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Marocco e Sahara Occidentale

Regno del Marocco

Capo di Stato: re Moahmed VI
Capo del governo: Abbas El Fassi (subentrato a Driss Jettou a ottobre)
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 32,4 milioni
Speranza di vita: 70,4 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 44/30‰
Alfabetizzazione adulti: 52,3%

  1. Contesto
  2. Difensori dei diritti umani
  3. Limitazioni alla libertà di espressione
  4. Attivisti saharawi
  5. Attivisti di Al-Adl wal-Ihsan
  6. Anti-terrorismo
  7. Rifugiati, richiedenti asilo e migranti
  8. Discriminazione e violenza sulle donne
  9. Discriminazione e carcerazione per «comportamento omosessuale»
  10. Giustizia transizionale
  11. Campi del Polisario
  12. Rapporti di Amnesty International

Sono continuate le limitazioni alle libertà di espressione, di associazione e di riunione, e le critiche verso la monarchia e altre questioni considerate politicamente delicate sono state punite dalle autorità. Attivisti dei diritti umani, giornalisti, membri del gruppo politico non autorizzato Al-Adl wal-Ihsan, e oppositori saharawi del continuo dominio marocchino nel Sahara Occidentale sono stati arrestati e perseguiti, e oltre un centinaio di islamisti sono stati detenuti perché sospettati di pianificare o partecipare ad atti di terrorismo. Sono proseguiti gli arresti e le espulsioni collettive di migranti. Sono state comminate sentenze di morte ma il governo ha mantenuto una moratoria de facto sulle esecuzioni. Non è cessata la violenza sulle donne, sebbene le autorità abbiano lanciato una campagna per combatterla, e uomini sono stati incarcerati per «comportamento omosessuale».

Contesto

A giugno e ad agosto, si sono tenuti colloqui mediati dalle Nazioni Unite sul Sahara Occidentale tra il governo marocchino e il Fronte Polisario, che invoca uno Stato indipendente nel Sahara Occidentale e mantiene un auto-proclamato governo in esilio nei campi profughi dell'Algeria sud-occidentale. Il Marocco ha proposto un piano di autonomia per il territorio che aveva annesso nel 1975, mentre il Fronte Polisario ha insistito sulla necessità di un referendum sull'autodeterminazione, come concordato in precedenti risoluzioni delle Nazioni Unite.

Diversi attacchi suicidi hanno causato l'uccisione di un agente di polizia e diversi feriti, e il governo ha alzato il livello di allerta sul terrorismo.

Difensori dei diritti umani

Diversi membri dell'Associazione marocchina per i diritti umani (Association Marocaine des Droits Humains - AMDH), tutti prigionieri di coscienza, sono stati incarcerati per «attentato alla monarchia», un'accusa formulata all'indomani della loro partecipazione a manifestazioni pacifiche nel corso delle quali erano stati inneggiati slogan critici nei confronti della monarchia.

Cinque di loro, Thami Khyati, Youssef Reggab, Oussama Ben Messaoud, Ahmed Al Kaateb e Rabii Raïssouni, sono stati arrestati a Ksar El Kebir dopo che avevano preso parte a manifestazioni contro la disoccupazione il 1° Maggio. Essi sono stati condannati a tre anni di carcere e al pagamento di pesanti ammende. Le loro sentenze al carcere sono state accresciute a quattro anni in appello. Altri due uomini, Mehdi Berbouchi e Abderrahim Karrad, sono stati arrestati ad Agadir con la stessa accusa e hanno avuto le loro sentenze a due anni di carcere confermate dalla Corte d'appello il 26 giugno.

Altre dieci membri dell'associazione sono stati arrestati dopo aver preso parte a un sit-in pacifico di protesta il 5 giugno nella città di Beni Mellal organizzato in segno di solidarietà con i membri dell'AMDH già detenuti. Mohamed Boughrine, di 72 anni, è stato condannato a un anno di carcere, e altri tre a pene detentive con sospensione della sentenza per «attentato alla monarchia». La sentenza al carcere di Mohamed Boughrine è stata aumentata a tre anni in appello. Gli altri nove sono stati condannati a un anno di reclusione e a fine anno sono rimasti in libertà in attesa dell'appello presso una corte di grado superiore.

Altre tre membri dell'AMDH, Azzadin Almanjali, Badr Arafat e Mohamed Kamal Almareini, sono stati arrestati assieme ad altre 44 persone, compresi minorenni, dopo che manifestazioni tenutesi il 23 settembre nella città di Sefrou erano degenerate in violenza. Il processo a loro carico è stato rinviato al 2008. Gli imputati hanno negato un loro coinvolgimento negli episodi di violenza e hanno affermato di essere stati arrestati arbitrariamente. Alcuni hanno accusato di essere stati maltrattati dalla polizia durante le fasi dell'arresto e del successivo interrogatorio.

Limitazioni alla libertà di espressione

Diversi giornalisti sono stati arrestati e accusati di reati penali per articoli ritenuti minacciare la sicurezza nazionale o attentare alla monarchia. Le autorità hanno redatto un nuovo codice sulla stampa; stando alle fonti, esso prevede reati passibili di pene detentive.

*Mustapha Hormatallah e Abderrahim Ariri, rispettivamente giornalista e direttore del settimanale Al Watan Al An, sono stati arrestati il 18 luglio dopo aver pubblicato un memorandum sulla sicurezza interna riguardante l'accresciuto livello d'allerta a causa del terrorismo. Essi sono stati giudicati colpevoli ad agosto di «aver ricevuto documenti attraverso mezzi criminali». Abderrahim Ariri è stato condannato al carcere con sospensione della pena. Mustapha Hormatallah è stato condannato a otto mesi di reclusione, ridotti in appello a sette, ma è stato rilasciato su cauzione a settembre in attesa di un ulteriore appello.

*Il 6 agosto, Ahmed Benchemsi, direttore del settimanale Nichane e del suo periodico settimanale gemello Tel Quel, è stato accusato di «attentato alla monarchia» ai sensi dell'art.41 del codice sulla stampa, punibile fino a cinque anni di carcere. Il 4 agosto, egli aveva pubblicato un editoriale che commentava un discorso del re. Copie di Nichane sono state sequestrate. Ahmed Benchemsi è rimasto in libertà in attesa del processo fissato per il 2008.

Attivisti saharawi

Centinaia di attivisti saharawi sospettati di aver partecipato a manifestazioni contro il governo marocchino nel 2007 e negli anni precedenti, sono stati arrestati, compresi minorenni. Decine di loro hanno denunciato tortura o maltrattamenti durante gli interrogatori da parte delle forze di sicurezza. Alcuni sono stati processati per accuse di comportamento violento e altri sono stati rilasciati dopo essere stati interrogati. A maggio, le forze di sicurezza hanno disperso con la forza manifestazioni indette da studenti saharawi in campus universitari in città del Marocco per chiedere l'indipendenza. Decine di studenti sono stati arrestati e molti sono stati picchiati. Sultana Khaya ha perso un occhio, quale palese conseguenza delle percosse. La maggior parte dimoro sono stati rilasciati senza accuse ma circa una ventina sono stati giudicati colpevoli di comportamento violento e condannati fino a un anno di reclusione. Attivisti per i diritti umani saharawi hanno continuato a essere oggetto di vessazioni.

*A marzo, Brahim Sabbar, segretario generale dell'Associazione saharawi delle vittime di gravi violazioni dei diritti umani commesse dallo Stato del Marocco, e il suo collega Ahmed Sbai sono stati condannati a un anno di carcere dopo essere stati giudicati colpevoli di appartenenza a un'organizzazione non autorizzata. La loro sentenza è stata elevata a 18 mesi in appello. Ostacoli amministrativi politicamente motivati avevano impedito la registrazione della loro associazione. Mohamed Tahlil, presidente dell'associazione a Boujdour, è stato condannato a settembre a due anni e mezzo di carcere per comportamento violento. Sadik Boullahi, un altro membro dell'associazione, è stato trattenuto per 48 ore in custodia di polizia a novembre e quindi rilasciato.

*A ottobre, il Collettivo dei difensori dei diritti umani saharawi è stato costretto a cancellare il suo congresso costituente poiché le autorità di Laayoune si erano rifiutate di autorizzare il loro convegno pubblico. Uno dei membri del Collettivo, Elwali Amicane, era stato condannato a cinque anni di carcere ad aprile per aver preso parte a manifestazioni contro il dominio marocchino sulla regione.

Attivisti di Al-Adl wal-Ihsan

Rapporti hanno riferito che migliaia di membri di Al-Adl wal-Ihsan, un'organizzazione politica non autorizzata, sono stati interrogati dalla polizia nel corso dell'anno e che almeno 267 sono stati accusati di partecipazione a convegni non autorizzati o di appartenenza a un'associazione non autorizzata. Il processo a carico della portavoce dell'associazione, Nadia Yassine, la quale fu incriminata nel 2005 per diffamazione della monarchia, è stato rinviato di un altro anno.

*Rachid Gholam, membro di Al-Adl wal-Ihsan e cantante religioso, è stato giudicato colpevole di incitamento alla corruzione morale e prostituzione a maggio e condannato a un mese di reclusione e al pagamento di un'ammenda. Egli ha denunciato la prima volta che è comparso di fronte a un giudice di essere stato picchiato e denudato dalla polizia e fotografato assieme a una prostituta.

Anti-terrorismo

Oltre un centinaio di sospetti militanti islamisti sono stati arrestati, per lo più dalla polizia. Tuttavia, la Direzione per la sorveglianza sul territorio, una forza di sicurezza accusata in anni precedenti di tortura e maltrattamenti, secondo le accuse, ha preso parte ad alcuni arresti. La maggior parte dei detenuti sono stati accusati e alcuni processati per reati di terrorismo e condannati fino a 15 anni di carcere.

Centinaia di prigionieri islamisti condannati dopo le esplosioni di Casablanca del 2003 hanno continuato a richiedere una revisione giudiziaria dei loro processi, molti dei quali erano stati segnati da accuse non prese in considerazione di confessioni estorte sotto tortura. I detenuti della prigione di Sale hanno intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro le precarie condizioni carcerarie, compreso il maltrattamento da parte dei secondini e delle forze di sicurezza esterne al carcere, la mancanza di accesso a cure mediche, e limitazioni alle visite da parte delle famiglie.

Rifugiati, richiedenti asilo e migranti

Migliaia di persone sospettate di essere migranti irregolari, compresi rifugiati e richiedenti asilo, sono state arrestate e sottoposte a espulsione collettiva. Nella maggior parte dei casi, i loro diritti ai sensi della legge marocchina di ricorrere in appello contro la decisione di rimpatriarli o di esaminare le motivazioni alla base della decisione adottata non sono stati rispettati. Spesso essi sono stati scaricati al confine con l'Algeria senza cibo né acqua adeguati.

*La notte tra il 30 e il 31 luglio, due migranti senegalesi, Aboubakr Sedjou e Siradjo Kébé, sono stati uccisi e altri tre feriti dalla polizia nei pressi di Laayoune, nel Sahara Occidentale. Essi erano tra I 30 migranti che, secondo le autorità, stavano tentando di raggiungere la costa per emigrare alle Isole Canarie e si erano rifiutati di fermarsi all'alt. Le autorità hanno dichiarato che sarebbe stata aperta un'inchiesta sulle uccisioni, ma I risultati non sono stati resi noti.

A marzo, il Consiglio consultivo nazionale sui diritti umani ha pubblicato un rapporto sulle morti di migranti al confine con Ceuta e Melilla nel 2005. Nel rapporto si raccomandava alle autorità un maggior impegno a rispettare i loro obblighi internazionali in materia di diritti umani, ma ci si asteneva dal raccomandare un'inchiesta sulle morti.

Discriminazione e violenza sulle donne

Ad aprile, il codice sulla nazionalità è stato emendato per permettere alle donne marocchine spostate a uomini stranieri di trasmettere la loro nazionalità ai figli.

A novembre, le autorità hanno riferito che l'82% dei maltrattamenti di donne denunciati erano dovuti a violenze in ambito familiare, e ha lanciato una campagna per fermare la violenza sulle donne.

Discriminazione e carcerazione per «comportamento omosessuale»

Sei uomini sono stati condannati a pene detentive fino a 10 mesi dopo essere stati giudicati colpevoli di «comportamento omosessuale». La legge marocchina criminalizza i rapporti sessuali tra adulti consenzienti dello stesso sesso in violazione degli standard internazionali sui diritti umani.

Giustizia transizionale

Ad agosto, il Consiglio consultivo nazionale sui diritti umani, incaricato di proseguire il lavoro della Commissione equità e riconciliazione, ha affermato che 23.676 persone avevano ricevuto un indennizzo per le violazioni dei diritti umani commesse durante il regno di Hassan II. La Commissione, istituita nel 2004 per far luce sulle sparizioni forzate, le detenzioni arbitrarie e altre gravi violazioni dei diritti umani commesse tra il 1956 e il 1999, completò il proprio lavoro nel 2005. Nessun progresso era stato fatto per fornire alla vittime e ai sopravvissuti un concreto accesso alla giustizia o per chiamare a rispondere i singoli responsabili, questioni che erano state escluse dal mandato della Commissione.

Campi del Polisario

Il Fronte Polisario non ha intrapreso iniziative per affrontare l'impunità di quanti si erano macchiati di violazioni dei diritti umani nei campi a cavallo degli anni Settanta e gli anni Ottanta.

Rapporti di Amnesty International

Morocco/Western Sahara: Sahrawi activists sentenced to year in prison (MDE 29/004/2007)

Morocco/Western Sahara: Released demonstrators accused of criticizing the monarchy (MDE 29/008/2007)