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Tunisia

Repubblica tunisina

Capo di Stato: Zine El 'Abidine Ben 'Ali
Capo del governo: Mohamed Ghannouchi
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 10,3 milioni
Speranza di vita: 73,5 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 23/20‰
Alfabetizzazione adulti: 74,3%

  1. Sviluppi legislativi e istituzionali
  2. "Guerra al terrore"
  3. Sistema giudiziario
  4. Tortura e altri maltrattamenti
  5. Condizioni carcerarie
  6. Libertà di espressione
  7. Difensori dei diritti umani
  8. Pena di morte
  9. Missioni e rapporti di Amnesty International

I buoni risultati sul piano economico e le positive riforme legislative della Tunisia ne hanno rilanciato la reputazione a livello internazionale. Ciò ha tuttavia mascherato una realtà più cupa in cui le tutele legali sono state spesso violate, i sospetti politici sono stati torturati nell'impunità e i difensori dei diritti umani sono stati oggetto di vessazioni. Le libertà di espressione e di associazione sono rimaste fortemente limitate. Molte persone sono state condannate a lunghe pene detentive al termine di processi iniqui per accuse collegate al terrorismo, anche davanti a corti militari e centinaia di altre, condannate negli anni precedenti al termine di processi iniqui, sono rimaste in carcere, alcune da oltre un decennio. Tra queste figurano possibili prigionieri di coscienza.

Sviluppi legislativi e istituzionali

A luglio, un decreto ha emendato la composizione dell'Alto Comitato per i diritti umani e le libertà fondamentali, l'organismo incaricato di accogliere le denunce relative a violazioni dei diritti umani. L'emendamento ne ha ampliato la rappresentanza ma non ha inserito organizzazioni per i diritti umani.

"Guerra al terrore"

Abdellah al-Hajji e Lotfi Lagha, due dei 12 tunisini trattenuti dalle autorità statunitensi a Guantánamo Bay, sono stati rimpatriati in Tunisia a giugno. Essi sono stati arrestati al loro arrivo e detenuti presso il Dipartimento per la sicurezza di Stato del ministero dell'Interno, dove hanno accusato di essere stati maltrattati e costretti a firmare delle dichiarazioni. Abdellah al-Hajji ha lamentato di essere stato sottoposto a privazione del sonno, di essere stato schiaffeggiato in faccia e minacciato dello stupro della moglie e delle figlie. A ottobre, Lotfi Lagha è stato giudicato colpevole di associazione con un'organizzazione terroristica operante all'estero e condannato a tre anni di carcere. Abdellah al-Hajji è stato riprocessato davanti a una corte militare a Tunisi dopo che aveva impugnato una sentenza a10 anni di carcere comminatagli in contumacia nel 1995. A novembre, è stato giudicato colpevole di «appartenenza in tempo di pace a una organizzazione terroristica operante all'estero» e condannato a sette anni di carcere.

Nove tunisini sono stati rimpatriati dalle autorità egiziane a gennaio e marzo e, stando alle fonti, detenuti per diverse settimane per essere interrogati. La maggior parte sono stati rilasciati, ma almeno due, Ayman Hkiri e Adam Boukadida, sono rimasti in detenzione in attesa del processo. Tutti e nove erano stati arrestati assieme ad altri studenti stranieri ed egiziani in Egitto nel novembre 2006 e, stando alle fonti, torturati mentre venivano interrogati riguardo a un presunto piano per reclutare persone in Egitto al fine di combattere contro la coalizione guidata dagli Stati Uniti in Iraq.

Sistema giudiziario

I processi a carico di persone che dovevano rispondere di accuse collegate al terrorismo, alcuni dei quali tenutisi davanti a corti militari, sono risultati di frequente iniqui e hanno generalmente determinato la condanna degli imputati a lunghe pene detentive. Tra gli accusati vi erano persone arrestate in Tunisia così come tunisini rimpatriati forzatamente dalle autorità di altri Stati, compresa la Francia, l'Italia e gli Stati Uniti, nonostante i timori riguardo al rischio di tortura cui erano esposti. Spesso le condanne si sono basate esclusivamente su "confessioni" rese durante la detenzione pre-processuale e poi ritrattate dagli imputati in tribunale, in quanto, stando alle accuse, ottenute tramite tortura. I giudici e le corti incaricate hanno abitualmente omesso di indagare tali accuse.

Secondo i rapporti, almeno 16 civili sono stati giudicati colpevoli e condannati a pene detentive fino a 11 anni al termine di processi tenutisi davanti alla corte militare di Tunisi. La maggior parte sono stati giudicati colpevoli di avere legami con organizzazioni terroristiche operanti all'estero. Tali processi non hanno rispettato gli standard internazionali sull'equo processo e il diritto degli imputati a ricorrere in appello è risultato limitato.

*A novembre, 30 uomini sono finiti sotto processo davanti alla Corte di primo grado di Tunisi in quello che è noto come il "Caso Soliman". Essi erano stati accusati di una serie di reati, tra cui cospirazione finalizzata al rovesciamento del governo, impiego di armi da fuoco e appartenenza a una organizzazione terroristica. Tutti erano stati arrestati nel dicembre 2006 e gennaio 2007 in relazione a uno scontro armato tra le forze di sicurezza e presunti membri del gruppo armato Soldati di Assad Ibn al-Fourat. Essi sono rimasti detenuti ben oltre il limite legale di sei giorni della garde à vue (custodia di polizia pre-istruttoria), e hanno accusato di essere stati torturati o altrimenti maltrattati. I loro avvocati hanno chiesto sia al giudice titolare che alla corte di disporre perizie mediche al fine di comprovare la tortura, ma le loro richieste sono state respinte. Il 30 dicembre, la corte ha condannato due degli imputati a morte, otto all'ergastolo e i restanti a pene detentive variabili da cinque a 30 anni.

***Rilascio di prigionieri politici

Complessivamente sono stati rilasciati 179 prigionieri politici, di cui circa 15, stando alle fonti, erano stati trattenuti in detenzione pre-processuale in quanto sospettati di essere membri del Gruppo salafista, un gruppo armato che, stando alle accuse, sarebbe collegato ad al-Qaeda. La maggior parte degli altri erano incarcerati sin dai primi anni Novanta per appartenenza all'organizzazione islamista al bando Ennahda (Rinascimento).

Tortura e altri maltrattamenti

Sono continuate le torture e altri maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza, in special modo presso il Dipartimento per la sicurezza di Stato. Particolarmente a rischio sono risultati i detenuti trattenuti in incommunicado. Le forze di sicurezza hanno frequentemente infranto il limite dei sei giorni di garde à vue e hanno trattenuto i detenuti in incommunicado anche per diverse settimane. Nel corso di questo tipo di detenzione, molti hanno accusato di essere stati torturati anche tramite percosse, sospensione in posizioni contorte, scosse elettriche, privazione del sonno, stupro e minaccia di stupro nei confronti delle donne della famiglia. Di fatto, in tutti i casi, le autorità non hanno condotto indagini o assicurato alla giustizia i responsabili.

*Mohamed Amine Jaziri, uno dei coimputati del Caso Soliman (cfr. sopra), fu arrestato nel dicembre 2006 a Sidi Bouzid, a sud di Tunisi, e detenuto segretamente presso la stazione di polizia della città e poi presso il Dipartimento per la sicurezza di Stato di Tunisi fino al 22 gennaio. I suoi familiari hanno ripetutamente avanzato richieste di spiegazioni, ma le autorità hanno negato che fosse detenuto finché non è stato rilasciato. Egli ha accusato che durante al detenzione in incommunicado fu picchiato su tutto il corpo, gli furono inflitte scosse elettriche, fu tenuto appeso al soffitto per diverse ore, bagnato con acqua fredda, privato del sonno e che durante gli interrogatori gli veniva posto un cappuccio insudiciato sulla testa. A dicembre, è stato condannato a 30 anni di carcere.

Condizioni carcerarie

Molti prigionieri politici hanno, secondo quanto riferito, subito discriminazioni e un trattamento duro. Alcuni hanno intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro i maltrattamenti da parte delle guardie carcerarie, il diniego di cure mediche, l'interruzione delle visite familiari e le dure condizioni, compreso l'isolamento prolungato.

*Ousama Abbadi, Ramzi el Aifi, Oualid Layouni e Mahdi Ben Elhaj Ali, stando alle accuse, sono stati presi pugni, tenuti legati e presi a calci dalle guardie carcerarie nella Prigione di Mornaguia, a ottobre. Ousama Abbadi ha riportato una grave ferita a un occhio e un'altra profonda e aperta a una gamba e quando è stato visto dal suo legale era costretto su una sedia a rotelle, incapace di stare in piedi. Altri reclusi della Prigione di Mornaguia, stando alle fonti, sono stati denudati dalle guardie e trascinati lungo un corridoio davanti alle celle. Sul caso non sono note indagini, malgrado le denunce sporte dagli avvocati dei prigionieri.

Libertà di espressione

Le autorità hanno fortemente limitato la libertà di espressione. Centinaia di prigionieri politici hanno continuato a scontare sentenze imposte per il loro presunto coinvolgimento in attività di pacifica opposizione al governo.

***Libertà di stampa

Direttori e giornalisti hanno svolto le loro attività professionali in un clima di intimidazione e paura. Le pubblicazioni estere sono state censurate e i giornalisti che avevano criticato il governo hanno affrontato campagne denigratorie o procedimenti penali per diffamazione. Ai giornalisti è stato impedito, anche con la forza, di prendere parte svolgere servizi di cronaca, a eventi organizzati da associazioni indipendenti per i diritti umani, dove avrebbero potuto essere espresse critiche al governo.

*A dicembre, un tribunale di Sakiet Ezzit (Sfax) ha condannato il giornalista freelance Slim Boukhdir a un anno di reclusione al termine di un processo iniquo. Egli era stato accusato di «aver insultato un pubblico ufficiale durante l'espletamento del suo servizio», di «aver violato la morale pubblica» e di «essersi rifiutato di mostrare il suo tesserino di riconoscimento». Era stato arrestato il 26 novembre mentre tornava a Tunisi da Sfax in seguito a una convocazione per ritirare il suo passaporto. All'inizio dell'anno, egli aveva riferito di aver ricevuto minacce di morte in seguito a un'intervista da lui resa ad al-Hiwar (Dialogo), un canale televisivo con sede nel Regno Unito, in cui criticava membri della famiglia del presidente Ben Ali. La settimana precedente alle minacce era stato aggredito da agenti di polizia in borghese.

Le autorità hanno continuato a oscurare diversi siti web contenenti critiche politiche o di altro tipo per motivi di «sicurezza» o per il loro contenuto «dannoso».

***Libertà religiosa

L'espressione del credo religioso è stata limitata. Donne sono state oggetto di vessazioni per aver indossato l'hijab (velo islamico). Alcune sono state costrette a togliere l'hijab prima di entrare a scuola, all'università o sul posto di lavoro, mentre altre sono state costrette a toglierlo per strada. A maggio, a donne che portavano l'hijab è stato impedito di partecipare alla Fiera internazionale del libro di Tunisi. Diverse donne hanno riferito di essere state condotte in stazioni di polizia e costrette a firmare un impegno scritto che le vincolava a non portare più l'hijab; alcune di coloro che si sono rifiutate di farlo sono state aggredite dai poliziotti.

Difensori dei diritti umani

Le autorità hanno ostacolato seriamente le attività delle organizzazioni per i diritti umani. le linee telefoniche e le connessioni a Internet sono state frequentemente interrotte o deviate al fine di ostacolare la comunicazione con altri in Tunisia e all'estero. Singoli difensori dei diritti umani sono stati oggetto di vessazioni e intimidazioni. Le forze di sicurezza hanno mantenuto i difensori dei diritti umani e le loro famiglie sotto costante sorveglianza e in alcuni casi li hanno aggrediti fisicamente.

*Raouf Ayadi, avvocato e difensore dei diritti umani, è stato aggredito da un agente di polizia ad aprile mentre stava per entrare in un'aula di tribunale per rappresentare un imputato che doveva rispondere di accuse legate al terrorismo. A giugno, l'auto di Raouf Ayadi è stata danneggiata. A novembre, egli è stato insultato, gettato a terra e trascinato da agenti di polizia che cercavano di impedirgli di recare visita a un attivista per i diritti umani e un giornalista che avevano intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro il rifiuto delle autorità di rilasciare loro i passaporti. Nessun provvedimento è stato intrapreso dalle autorità nei confronti dei responsabili delle aggressioni a Raouf Ayadi.

*L'avvocato e difensore dei diritti umani Mohammed Abbou è stato rilasciato a luglio dopo aver scontato 28 mesi di una sentenza a tre anni e mezzo di carcere comminatagli nell'aprile 2005 al termine di un processo iniquo. A seguito del suo rilascio condizionato, gli è stato impedito di lasciare il paese per recarsi all'estero in almeno tre occasioni.

Pena di morte

Sono state comminate tre condanne a morte, stando alle fonti, portando così a oltre 100 il numero dei prigionieri nel braccio della morte, ma non vi sono state esecuzioni.

A marzo, il ministro della Giustizia e dei Diritti Umani ha dichiarato che il governo non era favorevole all'abolizione. A giugno, organizzazioni per i diritti umani tunisine, tra cui Amnesty International Tunisia, si sono riunite in una Coalizione contro la pena di morte. A novembre, il rappresentante del governo tunisino non ha votato contro (era assente alla votazione, N.d.T) a una risoluzione delle Nazioni Unite per una moratoria mondiale sulle esecuzioni.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International si sono recati in Tunisia tra giugno e luglio e tra novembre e dicembre dove hanno incontrato difensori dei diritti umani e loro familiari, funzionari di governo e rappresentanti di governi dell'Unione Europea.


Tunisia: human rights briefing for 20th anniversary of President Ben Ali's rule (MDE 30/010/2007)