Testata per la stampa

Azerbaijan

Repubblica dell'Azerbaijan

Capo di Stato: Ilham Aliyev
Capo del governo: Artur Rasizade
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 8,5 milioni
Speranza di vita: 67,1 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 90/81‰
Alfabetizzazione adulti: 98,8%

  1. Libertà di espressione e giornalisti
  2. Polizia e uso eccessivo della forza
  3. Tortura e altri maltrattamenti
  4. Difensori dei diritti umani
  5. Espulsioni ed estradizioni
  6. Sfollati
  7. Missioni e rapporti di Amnesty International

Le libertà di espressione e di riunione hanno continuato essere al centro di limitazioni su vasta scala. Giornalisti indipendenti e dell'opposizione sono stati oggetto di carcerazioni per accuse di diffamazione, di vessazioni da parte di agenti delle forze dell'ordine e, in alcuni casi, di aggressioni fisiche. Due quotidiani a larga diffusione dell'opposizione sono stati chiusi; cinque giornalisti sono stati graziati e rilasciati alla fine dell'anno. Tre adolescenti sono stati condannati a 10 anni di carcere senza che fosse condotta un'indagine sulle accuse secondo cui avevano reso confessioni sotto tortura. Attivisti dei diritti umani sono stati intimiditi. Un attivista dell'etnia azera è stato estradato in Iran nonostante il rischio di tortura o altri maltrattamenti. Agli sfollati è stato impedito il completo esercizio dei loro diritti economici e sociali.

 

Libertà di espressione e giornalisti

Il diritto alla libertà di espressione, in particolare per i giornalisti che hanno riportato casi di corruzione, altri abusi di pubblico ufficio o problematiche socio-economiche, ha continuato a essere abitualmente limitato. Un giornalista è stato duramente picchiato da uomini non identificati; due giornalisti, stando alle fonti, sono stati picchiati da agenti delle forze dell'ordine. Le edizioni di quotidiani dell'opposizione contenenti articoli politicamente delicati sono state sequestrate o vietate dalla vendita da organi di governo locali. Non si sono avuti progressi nelle indagini sull'omicidio del 2005 del direttore di quotidiano Elmar Hüseynov o sulle gravi aggressioni perpetrate contro giornalisti nel 2006 da uomini rimasti sconosciuti.

*Una persistente campagna che ha colpito Eynulla Fetullayev, esplicito direttore dei popolari quotidiani dell'opposizione Realny Azerbaydzhan (Vero Azerbaijan) e Gündelik Azerbaycan (Quotidiano dell'Azerbaijan), ha portato a due processi distinti rispettivamente ad aprile e a ottobre. Ad aprile, egli è stato condannato a 30 mesi di carcere per aver diffamato le vittime e i sopravvissuti alle uccisioni nel villaggio di Xocalı durante la guerra 1991-1994 nel Nagorno Karabakh. Egli aveva negato di essere l'autore dei contenuti postati su Internet, di fonte incerta, su cui si basava il caso. A maggio, entrambi i quotidiani hanno chiuso in seguito a una serie di ispezioni dei loro locali da parte delle autorità statali, manifestamente finalizzate a far chiudere i giornali. A ottobre, Eynulla Fetullayev è stato condannato a otto anni e mezzo di carcere per accuse separate di terrorismo, incitamento all'odio razziale ed evasione fiscale. Egli ha negato tutte le accuse a suo carico. Amnesty International lo considera prigioniero di coscienza.

*Altri quattro giornalisti e direttori indipendenti o dell'opposizione, Faramaz Novruzoğlu, Yaşar Agazade, Rovşan Kebirli e Nazim Quliyev, sono stati incarcerati per accuse di diffamazione e oltraggio dopo che avveano pubblicato articoli riguardanti figure politiche di rilievo o aver accusato la corruzione nei pubblici uffici. Faramaz Novruzoğlu, Yaşar Agazade, Rovşan Kebirli sono stati graziati e rilasciati a dicembre. Anche Nazim Quliyev è stato rilasciato a dicembre su ordine del tribunale.

*Il giornalista Rafiq Taği e il direttore Samir Sedeqetoğlu del quotidiano Sanat (Arte) sono stati condannati a maggio rispettivamente a tre e quattro anni di carcere per incitamento all'odio religioso dopo che avevano scritto e pubblicato un articolo critico dell'Islam. Amnesty International li ha considerati entrambi prigionieri di coscienza, non avendo rilevato nulla nell'articolo che potesse essere considerato incitamento all'ostilità, alla violenza o alla discriminazione. Entrambi gli uomini sono stati graziati e rilasciati a dicembre.

*Il caso della grave aggressione ai danni del giornalista dell'opposizione Üzeyir Ceferov da parte di uomini rimasti sconosciuti ad aprile, lo stesso giorno in cui egli testimoniò in difesa di Eynulla Fetullayev (cfr. sopra), a fine anno rimaneva irrisolto.

*A settembre, la reporter Süheyle Qemberova del quotidiano Impuls (Impulso), stando alle fonti, è stata picchiata da agenti del tribunale mentre effettuava ricerche riguardo a un articolo sugli sgomberi forzati. È stata ricoverata in ospedale dopo essere stata presa a calci e pugni.

*A Naxçivan (una enclave azera confinante al sud con l'Iran e a est con l'Armenia), Hekimeldostu Mehdiyev, giornalista del quotidiano dell'opposizione Yeni Müsavat (Nuova Uguaglianza), è stato prelevato dalla polizia, secondo le accuse, picchiato e detenuto per quattro giorni a settembre dopo che aveva riportato notizie delle problematiche socio-economiche nella regione.

*Qenimet Zahid, capo redattore del quotidiano dell'opposizione Azadlıq (Libertà) e fratello del satirico incarcerato Sakit Zahidov, è stato incriminato a novembre di vandalismo e di lesioni personali in seguito a un incidente con due passanti che egli sostiene essere stato orchestrato dalle autorità. A fine anno il caso era ancora pendente.

 

Polizia e uso eccessivo della forza

Secondo quanto riferito, la polizia è ricorsa a un uso eccessivo della forza per impedire ai giornalisti di riportare la cronaca o di filmare eventi politicamente delicati come raduni del partito di opposizione. A giugno, circa 200 agenti hanno disperso un raduno non autorizzato di una cinquantina di giornalisti che protestavano contro le limitazioni alla libertà di parola. I giornalisti presenti al raduno sono stati presi a calci e a pugni e uno ha dovuto essere ricoverato in ospedale per lesioni all'addome. A luglio, il presidente Ilham Aliyev ha dichiarato che nessun agente di polizia avrebbe affrontato procedimenti penali per aver, stando alle accuse, picchiato i giornalisti durante le elezioni parlamentari del 2005. Attivisti dei diritti umani hanno condannato il commento in quanto contribuiva a confermare il clima di impunità per l'uso eccessivo della forza da parte della polizia nei confronti dei giornalisti.

 

Tortura e altri maltrattamenti

Sono pervenute frequenti notizie di tortura e altri maltrattamenti da parte di agenti delle forze dell'ordine. A ottobre, il vice ministro degli Affari Interni Vilayet Eyvazov ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa che gli agenti di polizia ricorrevano occasionalmente alla tortura durante gli interrogatori di sospetti in detenzione pre-processuale.

*A giugno, la Corte per i reati gravi ha condannato gli adolescenti Dmitri Pavlov, Maksim Genashilkin e Ruslan Bessonov, accusati dell'omicidio di un altro coetaneo, Vüsal Zeynalov, a 10 anni di carcere al termine di un processo caratterizzato da gravi irregolarità. Le accuse secondo cui i ragazzi si erano accusati l'un l'altro sotto tortura dopo il loro arresto nel marzo 2005 non erano state indagate. I genitori dei ragazzi hanno raccontato ad Amnesty International di ritenere che i loro figli fossero stati presi di mira a causa della loro origine etnica russa, di modo che il crimine assumesse connotazioni etniche dal momento che Vüsal Zeynalov era di origine azera.

 

Difensori dei diritti umani

Secondo quanto riferito, agenti delle forze dell'ordine hanno intimidito difensori dei diritti umani e, in un caso, non sono intervenuti a proteggere una ONG dalle intimidazioni.

*Ad aprile, Javid Aliyev, figlio di Akifa Aliyeva, coordinatrice della città di Ganja per l'Assemblea dei cittadini di Helsinki, è stato arrestato e condannato a tre giorni di reclusione per essersi rifiutato di collaborare con la polizia dopo essere stato interrogato per aver appeso una tendina nel finestrino posteriore della sua auto. L'arresto ha fatto seguito a presunte minacce da parte di un agente della polizia locale secondo le quali l'attivismo in favore dei diritti umani di Akifa Aliyeva poneva i suoi figli in pericolo.

*Il 5 luglio, membri del partito Müasir Müsavat (Uguaglianza Moderna) hanno tenuto un picchetto davanti all'ufficio dell'Istituto per la pace e la democrazia. Essi hanno gettato uova e altri oggetti in direzione dell'ufficio, ma gli agenti di polizia che erano presenti non sono intervenuti.

 

Espulsioni ed estradizioni

Le autorità hanno continuato a estradare persone nonostante il rischio di tortura o altri maltrattamenti.

*Ad aprile, Hadi Sid Javad Musevi, un cittadino iraniano di etnia azera attivista del Movimento per il risveglio nazionale dell'Azerbaijan del Sud (SANAM) è stato estradato in Iran. Hadi Musevi era fuggito in Azerbaijan nel 2006 dopo che, stando alle fonti, era stato arrestato e torturato in Iran.

*A maggio, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha deliberato che l'estradizione di Elif Pelit (una cittadina turca di etnia curda) verso la Turchia nell'ottobre 2006, violava gli obblighi internazionali contro i rimpatri forzati verso Stati dove esista il rischio di tortura.

In un altro caso, persone sono state espulse senza poter accedere a procedure di ricorso.

*Sei Testimoni di Geova, uno di nazionalità olandese, uno britannica, due russa e due georgiana, sono stati espulsi a gennaio sulla base di ordinanze amministrative, le quali non richiedono alcuna udienza in tribunale. Secondo le autorità, essi sono stati espulsi per aver violato la legge contro gli stranieri che svolgono attività di agitazione religiosa. Le espulsioni hanno fatto seguito a un raid contro una conferenza di Testimoni di Geova del dicembre 2006, alla quale le autorità hanno sostenuto aver sequestrato attrezzatura compatibile con attività di spionaggio, un'accusa che i Testimoni di Geova hanno respinto. Secondo quanto riferito, agli espulsi non è stato concesso diritto d'appello.

 

Sfollati

Centinaia di migliaia di sfollati a causa del conflitto nel Nagorno Karabakh del 1991-1994 hanno continuato a incontrare ostacoli che hanno loro impedito di godere dei diritti economici e sociali. Tra i vari aspetti, sono state riferite limitazioni alla loro libertà di movimento, reinsediamento in località economicamente depresse e isolate, difficoltà a registrare nuovi nuclei familiari e l'assenza di meccanismi di consulenza. A settembre il Comitato statale per i rifugiati e gli sfollati ha assicurato ad Amnesty International che tutti gli sfollati godevano di illimitata libertà di movimento nel paese, mentre ha riconosciuto l'esistenza di problemi nella registrazione di nuovi nuclei familiari e ha affermato che erano necessari continui sforzi per garantire i diritti economici e sociali delle persone sfollate più vulnerabili nelle città. A tal fine, il Comitato statale aveva approntato un programma per affrontare le necessità degli sfollati nelle città che erano alloggiati in ex edifici municipali, scuole e caserme. Tuttavia, le persone reinsediate in seguito a sfollamento hanno continuato a veder loro negata la possibilità di risiedere legalmente nelle nuove sistemazioni, definite «temporanee». Ciò ha compromesso la loro capacità di esercitare il diritto a scegliere tra un rientro definitivo nel caso fosse stato raggiunto un accordo di pace, di integrazione o di reinsediamento permanente altrove nel paese.

 

Missioni e rapporti di Amnesty International

Rappresentanti di Amnesty International hanno visitato l'Azerbaijan a settembre.

Azerbaijan: The contracting space for freedom of expression (EUR 55/003/2007)

Azerbaijan: Displaced then discriminated against - the plight of the internally displaced population (EUR 55/010/007)

Europe and Central Asia: Summary of Amnesty International's concerns in the region July-December 2006 (EUR 01/001/2007)

 
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