Testata per la stampa

Yemen

Repubblica dello Yemen

Capo di Stato: 'Ali Abdullah Saleh
Capo del governo: Ali Mohammed Megawar
Pena di morte: mantenitore
Popolazione: 22,3 milioni
Speranza di vita: 61,5 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 83/75‰
Alfabetizzazione adulti: 54,1%

  1. Contesto
  2. Uccisioni da parte delle forze di sicurezza
  3. Prigionieri politici
  4. "Guerra al terrore"
  5. Processi iniqui
  6. Libertà di espressione
  7. Discriminazione e violenza sulle donne
  8. Tortura e altri maltrattamenti
  9. Pene crudeli, inumane e degradanti
  10. Pena di morte
  11. Missioni di Amnesty International

Le quotidiane violazioni dei diritti civili e politici hanno avuto un impatto negativo sugli aspetti economici e civili della vita delle persone. Le violazioni hanno conosciuto un inasprimento in seguito a una ripresa degli scontri armati nel nord e alle proteste nel sud del paese. Tortura e maltrattamenti sono rimasti la norma. Sono state comminate condanne a morte e alla fustigazione e sono state eseguite sentenze. Gli attivisti dei diritti umani hanno dimostrato fermezza di fronte alle suddette minacce.

 

Contesto

A gennaio sono ripresi gli scontri tra le forza di sicurezza e i seguaci armati del defunto Hussain Badr al-Din al-Huthi, esponente di spicco zaidi, una comunità musulmano sciita del Governorato di Sa'da. Gli scontri sono proseguiti a intermittenza per tutto l'anno nonostante un cessate il fuoco mediato dal governo del Qatar. Le forze di sicurezza hanno effettuato arresti di massa e, stando alle fonti, le forze governative hanno ucciso civili e le violenze hanno provocato all'incirca 30.000 sfollati. Il governo ha negato ai giornalisti e a quasi tutti gli osservatori indipendenti l'accesso alla zona e ha mantenuto un alto livello di censura, pertanto durante i primi sei mesi degli scontri sono emersi ben pochi dettagli.

A luglio, sette turisti spagnoli e due autisti yemeniti che li accompagnavano sono stati uccisi a Ma'rab in un attacco dinamitardo suicida. Il governo ha attribuito la responsabilità dell'attacco ad al-Qaeda.

Ad agosto, decine di soldati in congedo dall'esercito dell'ex Repubblica democratica popolare dello Yemen (PDRY) e loro sostenitori sono stati arrestati dopo che avevano intrapreso proteste pacifiche a Aden e in altre città del sud riguardo alle loro pensioni e ai termini e condizioni di lavoro, svantaggiate rispetto a quelle dei soldati del nord. Alla data di novembre erano stati tutti rilasciati senza accusa e il governo ha acconsentito di considerare le loro lamentele. La PDRY e la Repubblica araba dello Yemen si erano unificate nel 1990.

 

Uccisioni da parte delle forze di sicurezza

Notizie non confermate hanno indicato esecuzioni extragiudiziali da parte delle forze di sicurezza nel contesto delle violenze di Sa'da. Persone considerate membri armati di al-Qaeda sono state anch'esse uccise in circostanze poco chiare mentre, stando alle fonti, opponevano resistenza all'arresto.

*Il 10 settembre, le forze di sicurezza hanno sparato, uccidendolo, a Walid Salih 'Ubadi e a un'altra persona durante una manifestazione pacifica a al-Dali' a sostegno dei soldati in congedo. Altri otto manifestanti sono rimasti feriti. Secondo quanto riferito, sull'episodio era in corso un'inchiesta, il cui risultato tuttavia non è stato reso noto.

*A ottobre, le forze di sicurezza hanno ucciso quattro dimostranti durante una manifestazione pacifica a Radfan ferendone altri 15. Non è noto se sull'episodio sia stata avviata una qualche inchiesta.

 

Prigionieri politici

Centinaia di persone sono state arrestate in quanto sospettate di essere seguaci di Hussain Badr al-Din al-Huthi o membri o sostenitori di al-Qaeda, in seguito all'insorgere delle violenze scoppiate a Sa'da e all'attacco ai turisti spagnoli di luglio. Altri sono stati arrestati in relazione alle proteste dei soldati in congedo, ma sono stati tutti in seguito rilasciati. La maggior parte degli arrestati in relazione ad al-Qaeda e agli scontri di Sa'da sono rimasti trattenuti senza accusa né processo, principalmente a Sa'da, Hajja, Dhamar, Ibb, Sana'a e Hudaida.

*Muhammad Abdel Karim al-Huthi e almeno altri quattro componenti della famiglia al-Huthi, e Abdul Qadir al-Mahdi sono rimasti presso la prigione della Sicurezza politica a Sana'a. Muhammad Abdel Karim al-Huthi era stato arrestato il 28 gennaio. Abdul Qadir al-Mahdi era stato arrestato il 19 febbraio e trattenuto in incommunicado per due mesi prima che alla sua famiglia fosse concesso di fargli visita. Il suo salario è stato sospeso, fatto che ha messo in difficoltà moglie e figli.

Tra i prigionieri politici figuravano persone arrestate negli anni precedenti.

*Walid al-Kayma' è rimasto trattenuto senza accusa presso la prigione della Sicurezza politica a Sana'a dopo il suo arresto avvenuto nel 2004 o 2005. Come per altri trattenuti in quella prigione, gli è stato consentito di ricevere visite familiari ma gli è stato negato l'accesso a un avvocato e non era a conoscenza se sarebbe stato incriminato e processato o rilasciato.

 

"Guerra al terrore"

Cinque prigionieri rimpatriati in Yemen dopo che erano stati trattenuti dalle autorità statunitensi a Guantánamo Bay, a Cuba, e arrestati al loro arrivo, sono stati rilasciati senza accusa nel corso dell'anno. Tra questi figuravano Sadiq Muhammad Isma'il e Fawaz Nu'man Hamoud. Altre cinque detenuti al loro arrivo nel dicembre 2006 sono stati rilasciati a marzo senza accusa, ma un altro, Tawfiq al-Marwa'i, è sttao rilasciato dopo essere stato processato e giudicato colpevole di falsificazione di passaporto.

 

Processi iniqui

Almeno 109 persone processate davanti alla Corte penale specializzata (SCC) e due processate davanti a corti penali ordinarie non hanno ricevuto un equo processo. Almeno 73 di loro sono comparsi davanti alla SCC in sette casi separati per accuse comprendenti la pianificazione di attentati a pozzi petroliferi e all'ambasciata degli Stati Uniti, tentato contrabbando di armi verso la Somalia, e falsificazione di documenti per combattenti volontari in partenza per l'Iraq. Nei sei casi giunti a sentenza, almeno 53 persone sono state giudicate colpevoli e condannate fino a 15 anni di carcere mentre cinque sono state assolte.

In un altro procedimento giudiziario, noto come il caso "Cella 2 di Sana'a", 15 imputati dovevano rispondere di accuse, tra cui omicidio, pianificazione dell'avvelenamento dell'acqua potabile di Sana'a e altri reati violenti in relazione agli eventi di Sa'da. Uno degli imputati, il giornalista Abdel Karim al-Khaiywani, è stato incriminato in relazione ai suoi articoli di cronaca sulle violenze di Sa'da, ed è pertanto prigioniero di coscienza.

Come per altri casi precedenti, avvocati e attivisti dei diritti umani hanno criticato la SCC per il mancato rispetto degli standard internazionali di equità processuale, negando tra le altre cose agli imputati e ai loro avvocati pieno accesso ai loro fascicoli e limitandone pertanto la capacità di preparare la loro difesa. Gli avvocati difensori degli accusati del caso "Cella 2 di Sana'a" sono ricorsi in appello presso la Corte Costituzionale per far dichiarare incostituzionale la SCC, ma a fine anno non era stata annunciata a tal riguardo alcuna sentenza.

A luglio, la Corte d'appello di Ta'iz ha disposto il rilascio di quattro uomini poco prima che questi completassero le loro sentenze a un anno di reclusione comminate da un tribunale ordinario per aver compromesso la regolarità delle elezioni locali e nazionali tenutesi nel settembre 2006. In un caso separato sempre collegato alle elezioni del 2006, almeno 36 persone sono state processate davanti a un tribunale ordinario di Sa'na in relazione a una disputa avvenuta a Hajja in cui era rimasto ucciso un funzionario; sei persone sono state condannate a morte e altre a pene detentive fino a 15 anni. Sono state espresse preoccupazioni riguardo all'equità di entrambi i processi.

 

Libertà di espressione

A luglio, il ministero dell'Informazione ha annunciato l'introduzione di una nuova legge sulla stampa, sollevando timori riguardo al fatto che tale provvedimento avrebbe limitato ulteriormente la libertà di stampa. La legge in questione vieterebbe di pubblicare informazioni ritenute dannose alla stabilità nazionale e ostacolerebbe ulteriormente i media nella loro attività di cronaca in questioni politiche delicate, come le violenze di Sa'da. Concetti vaghi come motivi di sicurezza nazionale e stabilità nazionale sono stati comunemente invocati quale giustificazione per limitare la libertà di stampa e il perseguimento di giornalisti. A fine anno la legge non era stata ancora introdotta.

Giornalisti sono stati oggetto di vessazioni. Le autorità hanno oscurato siti web a contenuto politico o di altro commento critico e hanno vietato l'impiego di alcuni servizi di messaggeria telefonica.

*Ad agosto, i giornalisti Abdel Karim al-Khaiwani e Ahmad 'Umar Ben Farid sono stati rapiti rispettivamente a Sana'a e Aden da aggressori non identificati ritenuti collegati alle autorità di sicurezza. I due uomini sono stati picchiati e scaricati in zone desertiche. Si ritiene che Abdel Karim al-Khaiwani sia stato preso di mira per la sua cronaca degli eventi di Sa'da, e Ahmad 'Umar Ben Farid per avere scritto delle proteste nel sud.

*A luglio, un regolare raduno settimanale di sostenitrici della ONG Giornaliste senza restrizioni che chiedevano che fosse loro concesso di pubblicare un periodico, è stato disperso violentemente, secondo quanto è parso, da funzionari della sicurezza. Alcune persone sono rimaste ferite.

 

Discriminazione e violenza sulle donne

Le donne hanno continuato a subire discriminazioni e violenze per mano sia di attori statali che non statali, compresi stupri, e altre violenze sessuali, e tratta di persone. Tali abusi sono risultati particolarmente gravi nelle zone rurali, dove l'80% delle donne e ragazze hanno generalmente minor accesso all'istruzione rispetto ai ragazzi, e dove le donne sono in particolar modo vulnerabili a difficoltà economiche.

In un rapporto ombra del 6° rapporto periodico dello Yemen al CEDAW, un collettivo di organizzazioni femminili e per i diritti umani ha criticato le leggi che continuano a discriminare le donne e ha chiesto al governo di intervenire per proteggere i diritti delle donne, anche attraverso la criminalizzazione della violenza domestica.

*Anissa al-Shu'aybi ha sporto denuncia contro agenti del Dipartimento investigativo criminale di Sana'a accusando di essere stata da loro stuprata e altrimenti maltrattata in anni precedenti. La sua testimonianza di tortura e altri maltrattamenti di donne in carcere ha avuto ampia risonanza pubblica. A fine anno il procedimento non si era ancora concluso.

*Samra al-Hilali, una ragazza di 15 anni, ha affermato di essere stata torturata dalla polizia di Ibb prima di essere processata e assolta ad agosto dall'accusa di omicidio.

 

Tortura e altri maltrattamenti

Tortura e altri maltrattamenti in custodia di polizia sono stati la norma. Molti detenuti trattenuti dalla Sicurezza politica e dalla Sicurezza nazionale, due agenzie della polizia di sicurezza, stando alle fonti, sono stati torturati, anche tramite percosse con pugni, bastoni e calci di fucile; ustionati con acqua bollente; ammanettati in modo stretto; bendati per periodi prolungati; tenuti senza acqua o senza poter accedere alla toilette e minacciati di morte.

*Ad aprile, Shayef al-Haymi ha affermato di essere stato torturato talmente in modo selvaggio durante i 40 giorni in cui era stato trattenuto in incommunicado da agenti della Sicurezza nazionale che i suoi arti si erano paralizzati e il suo corpo era ricoperto di cicatrici. Il caso è stato indagato dalle autorità giudiziarie, le quali lo hanno rilasciato e hanno disposto il pagamento di una somma di denaro alla sua famiglia. Tuttavia, nessuno è stato assicurato alla giustizia e, all'indomani del suo sfogo pubblico le autorità hanno dichiarato che egli si era procurato da solo le ferite e lo hanno riarrestato.

 

Pene crudeli, inumane e degradanti

I tribunali di tutto il paese hanno imposto sentenze alla fustigazione con cadenza quasi quotidiana per reati legati all'alcol e reati sessuali. Le fustigazioni sono state effettuate immediatamente in pubblico senza possibilità di appello.

 

Pena di morte

Almeno 15 persone sono state messe a morte, compreso un condannato minorenne, sebbene la legge yemenita proibisca l'esecuzione di condannati minorenni. Un altro condannato minorenne, Hafez Ibrahim, ha avuto annullata la sua sentenza di morte, ma ve ne erano altri tra le diverse centinaia di prigionieri in attesa di esecuzione.

*Adil Muhammad Saif al-Mu'ammari è stato messo a morte a febbraio nonostante gli appelli internazionali e perizie mediche che ne attestavano che aveva meno di 18 anni all'epoca dell'omicidio per il quale era stato condannato a morte.

*Radfan Razaz, un altro possibile condannato minorenne, è rimasto a rischio di imminente esecuzione. Egli era stato inizialmente condannato al carcere a causa della sua età, ma la corte d'appello ne ha cambiato la sentenza in condanna a morte.

Il braccio della morte della prigione di Ta'iz contava almeno 90 prigionieri. In un episodio particolarmente sconvolgente avvenuto a settembre, due prigionieri, Sharaf al-Yusfi e 'Issam Tahla, stando alle fonti, sono stati uccisi dalle guardie carcerarie dopo che erano sopravvissuti ai tentativi di esecuzione. Le tentate esecuzioni avevano loro inferto gravi ferite.

 

Missioni di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato lo Yemen a gennaio e a settembre.

 
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