Capo di Stato: re Abdullah II bin al-Hussein
Capo del governo: Nader al-Dahabi (subentrato a Ma'arouf Bakhit a novembre)
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 6 milioni
Speranza di vita: 71,9 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 23/21‰
Alfabetizzazione adulti: 91,1%
Persone arrestate perché sospettate di coinvolgimento in atti di terrorismo hanno continuato ad affrontare processi iniqui davanti alla Corte per la sicurezza di Stato (SSC). Gli imputati sono stati condannati a pene detentive, o a morte, malgrado le loro affermazioni secondo cui erano stati torturati. Le donne hanno continuato a essere vittime di discriminazioni, violenze in ambito domestico e delitti "d'onore".
A seguito delle elezioni di novembre, che le ONG non sono state autorizzate a osservare, è stato formato un nuovo governo presieduto dal primo ministro Nader al-Dahabi. Il Gabinetto, formato da 22 ministri, ha visto l'inserimento tra i suoi membri di quattro ministre, tre in più rispetto al precedente governo. La Giordania ha accolto circa 500.000 iracheni e quasi due milioni di rifugiati palestinesi registrati presso l'UNRWA (United Nations Relief and Works Agency), la maggior parte dei quali con cittadinanza giordana.
Le autorità non sono sembrate inclini a intraprendere iniziative per dare attuazione alla maggior parte delle raccomandazioni espresse dal Relatore Speciale sulla tortura, a seguito del suo rapporto del 5 gennaio su una sua visita nel 2006. Il rapporto traeva la conclusione secondo cui «la pratica della tortura è diffusa [...] e in alcuni luoghi una consuetudine», e richiedeva l'avvio di indagini penali nei confronti di almeno otto funzionari identificati. Il 31 gennaio il capo del dipartimento legale del ministero degli Esteri ha respinto le conclusioni indicate dal rapporto definendole «inesatte e prive di fondamento». Tuttavia, il 1° dicembre il governo ha emendato l'art.208 del codice penale al fine di proibire la tortura e per l'adozione di una definizione di tortura identica a quella data dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. L'emendamento non ha stabilito che le pene per i responsabili di tortura siano in linea con la Convenzione.
*Il 21 agosto, secondo quanto riferito, nella prigione di Swaqa, dopo una visita da parte di Human Rights Watch, più della metà dei 2.100 detenuti sono stati picchiati e rasati barba e capelli contro la loro volontà. Un detenuto, 'Ala' Abu Utair, è deceduto il 22 agosto, stando alle fonti in seguito alle ferite causate dalle percosse. Il direttore del carcere è stato licenziato e le autorità hanno aperto un'inchiesta sui fatti il cui esito a fine anno non era ancora noto.
In almeno otto casi comparsi davanti alla SSC, gli imputati hanno ritirato le "confessioni" che avevano reso durante la detenzione pre-processuale, affermando che queste erano state loro estorte tramite tortura. Non è noto se la SSC abbia indagato in modo adeguato sulle suddette accuse.
Almeno 20 persone sospettate di terrorismo hanno affermato di essere state torturate durante la detenzione pre-processuale e costrette a firmare "confessioni" che essi hanno poi ritirato in tribunale.
Il 31 gennaio il capo del dipartimento legale del ministero degli Esteri ha negato che gli Stati Uniti gestissero centri di detenzione segreta in Giordania.
Il 4 novembre le autorità degli Stati Uniti hanno trasferito tre reclusi giordani da Guantánamo Bay, a Cuba, in Giordania. Osama Abu-Kabir, Ahmad Hasan Sulayman e Ibrahim Zaydan sono stati arrestati al loro arrivo, detenuti per una settimana e quindi rilasciati. A loro sono state negate le visite della famiglia o di un legale mentre erano trattenuti in Giordania, ma hanno comunque affermato di essere stati trattati bene.
*'Isam al-'Utaibi, conosciuto anche come Sheikh Abu Muhammad al-Maqdisi, è rimasto in isolamento durante la detenzione pre-processuale presso il Dipartimento generale d'intelligence (GID) dopo il suo arresto avvenuto il 6 luglio 2005. Il direttore del GID ha affermati che questi era accusato di «cospirazione al fine di commettere atti terroristici». Non gli è stato concesso di vedere un avvocato fino al 19 aprile e a fine anno aveva potuto incontrarlo soltanto una volta.
*Samer Helmi al-Barq è apparentemente rimasto in detenzione senza accusa da quando fu trasferito in Giordania il 26 ottobre 2003. Fu arrestato in Pakistan il 15 luglio 2003, detenuto per due settimane, e poi consegnato alle autorità degli Stati Uniti e tenuto in una prigione segreta al di fuori del Pakistan per tre mesi prima di essere trasferito in Giordania.
Rapporti riferiscono di 17 donne rimaste vittime di delitti "d'onore". I responsabili di tali crimini hanno continuato a ricevere sentenze ridotte.
*A giugno la Corte penale ha condannato un uomo a una sentenza ridotta di sei mesi per l'omicidio della sorella nubile, poiché era stato accettato il fatto che egli l'aveva uccisa «in un accesso d'ira» dopo che la donna aveva detto di essere incinta.
Il 10 agosto il Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione contro le donne ha raccomandato che le autorità giordane emanassero una legge esaustiva sulla parità di genere e modificassero o abrogassero le clausole discriminatorie della legge sullo status personale, del codice penale e della legge sulla cittadinanza. Il Comitato ha altresì raccomandato di emendare il codice penale al fine di assicurare che i responsabili dei delitti "d'onore" e di reati premeditati "d'onore" non beneficiassero di pene ridotte; che l'art.99 (che dimezza la sentenza di un responsabile laddove sia scusato dalla famiglia della vittima) non fosse applicabile ai delitti "d'onore" o ad altri casi in cui la vittima sia imparentata con l'esecutore; e di assicurare che uno stupratore non eluda la pena sposando la sua vittima.
Il 25 novembre il Fondo di sviluppo delle Nazioni Unite per le donne ha riportato che all'incirca in due terzi dei casi la famiglia della vittima ritira le accuse contro il responsabile, rendendo in tal modo più probabile una sentenza più lieve.
Almeno cinque persone sono state condannate a morte al termine di processi davanti alla SSC malgrado avessero accusato in aula di essere state torturate. Non è noto che la SSC abbia intrapreso iniziative adeguate al fine di indagare le accuse. Altre 12 persone sono state condannate a morte in seguito a processi davanti alla Corte penale.
A maggio la Corte di Cassazione ha dato istruzioni alla SSC di riconsiderare le sentenze di morte che aveva comminato nei confronti di nove persone giudicate colpevoli di aver pianificato un attacco chimico ad Amman. A fine anno i casi non si erano ancora conclusi.
Il 29 luglio re Abdullah ha commutato le sentenze di morte nei confronti di sette persone che secondo le accuse erano coinvolte nelle violenze avvenute a Ma'an nel 2002. Le sentenze sono state ridotte in termini di 15 anni di carcere. Alcuni degli imputati hanno affermato che erano stati torturati al fine di rendere delle "confessioni".
Il 21 marzo il parlamento giordano ha approvato una nuova legge sulla stampa e l'editoria respingendo una clausola che avrebbe consentito la carcerazione di giornalisti per determinate violazioni in materia di pubblicazione. I giornalisti possono essere ancora incarcerati ai sensi di altre leggi compreso il codice penale per oltraggio al re e incitamento alla lotta settaria e sedizione.
*Il 9 ottobre, la SSC ha condannato l'ex parlamentare Ahmad al-'Abbadi a due anni di carcere per «aver posto a repentaglio il prestigio e la reputazione dello Stato» e per «appartenenza a un movimento illegale», vale a dire il Movimento nazionale giordano, con sede negli Stati Uniti. Stando alle accuse, egli avrebbe scritto una lettera a un senatore degli Stati Uniti citando la corruzione e la violazione dei diritti umani in Giordania.
Le autorità hanno rifiutato l'autorizzazione ad alcuni eventi pacifici e hanno proposto una legge che limiterebbe ulteriormente le attività delle ONG.
*Secondo quanto riferito, il 26 ottobre il governatore di Amman ha respinto per la quarta volta in due mesi una richiesta avanzata dalla ONG Nuova Giordania di ospitare un seminario sul monitoraggio delle elezioni da parte della società civile.
*Un progetto di legge sulle ONG su iniziativa del governo presentato il 9 ottobre impedirebbe alle ONG di impegnarsi in attività «politiche, religiose o settarie» e di istituire sedi distaccate, oltre ad ampliare l'influenza governativa sulla gestione e il finanziamento delle ONG. A fine anno il progetto non era stato ancora convertito in legge.
La Giordania conta tra la popolazione 1,9 milioni di rifugiati palestinesi, la maggior parte dei quali con cittadinanza giordana. Il paese ha accolto all'incirca 500.000 profughi iracheni negli ultimi cinque anni. Nel corso dell'anno un crescente numero di iracheni che cercavano di entrare in Giordania sono stati respinti. Alcuni richiedenti asilo e rifugiati iracheni sono stati arrestati in Giordania e rimpatriati forzatamente in Iraq. Le autorità giordane hanno continuato a negare l'ingresso a circa 193 rifugiati curdo-iraniani che vivono in condizioni spaventose in tendopoli in Iraq vicino al confine con la Giordania. Ciò contravviene al diritto internazionale sui rifugiati.
*Le autorità non sono intervenute al fine di proteggere dagli abusi su migliaia di lavoratori migranti. I passaporti dei lavoratori sono stati confiscati, e i permessi di soggiorno negati, esponendoli pertanto al rischio di arresto ed espulsione. Sono stati applicati straordinari, trattenuti salari, in alcuni casi le condizioni di vita sono risultate inadeguate ed è stato negato l'accesso a cure mediche appropriate. Sono stati inoltre riferiti abusi fisici e sessuali ai danni di dipendenti.
Delegati di Amnesty International hanno visitato la Giordania a marzo, settembre e dicembre.
Jordan: Death penalty/torture and ill-treatment (MDE 16/001/2007)
Iraq: Millions in flight: the Iraqi refugee crisis (MDE 14/041/2007)