Capo di Stato e di governo: Luiz Inácio Lula da Silva
Pena di morte: abolizionista per i reati ordinari
Popolazione: 191,3 milioni
Speranza di vita: 71,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 34/26‰
Alfabetizzazione adulti: 88.6%
La popolazione delle comunità più emarginate ha continuato a vivere in situazione di elevata violenza generata sia dalla polizia sia da bande appartenenti alla criminalità organizzata. Le operazioni di polizia compiute in queste comunità hanno causato migliaia tra morti e feriti e spesso hanno aumentato l'esclusione sociale. Anche squadroni della morte legati alla polizia si sono resi responsabili di centinaia di uccisioni.
Il sistema giudiziario penale, che non è stato in grado di perseguire e assicurare alla giustizia i responsabili di abusi, è stato a sua volta causa di numerose violazioni dei diritti umani nei confronti di detenuti in carceri e centri di detenzione minorile, sovraffollati e sottofinanziati. Donne detenute nelle carceri e nelle caserme di polizia hanno continuato a subire torture e maltrattamenti.
Attivisti dei Senza Terra e delle popolazioni indigene che lottavano per l'accesso alla terra sono stati minacciati e aggrediti da agenti di polizia e guardie di sicurezza privata. Sono state riferite situazioni di lavoro forzato e condizioni di sfruttamento diffuse in molti Stati, anche nel settore, in rapida espansione, della canna da zucchero.
Il governo federale ha introdotto un nuovo piano per contrastare la violenza urbana, ha rafforzato il suo programma per i difensori dei diritti umani e ha creato un organismo indipendente per la prevenzione della tortura.
Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha iniziato il suo secondo mandato a gennaio, insieme alle nuove amministrazioni statali. Asse centrale della politica del governo federale è stato il Piano per l'accelerazione della crescita (Programa de aceleração do crescimento - PAC) per l'ammodernamento delle infrastrutture fondamentali quali la rete autostradale, le strutture portuali e la sanità, e il finanziamento di una serie di programmi sociali. Le ONG nazionali hanno espresso preoccupazione riguardo all'impatto di alcuni dei progetti proposti, fra i quali l'asfaltatura di strade e la costruzione di dighe nei pressi di terre indigene. Il programma di redistribuzione del governo federale, consistente in un sussidio familiare (bolsa familia), ha contribuito alla riduzione della povertà estrema. A novembre il Brasile è entrato per la prima volta nell'elenco dei paesi con un alto indice di sviluppo umano, secondo un rapporto del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP).
Scandali per corruzione hanno incalzato sia il governo federale sia quelli statali. Importanti indagini della polizia federale hanno smascherato attività che comprendevano scommesse illegali, tangenti e sottrazione di denaro proveniente da contratti governativi "gonfiati". Fra gli stanziamenti deviati illegalmente vi erano fondi federali destinati a infrastrutture e progetti sociali in due degli Stati più poveri del Brasile, il Maranhão e il Piauí.
Il governo federale ha creato un organismo indipendente per la prevenzione della tortura, in conformità con il Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, che il Brasile ha ratificato a gennaio. Questo organismo ha il potere di effettuare visite a carceri e commissariati di polizia senza preavviso.
In agosto la Commissione speciale sulle morti e sparizioni politiche ha pubblicato Il diritto alla memoria e alla verità (Direito à memória e à verdade). Il rapporto descrive 475 casi di tortura e sparizioni durante il governo militare (1964-1985) e riconosce ufficialmente che durante il regime furono compiute violazioni dei diritti umani. Alcuni archivi militari sono rimasti tuttavia inaccessibili e i familiari delle vittime hanno proseguito nella ricerca dei resti dei propri cari, fatti sparire dallo Stato durante quel periodo. Il Brasile rimane uno dei pochi paesi dell'area a non aver impugnato le leggi che garantiscono l'impunità agli ufficiali del regime militare che si sono resi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, tortura compresa.
Le comunità più povere si sono trovate strette tra le bande criminali che controllavano le loro aree di residenza e la polizia con i suoi metodi violenti e discriminatori. A causa di ciò, molti degli abitanti di queste comunità si sono trovati in condizioni di radicata crisi economica e sociale.
Le risposte dei governi statali e federale nei confronti della violenza criminale sono state diverse. Il governo federale ha introdotto il Programma nazionale di sicurezza pubblica e cittadinanza (Programa nacional de segurança pública com cidadania - PRONASCI), incentrato sulla prevenzione del crimine, l'inserimento sociale, il recupero dei carcerati e migliori salari per gli agenti di polizia. Tuttavia, nonostante diffuse notizie di violazioni dei diritti umani da parte della polizia, il presidente Lula e i dirigenti della sua amministrazione hanno sostenuto pubblicamente alcune operazioni militarizzate da parte della polizia, in particolare a Rio de Janeiro.
A livello statale, nonostante alcuni governi avessero promesso delle riforme, la maggior parte delle forze di polizia statali hanno continuato ad adottare metodi violenti, discriminatori e corrotti nella lotta al crimine nelle comunità più povere, senza che vi fosse vigilanza o controllo. Ciò è risultato maggiormente evidente nello Stato di Rio de Janeiro, dove le iniziali promesse di riforma sono state abbandonate e il governatore ha adottato una posizione sempre più drastica e aggressiva sulle questioni riguardanti la sicurezza. È stata intensificata la politica di operazioni militari di polizia su ampia scala, che è costata la vita a centinaia di persone. Secondo cifre ufficiali, nel corso dell'anno la polizia ha ucciso nello Stato almeno 1.260 persone, il numero più alto fino ad oggi. Tutti i casi sono stati classificati come «atti di resistenza», cui non è seguito praticamente alcun tipo di indagine.
*Decine di persone sono state uccise, e molte sono rimaste ferite durante operazioni di polizia nel Complexo do Alemão - un gruppo di 21 comunità socialmente emarginate nella zona nord di Rio de Janeiro dove abitano oltre 100.000 persone - e nella vicina Vila da Penha. Altre migliaia di persone hanno dovuto fronteggiare la chiusura delle scuole e dei centri sanitari, così come la sospensione della fornitura di acqua e di elettricità. Durante le operazioni si sono avute notizie di esecuzioni extragiudiziali, percosse, atti di vandalismo e furti da parte degli agenti di polizia. I membri della comunità hanno riferito che un veicolo militare blindato (caveirão) veniva usato come cella mobile dove la polizia infliggeva percosse e scosse elettriche.
Il giro di vite ha avuto il suo culmine con una "megaoperazione" alla fine di giugno, che ha coinvolto 1.350 tra civili, militari e membri delle forze scelte della polizia federale. Sono stati uccisi almeno 19 presunti malviventi, uno dei quali di 13 anni; una decina di passanti sono rimasti feriti. Sono state sequestrate tredici armi, insieme a un quantitativo di droga; e nessuno è stato arrestato. La Commissione per i diritti umani dell'Ordine degli avvocati di Rio de Janeiro e il Segretariato speciale per i diritti umani del governo federale hanno annunciato che indagini indipendenti su referti medico-legali indicavano chiare prove di esecuzioni sommarie. Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, recatosi a Rio de Janeiro a novembre, ha criticato la mancata apertura di indagini ufficiali sulle uccisioni e ha concluso che l'operazione era stata manovrata a livello politico.
*A ottobre, un'operazione di polizia civile nella favela di Coréia a Senador Camará, nella zona occidentale di Rio ha causato 12 morti: un bambino di 4 anni, rimasto apparentemente vittima di un fuoco incrociato, un agente di polizia e 10 "sospetti", uno dei quali quattordicenne. Immagini d'archivio trasmesse dalla televisione brasiliana mostravano due uomini colpiti e uccisi da spari provenienti da un elicottero mentre cercavano di fuggire dalla zona.
Milizie di tipo paramilitare che comprendevano agenti di polizia fuori servizio e vigili del fuoco, hanno continuato a controllare ampie fasce delle favelas di Rio de Janeiro.
*Ad aprile, Jorge da Silva Siqueira Neto, presidente dell'associazione dei residenti di Kelson, comunità controllata dalle milizie nell'area di Penha, è stato costretto a lasciare il proprio quartiere dopo aver ricevuto minacce di morte. Ha accusato cinque agenti della polizia militare di essersi attribuiti «poteri dittatoriali» all'interno della comunità e ha sporto denuncia presso l'unità investigativa interna della polizia, il ministro di pubblica sicurezza e il procuratore. Tre degli agenti di polizia sono stati arrestati per un breve periodo e sono stati rilasciati all'inizio di settembre. Quattro giorni più tardi Jorge da Silva Siqueira Neto è stato ucciso da colpi di arma da fuoco. È stata aperta un'inchiesta, ma a fine anno non si erano avuti avanzamenti nelle indagini.
Le autorità dello Stato di São Paulo hanno nuovamente riferito di una diminuzione delle cifre ufficiali di uccisioni da parte della polizia, sebbene questi dati siano stati contestati. Si sono tuttavia registrate nuove violazioni dei diritti umani da parte di agenti di polizia.
*Secondo quanto riferito, nella città di Bauru il quindicenne Carlos Rodrigues Júnior è stato torturato e ucciso nella propria abitazione da agenti della polizia militare. Secondo i referti medico legali, gli sono state inflitte 30 scosse elettriche mentre veniva interrogato sul furto di una motocicletta. A fine anno sei poliziotti erano stati temporaneamente arrestati.
Nei primi 10 mesi dell'anno, si sono registrate 92 morti in molteplici omicidi legati a squadroni della morte a São Paulo, la maggioranza dei quali nella zona settentrionale della città. Erano in corso indagini nei confronti di agenti di polizia per la morte di oltre 30 persone nelle città di Ribeirão Pires e Osasco. Si sono avute informazioni di squadroni della morte anche in altre città, in particolare a Rio de Janeiro (specialmente nella Baixada Fluminense), Espírito Santo, Bahia, Pernambuco, Rio Grande do Norte e Ceará.
*Ad agosto, Aurina Rodrigues Santana, suo marito Rodson da Silva Rodrigues e il loro figlio Paulo Rodrigo Rodrigues Santana Braga sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco da un gruppo di uomini incappucciati mentre dormivano nella propria abitazione nel distretto di Calabetão, nello Stato di Salvador di Bahia. L'aggressione si è verificata dopo che la famiglia aveva denunciato che il figlio e sua sorella tredicenne erano stati torturati da quattro agenti della polizia militare.
Uno sviluppo positivo ha riguardato lo smantellamento ad aprile da parte della polizia federale di uno squadrone della morte ritenuto responsabile, nello Stato di Pernambuco, della morte di più di 1.000 persone nell'arco di cinque anni. Un altro squadrone della morte è stato smantellato a novembre con l'arresto di 34 persone, fra cui poliziotti, avvocati e piccoli commercianti.
Il grave sovraffollamento, le precarie condizioni sanitarie, la violenza delle bande e le rivolte hanno continuato a minare il sistema penitenziario. Maltrattamenti e tortura erano prassi abituale.
*In agosto 25 detenuti sono morti carbonizzati nel carcere di Ponte Nova nello Stato di Minas Gerais, dopo disordini causati da lotte fra fazioni.
*Nello Stato di Espírito Santo, dove sono state segnalate torture e maltrattamenti, il governo ha vietato al Consiglio statale per i diritti umani (Conselho estadual dos direitos humanos - CEDH), un organismo ufficiale con il potere di controllare il sistema carcerario, l'accesso alle celle delle prigioni.
*Durante l'anno oltre 20 persone sono morte nel carcere Aníbal Bruno, nello Stato di Pernambuco. Dal penitenziario, costantemente sotto organico e con una popolazione carceraria tre volte superiore a quella per cui era stato progettato, da molto tempo si ricevevano segnalazioni di tortura e maltrattamenti.
Le condizioni all'interno del sistema carcerario minorile hanno continuato a destare preoccupazione in tutto il Brasile. Si sono avute nuovamente notizie di sovraffollamento, percosse e maltrattamenti. La direttrice della Fondazione Casa di São Paulo (precedentemente conosciuta come FEBEM), è stata rimossa dal suo incarico con una decisione in cui si criticava la struttura penitenziaria di Tietê per le sistemazioni inadeguate e le cattive condizioni igieniche. Il suo licenziamento è stato successivamente annullato dalla Corte Suprema dello Stato (Tribunal de Justiça).
I casi denunciati in base alla legge "Maria da Penha" del 2006, che criminalizza la violenza domestica, hanno iniziato ad approdare in tribunale durante l'anno. Nonostante la legge rappresenti un notevole passo avanti, la mancanza di risorse, la difficoltà nell'applicare gli ordini di allontanamento e gli scarsi servizi di sostegno hanno ostacolato la sua effettiva applicazione.
L'assenza di protezione da parte dello Stato nelle comunità più emarginate ha fatto sì che le donne siano rimaste a rischio di violenza, da parte sia di malviventi sia della polizia. Nelle comunità controllate dai narcotrafficanti le donne hanno subito discriminazioni, violenza e impossibilità di accesso ai servizi di base. Secondo le informazioni ricevute, delle donne hanno avuto i capelli rasati per infedeltà, sono state espulse dalla propria comunità perché sieropositive all'HIV e sono state costrette a fornire prestazioni sessuali in cambio del saldo dei debiti. Le donne spesso avevano troppa paura per sporgere denuncia. Donne che lottavano per la giustizia in casi che coinvolgevano familiari uccisi dalla polizia hanno spesso subito minacce e intimidazioni.
Sebbene le donne rappresentino una piccola ma crescente parte della popolazione carceraria, le loro necessità sono state ampiamente trascurate. Sono state ricevute segnalazioni di torture, percosse e abusi sessuali avvenuti nelle stazioni di polizia e in carcere.
*A novembre, una ragazza quindicenne accusata di piccoli furti è stata incarcerata in una stazione di polizia nella città di Abaetetuba, nello Stato del Pará. Durante un mese ha dovuto condividere la cella con circa 20- 30 uomini. È stata ripetutamente stuprata, secondo quanto riferito, in cambio di cibo. Quando questo è stato reso pubblico, gli agenti di polizia l'avrebbero minacciata ed è stata messa sotto protezione. Secondo quanto riferito, anche la sua famiglia è stata minacciata dalla polizia e inserita in un programma di protezione dei testimoni. Il caso ha avuto ampia risonanza e diversi enti federali hanno avviato indagini che hanno rivelato, in tutto lo Stato, numerosi casi di donne in detenzione che avevano subito gravi violazioni dei diritti umani.
Non è cessata la violenza rurale, spesso nell'ambito di dispute fra latifondisti e lavoratori agricoli senza terra, popolazioni indigene o quilombolas (membri di comunità discendenti da schiavi fuggiti dai colonizzatori). L'espansione delle monocolture, ad esempio piantagioni di eucaliptus o di soia, il disboscamento e l'estrazione mineraria illegali, oltre a progetti di sviluppo fra cui dighe e il piano di deviazione del fiume di São Francisco, sono stati causa di conflitto. Sono state espresse inoltre gravi preoccupazioni per le condizioni di sfruttamento nei settori della bonifica della terra, della produzione di carbone e della canna da zucchero.
Sono aumentati gli sgomberi forzati, spesso accompagnati da minacce e intimidazioni. Secondo la Commissione pastorale della terra (Comissão pastoral da terra - CPT), in varie parti del Brasile 2.543 famiglie sono state fatte sgombrare fra gennaio e settembre 2007, con un notevole aumento rispetto al 2006.
*A novembre, lavoratori agricoli che stavano occupando una fattoria vicino alla città di Santa Teresa do Oeste nello Stato di Paraná sono stati attaccati da 40 uomini armati, che sarebbero stati ingaggiati da una società di sicurezza al servizio della proprietà, una multinazionale svizzera. Vi è rimasto ucciso il leader dei senza terra Valmir Motta de Oliveira, colpito da un proiettile al petto. È stata uccisa, in circostanze non chiare, anche una guardia di sicurezza. Otto altre persone sono state ferite, fra queste Izabel Nascimento, che ha perso conoscenza in seguito a un pestaggio. Questo omicidio rientra in un consolidato modello di violenze e intimidazioni commesse dalle milizie rurali nello Stato di Paraná.
Sono stati riferiti anche casi di lavoro forzato in tutto il paese. A dicembre il ministero del Lavoro ha aggiornato l'elenco dei datori di lavoro che risultavano praticare forme di sfruttamento nei confronti dei propri lavoratori. La lista includeva 185 datori di lavoro di 16 Stati, comprendenti lavoratori occupati non solo nella bonifica delle foreste e nell'allevamento in zone di frontiera della savana centrale (cerrado) e dell'Amazzonia, ma anche braccianti nelle piantagioni di monoculture negli Stati più ricchi di São Paulo, Minas Gerais e Rio Grande do Sul.
È continuato lo sfruttamento nel settore emergente della canna da zucchero. A marzo, procuratori legali presso il ministero del Lavoro dello Stato di São Paulo hanno liberato 288 lavoratori dal lavoro forzato in sei piantagioni. Nello stesso mese, 409 lavoratori, 150 dei quali appartenenti a popolazioni indigene, sono stati liberati dalla piantagione per distillerie di etanolo di Centro Oeste Iguatemi, nello Stato del Mato Grosso do Sul. A novembre, squadre di ispettori hanno trovato altri 831 tagliatori di canna da zucchero indigeni, alloggiati in sistemazioni inadeguate, sovraffollate e malsane in una piantagione a Brasilândia, anch'essa nello Stato del Mato Grosso do Sul.
*A giugno oltre un migliaio di persone che lavoravano in condizioni equiparabili alla schiavitù sono state liberate da una piantagione di canna da zucchero di proprietà della società produttrice di etanolo Pagrisa a Ulianópolis, nello Stato del Pará. Dopo l'operazione, una commissione del Senato ha accusato gli ispettori di esagerare sulle precarie condizioni dei lavoratori. In seguito a ciò, l'attività delle squadre di ispezione è stata temporaneamente sospesa dal ministero del Lavoro per timore che tali accuse potessero compromettere la credibilità delle unità di ispezione e del loro operato. Le ispezioni sono riprese in ottobre.
Il governo ha adottato alcune misure per migliorare le condizioni di lavoro nel settore della canna da zucchero. Nello Stato di São Paulo, che rappresenta oltre il 60% della produzione brasiliana di canna da zucchero, il Procuratore statale per il lavoro ha promosso l'avvio di ispezioni e procedimenti legali. A livello federale, il governo ha promesso di introdurre un piano di accreditamento sociale e ambientale con l'obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro e di ridurre l'impatto ambientale.
Lo Stato del Mato Grosso do Sul ha continuato a essere al centro della violenza contro le popolazioni indigene.
*A gennaio, Kuretê Lopes, una donna guarani-kaiowá di 69 anni, è morta dopo essere stata colpita al petto dagli spari esplosi da una guardia di sicurezza privata durante uno sgombero forzato da terreni occupati dai guarani-kaiowá, i quali ne rivendicavano la proprietà in quanto loro terre ancestrali. A settembre, quattro leader guarani-kaiowá coinvolti nell'occupazione sono stati condannati da tribunali statali a 17 anni di carcere per il presunto furto di un trattore, una sentenza che le ONG locali hanno considerato sproporzionata, discriminatoria e con politicamente motivata. A fine anno era in corso un appello.
*A giugno il leader indigeno Ortiz Lopes è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco nella sua abitazione a Coronel Sapucaia. È stato riferito che il killer, nel far fuoco, avrebbe detto a Ortiz Lopes che era stato mandato dai proprietari agricoli per regolare i conti. Attivo difensore dei diritti della terra dei guarani-kaiowá, Ortiz Lopes aveva già ricevuto minacce di morte.
In agosto il governo federale ha annunciato la decisione di riconoscere come territorio indigeno 11.009 ettari nella regione di Aracruz, nello Stato di Espírito Santo. La decisione ha fatto seguito a una lunga disputa fra le popolazioni tupinikim e guarani e un'impresa produttrice di cellulosa.
L'impunità di cui hanno goduto i responsabili di violazioni dei diritti umani è derivata da carenze a ogni livello del sistema giudiziario, eccetto nei casi caratterizzati da collegamenti internazionali.
*Le autorità hanno intrapreso iniziative per indagare, processare e condannare i responsabili dell'omicidio, avvenuto nel febbraio 2005, della suora missionaria statunitense Dorothy Stang. A maggio Vitalmiro Bastos de Moura, un agricoltore accusato di essere il mandante, è stato condannato a 30 anni di carcere. A ottobre Rayfran das Neves Sales, uno degli esecutori, è stato condannato a 27 anni di reclusione, ma la condanna è stata successivamente annullata in appello.
L'istituzione di procedimenti legali rimane un'eccezione in uno Stato dove l'impunità è la norma negli atti di violenza legati alla terra. Secondo la Commissione pastorale della terra, degli 814 casi di persone assassinate fra il 1971 e il 2006 nello Stato del Pará, 568 rimanevano irrisolti. Novantadue casi penali hanno portato a una sola incarcerazione.
*Durante le ondate di violenza scatenate nel maggio 2006 da bande criminali nello Stato di São Paulo la polizia ha ucciso più di un centinaio di sospetti malviventi; in ulteriori 87 casi vi erano indizi secondo cui sarebbero stati coinvolti squadroni della morte collegati alla polizia. Secondo il Procuratore dello Stato, alla fine anno nessuno era stato perseguito.
Il programma per i difensori dei diritti umani del governo federale ha stabilito un ente di coordinamento nazionale. La mancanza di risorse e di coordinamento, tuttavia, ha continuato a ostacolare l'applicazione del piano per i difensori dei diritti umani.
Difensori dei diritti umani hanno continuato a essere vittime di minacce e intimidazioni
*Il leader indigeno Marcos Ludison de Araújo (Marcos Xucuru) ha ricevuto minacce di morte a luglio. In seguito a una lunga serie di intimidazioni da parte della polizia federale, che è costituzionalmente responsabile di fornire protezione, Marcos Xucuru ha richiesto allora protezione a membri fidati della polizia militare, una misura concessa secondo le regole del programma dei difensori. Egli è rimasto tuttavia in situazione di rischio per diversi mesi, mentre si svolgevano i negoziati fra il governo statale e quello federale.
*L'operatrice di una ONG, Marcia Honorato, che aveva ripetutamente denunciato l'attività di squadroni della morte nella Baixada Fluminense, una zona estremamente violenta della periferia di Rio de Janeiro, è stata più volte minacciata di morte, e in una occasione è stata aggredita con una pistola puntata alla testa.
Delegati di Amnesty International hanno visitato il Brasile a maggio e giugno.
Brazil: 'From burning buses to caveirões' - the search for human security (AMR 19/010/2007)
Brazil: Submission to the UN Universal Periodic Review - First session of the UPR Working Group, 7-11 April 2008 (AMR 19/023/2007)