Testata per la stampa

Libia

Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista

Capo di Stato: Mu'ammar al-Gheddafi
Capo del governo: al-Baghdadi Ali al-Mahmudi
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 6,1 milioni
Speranza di vita: 73,4 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 18/18‰
Alfabetizzazione adulti: 84,2%

  1. Libertà di espressione
  2. "Guerra al terrore"
  3. Pena di morte
  4. Rifugiati, richiedenti asilo e migranti
  5. Discriminazione contro le donne
  6. Impunità
  7. Missioni e rapporti di Amnesty International

Dopo anni di negoziati diplomatici, è stato raggiunto un risultato positivo in un caso di alto profilo di carcerazione politica riguardante sei operatori sanitari stranieri condannati a morte dopo essere stati giudicati colpevoli di aver infettato centinaia di bambini libici con il virus dell'HIV. Il loro rilascio ha aperto la strada per la conclusione di accordi sulle armi tra la Libia e la Francia e per un protocollo d'intesa con l?Unione Europea (UE). È stata concessa una certa varietà di stampa, ma la libertà di espressione ha continuato a essere fortemente limitata, come esemplificato dall'assenza di ONG indipendenti e dalla repressione del dissenso. Rifugiati, richiedenti asilo e migranti hanno continuato a essere maltrattati in detenzione, e il governo non ha affrontato l'eredità delle passate gravi violazioni dei diritti umani.

Il Comitato diritti umani delle Nazioni Unite ha commentato che «quasi tutti i motivi di preoccupazione rimanevano immutati» rispetto al suo ultimo esame della situazione dei diritti civili e politici in Libia risalente al 1998. Il Comitato, pur osservando un qualche avanzamento nella condizione femminile, ha espresso preoccupazione per la continua discriminazione per prassi e per legge.

 

Libertà di espressione

Ad agosto il panorama dei media è stato ampliato grazie all'autorizzazione concessa a due nuovi quotidiani privati e a un canale televisivo satellitare. Si tratta di media facenti capo a una società che, stando alle fonti, apparterebbe a Saif al-Islam al-Gheddafi, figlio del leader libico Mu'ammar al-Gheddafi. I due nuovi quotidiani hanno pubblicato alcune critiche riguardo alle politiche economiche del governo. Tuttavia, le espressioni di dissenso riguardanti argomenti più delicati, come le violazioni dei diritti umani o la leadership di Mu'ammar al-Gheddafi, sono state oggetto di grave repressione.

Con l'istituzione ad agosto del Tribunale per la sicurezza di Stato allo scopo di processare i soggetti accusati di reati contro la sicurezza dello stato e di attività politiche non autorizzate, sono cresciuti i timori riguardo all'esistenza di un nuovo sistema di giustizia parallela sulla falsariga dello screditato Tribunale del popolo, abolito nel 2005.

*Fathi el-Jahmi è rimasto in detenzione in una località sconosciuta che si ritiene essere una struttura speciale dell'Agenzia per la sicurezza interna. Prigioniero di coscienza, era stato arrestato nel marzo 2004 dopo aver criticato Mu'ammar al-Gheddafi e sollecitato riforme politiche. La sua famiglia ha raccontato ad Amnesty International di non essere autorizzata a recargli visita sin dall'agosto 2006.

*Idriss Boufayed e altre 13 persone sono state arrestate e accusate di reati comprendenti detenzione di armi e incitamento alla protesta e comunicazione con potenze nemiche. Idriss Boufayed e tre dei 13 avevano lanciato un comunicato a notiziari on-line in cui annunciavano di stare organizzando una manifestazione pacifica a Tripoli il 17 febbraio per commemorare l'anniversario dell'uccisione di almeno 12 persone durante una manifestazione a Bendasi nel febbraio 2006. Secondo alcuni rapporti tutti i 14 sono stati trattenuti in incommunicado per periodi prolungati dopo il loro arresto e almeno due di loro sono stati torturati. I processi a loro carico, iniziati a giugno, sono stati trasferiti al nuovo Tribunale per la sicurezza di Stato appena istituito. Secondo quanto riferito, due dei 14 non erano presenti ad alcuna delle udienze in aula, aspetto che ha fatto temere per la loro incolumità in detenzione.

 

"Guerra al terrore"

Due cittadini libici, rimpatriati dalla custodia statunitense a Guantánamo Bay rispettivamente nel dicembre 2006 e settembre 2007, sono stati arrestati, a quanto pare senza accusa né accesso a un avvocato. A dicembre, la Fondazione per lo sviluppo Gheddafi, presieduta da Saif al-Islam al-Gheddafi, figlio di Mu'ammar al-Gheddafi, ha annunciato che aveva recato visita ai due uomini, stava seguendo il trattamento a loro riservato e aveva persino acquistato un'abitazione per la famiglia di uno dei detenuti. Tuttavia, né la Fondazione né le autorità hanno rivelato informazioni riguardanti il luogo esatto di detenzione o lo status legale dei due uomini.

Non sono state rese disponibili informazioni su almeno sette cittadini libici, per lo più presunti membri del Gruppo combattente islamico libico, ritenuti in mano alle autorità statunitensi in località segrete prima di essere trasferiti segretamente e illegalmente in Libia negli anni precedenti. Amnesty International ha ricevuto rapporti secondo cui almeno cinque dei sette erano stati trasferiti in Libia nel 2005 o 2006 ed erano trattenuti in incommunicado.

 

Pena di morte

Secondo quanto riferito, nove cittadini libici sono stati messi a morte ad aprile, ma non sono stati forniti dettagli a riguardo. Alcune sentenze di morte contro cittadini stranieri giudicati colpevoli di omicidio sono state commutate dopo che i familiari delle vittime avevano accettato di ricevere un risarcimento in denaro.

*Le sentenze di morte contro cinque infermiere bulgare e un medico palestinese giudicati colpevoli di aver consapevolmente infettato centinaia di bambini libici con il virus dell'HIV nel 1998 sono state commutate in ergastolo a luglio dopo che le famiglie delle vittime avevano accettato di ricevere in pagamento risarcimenti in denaro stanziati da un fondo internazionale. I sei operatori sanitari sono stati costretti a firmare un documento in cui rinunciavano al loro diritto a un indennizzo per le torture che essi hanno asserito aver subito in Libia. Una settimana dopo, i sei operatori sanitari sono stati trasferiti in Bulgaria ai sensi di un accordo di scambio di prigionieri tra i due paesi e graziati poco dopo il loro arrivo dal presidente Georgi Parvanov.

 

Rifugiati, richiedenti asilo e migranti

Sono giunte persistenti notizie di torture e altro tipo di maltrattamenti nei confronti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti durante la detenzione. Particolare preoccupazione ha destato il caso di almeno 500 cittadini eritrei detenuti e a rischio di rimpatrio forzato.

*Secondo alcune fonti, circa 70 uomini eritrei sono stati arrestati a luglio dopo che erano fuggiti in Libia dall'Eritrea in cerca di rifugio. Essi sono stati condotti in una struttura di detenzione nella città di Az Zawiyah, dove hanno affermato di essere stati denudati e picchiati dalle guardie con strumenti quali catene metalliche. Secondo quanto riferito, alcuni sono stati picchiati in numerose occasioni. I detenuti hanno affermato di essere stati minacciati di espulsione dalle guardie. A settembre, secondo le accuse, essi sono stati fotografati e costretti a compilare dei moduli, dopo di che le guardie hanno detto loro che moduli e fotografie erano stati richiesti dall'ambasciata dell'Eritrea in Libia per consentire loro di emettere documenti di viaggio per la loro espulsione. A fine anno, tuttavia, nessuno dei detenuti risultava essere stato espulso. Si ritiene che molti dei cittadini eritrei fossero soldati di leva, costretti a prestare servizio militare in Eritrea per un periodo di tempo a carattere indeterminato.

 

Discriminazione contro le donne

Il Comitato diritti umani delle Nazioni Unite ha ribadito la propria preoccupazione riguardo alla «disparità tra donne e uomini persistente in molte aree, per prassi e per legge, come ad esempio in materia di eredità e divorzio». Il Comitato ha altresì deplorato «che la legislazione libica consente la detenzione forzata di alcune donne incensurate in cosiddette strutture di riabilitazione sociale» e che lo Stato «non ha ancora adottato una legge relativa alla protezione delle donne contro la violenza, specialmente in ambito domestico».

Le autorità hanno intrapreso l'iniziativa retrograda di emettere un decreto che impedisce ai figli di donne libiche con padri di altra nazionalità dal ricevere un'istruzione pubblica gratuita, un diritto da essi goduto in precedenza al pari dei figli di uomini libici sposati a donne o libiche o di altra nazionalità. A settembre, secondo quanto riferito, i figli di donne libiche e padri stranieri nono sono stati in grado di iscriversi in scuole statali all'inizio dell'anno scolastico. A ottobre, le autorità hanno annunciato che i bambini potevano studiare in tali istituti a condizione che le loro famiglie consentissero di pagare le rette a meno che non fossero esentati dal farlo a causa dei loro limitati mezzi di sussistenza.

 

Impunità

L'impunità ha continuato a rappresentare un grave problema. Tre persone, secondo quanto riferito membri della Guardia rivoluzionaria, sono state processate e giudicate colpevoli a luglio dell'omicidio del giornalista Daif al-Ghazal. Quest'ultimo fu ucciso nel 2005 in circostanze che fecero pensare che egli fu assassinato a causa dei suoi scritti. Tuttavia, la rara ma positiva iniziativa di consegnare i responsabili alla giustizia è stata funestata dalle sentenze di morte comminate contro coloro che erano stati giudicati colpevoli e dal carattere apparentemente privo di trasparenza dei procedimenti giudiziari a loro carico.

L'eredità di gravi violazioni dei diritti umani compiute in passato è rimasta inaffrontata. Le violazioni, che furono commesse in particolare negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, comprendevano la sparizione forzata di centinaia di persone, molte delle quali si teme siano decedute in custodia mentre erano detenute sulla base di accuse politiche.

Non sono state rese note informazioni riguardo all'inchiesta apparentemente ancora in corso sugli eventi occorsi nel 1996 nella Prigione di Abu Salim, a Tripoli, dove, stando alle accuse, sarebbero stati uccisi centinaia di prigionieri.

 

Missioni e rapporti di Amnesty International

Amnesty International ha informato il governo a maggio che desiderava visitare la Libia, ma a fine anno non le era stato ancora autorizzato l'accesso.

Libya: Six foreign medics should be released (MDE 19/002/2007)

Libyan Arab Jamahiriya: Briefing to the UN Human Rights Committee (MDE 19/008/2007)

Libyan Arab Jamahiriya: Addendum to briefing to the UN Human Rights Committee (MDE 19/015/2007)

 
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