Capo di Stato: Muhammad Hosni Mubarak
Capo del governo: Ahmed Nazif
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 76,9 milioni
Speranza di vita: 70,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 38/31‰
Alfabetizzazione adulti: 71,4%
Gli emendamenti costituzionali approvati frettolosamente dal parlamento hanno costituito la più grave battuta d'arresto per la situazione dei diritti umani da quando fu reintrodotto lo stato di emergenza nel 1981. Gli emendamenti hanno consolidato i già estesi poteri della polizia e sancito permanentemente per legge poteri che erano stati sistematicamente impiegati per violare i diritti umani, tra cui detenzioni prolungate senza accusa, tortura e altri maltrattamenti, restrizioni alla libertà di parola, di associazione e di riunione, e processi gravemente iniqui di fronte a corti militari e corti speciali di emergenza. All'incirca 18.000 detenuti amministrativi, vale a dire persone trattenute per ordine del ministero dell'Interno, sono rimasti in carcere in condizioni degradanti e inumane. Alcuni si trovavano detenuti da oltre un decennio, compresi molti il cui rilascio era stato più volte disposto dai tribunali. Cittadini egiziani sospettati di terrorismo, i quali erano stati trasferiti illegalmente in Egitto da altri governi, sono rimasti in carcere. I tribunali hanno continuato a comminare sentenze di morte e vi è stata almeno una esecuzione.
Mentre si diffondeva in tutto il paese la più grande ondata di scioperi mai avvenuta in decenni, che ha interessato lavoratori sia del settore pubblico che privato, le autorità hanno chiuso una associazione indipendente di difesa dei diritti dei lavoratori. Gli scioperi, scatenati dall'aumento del carovita, dalla crescente povertà e da altre problematiche, hanno coinciso con le proteste politiche da parte della Fratellanza Musulmana, la più vasta forza di opposizione, e da gruppi laici di opposizione impegnati in campagne per ottenere riforme democratiche. Attivisti politici, giornalisti e blogger sono stati incarcerati per aver espresso pacificamente le proprie opinioni.
Stando ai rapporti, le donne hanno affrontato crescenti livelli di violenza. Il governo ha intrapreso ulteriori iniziative per porre fine alla pratica delle mutilazioni genitali femminili (MGF), condotte ancora sulla maggioranza delle ragazze.
Il 19 marzo il parlamento ha emendato 34 articoli della Costituzione. I cambiamenti draconiani all'art.179 hanno consolidato i già estesi poteri di arresto della polizia, conferito ampi poteri all'autorità degli agenti statali di intercettare comunicazioni private, autorizzato il Presidente a scavalcare i tribunali ordinari e aperto la strada a una nuova legislazione anti-terrorismo che con ogni probabilità finirà con l'erodere ulteriormente la tutela dei diritti umani. Altri emendamenti sono apparsi essere politicamente motivati. Uno ha limitato il ruolo dei giudici nella supervisione delle elezioni e dei referendum. Un altro ha vietato l'istituzione di partiti politici basati sulla religione, una palese risposta al successo elettorale della Fratellanza Musulmana del 2005. Gli emendamenti sono stati approvati una settimana dopo tramite referendum nazionale, boicottato dalla principale opposizione.
Il codice di giustizia militare (legge n.25 del 1966), con cui furono istituiti i tribunali militari, è stato emendato ad aprile ma i cambiamenti non hanno affrontato vizi fondamentali inerenti il fatto di processare civili di fronte a tribunali militari. È stato introdotto un limitato diritto di ricorso tramite cassazione davanti alla Corte Suprema per i ricorsi militari, in base al quale la corte d'appello può rivedere questioni procedurali durante il processo ma non l'effettiva motivazione delle accuse né le prove che conducono a un giudizio di colpevolezza. Inoltre, i giudici della Corte Suprema per i ricorsi militari sono tutti ufficiali militari di carriera e le decisioni della Corte restano soggette a ratifica da parte del Presidente o di un suo delegato, il quale può ridurre, mutare o sospendere una sentenza.
Il governo ha annunciato a dicembre che aveva completato la stesura di una bozza di legge sull'anti-terrorismo comprendente 58 articoli e che collegi di esperti l'avrebbero esaminata prima che venisse presentata al Consiglio dei ministri e quindi al parlamento.
Un numero imprecisato di cittadini egiziani sospettato di terrorismo, i quali erano stati rimpatriati forzatamente e al di fuori di qualunque procedimento giudiziario negli anni precedenti da parte degli Stati Uniti e altri governi, detenuti al loro arrivo e torturati dalle forze di sicurezza egiziane, hanno continuato a rimanere in carcere.
*Muhammed 'Abd al-'Aziz al-Gamal, Sayyid Imam 'Abd al-'Aziz al-Sharif (Abu al-Fadl), 'Isam Shu'aib Muhammed, Khalifa Sayyid Badawi, Uthman al-Samman e Ali Abd al-Rahim, i quali furono rimpatriati illegalmente in Egitto dallo Yemen nel febbraio 2002, erano ancora detenuti senza accusa o prospettiva di un nuovo processo e senza accesso a un legale, a cure mediche o ai familiari. Tutti erano stati vittime di sparizioni forzate all'indomani del loro rimpatrio in Egitto. A marzo è stato riferito che Abu al-Fadl e Muhammed al-Gamal, condannati a morte da un tribunale militare nel 1999, erano stati trasferiti dalla loro detenzione segreta nella Prigione di Tora, a sud del Cairo. A luglio, Abu al-Fadl, un fondatore dell'organizzazione della Jihad islamica, ha rinunciato pubblicamente alla violenza politica in vista del rilascio di circa 330 prigionieri della Jihad.
*Osama Mostafa Hassan Nasr (Abu Omar), il quale fu rapito in Italia e trasferito illegalmente in Egitto nel 2003, è stato inaspettatamente rilasciato senza accusa a febbraio. Almeno 16 precedenti disposizioni di tribunale per il suo rilascio erano state ignorate. Dopo il suo rimpatrio in Egitto di lui non si era saputo più nulla per 14 mesi. Era stato rilasciato nell'aprile 2004 ma riarrestato 23 giorni dopo perché aveva raccontato ai suoi familiari che era stato torturato mentre era detenuto.Dopo il suo rilascio nel 2007, ha incontrato Amnesty International descrivendo il suo rapimento in Italia e la sua carcerazione in Egitto. Egli ha affermato di essere stato torturato durante i 14 mesi in cui fu trattenuto presso la sede dell'Intelligence generale e dell'Intelligence della Sicurezza di Stato, anche tramite scosse elettriche in parti delicate del corpo, una specie di crocifissione a una porta metallica e a un apparato di legno, percosse con cavi elettrici e tubi d'acqua, e frustate.
In ambito giudiziario sono rimasti in funzione un sistema di giustizia parallela di emergenza, tramite tribunali costituiti ad hoc, nonché il processo di civili davanti a tribunali militari. In base a questo sistema, le garanzie di equità processuale, come l'uguaglianza di fronte alla legge, un tempestivo accesso a un avvocato e il divieto di utilizzare prove estorte sotto tortura, hanno continuato a essere abitualmente violate.
*Ad aprile è iniziato davanti a un tribunale militare, nonostante gli imputati fossero civili, il processo a carico di 40 membri della Fratellanza Musulmana (sette dei quali in contumacia) per accuse di terrorismo e riciclaggio di denaro. Tra gli imputati, che affrontavano accuse capitali, figurava Khairat al-Shatir, vice guida suprema della Fratellanza Musulmana, il quale fu arrestato nel dicembre 2006 assieme ad altri 16 membri di spicco dell'organizzazione. Tutti e 17 sono stati assolti da ogni accusa da un tribunale penale ordinario a gennaio, ma immediatamente riarrestati. A febbraio il presidente Mubarak ha ordinato che i 17 casi e quelli di altri presunti membri della Fratellanza Musulmana fossero trasferiti alla Corte Suprema militare di Heikstep, al Cairo. A maggio un tribunale amministrativo del Cairo ha invalidato l'ordine del Presidente, ma pochi giorni dopo, la Corte Suprema amministrativa ha ribaltato tale decisione, dopo che il governo era ricorso in appello. A fine anno il processo era ancora in corso, ma a giornalisti, osservatori nazionali e internazionali, tra cui Amnesty International, è stato impedito di presenziare alle udienze.
Nonostante il rilascio di circa 530 detenuti islamisti nel corso dell'anno, all'incirca 18.000 persone continuavano a essere detenute senza accusa né processo su disposizione del ministro dell'Interno ai sensi della legge sullo stato di emergenza. La maggior parte di essi erano trattenuti in condizioni tali da configurarsi quale trattamento crudele, inumano e degradante e, stando alle fonti, centinaia erano affetti da tubercolosi, patologie dermatologiche e altri disturbi. Molti continuavano a essere detenuti nonostante fossero stati assolti da tribunali e malgrado ripetuti ordini di rilascio.
*Mohamed 'Abd Rahim el Sharkawy, di 57 anni, cittadino pakistano di origine egiziana, è rimasto in detenzione amministrativa nella Prigione di Liman Tora. Era stato estradato in Egitto dal Pakistan nel 1995, trattenuto in incommunicado per mesi e, stando alle accuse, torturato. Egli fu successivamente assolto da un tribunale di emergenza. I tribunali ne avevano ordinato il rilascio almeno 15 volte, tra cui nell'aprile 2007. La sua salute si era deteriorata a causa delle torture subite negli anni Novanta, delle dure condizioni di detenzione e per la mancanza di cure mediche adeguate. A febbraio l'amministrazione carceraria ha disposto accertamenti medici, ma la richiesta è stata respinta dall'Intelligence della Sicurezza di Stato.
Tortura e altri maltrattamenti hanno continuato a essere diffusi e sistematici e, stando alle fonti, hanno provocato o favorito almeno 20 decessi durante l'anno. Video diffusi via Internet da blogger egiziani mostravano torture applicate dalla polizia.
Tra i metodi di tortura comunemente citati figurano scosse elettriche, percosse, sospensione in posizioni dolorose, isolamento, stupro e minacce di morte, abusi sessuali e aggressioni ai familiari. Raramente le accuse di tortura sono state indagate. I pochi procedimenti giudiziari di presunti torturatori non hanno mai riguardato i casi politici e hanno avuto solitamente luogo in seguito a episodi in cui la vittima era deceduta.
*Ad agosto, Mohamed Mamduh Abdel Rahman, un tredicenne, è morto nella città di Masura, situata sul Delta del Nilo, stando alle accuse, dopo essere stato torturato dalla polizia. Il ragazzo aveva perso conoscenza mentre veniva trattenuto da sei giorni perché sospettato di aver rubato dei pacchetti di the. Le autorità lo hanno trasferito in ospedale dove è deceduto. È stato sepolto senza che la sua famiglia ne fosse informata. Suo fratello, detenuto nello stesso periodo, ha affermato che la polizia aveva ustionato Mohamed con una molla rovente, lo aveva percosso e gli aveva applicato scosse elettriche. Egli ha affermato che quando a Mohamed vennero le convulsioni, un poliziotto lo colpì a calci nel petto. Un video di Mohamed in ospedale mostra segni apparenti di bruciature sulla schiena e sui testicoli. La polizia ha affermato che il suo decesso in ospedale era avvenuto per cause naturali peggiorate da cure mediche inadeguate, e che le bruciature erano state accidentali. La famiglia ha sporto denuncia. A settembre un collegio di esperti medico-legali nominato dal governo ha scagionato la polizia da qualsiasi addebito.
*In un raro procedimento giudiziario giunto a sentenza nei confronti di presunti torturatori, due agenti della stazione di polizia di Bulaq Dakrur del Governorato di Giza sono stati condannati a novembre a tre anni di carcere per la detenzione illegale, la tortura e lo stupro di Emad Mohamed Ali Mohamed (Emad al-Kabir), un tassista di 21 anni. Emad al-Kabir fu arrestato nel gennaio 2006 dopo che aveva cercato di fermare un alterco tra agenti di polizia e suo cugino. Egli ha affermato che i poliziotti lo legarono mani e piedi, lo frustarono e gli ordinarono di autodefinirsi con appellativi degradanti. Gli agenti poi gli tolsero i pantaloni e lo stuprarono con un bastone, nel tentativo di spezzarne l'orgoglio e intimidire gli altri. Il video fu postato in Internet nel novembre 2006. Emad al-Kabir è stato condannato nel gennaio 2007 a tre mesi di carcere per «resistenza alle autorità» e «aggressione a un poliziotto».
Secondo una ONG egiziana, solo nella prima metà dell'anno la violenza sulle donne è costata la vita a 247 donne. A novembre, il Centro egiziano per i diritti delle donne (ECWR) ha affermato che le molestie sessuali erano in aumento e che in Egitto ogni ora venivano stuprate due donne. Secondo l'organizzazione, inoltre, delle 2.500 donne che avevano riferito casi di molestie sessuali all'ECWR, soltanto il 12% aveva sporto denuncia alla polizia. L'agenzia ufficiale Centro nazionale per le ricerche sociali sul crimine ha confermato che i reati sessuali erano in aumento, ma non ha fornito cifre a riguardo.
In seguito a un'udienza di novembre, la Commissione africana sui diritti umani e dei popoli ha affermato che avrebbe esaminato nel maggio 2008 una causa depositata da 33 organizzazioni per i diritti umani contro il mancato intervento del governo nella prevenzione e il perseguimento delle aggressioni fisiche e sessuali contro giornaliste e donne manifestanti durante le proteste del maggio 2005.
L'UNICEF ha calcolato che in Egitto tre quarti delle ragazze di religione musulmana e cristiana di età compresa tra i 15 e i 17 anni continuano a essere sottoposte a mutilazione genitale femminile (MGF) e che due terzi delle bambine attualmente con meno di tre anni saranno sottoposte a MGF prima del 18° anno di età. Secondo dati ufficiali egiziani, il 97% delle donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni sono state sottoposte a MGF.
Le MGF furono poste fuori legge tranne che per "casi eccezionali" nel 1997, con una pena detentiva massima di tre anni di carcere per i responsabili. I progressi verso lo sradicamento delle MGF sono continuati durante l'anno. A giugno, in seguito alla notizia di cui è stata data ampia cronaca del decesso causato da MGF di una ragazzina di 11 anni, Bedur Ahmed Shaker, nel villaggio sul Nilo di Maghagha, Menya, il capo muftì ha dichiarato le MGF proibite dall'Islam. Lo stesso mese, il ministro della Salute ha emesso un decreto che vietava agli operatori sanitari di praticare le MGF. Stando alle fonti, a settembre, quattro medici e un'ostetrica della provincia meridionale di Menya sono stati perseguiti per aver praticato MGF e le cliniche dove lavoravano sono state chiuse. Una legge per inasprire le pene contro chiunque pratichi MGF, stando alle fonti era in corso di stesura da parte del Ministero.
Secondo la legge egiziana, gli scioperi diffusisi a catena in tutto il paese erano "illegali", in quanto non autorizzati dalla Federazione generale dei sindacati (GFTU) a sostegno statale. Le autorità hanno risposto inasprendo la repressione nei confronti dei sindacalisti così come degli attivisti di ONG.
*Tra marzo e aprile le autorità hanno chiuso tre uffici della principale associazione di tutela dei lavoratori d'Egitto, il Centro per i servizi sindacali e dei lavoratori (CTUWS) a Naj' Hammadi, Mahalla al-Kubra e Helwan. La GFTU e il ministro del Lavoro avevano incolpato il CTUWS per l'ondata di scioperi. Le autorità hanno continuato a respingere le richieste avanzate dal CTUWS di essere registrato quale associazione.
*A settembre, le autorità hanno chiuso l'Associazione per i diritti umani e l'assistenza legale (AHRLA). Le autorità hanno affermato che l'AHRLA aveva violato la legge 84 del 2002, che vieta alle organizzazioni di ricevere fondi esteri senza l'autorizzazione del governo.
Giornalisti e blogger sono stati oggetto di vessazioni, perseguimenti giudiziari e, in alcuni casi, carcerazione per aver espresso pacificamente le proprie opinioni o per aver svolto il loro lavoro di giornalisti.
*A febbraio, Karim Amer, è divenuto il primo blogger in Egitto a essere incarcerato per la pacifica espressione delle sue opinioni. La sua sentenza a quattro anni di carcere è stata confermata in appello a marzo. Si tratta di un prigioniero di coscienza. Le accuse a suo carico comprendevano «diffusione di informazioni volte a sovvertire l'ordine pubblico e a danneggiare la reputazione del paese», «incitamento all'odio verso l'Islam» e «diffamazione del Presidente».
*A settembre, quattro direttori di quotidiani e di periodici sono stati condannati a pene detentive e al pagamento di un'ammenda per «pubblicazione malevola di notizie false, dichiarazioni o voci con ogni probabilità finalizzate a sovvertire l'ordine pubblico». Sono stati tutti rilasciati su cauzione in attesa del ricorso in appello.
Il requisito legale di specificare la propria religione sui documenti di identità, e soltanto religioni riconosciute dallo Stato, ha continuato ad avere gravi implicazioni per alcune minoranze. I bahaiti, la cui fede non è riconosciuta dallo Stato, non possono ottenere documenti di identità senza dichiarare di essere musulmani, cristiani o ebrei. Senza documenti, essi non possono iscrivere i bambini alla scuola, guidare un'auto o aprire un conto corrente bancario. La mancanza di documenti di identità li rende inoltre vulnerabili durante i controlli di polizia. Anche i convertiti, specialmente dall'Islam al Cristianesimo, hanno incontrato difficoltà a cambiare i loro documenti.
I cristiano-copti, che comprendono l'8-10% della popolazione egiziana, hanno continuato a subire discriminazioni in molte aree della vita quotidiana.
*A luglio, la Corte Suprema amministrativa ha acconsentito di esaminare l'appello di copti convertiti all'Islam che cercavano di veder riconosciuta legalmente la propria riconversione al Cristianesimo. Il governo aveva cercato di far annullare il loro ricorso.
*Ad agosto, Mohamed Hegazy, che si era convertito dall'Islam al Cristianesimo nel 2003, ha intentato una causa legale per veder la propria conversione riconosciuta ufficialmente sui suoi documenti di identità di modo che il figlio che sarebbe nato sarebbe stato a tutti gli effetti un cristiano. Il ministero dell'Interno ha respinto la richiesta avanzata da Mohamed Hegazy di ottenere la registrazione della propria conversione. Mohamed Hegazy è stato costretto a nascondersi dopo aver ricevuto minacce di morte in seguito alla copertura del suo caso da parte dei media. A novembre, la causa ha potuto avanzare e la prossima sessione era stata fissata per il gennaio 2008.
Sono state comminate nuove sentenze di morte ma non risultano essere state effettuate esecuzioni. A ottobre il Consiglio nazionale per i diritti umani ha tenuto una tavola rotonda per discutere della pena di morte, ma i ministri del governo hanno affermato che la sua abolizione non era in agenda.
*Muhammed Gayiz Sabbah, Osama 'Abd al-Ghani al-Nakhlawi e Yunis Muhammed Abu Gareer hanno intrapreso uno sciopero della fame tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007 contro le sentenze di morte comminate contro di loro nel novembre 2006 al termine di un processo iniquo. A maggio, la Commissione africana sui diritti umani e dei popoli ha accolto il loro caso, dopo aver richiesto alle autorità egiziane di sospendere le esecuzioni nel dicembre 2006. Nella sua sessione di novembre, la Commissione ha rinviato il caso al maggio 2008 dopo che il governo aveva affermato che avrebbe presentato documenti aggiuntivi.
Secondo l'UNHCR, nel 2007 in Egitto vivevano tra i 2 e i 3 milioni di migranti e richiedenti asilo, in maggioranza provenienti dal Sudan. La polizia di frontiera egiziana, stando alle accuse, è ricorsa a un uso eccessivo della forza contro molti migranti, rifugiati e richiedenti asilo che cercavano di varcare il confine tra l'Egitto verso Israele, in particolare a partire dal mese di luglio in poi. Secondo le notizie, almeno quattro uomini e due donne sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco. Le incursioni della polizia egiziana nella zona di confine nel solo mese di luglio hanno portato all'arresto di oltre 220 migranti, per lo più sudanesi. Secondo quanto riferito, a ottobre, le autorità egiziane hanno rimpatriato in Sudan almeno cinque dei 48 richiedenti asilo che erano stati loro consegnati con la forza da Israele ad agosto.
Un rapporto pubblicato a maggio dal Comitato delle Nazioni Unite per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e loro familiari ha richiesto al governo egiziano di «avviare la formazione di tutti i funzionari che operano nel contesto della migrazione, in particolare la polizia e il personale di frontiera [...]».
Delegati di Amnesty International si sono recati in Egitto tra febbraio e marzo e ad aprile e maggio dove hanno incontrato difensori dei diritti umani, vittime e loro parenti e funzionari di governo.
Egypt: Systematic abuses in the name of security (MDE 12/001/2007)
Egypt: Proposed constitutional amendments greatest erosion of human rights in 26 years (MDE 12/008/2007)
Egypt: New anti-terror law must not entrench systematic human rights abuses (MDE 12/013/2007)
Egypt: Closing workers advice centre against protecting workers' rights (MDE 12/015/2007)
Egypt: Flawed Military Trials for Brotherhood Leaders - Human Rights Groups, Media Barred from Observing Trial (MDE 12/019/2007)
Egypt: Executions imminent after unfair trials (MDE 12/020/2007)
Justice subverted: trials of civilians before military courts (MDE 12/022/2007)
Egypt: Rights of Individuals intercepted at the border with Israel must be protected (MDE 12/027/2007)
Egypt: Continuing crackdown on Muslim Brotherhood (MDE 12/028/2007)
Egypt: Freedom of expression under attack (MDE 12/031/2007)
Egypt: Sweeping measures against torture needed (MDE 12/034/2007)