Capo di Stato: Jalal Talabani
Capo del governo: Nuri al-Maliki
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 30,3 milioni
Speranza di vita: 57,7 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 109/102‰
Alfabetizzazione adulti: 74,1%
Migliaia di civili, bambini compresi, sono stati uccisi o feriti nel contesto di continue violenze settarie e di altro tipo. Tutte le parti impegnate nel conflitto hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani, in alcuni casi assimilabili a crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Molti civili sono morti in seguito ad attacchi dinamitardi da parte di gruppi opposti al governo iracheno e alla Forza multinazionale guidata dagli Stati Uniti (MNF), mentre altri sono rimasti vittime di uccisioni settarie per mano di gruppi armati sciiti o sunniti. Centinaia di persone sono state rapite, torturate e uccise, e i loro corpi lasciati per la strada o ritrovati dalle loro famiglie negli obitori. La crescente natura settaria della violenza ha costretto alla fuga dalle proprie abitazioni di centinaia di migliaia di persone, andando a ingrossare il già elevato numero di profughi iracheni in Siria, Giordania e altri Stati che ha raggiunto la cifra di due milioni e facendo crescere il numero degli sfollati interni all'Iraq a oltre due milioni di persone. Tutto ciò non ha fatto che aumentare la già grave crisi umanitaria. Le forze di sicurezza irachene hanno anch'esse compiuto gravi violazioni dei diritti umani, comprese uccisioni illegali, stupri e altri tipi di tortura, così come arresti e detenzioni arbitrarie. La MNF ha ucciso civili e trattenuto oltre 25.000 detenuti senza accusa né processo, compresi alcuni che erano trattenuti da diversi anni. Anche le guardie giurate dipendenti di ditte di sicurezza e militari private hanno ucciso civili, approfittando dell'impunità giudiziaria in Iraq di cui hanno goduto fino al mese di ottobre. La pena capitale è stata applicata in modo esteso e 33 persone sono state messe a morte, alcune al termine di processi gravemente iniqui.
A gennaio, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha annunciato il dispiegamento di altre 20.000 [aumentati secondo fonti di stampa in seguito a 26.000] soldati statunitensi quale parte del cosiddetto "surge" militare per migliorare la sicurezza, specialmente nella zona di Baghdad e aiutare il governo iracheno a ottenere un più saldo controllo. Tale "surge" è stato accompagnato da iniziative economiche e politiche, comprese ricostruzioni e creazione di posti di lavoro, l'organizzazione di elezioni provinciali, e la definizione di leggi controverse come il progetto di legge sul petrolio. Tuttavia, soltanto progressi limitati sono stati raggiunti in queste aree.
Nonostante il "surge", la violenza ha continuato a essere diffusa e marcata, sebbene fonti abbiano riferito una sua diminuzione verso la fine dell'anno. Il governo e il parlamento sono stati bloccati da divisioni politiche e da un boicottaggio da parte di alcuni parlamentari dei partiti politici opposti al primo ministro Nuri al-Maliki.
Ad aprile, l'UNHCR ha tenuto una conferenza internazionale in Svizzera in risposta alla crescente crisi umanitaria causata dall'esodo dei profughi iracheni e dallo sfollamento interno in Iraq.
Ad agosto, il religioso sciita Moqtada al-Sadr ha annunciato che l'Esercito del Mahdi formato dai suoi seguaci avrebbe cessato le ostilità per circa sei mesi e collaborato con le forze di sicurezza irachene.
Lo stesso mese, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 1770 che, tra le altre cose, autorizza la Missione di assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq (UNAMI), su richiesta del governo iracheno, di promuovere i colloqui politici tra i gruppi etnici e religiosi del paese così come i negoziati regionali su questioni riguardanti la sicurezza del confine iracheno, nonché la crisi energetica e umanitaria. La Risoluzione non è riuscita ad affrontare in modo adeguato la grave situazione dei diritti umani del paese.
A dicembre, le forze britanniche hanno consegnato alle forze governative irachene il controllo della provincia di Bassora.
Gruppi armati, compresi gruppi islamisti e nazionalisti che combattono contro le forze guidate dagli Stati Uniti e il governo iracheno, così come al-Qaeda e milizie affiliate a gruppi religiosi sciiti, hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani. Molte delle violazioni sono state commesse nel contesto della violenza settaria tra gruppi armati sciiti e sunniti, i quali hanno cercato di far piazza pulita rispettivamente di quartieri sunniti e sciiti, prelevando le persone dalle loro abitazioni o per le strade e uccidendole. Spesso i corpi sono stati scaricati e riportavano segni di mutilazioni e torture. Anche membri di altre minoranze religiose ed etniche sono stati oggetto di questo tipo di violazioni, compresi yezidi, cristiani, sabeani e palestinesi, così come donne, difensori dei diritti umani, giudici, medici e altri professionisti.
*Il 18 aprile, almeno 140 persone sono state uccise da un'autobomba fatta esplodere in un mercato ad al-Sadriya, un distretto a maggioranza sciita di Baghdad.
*Il 12 maggio, il dott. Adib Ibrahim al-Jalabi, medico ed esponente di primo piano dell'Organizzazione islamica per i diritti umani (Mosul), è stato assassinato da uomini armati, ritenuti appartenenti ad al-Qaeda, dopo che era uscito dalla sua clinica di Mosul.
*Il 3 giugno, un prete caldeo, Padre Ragheed Ganni, e tre diaconi sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco da aggressori non identificati a Mosul.
*Il 7 luglio, circa 150 persone sono state uccise e oltre 265 ferite in un attentato suicida tramite autobomba nella piazza del mercato di Amerli, un villaggio a maggioranza sciita turkmena nel governorato di Salahuddin.
*Ad agosto, Mostafa Ahmad, un tassista e rifugiato palestinese, è stato rapito da uomini armati apparentemente componenti dell'Esercito del Mahdi. Due giorni dopo, i suoi rapitori hanno utilizzato il suo telefono cellulare per comunicare alla famiglia di andare a prendere il suo corpo all'obitorio; egli era stato torturato con un trapano, gli erano stati strappati i denti e il suo corpo riportava le ferite di sei colpi d'arma da fuoco.
*Il 14 agosto, oltre 400 persone sono state uccise e almeno 300 ferite da quattro attentatori suicidi che hanno fatto esplodere taniche di carburante ad al-Qahtaniya, al-Jazeera e Tal Uzair, tutti villaggi vicini al confine con la Siria abitati in prevalenza da membri della setta minoritaria religiosa degli yezidi. Tra le vittime vi erano molti bambini.
*Il 28 ottobre, Shehab Mohammad al-Hiti, un sunnita direttore del settimanale Baghdad al-Youm, è stato rapito ad al-Jamia, a Baghdad. È stato in seguito ritrovato ucciso a colpi d'arma da fuoco.
Le forze di sicurezza irachene hanno compiuto uccisioni illegali di civili. In alcuni casi, sono state annunciate indagini ma il loro risultato non è stato reso noto.
*Il 27 marzo, uomini armati in uniforme di polizia hanno ucciso 70 arabi sunniti nella città mista di Tal-'Afar, nei pressi di Mosul, in una palese rappresaglia per un attacco suicida da parte di un insorto sunnnita nel distretto sciita della città. Secondo quanto riferito, i sopravvissuti hanno affermato che gli uomini armati avevano trascinato gli uomini fuori dalle loro case, li avevano ammanettati e bendati, e poi crivellati di proiettili. Due giorni dopo, il governo ha ammesso che la polizia aveva portato a termine le uccisioni e, stando alle fonti, 13 sarebbero stati brevemente detenuti. Non è chiaro se qualcuno di loro sia stato assicurato alla giustizia.
Le forze statunitensi hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani, comprese uccisioni illegali di civili, arresti arbitrari, distruzione di proprietà e perquisizioni violente di case. Pochi sono stati i soldati statunitensi o britannici processati e giudicati colpevoli di violazioni dei diritti umani commesse negli anni precedenti.
*Il 28 settembre, le forze degli Stati Uniti hanno lanciato un raid aereo notturno con obiettivo un edificio nel quartiere a predominanza sunnita di al-Saha, nella zona sud-occidentale di Baghdad. Almeno 10 tra uomini, donne e bambini sono rimasti uccisi.
*Dopo pesanti scontri avvenuti il 21 ottobre tra le forze statunitensi e uomini armati appartenenti all'Esercito del Mahadi ad al-Sadr City a Baghdad, le forze statunitensi hanno impiegato elicotteri, stando alle fonti, per colpire un uomo sospettato del rapimento di soldati della MNF. Nel corso del raid, secondo la polizia irachena, 13 civili, tra cui due bambini, sono stati uccisi e altri feriti. Un ufficiale militare statunitense ha affermato che una commissione stava esaminando l'accaduto.
*Ad agosto, un soldato statunitense è stato condannato a 110 anni di carcere con possibilità di libertà sulla parola per lo stupro e uccisione di 'Abeer Qasim Hamza al-Janabi, una ragazza quattordicenne, e l'omicidio di tre suoi parenti a Mahmoudiya nel marzo 2006. Una corte militare del Kentucky ha ritenuto il soldato colpevole di «stupro, cospirazione al fine di commettere stupro e irruzione in casa privata allo scopo di commettere stupro e quattro capi d'imputazione per omicidio aggravato». Altri due soldati, che in precedenza avevano ammesso di aver stuprato la ragazza, sono stati condannati all'ergastolo a febbraio.
Alla data di novembre, la MNF e le forze di sicurezza irachene detenevano all'incirca 60.000 prigionieri, secondo dati forniti dall'ICRC. La maggior parte di essi erano detenuti a tempo indeterminato senza accusa né processo come reclusi per motivi di sicurezza. A ottobre, il comandante delle operazioni relative ai detenuti della MNF ha affermato che la MNF aveva in custodia 25.000 detenuti a Camp Bucca nel sud, a Camp Victory e Camp Cropper nei pressi dell'Aeroporto internazionale di Baghdad e in altre località, compresi 840 minorenni e 280 cittadini stranieri, in maggioranza da paesi arabi.
Poco prima, la MNF aveva iniziato il rilascio di detenuti e alla data di dicembre diverse migliaia di detenuti erano stati rimessi in libertà a condizione di non costituire più una minaccia per la sicurezza e dopo aver fornito una garanzia familiare di buona condotta.
Sono risultati comuni rapporti di tortura e altri maltrattamenti di detenuti, compresi minorenni, da parte delle forze di sicurezza irachene, in particolare da parte delle forze del ministero dell'Interno. Migliaia di prigionieri sono stati trattenuti in prigioni oltremodo sovraffollate, stazioni di polizia e campi di detenzione gestiti da iracheni, in condizioni che facilitano la tortura. A maggio, ex detenuti che erano stati trattenuti in un edificio situato nel quartiere a maggioranza sciita di Baghdad di al-Kadhimiya hanno raccontato a un ufficiale statunitense che erano stati sottoposti a «pestaggi abituali, sospensione degli arti per periodi prolungati, applicazione di scosse elettrice su parti delicate del corpo, minacce di maltrattamento nei confronti di familiari stretti». Come per gli anni precedenti, il governo ha annunciato indagini riguardo ad accuse specifiche di abusi da parte delle forze di sicurezza irachene, ma non ha reso noti i risultati, aspetto che ha aggiunto preoccupazioni al già diffuso fenomeno dell'impunità.
*Il 4 marzo, soldati britannici e iracheni hanno trovato una trentina di prigionieri, compresi alcuni che, stando alle fonti, mostravano segni di tortura, nel corso di un'irruzione negli edifici di un'agenzia governativa dei servizi segreti a Bassora.
*A ottobre, l'Associazione per la giustizia dei prigionieri, una ONG irachena, ha dichiarato di aver intervistato cinque ragazzi dai 13 ai 17 anni i quali erano stati torturati dalle forze di sicurezza irachene che li sospettavano di collaborazione con gli insorti e i miliziani.
La pena di morte è stata applicata in modo esteso, sebbene il ministro per i Diritti Umani abbia dichiarato a marzo al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che il governo si stava adoperando per la sua abolizione.
Almeno 199 tra uomini e donne sono stati condannati alla pena capitale e almeno 33 prigionieri sono stati messi a morte. La maggior parte delle sentenze sono state comminate al termine di processi iniqui dalla Corte centrale penale dell'Iraq (CCCI). Gli imputati hanno lamentato che le confessioni che erano state loro estorte sotto tortura erano state ammesse quale prova a carico e che non avevano potuto scegliere il proprio avvocato.
*A febbraio, la Corte di Cassazione ha confermato le sentenze di morte per omicidio aggravato comminate a due donne. Samar Sa'ad 'Abdullah e Wassan Talib erano state rispettivamente condannate dalla Corte penale di al-Karkh nell'agosto 2005 e dalla CCCI di Baghdad nell'agosto 2006.
*A maggio, sei uomini, Moazzea Abdul-Khazal, Hussain Jihad Hassan, 'Abdel-Qader Qasim Jameel, Mostafa Mahmoud Isma'il, Qais Habib Aslem e Islam Mostafa 'Abdel-Sattar, sono stati condannati a morte dalla CCCI per il rapimento e l'uccisione di un uomo nel distretto di al-Adhamiya a Baghdad. Non è noto se se le loro sentenze siano state eseguite.
Guardie giurate estere dipendenti di società militari e di sicurezza private hanno ucciso civili. Le società di sicurezza erano immuni da procedimenti penali ai sensi dell'Ordinanza 17 emessa nel 2004 da Paul Bremer, allora capo dell'Autorità Provvisoria della Coalizione. Tuttavia, in seguito a un grave episodio avvenuto a settembre che ha visto il coinvolgimento della società Blackwater, con sede negli Stati Uniti, il governo iracheno ha presentato un disegno di legge con cui l'Ordinanza 17 sarebbe stata revocata.
*Il 16 settembre, 17 civili iracheni sono stati uccisi e 27 feriti quando guardie giurate della Blackwater hanno aperto il fuoco in un incrocio affollato nel distretto al-Mansour di Baghdad. La società ha dichiarato che le sue guardie avevano sparato per auto-difesa ma testimoni e il governo iracheno hanno affermato che le guardie avrebbero sparato per prime. Sia le autorità irachene sia il Dipartimento di Stato americano hanno annunciato che stavano conducendo indagini e nel mese di novembre la statunitense Federal Bureau of Investigation (FBI) ha concluso che la sparatoria era stata ingiustificata. La società ha affermato che qualsiasi sua guardia colpevole di cattiva condotta sarebbe stata chiamata a risponderne. Il governo iracheno ha richiesto alla Blackwater il pagamento di 8 milioni di dollari USA quale indennizzo per ciascuna delle famiglie delle 17 persone uccise.
La violenza sulle donne è aumentata e molte sono state costrette a lasciare il loro lavoro dopo aver ricevuto minacce di morte o a cercare rifugio all'estero. A Bassora, secondo quanto riferito, all'incirca 42 donne sono state uccise tra luglio e settembre da gruppi armati sciiti in lotta per il controllo della zona. Nella maggior parte dei governatorati le donne sono state sempre più spesso oggetto di minacce da parte di uomini armati nel caso in cui non osservassero uno stretto codice di abbigliamento. Secondo quanto riferito, la violenza domestica e i "delitti d'onore" erano in rapido aumento e il crescente settarismo ha esposto a rischi le donne sposate a uomini di un'altra setta.
*A febbraio, leader tribali locali hanno sporto denuncia dopo che quattro soldati iracheni, stando alle fonti, avevano stuprato una donna appartenente alla minoranza turkmena dopo che erano entrati nella sua abitazione di Tal-'Afar, nei pressi di Mosul. Un ufficiale di altro rango iracheno ha dichiarato che i quattro uomini avevano confessato lo stupro, ma non è chiaro se sia stata intrapresa una qualche azione nei loro confronti.
*Attorno alla data del 7 aprile, Du'a Khalil Aswad, una ragazza yezidi diciassettenne, è stata lapidata a morte davanti a una vasta folla nella città di Bashika, nei pressi di Mosul. Vittima di un "delitto d'onore", è stata uccisa da un gruppo di otto o nove uomini yezidi, compresi suoi familiari, i quali l'avevano accusata di avere una relazione con un ragazzo musulmano sunnita. La sua morte per lapidazione, durata 30 minuti, è stata registrata su video e postata su Internet. Membri delle forze di sicurezza locali erano presenti ma non sono intervenuti.
Complessivamente, gli sfollati iracheni ammontavano ad almeno 4,2 milioni di persone. Di questi, 2,2 milioni erano sfollati all'interno dell'Iraq e circa 2 milioni di altri erano profughi, la maggior parte in Siria (all'incirca 1,4 milioni) e in Giordania (circa mezzo milione). Negli ultimi mesi dell'anno, entrambi questi Stati vicini, strenuamente impegnati per far fronte alla salute, all'istruzione e alle altre necessità dei profughi iracheni già presenti sul loro territorio, hanno introdotto requisiti per ottenere un visto che impediscono l'ingresso degli iracheni che chiedono rifugio. All'interno dell'Iraq, la maggior parte dei governatorati ha vietato l'ingresso agli iracheni in fuga dalla violenza settaria in corso altrove.
La Corte Suprema penale irachena (SICT) ha continuato a processare ex alti esponenti di partito, dell'esercito, della sicurezza e funzionari governativi collegati con la precedente amministrazione Ba'ath presieduta da Saddam Hussein per le gravi violazioni dei diritti umani commesse durante il suo governo. Diversi imputati sono stati condannati a morte al termine di processi gravemente iniqui e tre di essi, condannai nel 2006, sono stati messi a morte. L'interferenza politica ha continuato a minacciare l'indipendenza e l'imparzialità della SICT.
*A febbraio, la Camera d'Appello della SICT ha cambiato la sentenza all'ergastolo comminata in precedenza all'ex vice presidente Taha Yassin Ramadan in sentenza capitale, ed egli è stato messo a morte il 20 marzo. Due co-imputati, Barzan Ibrahim al-Tikriti e 'Awad Hamad al-Bandar, sono stati impiccati il 15 gennaio.
*Il processo di coloro che, stando alle accuse, si sarebbero resi responsabili di violazioni commesse durante la cosiddetta campagna di Anfal del 1998, che causò la morte di circa 180.000 curdi iracheni, si è concluso il 24 giugno. Tre dei sei imputati, 'Ali Hassan al-Majid, Sultan Hashim Ahmad al-Ta'i e Hussain Rashid al-Tikri, sono stati condannati a morte per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. 'Ali Hassan al-Majid è stato anche giudicato colpevole di genocidio. La Camera d'Appello della SICT ha confermato le sentenze di morte il 4 settembre e i tre erano in attesa di esecuzione entro il termine di 30 giorni dalla sentenza. Tuttavia, l'esercito degli Stati Uniti si è rifiutato di trasferire i tre alla custodia dell'Iraq a causa di una disputa legale tra il primo ministro al-Maliki e il Consiglio presidenziale.
Sono state riferite violazioni dei diritti umani, tra cui arresti arbitrari, tortura ed esecuzioni, nelle zone sotto il controllo del Governo regionale del Kurdistan (KRG) nell'Iraq del Nord. La violenza sulle donne è risultata diffusa.
*Mohammad Siyassi Ashkani, un giornalista di Sulaimaniya, è stato arrestato a gennaio da funzionari della Asayish (Sicurezza) e detenuto senza accusa né processo per quasi sei mesi. È stato tenuto in isolamento per i primi 55 giorni prima che gli fosse concesso di ricevere visite settimanali dalla sua famiglia e gli è stato negato l'accesso a un avvocato. È stato rilasciato il 19 luglio.
*Il 29 maggio, Hemen Mohamed, 'Othman Abdel-Karim, Sherwan Ahmed e Qaraman Rasul sono stati messi a morte a Erbil. Erano stati giudicati colpevoli nel giugno 2006 di partecipazione a un attacco dinamitardo avvenuto a Erbil un anno prima.
*Tre uomini turchi, Metir Demir, Mustafa Egilli e Hasip Yokus, membri dell'ONG Associazione per i diritto alla libertà di pensiero e d'istruzione con sede in Turchia, i quali erano stati arrestati nel giugno 2006, sono rimasti in detenzione senza accusa né processo fino al 12 settembre, quando sono stati rimpatriati in Turchia. Uno di loro ha raccontato ad Amnesty International che essi erano stati detenuti nell'edificio della Asayish a Erbil, che era stato loro negato l'accesso a un avvocato e che due di loro erano stati torturati e tenuti in isolamento per sei mesi. I metodi di tortura comprendevano percosse sul corpo e sotto la pianta dei piedi (falaqa) e scosse elettriche.
*A novembre, il ministro per i Diritti Umani del KRG ha dichiarato che tra agosto e novembre erano state 27 le donne che erano state uccise nel contesto di "delitti d'onore", ma non ha fornito informazioni relative a un qualche arresto o procedimento giudiziario in riferimento a queste morti.
Iraq: A deepening refugee crisis - Media Briefing (MDE 14/021/2007)
Iraq: Unjust and unfair: the death penalty in Iraq (MDE 14/014/2007)
Iraq: The situation of Iraqi refugees in Syria (MDE 14/036/2007)
Iraq: Millions in flight: the Iraqi refugee crisis (MDE 14/041/2007)
Iraq: Human rights abuses against Palestinian refugees (MDE 14/030/2007)