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Bahrein

Regno del Bahrein

Capo di Stato: re Hamad bin 'Issa Al Khalifa
Capo del governo: sceicco Khalifa bin Salman Al Khalifa
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 0,8 milioni
Speranza di vita: 75,2 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 15/15‰
Alfabetizzazione adulti: 86,5%

  1. Contesto
  2. Difensori dei diritti umani
  3. Libertà di espressione
  4. "Guerra al terrore"
  5. Anti-terrorismo
  6. Arresti e detenzioni arbitrarie
  7. Pena di morte

Sono giunte notizie di episodi isolati di repressione nei confronti di difensori dei diritti umani, giornalisti e siti web. I tribunali hanno comminato due condanne a morte, ma non sono avvenute esecuzioni.

Contesto

A febbraio si sono tenute manifestazioni dopo che erano state arrestate tre persone e dopo scontri tra manifestanti e forze di sicurezza. I tre arrestati, 'Abdul Hadi al-Khawaja, presidente del disciolto Centro per i diritti umani del Baherin; Hassan Mshaima', un ex prigioniero politico e presidente del Movimento radicale di opposizione sciita al-Haq; e Shakir Mohammed 'Abdul Hussain sono stati accusati di «incitamento all'odio e tentativo di sovvertire il sistema politico attraverso mezzi illegali» e altri reati. Essi sono stati rilasciati su cauzione il giorno stesso dell'arresto. I procedimenti giudiziari a loro carico sono stati in seguito archiviati su richiesta di re Hamad bin 'Issa Al Khalifa.

A settembre il Behrein ha aderito alla Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

Difensori dei diritti umani

*Nabeel Rajab, vice presidente del disciolto Centro per i diritti umani del Bahrein, stando alle fonti, è stato oggetto di vessazioni: è stato seguito e ha, assieme alla moglie, ricevuto telefonate anonime, lettere e messaggi offensivi. A marzo, è stato convocato a comparire davanti alla Direzione criminale investigativa per aver distribuito documenti relativi a un rapporto pubblicato nel settembre 2006 da Salah al-Bandar, cittadino britannico ed ex consigliere del governo bahrenita. Il rapporto accusava funzionari di aver pianificato la manipolazione del risultato delle elezioni parlamentari del novembre 2006 a scapito della popolazione a maggioranza musulmano sciita. Nell'ottobre 2006 l'Alta Corte penale aveva proibito la pubblicazione di qualsiasi informazione relativa al rapporto di Salah al-Bandar. Non sono note accuse a carico di Nabeel Rajab.

Libertà di espressione

A maggio, circa 200 giornalisti bahreniti hanno manifestato davanti al Consiglio dei rappresentanti (il Parlamento) chiedendo una maggiore libertà di stampa e di porre fine alle pene detentive per reati collegati alla stampa. Lo stesso mese, Il Consiglio (consultivo) della Shura ha approvato all'unanimità una nuova bozza di legge che esclude le pene detentive per reati collegati alla stampa. Tuttavia, a fine anno la legge non era stata ancora promulgata.

Almeno 22 siti web, compresi alcuni noti per aver espresso critiche nei confronti del governo, sono rimasti oscurati.

Secondo quanto riferito, ai media locali è stato impedito di intervistare Ghada Jamsheer, un'attivista dei diritti umani.

"Guerra al terrore"

Gli ultimi due cittadini bahreniti ancora trattenuti dalle autorità statunitensi a Guantánamo, Juma'a Mohammed al-Dossari, con residenza in Arabia Saudita, e 'Issa 'Abdullah al-Murbati, sono stati rimpatriati rispettivamente in Arabia Saudita e Bahrein a luglio e agosto. Essi sono stati rilasciati senza accusa dalle autorità saudite e bahrenite.

Anti-terrorismo

Secondo quanto riferito, almeno 11 persone sono state arrestate a metà dell'anno ai sensi della legge del Bahrein sull'anti-terrrorismo del 2006. Sei di loro sono state rilasciate ma cinque, trattenute da agosto, a fine anno erano ancora detenute. Esse sono comparse in tribunale il 23 ottobre accusate di "preparazione di attentati contro un altro paese, appartenenza a un'organizzazione posta al bando e finanziamento di attentati terroristici.

Arresti e detenzioni arbitrarie

In seguito alle manifestazioni del 17 dicembre e successivamente, sono state arrestate circa 45 persone. Molte sono state rilasciate nell'arco di qualche ora o giorno, ma almeno 20 continuavano a essere trattenute presso il Dipartimento investigativo criminale e nella Prigione centrale di al-Manama. Esse sono state trattenute in isolamento e tenute bendate per lunghi periodi di tempo. Alcune sono state torturate durante l'interrogatorio da funzionari della sicurezza, anche tramite percosse e scosse elettriche in varie parti del corpo. Secondo i rapporti, tre detenuti, Mohammad Khalil al-Madoob, Hussain Khalil al-Madoob e Hussain 'Abd al-Nabi, hanno accusato di essere stati torturati nei giorni successivi al loro arresto e avevano ferite al volto manifestamente causate dalle percosse quando sono stati visti dal loro legale.

Pena di morte

A gennaio la proposta di emendamento al codice penale del 1976 per l'abolizione della pena di morte per traffico di droga è stata bocciata dal Consiglio della Shura. A novembre, il governo ha votato contro una moratoria sulle esecuzioni all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Due persone sono state condannate a morte per omicidio: a gennaio un uomo del Bangladesh di cui non è stato rivelato il nome e ad aprile un altro cittadino del Bangladesh, Mizan Noor Al-Rahman Ayoub Miyah.