
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