Capo di Stato: re Bhumibol Adulyadej
Capo del governo: generale Surayud Chulanont
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 65,3 milioni
Speranza di vita: 69,6 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 26/16‰
Alfabetizzazione adulti: 92,6%
Sono proseguite implacabilmente le violenze nel sud del paese. Sia le forze di sicurezza sia i gruppi armati si sono resi responsabili di violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. I civili sono risultati sproporzionalmente colpiti, e difensori dei diritti umani e altre persone sono state vittime di sparizioni forzate. Una nuova legge ha conferito alla polizia e alle forze di sicurezza l'immunità giudiziaria per le violazioni dei diritti umani.
La legge marziale è rimasta in vigore in 31 province, mentre nel sud è rimasto vigente il decreto di emergenza. Il governo ha rafforzato le restrizioni su rifugiati e richiedenti asilo, specialmente in riferimento ai richiedenti asilo birmani e a quelli in detenzione, e ha rimpatriato forzatamente diversi gruppi di richiedenti asilo laotiani di etnia hmong.
Ad agosto è stata approvata una nuova Costituzione e il 23 dicembre si sono tenute le elezioni nazionali. Il processo politico è stato dominato da lotte tra il Consiglio per la sicurezza nazionale (CNS) e gli alleati del deposto primo ministro Thaksin Shinawatra. Il Partito potere popolare, allineato con Thaksin Shinawatra, ha ottenuto il massimo dei consensi. A causa di presunte irregolarità, tuttavia, non è risultato chiaro se sarebbe stato investito dell'autorità di formare un nuovo governo.
Sono aumentati i disordini civili nelle quattro province meridionali a predominanza musulmana, Narathiwat, Pattani, Yala, e Songkhla, portando il numero complessivo delle vittime a oltre 2.700 dal gennaio 2004. Nelle province gli attacchi sono avvenuti con cadenza pressoché quotidiana, generalmente nei confronti di polizia e forze di sicurezza. Mentre nel sud la militarizzazione faceva registrare un'escalation, il primo ministro ha accresciuto l'impiego di milizie civili. La maggioranza delle vittime erano civili musulmani, sebbene civili buddisti siano sempre più spesso finiti nel mirino di gruppi armati. La chiusura a giugno di oltre 300 scuole nella sola provincia di Narathiwat è indicativa della portata delle violenze.
A partire da giugno oltre 600 persone sono state arrestate nelle province meridionali, molte senza mandato, la maggior parte delle quali sono state trattenute oltre il periodo massimo di 37 giorni stabilito dalla legge e inviate a campi di addestramento "volontario". A ottobre un tribunale ne ha rimesso in libertà all'incirca 400, accogliendo l'istanza secondo cui la loro partecipazione ai campi non era realmente volontaria. Tuttavia, non è stato loro consentito di far ritorno alle tre province meridionali dalle quali erano state prelevate.
Difensori dei diritti umani hanno continuato a essere sotto minaccia, e nel solo mese di novembre ne sono stati uccisi tre. Membri e affiliati del Gruppo di lavoro sulla giustizia per la pace presieduto da Angkhana Neelapaijit, vedova dell'avvocato musulmano Somchai Neelapaijit (scomparso e ucciso nel 2004), sono risultati particolarmente a rischio.
Almeno 26 persone sono scomparse dal 2001. Pochi di questi casi sono approdati in tribunale, e nessuno ha portato a una qualche conclusione. A marzo, 24 musulmani del sud hanno richiesto asilo in Malaysia citando come motivazione il rischio di sparizioni forzate.
Tutti e cinque gli agenti implicati nella sparizione forzata di Somchai Neelapaijit, compreso l'unico giudicato colpevole nel 2006, hanno potuto rientrare in servizio. Nei loro confronti non è stata intrapresa alcuna misura disciplinare. Ad aprile un tribunale ha sentenziato che la vedova di Somchai Neelapaijit non poteva citare in giudizio il capo della polizia per danni.
Il ministero della Giustizia ha istituito un comitato per perseguire le violazioni dei diritti umani commesse sotto il governo del primo ministro Thaksin Shinawatra, con particolare riferimento alle esecuzioni extragiudiziali durante la guerra al narcotraffico del 2003. Tuttavia, pochi sono stati i progressi ottenuti in tal senso.
A maggio un tribunale ha ritenuto colpevoli tre dipendenti del personale militare per la morte di 32 persone avvenuta nell'aprile 2004 nell'attacco alla moschea Krue Se, in cui rimasero uccise oltre un centinaio di persone nel corso di scontri con le forze di sicurezza. Nessuno è stato perseguito per i fatti e uno di essi è stato successivamente nominato al Comando delle operazioni di sicurezza interna (ISOC), incaricato di contrastare le violenze nel sud del paese.
La polizia ha interferito con un'inchiesta relativa all'episodio di Tak Bai dell'ottobre 2004 in cui persero la vita 85 persone, la maggior parte delle quali per soffocamento mentre erano detenute a bordo di camion militari. Sebbene la polizia abbia riconosciuto la propria cattiva condotta, nessun agente è stato sottoposto a misure disciplinari. Alle vittime è stato accordato il pagamento di risarcimenti a condizione che le autorità archiviassero il caso giudiziario.
Il 20 dicembre è stata approvata la legge sull'ISOC che conferisce l'immunità giudiziaria per le violazioni dei diritti umani a quasi tutte le autorità che agiscono "in buona fede".
Ad aprile il CNS ha ritirato la licenza a un canale televisivo ha considerato vicino a Thaksin. Tre emittenti radiofoniche di Bangkok sono state chiuse a maggio dopo aver mandato in onda un invito del deposto primo ministro a ripristinare in tempi brevi la democrazia. A maggio è stata approvata una legge sui reati in materia informatica che consente azioni legali ad ampio raggio nei confronti dell'utilizzo del computer. Siti web considerati contrari al colpo di Stato o vicini a Thaksin sono stati chiusi. L'accesso a YouTube è stato interrotto da aprile ad agosto a causa di un video giudicato critico nei confronti della monarchia.
Tre membri del gruppo contrario al colpo di Stato Colomba Bianca sono stati detenuti dalla polizia a Chiang Mai durante le manifestazioni di maggio.
*La Corte Costituzionale ha ordinato lo scioglimento del partito di Thaksin Thai Rak Thai e la sospensione di 111 dei suoi membri da ogni attività politica per cinque anni, citando come motivazione i brogli elettorali del 2006. A giugno, il governo ha revocato un divieto generale nazionale sulle attività politiche.
*A luglio, sei leader del gruppo Alleanza democratica contro la dittatura sono stati detenuti durante un raduno contrario al colpo di Stato sfociato in violenza. Essi sono stati rilasciati soltanto a condizione di cessare ogni loro futura attività politica.
A gennaio il primo ministro ha citato «l'attraversamento illegale del confine da parte di lavoratori migranti e trafficanti di esseri umani» quale seconda tra le sei principali minacce che la Thailandia si trovava ad affrontare e ha annunciato che il governo avrebbe iniziato a regolamentare «gli stranieri illegali delle tribù delle alture come i hmong».
Nello stesso mese, le pressioni internazionali hanno portato le autorità a interrompere l'espulsione di 143 rifugiati riconosciuti del Laos, la maggior parte dei quali minorenni, e il primo ministro ha asserito che sarebbe stato loro consentito di essere reinsediati in paesi terzi.
Almeno 179 rifugiati laotiani di etnia hmong sono stati rimpatriati forzatamente in Laos durante l'anno, contravvenendo agli obblighi internazionali della Thailandia. Con il Laos è stato siglato un accordo bilaterale relativo al confine che prevede il rimpatrio nel 2008 di 8.000 laotiani di etnia hmong. Non sono state avviate procedure adeguate per individuare le persone che necessitavano di protezione internazionale. Migliaia di profughi da Myanmar sono stati rimandati al confine.
*Aye Oo, un giovane rifugiato, è stato ucciso il 15 dicembre da colpi sparati da agenti delle forze di sicurezza thailandesi nel campo profughi di Ban Mae Nai Soi dove un gran numero di profughi manifestava contro i continui abusi perpetrati dagli agenti. Il comandante del campo è stato rimosso dall'incarico.
A marzo alcuni agenti della sicurezza thailandesi del campo profughi di Ban Mae Nai Soi hanno picchiato duramente un uomo di etnia karenni naturalizzato. Egli viveva nel campo assieme ai suoi genitori rifugiati. È rimasto in coma per nove giorni. Né gli agenti né il comandante del campo sono stati sottoposti a provvedimento disciplinare. Nel sud sono stati segnalati almeno 10 casi di tortura da parte delle autorità.
La legge sull'ISOC conferisce al primo ministro il potere di inviare individui sospettati di coinvolgimento nelle violenze del sud a «programmi di addestramento volontario» della durata di sei mesi, piuttosto che rinviarli a giudizio. La legge consente altresì al primo ministro di assumere il comando di agenzie statali e di reprimere gruppi e individui ritenuti «minacciosi». La legge ha inoltre introdotto restrizioni alle libertà di riunione e di movimento, alla libertà dalle detenzioni arbitrarie e da perquisizioni immotivate, nonché al diritto alla riservatezza e a procedimenti giudiziari equi.
Ad agosto la Thailandia ha firmato lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale e a ottobre la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.
La pena di morte è rimasta in vigore con circa 1.000 persone nel braccio della morte, molte delle quali per reati di droga. Non si sono avute esecuzioni.