Capo di Stato: leader della Repubblica islamica dell'Iran ayatollah Sayed 'Ali Khamenei
Capo del governo: presidente dott. Mahmoud Ahmadinejad
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 71,2 milioni
Speranza di vita: 70,2 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 32/31‰
Alfabetizzazione adulti: 82,4%
Le autorità hanno continuato a reprimere il dissenso. Giornalisti, scrittori, accademici e attivisti per i diritti delle donne e delle comunità sono stati oggetto di arresti arbitrari, divieti di viaggio, chiusura delle loro ONG e vessazioni. È proseguita l'opposizione armata, principalmente da parte di gruppi curdi e baluci, così come la repressione di Stato delle comunità minoritarie dell'Iran. La discriminazione nei confronti delle donne è rimasta radicata per legge e per prassi. Nelle carceri e nei centri di detenzione tortura e altri maltrattamenti sono risultati diffusi. Un giro di vite in nome della sicurezza annunciato ad aprile è stato segnato da un'impennata delle esecuzioni; almeno 335 persone sono state messe a morte, compresi sette minorenni all'epoca del reato. È proseguita l'imposizione e l'esecuzione di condanne a morte per lapidazione, così come all'amputazione e alla fustigazione.
Il programma di arricchimento dell'uranio dell'Iran ha continuato a essere al centro di tensioni internazionali. Le autorità israeliane e statunitensi si sono rifiutate di escludere la possibilità di un'azione militare nei confronti dell'Iran. A marzo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto ulteriori sanzioni. A settembre, il governo degli Stati Uniti ha definito le Guardie rivoluzionarie dell'Iran una «organizzazione terroristica» per aver, stando alle accuse, sostenuto gli insorti in Iraq e Afghanistan. A dicembre, le agenzie di intelligence degli Stati Uniti hanno pubblicato un rapporto in cui si afferma che l'Iran aveva posto fine a qualsiasi programma nucleare nel 2003. Lo stesso mese, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha condannato la situazione dei diritti umani in Iran.
L'ayatollah Meshkini, capo dell'Assemblea di esperti che supervisiona la nomina del Leader Supremo, è morto a luglio. È stato sostituito dall'ex presidente Hashemi Rafsanjani.
Sempre più iraniani si sono trovati ad affrontare situazioni di povertà in seguito al deteriorarsi della situazione economica. A giugno l'introduzione del razionamento della benzina è stata seguita da rivolte. Nel mese di ottobre, uno sciopero in corso da tre mesi da parte di lavoratori dello zuccherificio di Haft Tapeh nella provincia del Khuzestan per il mancato pagamento dei salari e dei contributi previdenziali è stato interrotto dalle forze di sicurezza. I lavoratori di Haft Tapeh e di altri stabilimenti così come gli insegnanti hanno indetto manifestazioni di vasta portata, cui hanno fatto seguito arresti.
Leggi caratterizzate da definizioni vaghe e prassi severe hanno determinato una vasta repressione del pacifico dissenso. Le manifestazioni hanno di frequente portato ad arresti di massa e a processi iniqui. Le autorità hanno mantenuto rigide restrizioni all'accesso a Internet. Giornalisti, accademici e blogger, anche con doppia cittadinanza, sono stati arrestati e condannati al carcere o alla fustigazione e diverse pubblicazioni sono state chiuse. Ad aprile, il ministro dell'Intelligence, Gholam Hossein Eje'i, ha accusato pubblicamente il movimento degli studenti e delle donne di partecipare al tentativo di far avanzare «il lento rovesciamento» del governo iraniano.
*Ali Farahbakhsh, un giornalista, ha ottenuto il rilascio condizionale anticipato a ottobre, dopo 11 mesi trascorsi in detenzione. Egli era stato giudicato colpevole di «spionaggio» e di «aver ricevuto denaro da stranieri» in relazione a una sua partecipazione a una conferenza dei media in Thailandia.
Associazioni indipendenti per i diritti umani e altre ONG hanno continuato a incontrare lunghi ritardi, speso dell'ordine di anni, per ottenere una registrazione ufficiale, fatto che li ha esposti al rischio di chiusura per svolgimento di attività illegali. Le campagne studentesche per un maggior rispetto dei diritti umani hanno subito ritorsioni, compresi arresti arbitrari e tortura. Singoli difensori dei diritti umani sono stati perseguiti per il loro lavoro; alcuni sono stati considerati prigionieri di coscienza.
*Emaddedin Baghi, presidente dell'Associazione per la difesa dei prigionieri e attivista di primo piano per l'abolizione della pena di morte, è stato arrestato a ottobre in seguito a un mandato di comparizione riguardante l'accusa di «mettere a repentaglio la sicurezza nazionale». Mentre la famiglia stava per pagare la cauzione, fu detto loro che egli ora doveva scontare una sentenza con sospensione della pena comminata nel 2003, per accuse comprendenti la «stampa di falsità». Un'altra pena detentiva comminatagli nel luglio 2007 per «propaganda a favore di oppositori», scaturita in seguito al suo lavoro per conto di arabi ahwazi iraniani condannati a morte al termine di processi iniqui, era in attesa di appello. Sua moglie, Fatemeh Kamali Ahmad Sarahi, e sua figlia, Maryam Baghi, sono state condannate a tre anni di carcere con sospensione della pena nel mese di ottobre per «incontri e collusioni finalizzati a porre a repentaglio la sicurezza nazionale» dopo che avevano partecipato a un seminario sui diritti umani a Dubai nel 2004. A dicembre Emaddedin Baghi ha avuto un ictus cerebrale mentre era in custodia.
*Mansour Ossanlu, presidente del Sindacato dei lavoratori della società di trasporto urbano di Teheran e sobborghi, è stato arrestato a luglio dopo che si era recato in Europa per ottenere sostegno al movimento sindacale indipendente dell'Iran. In seguito a proteste internazionali ha ricevuto cure mediche per una ferita a un occhio che, secondo quanto riferito, avrebbe riportato durante un alterco con funzionari carcerari nel corso di una precedente detenzione. A ottobre una corte d'appello ha confermato una condanna a cinque anni di carcere comminatagli a febbraio.
Le donne hanno continuato a subire discriminazioni per legge e per prassi. A migliaia sono state arrestate per non essersi conformate con gli obblighi dettati dal codice sull'abbigliamento.
Attiviste impegnate nella Campagna per la parità, avente l'obiettivo di raccogliere un milione di firme in Iran per chiedere di porre fine alla discriminazione legalizzata contro le donne, sono state oggetto di vessazioni e arresti. Ad agosto, Nasim Sarabandi e Fatemeh Dehdashti sono state condannate a sei mesi di carcere, pena sospesa per due anni, per «aver agito contro la sicurezza nazionale attraverso la diffusione di propaganda contro il sistema». Si tratta delle prime persone a essere processate e condannate per aver raccolto firme. Alla fine dell'anno, quattro attiviste della campagna rimanevano in detenzione senza accusa né processo: Ronak Safarzadeh e Hana Abdi, due donne curde arrestate a Sanandaj rispettivamente a ottobre e novembre e Maryam Hosseinkhah and Jelveh Javaheri, arrestate a Teheran in relazione al loro lavoro di localizzazione del sito web della campagna. Le autorità hanno costantemente filtrato il sito web, rendendone difficile l'accesso.
L'attivista per i diritti delle donne Delaram Ali, arrestata nel giugno 2006 in seguito a una manifestazione pacifica in cui si chiedeva un maggior rispetto dei diritti delle donne, ha visto temporaneamente rinviata la sua sentenza a 30 mesi di carcere in seguito a campagne promosse a livello locale e internazionale. A marzo, 33 attiviste sono state arrestate all'esterno della Corte rivoluzionaria durante una protesta contro il processo di cinque donne accusate in relazione alla manifestazione del giugno 2006. Tutte sono state rilasciate, ma alcune sono finite sotto processo.
Non è cessata la repressione delle minoranze etniche dell'Iran, che hanno proseguito la loro campagna per un maggior riconoscimento dei loro diritti culturali e politici.
Almeno otto arabi ahwazi iraniani sono stati messi a morte dopo essere stati giudicati colpevoli in relazione all'esplosione di ordigni nel Khuzestan nel 2005. Si ritiene che almeno altri 17 arabi iraniani fossero in attesa di esecuzione al termine di processi iniqui collegati con le esplosioni. Secondo quanto riferito, decine, se non centinaia di arabi ahwazi sono stati arrestati ad aprile, in vista dell'anniversario delle rivolte del 2005 per protestare contro una lettera che, stando alle accuse, sarebbe stata scritta da un consigliere presidenziale, il quale ha negato la sua autenticità, nella quale venivano indicate politiche per la riduzione della popolazione araba del Khuzestan.
*Ad aprile, il giornalista Mohammad Hassan Fallahiya è stato condannato a tre anni di carcere ai lavori forzati per aver scritto articoli critici del governo e per aver, stando alle accuse, contattato gruppi dell'opposizione con sede all'estero. Fu arrestato nel novembre 2006 e gli è stato negato l'accesso a un avvocato per l'intera durata del processo. La sua famiglia ha affermato che le autorità della Prigione di Evin si sono rifiutate di permettere loro di portargli i farmaci necessari per i suoi disturbi cardio-vascolari, ponendo in pericolo la sua vita.
Centinaia di attivisti azeri iraniani sono stati arrestati in relazione a una manifestazione pacifica nella Giornata internazionale della lingua madre, il 21 febbraio. I manifestanti chiedevano che la loro lingua fosse impiegata nelle scuole e in altri istituti d'istruzione nelle zone nord-occidentali dell'Iran dove risiede la maggior parte degli azeri iraniani.
*Il prigioniero di coscienza Saleh Kamrani, avvocato e difensore dei diritti umani, è stato detenuto nella Prigione di Evin tra agosto e dicembre. Nel settembre 2006 era stato condannato a un anno di carcere - pena sospesa per cinque anni - per «diffusione di propaganda contro il sistema». Non è chiaro se il suo arresto fosse collegato alla sua sentenza.
Il gruppo armato baluci Jondallah ha condotto attacchi a funzionari iraniani, compreso il bombardamento a febbraio di un autobus sui cui viaggiavano membri della Guardia rivoluzionaria. Il gruppo ha inoltre preso ostaggi, almeno uno dei quali è stato ucciso.
*Nasrollah Shanbeh-zehi è stato arrestato in seguito al bombardamento dell'autobus. Cinque giorni dopo è stato messo a morte in pubblico al termine di un processo sommario.
*Ya'qub Mehrnehad, presidente del Circolo giovanile Voce della giustizia, una ONG riconosciuta, è stato arrestato ad aprile a Zahedan, inizialmente da parte del ministero dell'Intelligence, a seguito di un incontro nell'Ufficio provinciale del ministero della cultura e guida islamica al quale avrebbe preso parte il governatore di Zahedan. A fine anno rimaneva nella prigione di Zahedan, senza accesso a un avvocato. Si ritiene possa essere stato torturato.
*A maggio la polizia ha sparato, uccidendola, a una ragazzina di 11 anni, Roya Sarani, mentre veniva accompagnata a casa da scuola dal padre a Zahedan. Secondo quanto riferito, le autorità hanno esercitato pressioni sulla famiglia della vittima affinché tenesse un funerale poco in vista. Si ritiene che non sia stata avviata alcuna inchiesta sull'uccisione della ragazza.
Membri del Partito per una vita libera in Kurdistan (Partiya Jiyana Azadîya Kurdistanê - PJAK) hanno attaccato le forze iraniane, che hanno bombardato zone dell'Iraq settentrionale dove ritenevano si stessero nascondendo le forze del PJAK. Numerosi curdi sono stati arrestati, molti accusati di appartenenza o collegamento a gruppi fuorilegge. Giornalisti curdi e difensori dei diritti umani sono risultati particolarmente a rischio di vessazioni e detenzioni.
*Mohammad Sadiq Kabudvand, presidente dell'Organizzazione per i diritti umani del Kurdistan (HROK) e direttore del settimanale messo al bando Payam-e Mardom, è stato arrestato a luglio a quanto è parso per «aver agito contro la sicurezza nazionale», per «propaganda contro il sistema» e per «collaborazione con gruppi che si oppongono al sistema», nonostante no sia stato formalmente incriminato. Egli ha lamentato precarie condizioni carcerarie e maltrattamenti, compreso il diniego a recarsi alla toilette, un impedimento manifestamente finalizzato a costringere altri membri di spicco del HROK a rivolgersi a funzionari della sicurezza per essere interrogati.
I bahaiti hanno continuato a subire persecuzioni in tutto il paese a causa della loro religione. Almeno 13 bahaiti sono stati arrestati in almeno 10 città e sono stati oggetto di vessazioni e pratiche discriminatorie, come il diniego di accesso a un'istruzione superiore, a prestiti bancari, e al pagamento delle pensioni. Nove cimiteri bahaiti sono stati profanati.
Ad agosto e a novembre, scontri in cui sono rimasti coinvolti sufi hanno causato decine di feriti e, a novembre, oltre 100 arresti. A settembre, una coppia, un cristiano convertito che aveva sposato con rito islamico una donna cristiana, secondo quanto riferito, è stata fustigata a Gohar Dasht a causa della loro fede.
Tortura e altri maltrattamenti sono risultati comuni in molte carceri e centri di detenzione, facilitati da detenzioni preventive prolungate e dal diniego di accesso a un avvocato e alla famiglia. Almeno due persone sono decedute in custodia, con ogni probabilità in seguito a tortura. Raramente per non dire mai i torturatori sono stati chiamati a rispondere dei loro crimini.
*A maggio, quattro studenti e capo redattori di pubblicazioni studentesche arrestati lo stesso mese al Politecnico di Amir Kabir sono stati torturati, stando alle dichiarazioni delle loro famiglie. Secondo le accuse, gli abusi comprendevano sessioni di interrogatorio lunghe 24 ore, privazione del sonno, percosse con cavi e pugni, e minacce ai prigionieri e alle loro famiglie. I detenuti erano stati arrestati in relazione ad articoli ritenuti dai funzionari dell'università «oltraggiosi della sacralità islamica». A luglio, le famiglie degli studenti detenuti hanno inviato una lettera aperta all'ayatollah Shahroudi, presidente della magistratura, descrivendo le presunte torture.
*Zahra Bani Yaghoub, una laureata in medicina, è deceduta in custodia a Hamadan a ottobre. Era stata arrestata per aver passeggiato in un parco con il suo fidanzato ed è morta in detenzione il giorno successivo all'arresto. Le autorità hanno affermato che si era impiccata. La sua famiglia ha dichiarato che era tranquilla quando le hanno parlato al telefono mezz'ora prima che fosse trovata morta. Fonti di stampa hanno pubblicato a novembre che il responsabile del centro di detenzione era stato arrestato, ma poi rilasciato su cauzione e ricopriva ancora l'incarico.
*A novembre, ha preso il via un nuovo processo relativo al caso del decesso in custodia di Zahra Kazemi, una fotoreporter iraniano-canadese. Zahra Kazemi era stata torturata a morte, ma l'unica persona perseguita fu assolta nel 2004, una decisione confermata nel 2005. Era stata arrestata per aver scattato fotografie all'esterno della Prigione di Evin.
Le esecuzioni hanno conosciuto un'impennata nel corso del 2007. Amnesty International ha ricevuto notizia dell'esecuzione di almeno 335 persone, sebbene la cifra reale sia quasi certamente superiore. Alcune persone sono state messe a morte in pubblico, spesso tramite impiccagioni collettive. Le sentenze di morte sono state comminate per una vasta gamma di reati, tra cui spaccio di droga, rapina armata, omicidio, spionaggio, violenza politica e reati sessuali. Un tribunale "speciale" nell'Iran orientale istituito nel maggio 2006 per ridurre il tempo che intercorre tra il reato e la pena ha portato a un significativo aumento del numero di baluci messi a morte.
Almeno sette persone con meno di 18 anni di età al momento del reato sono state messe a morte e almeno altri 75 condannati minorenni rimanevano nel braccio della morte. A seguito di proteste interne e internazionali, le sentenze di morte di almeno due condannati minorenni, Sina Paymard e Nazanin Fatehi, sono state commutate.
*Makwan Moloudzadeh, un condannato minorenne all'epoca del reato curdo iraniano, è stato messo a morte a dicembre al termine di un processo gravemente inficiato per tre stupri che egli, stando alle accuse, avrebbe commesso all'età di 13 anni, vale a dire otto anni prima. Nel condannarlo a morte, il giudice ha fatto riferimento alla sua «capacità di comprendere» che era stato commesso un reato e al fatto che Makwan Moloudzadeh aveva raggiunto la pubertà all'epoca del reato e pertanto poteva essere processato e condannato al pari di un adulto.
Ja'far Kiani è stato lapidato a morte a Takestan a luglio, nonostante un ordine del presidente della magistratura che concedeva una sospensione temporanea dell'esecuzione. Il giudice titolare del caso avrebbe in seguito affermato a dei funzionari che si era «sbagliato». Almeno nove donne, tra cui una coimputata di Ja'far Kiani e due uomini rimanevano a rischio di lapidazione. A novembre, esponenti della magistratura hanno dichiarato che una nuova versione del codice penale era stata inviata al Majles per essere approvata e che, una volta approvata, avrebbe previsto la possibilità di commutare le sentenze alla lapidazione.
È proseguita l'imposizione e l'applicazione di sentenze di condanna alla fustigazione e all'amputazione.
*A novembre, Soghra Mola'i è stata frustata 80 volte per «rapporti illeciti» dopo che una sentenza di morte per lapidazione era stata ribaltata in seguito a un nuovo processo. La donna è rimasta in carcere a scontare una sentenza per coinvolgimento nell'omicidio del marito.
Ad almeno otto persone sono state amputate le dita o la mano in seguito alla condanna per furto.
Iran: Human rights abuses against the Baluchi minority (MDE 13/104/2007)
Iran: The last executioner of children (MDE 13/059/2007)