Capo di Stato: Shimon Peres (subentrato a Moshe Katzav a giugno)
Capo del governo: Ehud Olmert
Pena di morte: abolizionista per i reati ordinari
Popolazione: 7 milioni (Israele); 3,9 milioni (Territori Palestinesi Occupati - TPO)
Speranza di vita: 80,3 anni (Israele); 72,9 anni (TPO)
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 6/5‰ (Israele); 23/18‰ (TPO)
Alfabetizzazione adulti: 97,1% (Israele); 92,4 (TPO)
La situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati (TPO) israeliani ha continuato a essere spaventosa. Le forze israeliane hanno ucciso oltre 370 palestinesi, distrutto oltre un centinaio di abitazioni palestinesi e imposto limitazioni se possibile ancor più severe agli spostamenti dei palestinesi. A giugno, il governo israeliano ha imposto un blocco senza precedenti nella Striscia di Gaza, imprigionandone di fatto l'intera sua popolazione pari a 1,5 milioni di persone, sottoponendole a punizione collettiva e provocando la più grave crisi umanitaria che si ricordi. Una quarantina di palestinesi sono morti dopo che era stato loro negato il passaggio all'esterno della Striscia di Gaza per ottenere cure mediche urgenti non disponibili negli ospedali locali. La maggior parte degli abitanti di Gaza sono dipesi dagli aiuti internazionali per sopravvivere ma gli aiuti delle agenzie delle Nazioni Unite hanno lamentato che il blocco di Israele rendeva loro difficile la fornitura degli aiuti di prima necessità. In Cisgiordania, le autorità israeliane hanno continuato a estendere gli insediamenti illegali e a costruire un muro/recinzione di 700 km in violazione del diritto internazionale. L'impunità ha continuato a costituire la norma per i soldati israeliani che hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani contro i palestinesi, comprendenti uccisioni illegali, aggressioni fisiche e attacchi a proprietà. Migliaia di palestinesi sono stati arrestati, la maggior parte dei quali sono stati rilasciati senza accusa. Coloro che erano stati incriminati di reati collegati alla sicurezza spesso sono stati processati davanti a corti militari in processi iniqui. All'incirca 9.000 palestinesi tra adulti e bambini sono rimasti in carceri israeliane, alcuni trattenuti senza accusa o processo per anni. Gli attacchi da parte di gruppi armati palestinesi hanno ucciso 13 israeliani (cfr. Autorità Palestinese).
A gennaio, il presidente Moshe Katzav si è autosospeso dopo che il Procuratore generale aveva annunciato che sarebbe stato incriminato per stupro. Il presidente si è dimesso a giugno dopo aver stretto un compromesso pronunciando un mea culpa in cui ammetteva la propria responsabilità per reati più lievi, tra cui molestie sessuali, tentata violenza carnale e vessazione di testimone, in cambio di un accordo in base al quale le accuse di stupro sarebbero state archiviate risparmiandogli pertanto il carcere. Uno degli avvocati di parte civile è ricorso alla Corte Suprema per far annullare il patteggiamento, e le organizzazioni per i diritti delle donne hanno richiesto che Moshe Katzav venisse processato. La causa era ancora in corso. A giugno, il vice primo ministro Shimon Peres è stato eletto presidente.
Il governo israeliano ha ripreso i colloqui con l'Autorità Palestinese (AP) e a novembre le controparti hanno preso parte a un incontro internazionale ad Annapolis, promosso dal governo degli Stati Uniti, relativo alla ripresa dei negoziati di pace. Tuttavia, durante il convegno non sono state annunciate iniziative concrete. I precedenti impegni assunti da Israele al fine di allentare le limitazioni di spostamento nei riguardi dei palestinesi e di rimuovere alcuni insediamenti israeliani di "avamposto" a fine anno non erano stati ancora concretizzati. A dicembre, le autorità israeliane hanno annunciato un'ulteriore espansione degli insediamenti di Israele nei TPO, in violazione del diritto internazionale.
I frequenti attacchi aerei e di altro tipo da parte delle forze israeliane hanno ucciso oltre 370 palestinesi, compresi circa 50 bambini, ferendone altre migliaia. Le autorità israeliane hanno sostenuto che i loro attacchi erano una risposta ai razzi "qassam" e ai lanci di mortaio da parte di gruppi armati palestinesi contro le vicine città e villaggi israeliani e contro le postazioni dell'esercito israeliano lungo il perimetro della Striscia di Gaza. Oltre la metà dei palestinesi uccisi dalle forze israeliane erano militanti armati impegnati in scontri o attacchi armati, o vittime di esecuzioni extragiudiziali portate a termine tramite attacchi aerei. Per il resto si trattava di civili inermi non coinvolti nelle ostilità. Tra gli uccisi vi erano anche una cinquantina di bambini.
*Cinque bambini sono stati uccisi da missili israeliani in due episodi distinti a Beit Hanoun, a nord di Gaza, ad agosto. Mahmoud, Sara e Yahia Abu Ghazal, rispettivamente di 8, 9 e 11 anni, sono stati uccisi il 29 agosto mentre accudivano il loro gregge e Fadi Mansour al-Kafarna e 'Abd al-Qader 'Ashour, di 11 e 13 anni, sono stati uccisi e un terzo bambino è rimasto ferito il 21 agosto mentre giocavano in un campo.
*Zaher al-Majdalawi e Ahmad Abu Zubaidah, di 13 e 14 anni, sono stati uccisi il 1° giugno mentre giocavano con gli aquiloni sulla spiaggia di Beit Lahia, a nord di Gaza.
Sette civili e sei soldati israeliani sono stati uccisi da gruppi armati palestinesi, la cifra più bassa dallo scoppio dell'intifada del 2000.
*Shirel Friedman e Oshri Oz sono stati uccisi a Sderot durante il lancio di razzi "qassam", la prima il 21 e il secondo il 27 maggio.
Migliaia di palestinesi, comprese decine di bambini, sono stati detenuti dalle forze israeliane nei TPO. La maggior parte degli arrestati sono stati in seguito rilasciati senza accusa, ma centinaia sono stati incriminati per reati relativi alla sicurezza. All'incirca 9.000 persone, tra cui oltre 300 bambini e palestinesi arrestati in anni precedenti, a fine anno erano ancora in carcere. Oltre 900 erano trattenuti in detenzione amministrativa senza accusa né processo, compresi alcuni trattenuti dal 2002. Tra i detenuti figuravano decine di ex ministri del governo dell'AP guidato da Hamas così come parlamentari e sindaci di Hamas, i quali erano apparentemente trattenuti al fine di esercitare pressioni su Hamas affinché rilasciasse Gilad Shalit, un soldato israeliano catturato nel 2006 il quale continuava a essere trattenuto a Gaza da frange armate di Hamas e dai Comitati di resistenza popolare (PRC).
Quasi tutti i detenuti palestinesi hanno continuato a essere trattenuti nelle carceri all'interno di Israele, in violazione del diritto internazionale umanitario, che proibisce il trasferimento di detenuti verso il territorio della potenza occupante.
A ottobre, in seguito a un'istanza di habeas corpus presentata da un'organizzazione per i diritti umani, la Corte Suprema ha ordinato all'esercito e all'amministrazione delle carceri di spiegare perché i trasferimenti di detenuti palestinesi da un luogo di detenzione all'altro in molti casi non fossero registrati. A fine anno la causa era ancora in corso.
Le autorità israeliane hanno frequentemente negato il permesso ai parenti di detenuti palestinesi di visitarli per motivazioni "di sicurezza" non meglio specificate. Il divieto è parso in molti casi arbitrario, in quanto venivano concesse le visite ad alcuni familiari ma non ad altri. Molti genitori, mogli e figli di detenuti non venivano autorizzati a visitare i loro parenti da oltre quattro anni. A giugno, le autorità israeliane hanno sospeso le visite familiari per circa 900 detenuti delle Striscia di Gaza. La sospensione è rimasta in vigore per il resto dell'anno. Nessun israeliano che scontava una sentenza è stato sottoposto a questo tipo di restrizioni.
Spesso i processi di palestinesi davanti a corti militari israeliane non hanno rispettato gli standard internazionali di equità processuale e non sono state condotte indagini credibili sulle denunce di tortura e altri maltrattamenti di detenuti.
A luglio, ottobre e dicembre le autorità israeliane hanno rilasciato circa 770 prigionieri palestinesi, in larga parte membri del partito Fatah del presidente dell'AP Mahmoud Abbas. In un accordo concluso con Hezbollah in Libano a ottobre, le autorità israeliane hanno rilasciato un uomo libanese affetto da malattia mentale il quale era stato catturato dalle forze israeliane in Libano e trasferito in Israele nell'agosto 2006, e hanno restituito i corpi di due combattenti Hezbollah libanesi in cambio del corpo di un israeliano che era annegato arenandosi sulla costa libanese anni prima. Le autorità israeliane hanno continuato a rifiutarsi di restituire alle loro famiglie i corpi di centinaia di palestinesi uccisi in attacchi e scontri con le forze israeliane in anni precedenti.
Soldati israeliani e altri membri delle forze di sicurezza così come coloni israeliani hanno continuato a godere dell'impunità per le violazioni dei diritti umani commesse contro palestinesi, comprese uccisioni illegali, tortura e altri maltrattamenti, aggressioni fisiche e attacchi alle proprietà. In rari casi sono state condotte indagini e procedimenti giudiziari su questo tipo di violazioni e solitamente questi sono stati limitati a casi resi pubblici da organizzazioni per i diritti umani e i media. Poche sono state le inchieste avviate su tali abusi di cui si è avuta notizia e la maggior parte di esse sono state chiuse per «mancanza di prove». Nei rari casi in cui soldati e coloni sono stati giudicati colpevoli di aver compiuto violazioni nei confronti dei palestinesi, essi hanno ricevuto un trattamento relativamente mite, mentre nessun membro del Servizio di sicurezza generale (GSS) è noto essere stato perseguito per aver torturato palestinesi.
Detenuti sono stati trattenuti in incommunicado per periodi prolungati per essere interrogati ed è stato loro negato l'accesso ai loro avvocati anche per diverse settimane. Sono pervenuti frequenti rapporti di tortura e altri maltrattamenti durante questi periodi. Tra i metodi riferiti si citano percosse, l'essere legati in posizioni dolorose per periodi prolungati, il diniego d'accesso alla toilette e minacce nei confronti dei parenti dei detenuti. In alcuni casi, genitori dei detenuti, mogli o figli sono stati convocati e costretti a mostrarsi davanti ai detenuti vestiti in uniforme da carcerati per far credere ai loro cari che anch'essi erano trattenuti e maltrattati.
A ottobre, in seguito a un'istanza avanzata da un'organizzazione per i diritti umani, la Corte Suprema ha emesso una decisione ad interim in cui si ordinava alle autorità di notificare ai palestinesi trattenuti in un centro di detenzione in Cisgiordania che nuovi regolamenti li autorizzavano ad avere libero accesso alla toilette. A marzo, in seguito a un'istanza presentata da un'organizzazione per i diritti umani, la Corte Suprema ha ordinato alla GSS di informare Mohammed Sweiti, un detenuto che era stato trattenuto in incommunicado per cinque settimane, che sua moglie non era detenuta. Mohammed Sweiti aveva iniziato uno sciopero della fame e aveva tentato il suicidio dopo che gli erano stati mostrati sua moglie e suo padre vestiti da carcerati ed era stato portato a credere che essi fossero maltrattati.
Oltre 550 checkpoint e blocchi militari israeliani hanno limitato o impedito lo spostamento dei palestinesi tra le città e i villaggi della Gisgiordania. Le autorità israeliane hanno continuato a estendere gli insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata e a costruire un muro/recinzione di 700 km, l'80% del quale corre lungo la Cisgiordania. A tal proposito, ampie zone di terreni palestinesi sono state confiscate o rese inaccessibili ai palestinesi, privandoli dei loro mezzi di sostentamento e limitando loro l'accesso ai posti di lavoro, agli istituti scolastici e sanitari e ad altri servizi di prima necessità. Ai palestinesi è stato vietato o limitato l'accesso a oltre 300 km di strade della Cisgiordania, che sono state per lo più attraversate da coloni israeliani.
A giugno, le autorità israeliane hanno rafforzato ulteriormente il blocco imposto in precedenza alla Striscia di Gaza a un livello senza precedenti. Esse hanno chiuso il confine con l'Egitto, l'unico punto di ingresso/uscita per gli abitanti di Gaza, e il valico mercantile di Karni. Migliaia di palestinesi sono stati lasciati abbandonati sul lato egiziano del confine per mesi. Alla maggior parte di loro è stato consentito di far ritorno a Gaza ad agosto ma a fine anno decine rimanevano ancora abbandonati e migliaia di studenti e lavoratori non hanno potuto lasciare Gaza per tornare ai loro studi e posti di lavoro all'estero. Eccetto che per alcuni casi urgenti, anche a pazienti che necessitavano di cure mediche non disponibili a Gaza è stato impedito di lasciare la zona e oltre 40 sono morti in conseguenza di ciò.
Il blocco ha causato un rapido deterioramento della già spaventosa situazione umanitaria a Gaza. Le poche fabbriche che hanno continuato a funzionare nonostante le restrizioni imposte negli anni precedenti sono state costrette a chiudere poiché non riuscivano a importare materie prime o a esportare prodotti finiti. Enormi quantità di fiori e di altri prodotti agricoli sono andati perduti in quanto non potevano essere esportati. Hanno scarseggiato beni alimentari di primaria necessità quali carne, latticini e di altro tipo, così come la maggior parte delle merci più svariate: carta, matite, vestiti, parti di ricambio di attrezzature medicali e farmaci. Sono aumentate le condizioni di povertà estrema, di malnutrizione e altri problemi di salute. L'80% della popolazione è stata costretta a dipendere dagli aiuti internazionali, ma anche le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie sono state influenzate negativamente dalle restrizioni e dall'aumento dei costi operativi causato da quest'ultime.
Le forze israeliane hanno demolito oltre un centinaio di abitazioni di palestinesi nell'intera Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, a causa della mancanza di permessi di costruzione, sistematicamente negati ai palestinesi residenti in queste zone dei TPO. Le demolizioni hanno lasciato centinaia di palestinesi senzatetto.
*Ad agosto, le forze israeliane hanno distrutto diverse abitazioni e allevamenti di animali a Humsa, un piccolo villaggio della Valle del Giordano, all'interno della Cisgiordania. Le famiglie di Abdallah Hsein Bisharat e Ahmad Abdallah Bani Odeh, complessivamente 40 persone, in maggioranza minorenni, sono rimaste senzatetto. L'esercito ha inoltre confiscato le cisterne d'acqua degli abitanti del villaggio e i trattori agricoli. Gli abitanti erano stati costretti a spostarsi dalla vicina Hadidiya a Humsa dopo che l'esercito israeliano aveva minacciato di distruggere le loro abitazioni. L'esercito considera il luogo una «zona militare chiusa» impiegata dalle forze israeliane quale poligono di tiro. A ottobre, le famiglie sono state nuovamente costrette a spostarsi da Humsa e a far ritorno a Hadidiya.
*A ottobre, oltre 200 palestinesi sono stati costretti a evacuare le loro abitazioni a Khirbet Qassa, un piccolo villaggio fondato da profughi palestinesi negli anni Cinquanta. Il villaggio era stato separato dal resto della Cisgiordania dal muro/recinzione e per oltre un anno le forze israeliane avevano sottoposto a vessazioni i suoi abitanti per indurli ad andarsene. Le loro abitazioni sono state in gran parte demolite con la motivazione che erano state costruite senza autorizzazione, che le autorità israeliane rifiutano sistematicamente di concedere ai palestinesi di quelle zone.
Ai cittadini stranieri, in maggioranza di origine palestinese sposati ad abitanti palestinesi dei TPO, è stato sempre più spesso negato l'ingresso nei TPO. Alle mogli con cittadinanza europea e nordamericana che in precedenza avevano potuto risiedere nei TPO lasciando e rientrando in Israele ogni tre mesi per poter rinnovare i propri visti, è stato spesso negato l'ingresso nei TPO. In seguito a una incisiva campagna condotta dagli interessati e da organizzazioni per i diritti umani, a ottobre le autorità israeliane hanno accolto circa 3.500 richieste di riunificazione familiare presentate negli anni precedenti. Tuttavia, all'incirca altri 120.000 casi rimasti in sospeso non sono stati affrontati.
Delegazioni di Amnesty International hanno visitato Israele e TPO a giugno, luglio e dicembre.
Israel and the Occupied Palestinian Territories: Enduring Occupation - Palestinian under siege in the West Bank (MDE 15/033/2007)
Israel/Occupied Palestinian Territories: Right to family life denied - Foreign spouses of Palestinians barred (MDE 15/018/2007)
Israel/Occupied Palestinian Territories: Update to Comments by Amnesty International on Israel's compliance with its obligations under the International Convention on the Elimination of all Forms of Racial Discrimination (ICERD) (MDE 15/007/2007)
Occupied Palestinian Territories: Torn apart by factional strife (MDE 21/020/2007)