Capo di Stato: Abdelaziz Bouteflika
Capo del governo: Abdelaziz Belkhadem
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 33,9 milioni
Speranza di vita: 71,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 35/31‰
Alfabetizzazione adulti: 69,9%
Le continue violenze politiche in tutto il paese hanno causato la morte di almeno 491 persone, cifra in aumento rispetto al 2006. Molti sono stati uccisi in attentati dinamitardi rivendicati da un gruppo firmatosi Organizzazione di al-Qaeda del Maghreb islamico. Persone sospettate di legami con il terrorismo sono stati trattenute in incommunicado e in detenzione segreta, esposte al rischio di tortura e altri maltrattamenti. Diversi sospetti terroristi rimpatriati in Algeria da altri Stati sono stati condannati a pene detentive al termine di procedimenti giudiziari che non hanno rispettato gli standard internazionali. Difensori dei diritti umani e giornalisti sono stati oggetto di vessazioni. Il governo ha compiuto incoraggianti passi avanti per affrontare la violenza sulle donne e verso l'abolizione della pena di morte, ma non ha fatto nulla per rompere lo scudo di impunità di cui godono membri di gruppi armati e delle forze di sicurezza governative per le gravi violazioni dei diritti umani compiute durante il conflitto interno degli anni Novanta.
La bassa affluenza alle urne alle elezioni parlamentari di maggio è parsa riflettere una mancanza di fiducia nell'efficacia delle istituzioni nell'affrontare i problemi della sicurezza, della disoccupazione, della mancanza di alloggi, della scarsità di acqua e di altro genere. La preoccupazione generata dalla corruzione ha alimentato lo scontento in quanto è parso che i proventi derivanti dall'aumento crescente delle esportazioni di petrolio e di gas non fossero a beneficio della maggioranza della popolazione e ciò ha causato un continuo flusso di migranti verso l'Europa.
A novembre, il Comitato diritti umani delle Nazioni Unite (HRC) ha raccomandato al governo di affrontare i persistenti problemi legati all'impunità, alla detenzione segreta e alla tortura, alla discriminazione contro le donne e alle restrizioni alla libertà di espressione.
L'Organizzazione di al-Qaeda del Maghreb islamico, già nota in passato come Gruppo salafista per la preghiera e il combattimento, il principale gruppo armato islamista attivo in Algeria, ha attaccato obiettivi sia civili sia militari. Il gruppo ha rivendicato sia gli attentati dinamitardi di aprile ad Algeri sia quelli di settembre a Batna e Dellys, in cui hanno perso la vita almeno 130 persone, molte delle quali civili, e in cui sono rimaste ferite centinaia di altre. A settembre, le autorità hanno annunciato che Hassan Hattab, il capo del Gruppo salafista, si era arreso.
Le forze governative hanno ucciso decine di presunti membri di gruppi armati nel corso di perquisizioni e di scontri. Scarsi sono stati i dettagli resi noti ma si è temuto che alcuni potessero essere stati vittime di esecuzioni extragiudiziali.
Il Dipartimento per l'informazione e la sicurezza (Département du renseignement et de la sécurité - DRS), i servizi segreti militari, ha continuato a detenere presunti sospetti di terrorismo in incommunicado e in località segrete, spesso in caserme, dove erano a rischio di tortura e di altri maltrattamenti. Tra i detenuti figuravano diversi cittadini algerini rimpatriati da altri Stati.
*Mohamed Rahmouni è stato arrestato da funzionari della sicurezza in borghese il 18 luglio nei pressi della sua abitazione di Bourouba, ad Algeri. La sua famiglia ha fatto ricerche per localizzarlo e un mese dopo il suo arresto sua madre è stata convocata al commissariato della polizia giudiziaria di Bourouba dove le è stato detto che suo figlio era detenuto e in buone condizioni presso il DRS. A fine anno, tuttavia, non era ancora chiaro dove fosse detenuto e se fossero state formulate accuse a suo carico, e ai familiari continuava a essere negato il permesso di vederlo.
*Un uomo noto per motivi legali unicamente come "K" e Reda Dendani sono stati arrestati dal DRS mentre venivano rimpatriati ad Algeri rispettivamente il 20 e il 24 gennaio dalle autorità britanniche, per le quali essi costituivano una minaccia alla sicurezza nazionale. "K" è stato rilasciato senza accusa il 4 febbraio dopo essere stato trattenuto per un periodo più lungo del limite legale di 12 giorni senza accusa né accesso a un legale; Reda Dendani è stato trattenuto dal DRS fino al 5 febbraio e poi trasferito in carcere in attesa del processo (cfr. oltre). Entrambi sono stati trattenuti in segreto, probabilmente in caserme militari ad Algeri, e senza accesso alle loro famiglie.
Persone sospettate di terrorismo hanno affrontato procedimenti giudiziari iniqui. Non sempre i detenuti sono stati assistiti da un legale la prima volta che comparivano di fronte a un giudice e alcuni hanno affermato di non aver riferito delle torture o altri maltrattamenti subiti dal DRS per timore di ritorsioni. In ciascun episodio, le accuse di tortura e altri maltrattamenti avanzate dai detenuti non sono state indagate dalle autorità giudiziarie anche quando le "confessioni" che sarebbero state estorte sotto tortura o altro tipo di coercizione sono state impiegate come prove a loro carico in tribunale.
*Un uomo noto come "H", rimpatriato in Algeria dalle autorità britanniche, è stato condannato a tre anni di carcere il 10 novembre per "appartenenza a una rete terroristica all'estero". Al processo egli ha accusato di essere stato torturato dal DRS e che gli era stata fatta firmare una dichiarazione il cui contenuto non gli era stato reso noto prima di essere condotto di fronte alle autorità giudiziarie. La corte ha ammesso tale dichiarazione quale prova a carico senza indagare le accuse da lui avanzate. La corte ha altresì rigettato la sua rivendicazione secondo la quale l'ambasciata algerina a Londra gli aveva assicurato che avrebbe beneficiato del provvedimento di amnistia adottato nel 2006 in Algeria in caso di rimpatrio dal Regno Unito.
*Reda Dendani è stato condannato a otto anni di carcere a novembre per "appartenenza a una rete terroristica all'estero". Al processo egli ha accusato che agenti del DRS lo picchiarono quando chiese di vedere una dichiarazione che avevano preparato richiedendogli di firmarla, e che non aveva riferito l'episodio la prima volta che era stato condotto davanti a un giudice a causa delle minacce ricevute dal DRS. La corte non ha disposto indagini sulle sue accuse.
Il governo non ha intrapreso iniziative per affrontare le gravi e diffuse violazioni dei diritti umani commesse da gruppi armati e forze di sicurezza statali durante il conflitto interno degli anni Novanta, in cui furono uccise almeno 200.000 persone.
A novembre, l'HRC ha sollecitato il governo a emendare gli artt.45 e 46 del Decreto di attuazione della Carta per la pace e la riconciliazione nazionale del 2006 (legge 06-01), che conferisce l'impunità alle forze di sicurezza e criminalizza le pubbliche critiche sulla loro condotta.
L'Algeria ha firmato la nuova Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate il 6 febbraio ma non ha intrapreso alcuna iniziativa per indagare sulla sorte dì migliaia di vittime di sparizioni forzate e ha continuato ad applicare la legge 06-01. Ai sensi di quest'ultima, i parenti possono ricercare un risarcimento se riescono a ottenere un certificato di morte dalle autorità per la persona scomparsa. Alcune famiglie hanno lamentato di aver ricevuto pressioni per richiedere questo tipo di certificati, mentre altre si sono rifiutate di farlo temendo che ciò avrebbe chiuso loro le porte per qualsiasi tipo di inchiesta. Le autorità hanno dichiarato all'HRC di aver selezionato 6.233 richieste di risarcimento e di aver classificato circa 17.000 casi di «terroristi uccisi», ma non hanno fornito dettagli degli scomparsi ai quali si riferivano. Alcune famiglie hanno ricevuto certificati di morte in cui si dichiarava che i familiari che erano scomparsi erano stati uccisi mentre agivano all'interno di gruppi armati. Non è noto quante siano state le famiglie ad aver ricevuto un risarcimento.
*Non è stato compiuto alcun progresso nel risolvere il caso della sparizione di Salah Saker, un insegnante arrestato da agenti statali nel 1994, sebbene l'HRC avesse richiesto nel 2006 un'inchiesta immediata sul suo caso.
*A luglio, l'HRC ha deliberato nei casi di Mohamed Grioua e Mourad Kimouche, scomparsi dopo il loro arresto da parte di agenti statali nel 1996. l'HRC ha ritenuto che lo Stato non era intervenuto nella protezione dei loro diritti e delle loro vite, e ha richiesto indagini approfondite nonché il perseguimento dei responsabili.
Difensori dei diritti umani e giornalisti sono stati oggetto di vessazioni da parte delle autorità. Alcuni di loro sono stati perseguiti e minacciati con il carcere o dell'accusa penale di diffamazione, con palese intento punitivo o come deterrente contro le critiche nei confronti delle politiche e dei funzionari di governo. L'HRC ha raccomandato di cambiare la legislazione per depenalizzare la diffamazione, ma la legge è rimasta in vigore.
*L'avvocato per i diritti umani Amine Sidhoum è stato accusato di diffamazione in relazione ai commenti attribuitigli in un articolo di un quotidiano nel 2004. Il giornalista che scrisse l'articolo è stato anch'egli incriminato alla fine di ottobre. Il processo a loro carico, fissato per novembre, è stato aggiornato al gennaio 2008. A marzo, Amine Sidhoum e un altro avvocato per i diritti umani, Hassiba Boumerdessi, sono stati assolti dall'accusa di aver fornito oggetti vietati a prigionieri loro clienti.
*Mohamed Smain, presidente della sezione Relizane della Lega algerina per la difesa dei diritti umani, è stato giudicato colpevole il 27 ottobre per "aver denunciato reati immaginari". Egli aveva denunciato che i cadaveri di una ventina di persone che erano scomparse dopo essere state prelevate da milizie armate dallo Stato erano stati sepolti in una fossa comune a Sidi Mohamed Benaouda. Egli è stato condannato a due mesi di carcere e al pagamento di un'ammenda e dei danni. La corte lo aveva giudicato colpevole dapprima nel 2002 ma aveva ordinato un nuovo processo a suo carico in seguito a una sentenza della Corte Suprema. Mohamed Smain ha presentato un nuovo ricorso e a fine anno rimaneva in libertà.
*A Hafnaoui Ghoul, giornalista e attivista dei diritti umani della sezione di Djelfa della Lega algerina per la difesa dei diritti umani, è stato notificato a settembre che il capo della gendarmeria di Djelfa lo aveva accusato di diffamazione imponendogli di recarsi settimanalmente presso la gendarmeria. Egli era stato incarcerato per sei mesi nel 2004 dopo essere stato giudicato colpevole di diffamazione nei confronti di funzionari locali.
Rifugiati, richiedenti asilo e migranti irregolari sono stati esposti al rischio di detenzione, espulsione collettiva e maltrattamento. Sebbene i dettagli relativi siano risultati frammentari, si ritiene che a migliaia siano stati rimpatriati verso paesi dell'Africa subsahariana senza alcuna possibilità di presentare domanda di asilo o ricorso contro il loro rimpatrio.
*Ad agosto, 28 persone provenienti da paesi dell'Africa subsahariana, cui era stato riconosciuto lo status di rifugiati da parte dell'UNHCR, sono state rimpatriate in Mali dopo essere state processate senza la presenza di un legale o l'assistenza di interpreti per l'accusa di ingresso illegale in Algeria. Essi sono stati scaricati nel deserto nei pressi della città di Tinzaouatene, dove è attivo un gruppo armato del Mali, senza cibo né acqua o assistenza medica. I rifugiati sono rimasti bloccati lì per giorni a causa dell'insicurezza, prima di essere in grado di raggiungere la capitale del Mali.
A febbraio, la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne ha visitato l'Algeria. Pur apprezzando gli importanti emendamenti apportati nel 2005 per limitare la discriminazione contro le donne, la Relatrice ha posto l'attenzione su aspetti del codice di famiglia che permettono la discriminazione nei confronti delle donne in materia di alloggio e di eredità. La Relatrice ha inoltre espresso la propria preoccupazione riguardo all'incertezza degli indennizzi per le vittime di stupro e schiavitù sessuale durante il conflitto interno.
L'HRC ha raccomandato di emendare la legge algerina al fine di assicurare l'uguaglianza tra uomini e donne per quanto riguarda matrimonio, divorzio e la casa e di ascrivere a reato lo stupro maritale.
Le autorità hanno proseguito una moratoria de facto sulle esecuzioni sebbene siano state comminate nuove sentenze di morte. Decine di membri di gruppi armati sono stati condannati a morte per accuse di terrorismo, per lo più in contumacia. A novembre, l'Algeria ha co-promosso una risoluzione all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che chiedeva una moratoria globale sulle esecuzioni.
Algeria: Briefing to the Human Rights Committee (MDE 28/017/2007)