Capo di Stato: Pervez Musharraf
Capo del governo: Muhammadmian Soomro (ad interim, subentrato a Shaukat Aziz a novembre)
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 164,6 milioni
Speranza di vita: 64,4 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 95/106‰
Alfabetizzazione adulti: 49,9%
Migliaia tra avvocati, giornalisti, attivisti dei diritti umani e dipendenti di partito sono stati arbitrariamente detenuti. L'indipendenza della magistratura è stata decurtata. Alcune vittime di sparizioni forzate sono riapparse ma centinaia continuavano a mancare all'appello. Sono continuati i delitti "d'onore" così come è continuato il ricorso alle jirga (consigli tribali tradizionali). È proseguita nell'impunità la violenza sulle donne. Circa 310 persone sono state condannate a morte e almeno 135 sentenze sono state eseguite. Membri di gruppi filo-Taliban e altri gruppi islamisti hanno catturato ostaggi, ucciso illegalmente civili e commesso atti di violenza su donne e ragazze.
Due fasi del confronto tra governo e magistratura hanno dominato il panorama politico. A marzo il presidente di corte Iftikhar Chaudhry è stato sospeso per presunta cattiva condotta ma è stato reinvestito della carica dalla Corte Suprema nel mese di luglio. Il 3 novembre, il generale Pervez Musharraf ha dichiarato lo stato di emergenza, sospeso la Costituzione sostituendola con l'Ordinanza costituzionale provvisoria (PCO).
Dopo che i giudici della Corte Suprema, i quali avevano prestato giuramento ai sensi della PCO, avevano confermato l'eleggibilità di Pervez Musharraf alla presidenza, questi si è dimesso dalla sua carica nell'esercito il 28 novembre e ha prestato giuramento quale presidente civile.
Il 15 novembre si è insediato un governo ad interim in preparazione delle elezioni previste per gennaio 2008. Lo stato di emergenza è stato revocato il 15 dicembre ed è stata ripristinata una Costituzione emendata.
Gli ex primi ministri Benazir Bhutto e Nawaz Sharif sono rientrati dall'esilio per contestare le elezioni. A dicembre, Benazir Bhutto è stata uccisa nel corso di un attacco da parte di un attentatore suicida a seguito del quale si sono verificate diffuse violenze. Le elezioni sono state rinviate a febbraio 2008.
Nelle zone tribali ai confini con l'Afghanistan e nel Swat (provincia della Frontiera Nord Ovest), gruppi armati islamisti e forze locali di Taliban hanno consolidato il loro controllo nel corso dell'anno. Attacchi militari nei confronti di sospetti gruppi armati islamisti (definiti «militanti» dal governo) o contro obiettivi Taliban hanno implicato l'uccisione indiscriminata di civili.
La PCO ha sospeso i diritti costituzionali fondamentali, come le garanzie di tutela durante l'arresto e la detenzione, così come i diritti all'incolumità della persona, le libertà di espressione, di riunione e di associazione.
A novembre, ai giudici della Corte Suprema è stato richiesto di prestare nuovo giuramento ai sensi della PCO. Dodici dei 17 giudici della Corte Suprema, compreso il presidente della stessa, e circa 40 giudici delle alte corti provinciali o non stati invitati a prestare giuramento o si sono rifiutati di farlo. I giudici della Corte Suprema che hanno prestato il nuovo giuramento hanno poi convalidato la PCO stessa e lo stato di emergenza.
Il 10 novembre, il presidente Musharraf ha emendato la legge sull'esercito per permettere la corte marziale per i civili sospettati di tradimento, sedizione e un non ben definito reato di «affermazioni che conducono alla pubblica discordia» commessi a partire dal gennaio 2003.
Il 21 novembre, il presidente Musharraf ha promulgato un emendamento costituzionale che impedisce il vaglio della magistratura sullo stato di emergenza, la PCO e qualsiasi azione intrapresa durante lo stato di emergenza stesso.
Centinaia di casi all'esame della Corte Suprema e delle quattro Alte Corti provinciali sono stati rinviati dopo che gli avvocati hanno boicottato le corti presiedute dai giudici che avevano prestato giuramento ai sensi della PCO.
Durante il periodo dello stato di emergenza, il diritto alla libertà di riunione è stato decurtato da una rigorosa applicazione della sezione 144 del codice di procedura penale che proibisce il raduno di più di quattro persone in pubblico senza autorizzazione della polizia. Gran parte dei detenuti sono stati trattenuti senza alcun riferimento di legge; altri per violazione della sezione 144 e per minaccia al mantenimento dell'ordine pubblico. Alcuni sono stati trattenuti in detenzione amministrativa ai sensi dell'Ordinanza di mantenimento dell'ordine pubblico (MPO). Alcuni manifestanti sono stati accusati di reati di terrorismo o sedizione.
Tra marzo e luglio, centinaia di avvocati e attivisti politici che sostenevano il presidente della Corte Suprema sono stati detenuti. Dipendenti di partito anziani sono stati trascinati fuori dalle loro abitazioni di notte e attivisti sono stati detenuti in carceri lontane da casa. Nel periodo che ha preceduto l'annunciato ritorno dell'ex primo ministro Nawaz Sharif a settembre, sono stati arrestati centinaia di dipendenti di partito.
A seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, diversi dei giudici destituiti, compreso il presidente della Corte Suprema, sono stati posti agli arresti domiciliari de facto ed è stato loro negato l'accesso a familiari e amici, senza alcun riferimento di legge. Migliaia tra avvocati e altri difensori dei diritti umani sono stati detenuti, compresi circa 55 attivisti dei diritti umani che si erano radunati nell'ufficio della ONG Human Rights Commission of Pakistan (HRCP) a Lahore il 4 novembre. La presidente della HRCP nonché Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per la libertà di religione, Asma Jahangir, è stata detenuta nella sua abitazione ai sensi di un'ordinanza di detenzione MPO di 90 giorni che è stata revocata il 16 novembre. Un'ordinanza di detenzione di 90 giorni emessa nei confronti di Hina Jilani, Rappresentante speciale delle Nazioni Unite del Segretariato generale sui difensori dei diritti umani, non è stata applicata dopo che era tornata nel paese.
*Il 5 novembre, il leader nazionalista baloci Hasil Bizenjo; Ayub Qureshi, capo provinciale del Partito nazionale baloci; Yusuf Mastikhan, vicepresidente del Partito nazionale dei lavoratori; i leader sindacalisti Liaquat Sahi e Farid Awan sono stati arrestati a Karachi con l'accusa di sedizione e sommossa, dopo che avevano pronunciato discorsi contro l'imposizione dello stato di emergenza. Sono stati rilasciati il 22 novembre, ma le accuse a loro carico sono rimaste pendenti.
Secondo quanto riferito, molti di coloro che sono stati arbitrariamente arrestati sono stati torturati o altrimenti maltrattati, anche tramite privazione del sonno e negazione di cure mediche urgenti. Tortura e altri maltrattamenti sono stati comunemente impiegati contro sospetti criminali.
*Mohammad Shahid Rind è stato arrestato il 28 luglio e, stando alle fonti, torturato dalla polizia che lo avrebbe scambiato per errore con il fratello di un criminale ricercato. L'Alta Corte di Sindh ne ha disposto il rilascio e le cure mediche, e ha istituito un'inchiesta sul suo arresto e tortura. A fine anno si trovava ancora in detenzione.
La Corte Suprema ha esaminato le istanze di oltre 400 persone oggetto di sparizione forzata nel contesto della "guerra al terrore" messa in atto dal governo e da altre campagne per la sicurezza nazionale. Circa un centinaio degli scomparsi sono stati successivamente localizzati. Alcune tra le persone riapparse erano state detenute in seguito ad accuse palesemente false.
Il 5 ottobre, l'allora presidente della Corte Suprema Iftikhar Chaudhry ha asserito che vi era «prova inconfutabile» che le persone scomparse si trovassero sotto la custodia di agenzie segrete e che i responsabili sarebbero stati perseguiti. Egli ha disposto che tutti coloro che mancavano all'appello fossero condotti di fronte alla Corte. Le udienze sono continuate fino al 2 novembre, quando la Corte ha aggiornato il procedimento al 13 novembre. Tuttavia, a seguito dell'imposizione dello stato di emergenza il 3 novembre e la destituzione di diversi giudici della Corte Suprema, non si sono più tenute udienze relative alle sparizioni.
La sorte e la localizzazione di centinaia di persone sono rimaste da chiarire e si è temuto che esse fossero a rischio di tortura e altri maltrattamenti.
*Saud Memon, il quale, stando alle accuse, era proprietario della costruzione in cui fu assassinato il giornalista statunitense Daniel Pearl nel 2002, è stato ritrovato nei pressi della sua abitazione di Karachi il 28 aprile 2007. L'uomo aveva perso la memoria, non riusciva più a parlare e pesava solamente 36 kg. È morto in ospedale il 18 maggio. Si ritiene fosse stato arrestato da agenti dello statunitense Federal Bureau of Investigation (FBI) in Sudafrica nel marzo 2003. È rimasto da chiarire dove e sotto la custodia chi sia successivamente rimasto.
Sono continuati i trasferimenti illegali di vittime di sparizioni forzate verso paesi in cui potevano essere a rischio di tortura e altri maltrattamenti.
*Osman Alihan, un uiguro della regione autonoma dello Xinjiang (XUAR), in Cina, è stato trattenuto in un luogo di detenzione sconosciuto dopo il suo arresto, avvenuto a Rawalpindi il 4 luglio. Era ricercato dalle autorità cinesi per presunta appartenenza al Movimento islamico del Turkistan orientale, al bando. È stato consegnato illegalmente alla Cina alla fine di luglio. Di lui non si è saputo più nulla. Un altro uiguro, Ismail Semed, è stato messo a morte nello XUAR l'8 febbraio 2007 per «tentativo di dividere la Terra natia» e altri reati. Era stato rimpatriato forzatamente in Cina dal Pakistan nel 2003 (cfr. Cina).
Nel corso di diverse ondate di protesta, le forze di sicurezza sono ricorse a un uso non necessario o eccessivo della forza contro manifestanti pacifici.
*Il 29 settembre, oltre 80 avvocati e dipendenti di partito che protestavano a Islamabad contro le imminenti elezioni presidenziali sono rimasti feriti, alcuni in modo grave, quando agenti di polizia, molti in borghese, li hanno picchiati con i manganelli. Il 1° ottobre, la Corte Suprema ha ritenuto il capo della polizia di Islamabad responsabile per aver ordinato l'uso di forza sproporzionata e ne ha disposto l'immediata sospensione. Il 23 ottobre, la Corte Suprema ha sentenziato che il dispiegamento di agenti di polizia in borghese era illegale.
Dopo non essere riusciti ad arrestate e cercare di perseguire religiosi e studenti della Moschea Rossa di Islamabad, i quali rapirono, picchiarono e minacciarono le persone da essi considerate ree di aver violato le norme islamiche, a luglio le forze di sicurezza hanno inizialmente assediato la moschea per poi devastarla. Si calcola che almeno 100 persone siano rimaste uccise. Tra i morti vi erano donne inermi e bambini probabilmente usati come scudi umani da coloro che erano barricati nella moschea. In precedenza il presidente Musharraf aveva detto ai religiosi e agli studenti che sarebbero stati uccisi nel caso in cui non si fossero arresi.
La polizia si è resa complice di attacchi violenti che, stando alle accuse, sono stati condotti da alleati politici del governo, in particolare durante una campagna degli avvocati contro la sospensione del presidente della Corte Suprema a marzo. Il 12 maggio, almeno 40 persone che si erano radunate per accogliere il presidente della Corte Suprema a Karachi sono state uccise in attacchi di questo tipo. Secondo quanto riferito, la polizia non è intervenuta per proteggere i manifestanti, compresi gli avvocati, e per impedire la violenza.
Nelle zone tribali e nello Swat, l'esercito ha affermato di aver ucciso centinaia di «militanti», ma secondo la popolazione locale le vittime erano donne e bambini. I militari hanno condotto diversi bombardamenti aerei sui villaggi che, stando alle fonti, hanno provocato la morte di molti civili inermi. Poco è stato fatto per cercare di arrestare e processare i presunti «militanti».
*Il 7 ottobre, cacciabombardieri hanno bombardato presunti «covi di militanti» nel Nord Waziristan, uccidendo circa 250 persone, compresi, secondo quanto è stato riferito, civili. Stando alle fonti, migliaia di abitanti dei villaggi sono fuggiti dalla zona.
Molti giornalisti che lavoravano alla cronaca dei raduni di protesta sono stati picchiati, minacciati e detenuti. Dopo l'imposizione dello stato di emergenza, i canali di informazione radiotelevisivi indipendenti sono stati chiusi. A novembre sono state emanate nuove leggi che limitano arbitrariamente i media elettronici e la stampa. Sono state vietate le trasmissioni all'interno del Pakistan di canali televisivi indipendenti pakistani se non previa sottoscrizione da parte degli stessi di un codice di condotta di limitazione delle critiche nei confronti del governo.
Membri di gruppi armati islamisti si sono resi responsabili della presa di ostaggi, dell'uccisione dei prigionieri nelle loro mani e di altre uccisioni illegali. Dopo l'assedio alla Moschea Rossa, sono aumentati gli attacchi suicidi contro installazioni governative e dell'esercito, causando circa 400 morti. Nel solo mese di luglio, 194 persone, tra cui molti civili, sono rimasti uccisi in 13 attacchi suicidi.
Membri di gruppi islamisti hanno condotto uccisioni in stile di vere e proprie esecuzioni di decine di persone da essi ritenute colpevoli di aver infranto la legge islamica o di aver collaborato con il governo, in alcuni casi al termine di udienze tenutesi davanti a consigli islamici (shura).
Ad agosto, un gruppo filo-Taliban del Sud Waziristan ha diffuso un video in cui appare un ragazzo adolescente che decapita un membro della forza paramilitare filo-governativa catturato. Il video ha inoltre destato preoccupazioni per il fatto che il gruppo si serviva di minorenni per compiere gravi violazioni dei diritti umani.
Donne e ragazze sono state sempre più spesso oggetto di abusi perpetrati nelle zone vicine al confine con l'Afghanistan sotto controllo dei Taliban.
*A settembre, a Bannu, nella provincia della Frontiera Nord Ovest, sono stati rinvenuti i corpi di due donne. In un foglietto attaccato al corpo di una delle donne si diceva che questa era stata uccisa quale punizione per le sue attività immorali.
*A settembre, due medici ahmadi sono stati uccisi a Karachi, stando alle accuse, a causa della loro appartenenza a un culto minoritario. Nessuno è stato arrestato per il loro omicidio.
Sono proseguite le persecuzioni in base alle leggi sulla blasfemia e molte persone sono state condannate a morte.
*Younus Masih, di fede cristiana, è stato condannato a morte per blasfemia da una corte di Lahore il 30 maggio durante un processo che, stando alle fonti, non ha rispettato gli standard di equità processuale. Egli era stato falsamente accusato di aver pronunciato osservazioni spregiative nei confronti del profeta dell'Islam durante una funzione religiosa nel 2005. È stato considerato prigioniero di coscienza.
Sono proseguiti i casi di violenza, stupro compreso, per mano di tutori di donne. Lo Stato non è intervenuto a impedire e perseguire la violenza in ambito familiare e comunitario, tra cui mutilazioni, stupri e delitti "d'onore". L'ONG Aurat Foundation ha affermato che nei primi 10 mesi del 2007 nella sola Sindh, erano avvenute le uccisioni di 183 donne e 104 uomini per aver, stando alle accuse, arrecato danno "all'onore" della famiglia. Nonostante un divieto nei confronti delle jirga emesso dall'Alta Corte di Sindh nel 2004, l'appoggio ufficiale a questo tipo di giustizia è continuato. A novembre, il ministro ad interim dell'Informazione Nisar Memon ha dichiarato che le jirga rappresentavano una realtà e che dovevano essere «inserite nei canali di giustizia ufficiali».
In diverse occasioni alti magistrati hanno disposto il perseguimento di persone responsabili di swara, la consegna di una donna o ragazza a scopo di matrimonio a oppositori per saldare una disputa. La pratica è stata resa punibile fino a 10 anni di carcere grazie a una legge del 2005, ma ha continuato a essere diffusa.
Il numero dei tribunali per i minorenni ha continuato a essere insufficiente. Minorenni hanno continuato a essere processati e detenuti assieme agli adulti. Minorenni sono stati detenuti ai sensi della disposizione relativa alla responsabilità collettiva della normativa sui reati di frontiera nelle zone tribali per reati commessi da altri, in netta violazione del divieto di punizioni collettive stabilito dal diritto internazionale.
Secondo quanto riferito, circa 310 persone sono state condannate a morte, in maggioranza per omicidio. Almeno 135 persone sono state messe a morte, tra cui almeno un minorenne all'epoca del reato.
*Muhammad Mansha è stato messo a morte a Sahiwal a novembre. Egli era stato condannato alla pena capitale nel marzo 2001 per un omicidio commesso quando aveva circa 15 anni di età.
Le ordinanze Hudood hanno continuato a imporre fustigazioni e amputazioni, ma nessuna pena di questo tipo è stata eseguita nel corso dell'anno. A giugno, la Corte federale di Shariat ha sospeso una sentenza all'amputazione della mano destra e del piede sinistro imposta nel gennaio 2006 nei confronti del cittadino afghano Ajab Khan per rapina. La Corte ha sentenziato che l'obbligo di pene come l'amputazione non può essere imposto ai sensi della legge islamica a meno che non sia accertata l'affidabilità dei testimoni.
Una delegazione di Amnesty International ha visitato il Pakistan a dicembre.
Pakistan: Fatal erosion of human rights safeguards under emergency (ASA 33/040/2007).
Pakistan: Amnesty International's call to political parties to commit themselves to uphold a 12-point plan on human rights (ASA 33/052/2007).