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Libano

Repubblica libanese

Capo di Stato: Emile Lahoud (fino a novembre)
Capo del governo: Fouad Siniora
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 3,7 milioni
Speranza di vita: 71,5 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 27/17‰
Alfabetizzazione adulti: 88,3%

  1. Nahr al-Bared
  2. Uccisioni
  3. Assassinio di Rafiq al-Hariri
  4. Tortura e altri maltrattamenti
  5. Pena di morte
  6. Profughi
  7. Discriminazione e violenza sulle donne
  8. Conseguenze della guerra del 2006
  9. Impunità
  10. Missioni e rapporti di Amnesty International

L'anno è stato dominato da violenza e instabilità politica, con più di 40 persone rimaste uccise in bombardamenti e altri attacchi e centinaia di altre uccise durante mesi di conflitto tra l'esercito libanese e il gruppi armato Fatah-al Islam nei pressi e all'interno del campo profughi palestinese di Nahr-al Bared. La tensione e le divisioni in atto nel paese, ancora in fase si ripresa dalle devastazioni della guerra tra Israele ed Hezbollah nel 2006, hanno di fatto paralizzato il parlamento e impedito l'elezione di un nuovo presidente.

Le donne sono state al centro di discriminazioni per legge e per prassi, e lo Stato non ha garantito loro adeguata protezione dalla violenza. Profughi palestinesi hanno continuato a subire discriminazioni e violazioni dei loro diritti economici e sociali. Sono stati riportati crescenti casi di tortura e maltrattamenti in detenzione. I tribunali hanno continuato a comminare sentenze di morte ma non vi sono state esecuzioni.

Nahr al-Bared

Il 20 maggio, nel campo profughi palestinese di Narh al-Bared sono scoppiati aspri combattimenti tra Fatah al-Islam, un gruppo armato islamista da poco trasferitosi all'interno del campo, e le forze armate libanesi. Secondo i rapporti, 168 soldati, 42 civili e 220 membri di Fatah al-Islam sono stati uccisi prima che l'esercito ottenesse il controllo del campo il 2 settembre.

Nel corso degli scontri, entrambe le parti hanno esposto i civili a rischio. Fatah al-Islam ha stabilito postazioni armate all'interno del campo dove ha ripiegato dopo aver attaccato una base dell'esercito. Quest'ultimo ha effettuato pesanti e con ogni probabilità indiscriminati bombardamenti di artiglieria sul campo. Il campo è stato in larga parte distrutto. Stando a quanto riportato, dopo che l'esercito aveva ottenuto il controllo del campo, si sono verificati saccheggi, atti di vandalismo e incendi di abitazioni evacuate nonché di proprietà. A dicembre, il primo ministro ha scritto ad Amnesty International affermando che l'esercito stava indagando i rapporti, osservando che uno dei risultati era che l'esercito aveva bruciato alcune abitazioni per ripulirle da un veleno sparso da Fatah al-Islam.

La maggior parte dei 30.000 profughi palestinesi sfollati da Nahr al-Bared sono stati trasferiti nel campo profughi di Beddaawi. È stato loro consentito di far ritorno a Nahr al-Bared a partire dal mese di ottobre ma la maggior parte di loro a fine anno erano ancora sfollati. Il campo è rimasto interdetto ai media e alle organizzazioni locali per i diritti umani.

*Il 22 maggio, due civili sono rimasti uccisi e altri feriti quando un convoglio statunitense che stava consegnando materiale di rifornimento nel campo è stato colpito da un ordigno esplosivo. Secondo quanto riferito, l'esercito ha negato ogni responsabilità. Lo stesso giorno, Naif Selah Selah e una donna incinta, Maha Abu Radi, sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco e altri passeggeri sono rimasti feriti mentre il loro autobus, che lasciava il campo, è giunto nei pressi di un posto di blocco dell'esercito. Un ragazzo di 13-14 anni è stato prelevato dall'autobus da uomini armati e, prima di essere rilasciato, è stato minacciato con un coltello e gli sono state inflitte scosse elettriche affinché "confessasse" la pianificazione di un attacco suicida. Sugli episodi sopra descritti non risultano essere state avviate indagini.

Decine di palestinesi sono stati minacciati, umiliati e abusati da soldati, spesso dopo essere stati fermati a posti di blocco dell'esercito. Tra gli abusi riferiti si elencano l'essere denudati, costretti a giacere per terra, ed essere picchiati, presi a calci, colpiti con i calci dei fucili, insultati e umiliati. In diversi casi, secondo quanto riferito, i soggetti sono stati frustati, sono state loro inflitte scosse elettriche e sono stati oggetto di abusi sessuali.

Circa 200 persone sono state arrestate e sono rimaste detenute per il loro presunto coinvolgimento con Fatah al-Islam. Secondo quanto riferito, decine di questi sono stati accusati di reati legati al terrorismo per i quali può essere prevista la condanna a morte. Sono giunti rapporti secondo cui i detenuti sono stati torturati o altrimenti maltrattati.

*Il 29 giugno, tre manifestanti sono stati uccisi durante una protesta pacifica indetta per chiedere che ai profughi sfollati da Nahr al-Bared fosse concesso di far ritorno a casa. Soldati dell'esercito libanese hanno aperto il fuoco sui manifestanti e, stando alle fonti, non sono poi intervenuti quando civili libanesi hanno attaccato gli stessi.

*Il 12 dicembre, il generale François el-Hajj, capo delle operazioni dell'esercito libanese durante i combattimenti a Nahr al-Bared, e una guardia del corpo, sono stati uccisi in un attacco suicida con autobomba a Ba'abda.

Uccisioni

Oltre 40 persone sono rimaste uccise in bombardamenti e sparatorie da parte di assalitori non identificati.

*Due parlamentari sostenitori del governo di Fouad Siniora sono stati assassinati in attacchi suicidi separati tramite autobomba a Beirut. Il parlamentare Walid 'Eido, assieme ad altri nove, è stato assassinato il 13 giugno, mentre il parlamentare Antoine Ghanim ed altri cinque sono stati uccisi il 19 settembre.

*Il 24 giugno, sei soldati del contingente di peacekeeping delle Nazioni Unite sono rimasti uccisi in un'esplosione, avente come obiettivo il loro convoglio, nei pressi della città di Khiam.

Assassinio di Rafiq al-Hariri

Il 30 maggio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione 1757 per l'istituzione del il Tribunale speciale per il Libano al fine di processare quanti erano sospettati di coinvolgimento nell'uccisione del febbraio 2005 dell'ex primo ministro Rafiq al-Hariri e di 22 altri e, nel caso in cui il tribunale lo ritenesse opportuno, di alcuni altri probabilmente collegati agli attacchi commessi a partire dall'ottobre 2004.

*Cinque alti funzionari della sicurezza e altri quattro soggetti arrestati tra agosto e novembre 2005 in quanto apparentemente collegati alle indagini sono rimasti detenuti senza accusa.

Il 28 novembre, la Commissione internazionale d'inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha presentato il suo 9° rapporto sull'uccisione e su altri 18 attacchi sui quali stava contribuendo nelle indagini.

Tortura e altri maltrattamenti

Sono pervenuti con sempre maggior frequenza rapporti di tortura e altri maltrattamenti, in particolare di palestinesi, di sospetti per la sicurezza sunniti e di soggetti sospettati di coinvolgimento con Fatah al-Islam. Almeno due uomini sono deceduti in custodia, con ogni probabilità in conseguenza dei maltrattamenti subiti.

*Nove uomini sotto processo dal 21 aprile davanti alla Corte militare hanno denunciato di essere stati torturati mentre erano trattenuti in incommunicado tra marzo e aprile 2006 presso il centro di detenzione del ministero della Difesa a Beirut. Ghassan al-Slaybi ha affermato che gli erano state inflitte scosse elettriche, che era stato picchiato con un bastone e costretto a presenziare alla tortura del figlio Muhammad, anch'egli detenuto. Altri hanno affermato di essere stati sottoposti alla tecnica della falaqa (percosse sotto la pianta dei piedi) e del ballanco (sospensione per i polsi legati dietro la schiena). Diversi di loro hanno dichiarato di aver
firmato false confessioni sotto coercizione. Secondo quanto riferito, la corte ha respinto la loro richiesta di una perizia medica

Il 20 febbraio, le autorità libanesi e l'ICRC hanno firmato un protocollo che autorizzava l'accesso dell'ICRC a «tutti i detenuti in tutti i luoghi di detenzione».

*Il 19 agosto, Fawzi al-Sa'di, un palestinese sospettato di coinvolgimento con Fatah al-Islam, è deceduto nella prigione di Roumieh, stando alle fonti, in quanto gli erano state negate cure mediche adeguate. Sul caso non è noto l'avvio di alcuna indagine.

*In un raro procedimento giudiziario giunto a sentenza, un non graduato delle Forze di sicurezza interna è stato condannato l'8 marzo dalla Corte penale di Beirut a 15 giorni di detenzione per aver torturato un lavoratore egiziano nel maggio 2004 in una stazione di polizia di Beirut. Egli aveva applicato la cosiddetta tecnica del farruj (pollo), in cui vengono legati i polsi alle caviglie della vittima e quest'ultima viene appesa a una barra posta dietro le ginocchia.

A febbraio, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie ha dichiarato che la detenzione di Nehmet Na'im al-Haj, trattenuto dal novembre 1998, era arbitraria e ha osservato che la sua "confessione" era stata ottenuta sotto tortura. A maggio, ha inoltre dichiarato che la detenzione di Yusef Cha'ban era arbitraria e ha osservato che egli era stato giudicato colpevole in larga misura sulla base di una "confessione" che, stando alle accuse, aveva reso sotto tortura e che gli era stato negato qualsiasi appello a un'autorità giudiziaria di grado superiore.

Pena di morte

Secondo quanto riferito, quattro uomini sono stati condannati a morte per omicidio il 4 dicembre. Il braccio della morte contava almeno altri 40 prigionieri ma non vi sono state esecuzioni.

Profughi

Diverse centinaia di migliaia di profughi palestinesi, la maggior parte dei quali erano sempre vissuti in Libano, hanno continuato a subire discriminazioni che ne hanno limitato i diritti economici e sociali, come ad esempio l'accesso a un impiego, alle cure sanitarie, alla sicurezza sociale, all'istruzione e alla casa. Oltre metà dei profughi palestinesi vivono in campi dissestati e cronicamente sovraffollati o in sistemazioni precarie prive delle più fondamentali infrastrutture.

Centinaia dei circa 50.000 profughi iracheni sono stati arrestati perché i loro visti o permessi di soggiorno non erano validi. I detenuti sono stati soggetti a detenzione indefinita o rimpatriati in Iraq.

Discriminazione e violenza sulle donne

Le donne hanno continuato a subire discriminazioni diffuse sia nella vita pubblica che privata. Né il sistema legislativo né le politiche e le prassi dello Stato hanno fornito una protezione adeguata dalla violenza all'interno della famiglia. Pratiche discriminatorie sono consentite ai sensi della legislazione sullo status personale, sulla nazionalità, e delle clausole del codice penale relative alla violenza all'interno della famiglia. Le lavoratrici domestiche migranti hanno continuato a non ricevere una protezione adeguata dallo sfruttamento sul posto di lavoro e da abusi fisici e psicologici, compresi abusi sessuali.

Secondo quanto riferito, almeno sei lavoratrici domestiche sono morte in circostanze sospette. Non è chiaro che tipo di indagini fossero state condotte sulle morti o su qualsiasi tipo di abuso che le avesse precedute.

*Il 25 gennaio, fonti hanno riferito che Bereketi Amadi Kasa, un'etiope di 22 anni, era morta cadendo mentre cercava di fuggire dall'abitazione del suo datore di lavoro ad al-Zalqaa, a nord si Beirut.

Ad agosto il religioso sciita sceicco Muhammad Hussein Fadlallah ha emesso una fatwa contro i delitti "d'onore", descrivendoli come un atto riprovevole proibito dalla legge islamica.

Conseguenze della guerra del 2006

Nessun partecipante di ciascuna delle parti della guerra del 2006 tra Israele e Hezbollah è stato assicurato alla giustizia per gravi violazioni del diritto internazionale umanitario.

Almeno sette civili sono stati uccisi e altri 32 feriti nel corso dell'anno da ordigni a grappolo inesplosi sparati dalle forze armate israeliane durante la guerra del 2006. Altri due civili sono rimasti uccisi e dieci feriti da altri dispositivi non meglio identificati rimasti inesplosi. Cinque persone che lavoravano per conto di squadre di bonifica sono rimaste uccise e altre 14 ferite. Le autorità israeliane hanno continuato a rifiutarsi di fornire alle Nazioni Unite dati esaurienti relativi all'impiego di bombe a grappolo.

È rimasta da chiarire la sorte di due soldati israeliani catturati nel nord d'Israele da militanti di Hezbollah nel luglio 2006. Hezbollah ha continuato a negare loro l'accesso all'ICRC.

Impunità

Non sono state avviate né indagini né procedimenti giudiziari nelle violazioni dei diritti umani di massa commesse nell'impunità durante e dopo la guerra civile del 1975-1990. Gli abusi commessi comprendevano uccisioni di civili, rapimento e sparizione forzata di palestinesi, cittadini libanesi e di altra nazionalità, e detenzioni arbitrarie da parte di varie milizie armate e forze governative siriane e israeliane. Nel 1992 il governo libanese affermò che durante la guerra civile erano complessivamente scomparse 17.415 persone.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato il Libano tra maggio e giugno e a ottobre per condurre ricerche sugli eventi di Nahr al-Bared e sulla situazione dei profughi palestinesi nel paese.


Exiled and suffering: Palestinian refugees in Lebanon (MDE 18/010/2007)