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Nepal

Nepal

Capo di Stato e di governo: Girija Prasad Koirala
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 28,2 milioni
Speranza di vita: 62,6 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 71/75‰
Alfabetizzazione adulti: 48,6%

  1. Contesto
  2. Impunità
  3. Violazioni da parte di gruppi armati
  4. Violazioni da parte di polizia e forze di sicurezza
  5. Difensori dei diritti umani
  6. Gruppi di minoranza
  7. Libertà di espressione
  8. Profughi e sfollati
  9. Rapporti di Amnesty International

Sia il governo che il Partito comunista del Nepal (maoista) (CPN (m)) hanno in larga parte disatteso l'attuazione degli impegni in materia di diritti umani assunti con l'Accordo di pace completo (CPA), siglato nel novembre 2006. Le elezioni sono state rinviate per due volte. Le misure per affrontare l'impunità per le passate violazioni dei diritti umani e gli abusi commessi sono risultate fortemente inadeguate. Gruppi vulnerabili, come donne e minoranze, sono rimasti esposti al rischio di violazioni dei diritti umani.

Contesto

Il governo di coalizione dell'Alleanza dei sette partiti, che aveva assunto il potere dopo il ripristino della Camera dei Rappresentanti da parte di re Gyanendra nell'aprile 2006, è rimasto in carica. Il 15 gennaio la Camera dei Rappresentanti ha ratificato una Costituzione ad interim che istituisce un parlamento provvisorio e prepara le elezioni per l'Assemblea costituente. La Costituzione ad interim ha concentrato in modo significativo il potere nelle mani dell'esecutivo e non ha affrontato le problematiche relative alla giustizia transizionale e all'impunità. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha stabilito una Missione delle Nazioni Unite in Nepal (UNMIN) a gennaio per sostenere il processo di pace e le elezioni.

Il 31 marzo l'Alleanza dei sette partiti e il CPN (m) hanno formato un governo ad interim. Il CPN (m) è uscito dal governo a settembre in seguito a disaccordi sulla proclamazione del Nepal quale repubblica e sulle modalità di voto da adottare nelle elezioni. È rientrato nel governo alla fine di dicembre in seguito a un nuovo accordo in 23 punti. Le elezioni all'Assemblea costituente, fissate prima per giugno e poi per novembre 2007, si sarebbero dovute tenere a metà aprile 2008.

Sono state espresse preoccupazioni da parte di alcuni partiti esterni all'Alleanza dei sette partiti per essere rimasti esclusi da processo politico. A seguito del proliferare di gruppi armati e di violente insurrezioni nella regione meridionale di Terai, in particolare da parte di membri della comunità madeshi, il governo ha accolto alcune richieste avanzate dalla comunità madeshi e da altri gruppi di minoranza. Tuttavia, pochi dei suddetti impegni sono stati attuati.

Impunità

***Inerzia da parte di polizia e pubblici ministeri

Polizia e pubblici ministeri hanno continuato a non espletare il proprio dovere di indagare e perseguire casi di violazioni dei diritti umani.

*Nel caso di Maina Sunuwar, una ragazza di 15 anni, deceduta dopo essere stata torturata sotto la custodia dell'Esercito del Nepal nel 2004, l'esercito non ha collaborato alle indagini condotte dalla polizia. Un campione di DNA prelevato a marzo da un corpo riesumato ritenuto essere quello di Maina, stando alle fonti, è stato inviato a ulteriori analisi soltanto a novembre.

***Meccanismi di attribuzione delle responsabilità

A giugno sono state definite le nomine al Consiglio costituzionale, fatto che ha permesso a sua volta nuove nomine alla Commissione nazionale per i diritti umani (NHRC) ad agosto. Questa da lungo tempo era caratterizzata da posti vacanti dopo che i Commissari nominati dal re si erano dimessi nel luglio 2006, danneggiando la capacità della NHRC di monitorare e indagare le violazioni dei diritti umani.

Il rapporto di una commissione incaricata di indagare sulle atrocità commesse dal governo nell'aprile 2006 è stato alla fine reso pubblico ad agosto. Il rapporto raccomandava un'azione nei confronti di oltre 200 persone, così come il perseguimento giudiziario di almeno 20 membri dell'esercito, della polizia e del corpo di polizia armata. Tuttavia, poco è stato fatto per dare attuazione alle raccomandazioni.

***Meccanismi di giustizia transizionale

Il CPA stabilisce l'istituzione di una Commissione verità e riconciliazione (TRC) e nel mese di luglio il ministero della Pace e Ricostruzione ne ha richiesto le osservazioni da inserire in un progetto di legge. Le Nazioni Unite, diverse ONG internazionali, così come ONG locali, hanno espresso preoccupazioni per le disposizioni che garantiscono l'amnistia ai responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.

Il 1° giugno la Corte Suprema ha ordinato al governo di indagare tutte le accuse di sparizioni forzate, di presentare una legge che ascriva a reato penale le sparizioni forzate e di istituire una Commissione di inchiesta con l'incarico di indagare sulle sparizioni. Tuttavia, una Commissione formata da tre membri istituita il 26 luglio per indagare sulle sparizioni forzate perpetrate durante il conflitto armato non è risultata in linea con gli standard stabiliti dalla sentenza della Corte Suprema. L'accordo in 23 punti della fine di dicembre prevedeva, tra l'altro, l'emanazione di una nuova legge finalizzata a istituire una commissione di inchiesta sulle sparizioni e a criminalizzare le sparizioni forzate. Il parlamento ad interim ha approvato un progetto di legge per emendare le disposizioni sui rapimenti previste dal codice civile.

Violazioni da parte di gruppi armati

L'ala giovanile del CPN (m), Lega comunista giovanile, stando alle fonti, si è resa responsabile di numerose violazioni dei diritti umani, tra cui rapimenti e maltrattamenti di ostaggi durante la prigionia, aggressioni e interruzione violenta di attività politiche.

Secondo l'UNMIN, quasi 3.000 giovani al di sotto dei 18 anni rimanevano all'interno di acquartieramenti (zone militari dove, in base al CPA, il CPN (m) aveva concordato di essere alloggiato). Secondo quanto riferito, attivisti del CPN (m) hanno costretto i minorenni che avevano lasciato gli acquartieramenti a farvi ritorno.

Membri del CPN (m) sono stati anche accusati di rapimenti, tortura e uccisioni, tra cui quella del giornalista Birendra Sah, avvenuta in seguito al suo rapimento il 5 ottobre nel distretto di Bara, così come di confisca di terreni e proprietà e di estorsione di denaro.

Alcuni gruppi armati hanno compiuto violazioni dei diritti umani. Fazioni del Janatantrik Terai Mukti Morcha, un gruppo armato madeshi fuoriuscito dal CPN (m) nel 2004, stando alle accuse, si sono rese responsabili di uccisioni illegali, rapimenti e attacchi dinamitardi. Gruppi armati hanno compiuto attacchi anche piazzando esplosivi all'interno di abitazioni di due attivisti dei diritti umani a marzo, e una serie di esplosioni a Kathmandu a settembre in cui sono morte tre persone. Il 16 settembre, l'uccisione di un ex membro di un gruppo armato, Mohit Khan, ha innescato violenze tra differenti gruppi nei distretti di Kapilbastu e Dang che, stando alle fonti, hanno causato almeno 14 morti e migliaia di sfollati.

Violazioni da parte di polizia e forze di sicurezza

Sono giunte diverse segnalazioni di tortura e stupri da parte della polizia e di membri delle forze di sicurezza, alcuni dei quali erano fuori servizio all'epoca dei fatti. Tra le persone stuprate vi erano donne afette da disabilità mentale e ragazze.

La maggior parte delle vittime di tortura non hanno ricevuto alcun indennizzo. Le leggi interne che regolano il reato di tortura non sono risultate in linea con gli standard internazionali, e sono state applicate in modo inadeguato.

Secondo quanto riferito, almeno 29 civili sono stati uccisi dalla polizia o dal corpo di polizia armata, molti dei quali, stando alle accuse, in seguito a uso eccessivo della forza.

Difensori dei diritti umani

Difensori dei diritti umani di tutto il paese hanno denunciato minacce e attacchi da parte del personale delle forze di sicurezza, di membri del CPN (m) e di altri soggetti. Secondo quanto riferito, almeno 17 sono stati minacciati di morte, stupro, rapimento e pestaggi nel caso in cui non avessero desistito dal loro lavoro per conto di WOREC, una ONG locale per i diritti delle donne.

Gruppi di minoranza

In seguito alle pressioni esercitate dalla Federazione nepalese delle nazionalità indigene (NEFIN), il governo ha siglato un accordo in 20 punti il 7 agosto, inserendo una disposizione per la rappresentazione proporzionale di tutti i gruppi indigeni e delle caste. Tuttavia, la sua attuazione è risultata lenta.

Il Forum Madheshi Janadhikar (noto anche come Forum per i diritti del popolo madeshi - MPRF), un raggruppamento politico, ha organizzato regolari proteste per chiedere l'autonomia del popolo madeshi nel Terai. Alcune delle manifestazioni sono sfociate in violenza. Il 21 marzo, a Gaur, 27 persone, la maggior parte delle quali collegate con il CPN (m), sono rimaste uccise in scontri con membri del MPRF. Il governo ha istituito una commissione ad alto livello per approfondire questo e altri episodi occorsi durante i disordini nel Terai ma, secondo quanto è a conoscenza di Amnesty International, a fine anno la commissione non aveva completato le proprie indagini e nessuno era stato chiamato a rispondere per queste uccisioni.

Libertà di espressione

Secondo la Federazione dei giornalisti nepalesi, tra maggio 2006 e il 7 novembre 2007, 619 giornalisti e organizzazioni dei media avevano subito intimidazioni da parte del governo, del CPN (m), e di altri gruppi. Almeno due giornalisti sono stati uccisi nel corso del 2007 e molti altri sono stati attaccati, rapiti e minacciati di morte.

Profughi e sfollati

Secondo quanto riferito, decine di migliaia di persone sono rimaste sfollate a seguito del conflitto terminato nel 2006 e delle violenze in corso nel sud del paese. Sono state espresse preoccupazioni riguardo all'incolumità delle persone rientrate e alla restituzione delle proprietà agli sfollati, principalmente a causa delle minacce e degli attacchi da parte di attivisti del CPN (m).

All'incirca 106.000 profughi bhutanesi, espulsi forzatamente dal Bhutan agli inizi degli anni Novanta, sono rimasti nei campi in Nepal. Secondo quanto riferito, i profughi erano divisi riguardo all'opzione di un reinsediamento volontario in paesi terzi, il cui inizio era previsto nel 2008, in quanto alcuni temevano che l'accettare un reinsediamento avrebbe posto fine a ogni speranza di essere rimpatriati in Bhutan. Sono giunte segnalazioni di crescenti frustrazioni nei campi, causate da preoccupazioni relative alla sicurezza e all'incertezza di trovare soluzioni durature in Nepal. Un profugo è stato ucciso e diversi altri sono rimasti feriti dal Corpo di polizia di frontiera indiana al confine con il Nepal nel mese di maggio, quando migliaia di profughi hanno cercato di entrare in India nell'intento di far ritorno in Bhutan.

Rapporti di Amnesty International

Nepal: Reconciliation does not mean impunity: A Memorandum on the Truth and Reconciliation Commission Bill (ASA 31/006/2007)

Nepal at a crossroads - urgent need for delivery on transitional mechanisms for truth, justice, inclusion and security (ASA 31/011/2007)

Nepal: Amnesty International urges investigation into killings (ASA 31/001/2007)

Impunity for enforced disappearances in Asia Pacific Region must end (ASA 01/007/2007)