Capo di Stato: Stjepan Mesić
Capo del governo: Ivo Sanader
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 4,6 milioni
Speranza di vita: 75,3 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 8/7‰
Alfabetizzazione adulti: 98,1%
La guerra del 1991-1995 ha continuato a gettare ombre sui diritti umani in Croazia. Nonostante qualche progresso nelle indagini e nei procedimenti per crimini di guerra, l'impunità è rimasta diffusa per i crimini che sarebbero stati commessi da membri dell'Esercito croato e delle forze di polizia. Le minoranze, compresi rom e serbo croati, hanno subito discriminazioni, anche nell'ambito dei diritti economici e sociali. Dei circa 300.000 serbo croati sfollati dal conflitto, all'incirca 130.000 sono risultati registrati ufficialmente come rientrati a casa.
La Croazia ha continuato a ricercare la piena integrazione nell'Unione Europea (UE). A novembre, la Commissione dell'UE ha pubblicato il suo rapporto sul progresso sulla Croazia in cui osservava come rimanesse una diffusa impunità per i crimini di guerra commessi contro serbo croati, così come una serie di ostacoli a un ritorno sostenibile dei serbo croati.
In seguito alle elezioni parlamentari di novembre, il partito conservatore al potere, Unione Democratica Croata (HDZ) è stato confermato quale partito di maggioranza all'interno del parlamento croato. La HDZ è risultata seguita di stretta misura dal Partito socialdemocratico di centro sinistra. Entrambi i partiti hanno necessitato del sostegno di una nuova coalizione per formare un governo. I colloqui riguardanti la coalizione a fine anno erano ancora in corso.
A dicembre, il Consiglio permanente dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) ha deliberato di concludere la missione dell'OSCE in Croazia, pur mantenendo un ufficio della stessa a Zagabria allo scopo di condurre attività relative ai processi per crimini di guerra e di riferire sull'attuazione dei programmi del governo riguardo alla "cura degli alloggi" (cfr. oltre).
Il Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia (Tribunale) ha continuato a processare presunti responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario.
*A giugno, Milan Martić, il quale aveva avuto varie posizioni di leadership nell'autoproclamato distretto autonomo serbo e nella Repubblica serba di Krajina, è stato giudicato colpevole di vari capi di imputazione per crimini contro l'umanità e crimini di guerra compiuti contro non serbi in zone sotto il controllo serbo croato. Egli è stato condannato a 35 anni di carcere. Il Tribunale ha ritenuto che Milan Martić aveva preso parte in un'impresa criminale congiunta il cui scopo era «l'istituzione di un territorio etnico serbo attraverso lo sfollamento di croati e di altra popolazione non serba».
*A settembre, gli ex ufficiali dell'Esercito popolare iugoslavo Mile Mrkšić e Veselin Šljivančanin sono stati condannati rispettivamente a 20 e a 5 anni di carcere per il loro ruolo nei crimini di guerra commessi nel 1991 a Ovčara, vicino a Vukovar. Mile Mrkšić è stato giudicato colpevole di omicidio, per complicità e fiancheggiamento nell'omicidio di 194 non serbi che erano stati trasportati fuori dall'ospedale di Vukovar e di tortura e trattamento crudele di prigionieri di guerra a Ovčara. Veselin Šljivančanin è stato giudicato colpevole di tortura, per complicità e fiancheggiamento nella tortura di prigionieri di guerra. Un terzo co-imputato, Miroslav Radić, è stato assolto da ogni accusa.
La magistratura croata ha continuato a indagare e perseguire crimini di guerra. Tuttavia, nella maggioranza dei casi i procedimenti giudiziari riguardavano casi in cui le vittime erano di etnia croata. È risultata persistere una vasta impunità per i crimini che stando alle accuse sarebbero stati commessi da membri dell'Esercito croato e delle forze di polizia croate, nonostante alcune misure intraprese per indagare e perseguire i crimini di guerra contro serbo croati.
*A giugno, è iniziato il processo a carico di Rahim Ademi e mirko Norac presso il Tribunale della contea di Zagabria, i cui casi erano stati trasferiti dal Tribunale alla Croazia nel novembre 2005. Gli accusati, ex comandanti dell'Esercito croato, sono sospettati di aver commesso crimini di guerra contro serbo croati durante operazioni militari nella cosiddetta "sacca di Medak" nel 1993. La missione dell'OSCE in Croazia, in quanto operazione di monitoraggio, aveva rilevato che nei mesi di settembre e ottobre 26 testimoni dell'accusa, compresi 10 testimoni "a rischio", non avevano testimoniato durante il processo. La stragrande maggioranza di questi testimoni risiede o si ritiene risiedere in Serbia.
*Sono proseguiti i procedimenti contro Branimir Glavaš per il suo presunto coinvolgimento in crimini di guerra commessi contro civili serbo croati nei pressi e nella città di Osijek. Branimir Glavaš era stato un leader locale dell'HDZ nella regione di Osijek e, tra il 1990 e il 1992, fu segretario del Segretariato municipale per la difesa nazionale di Osijek. Branimir Glavaš e sei altri indiziati sono stati accusati dell'arresto illegale, della tortura e dell'uccisione di civili serbo croati a Osijek nel 1991. Egli è inoltre sospettato di non aver fatto nulla nel 1991 per impedire ai suoi subalterni di detenere, maltrattare e uccidere civili o di aver partecipato direttamente in alcuni dei crimini, nella posizione di leader militare locale. I procedimenti contro Branimir Glavaš sono stati trasferiti a Zagabria, in seguito alle richieste avanzate dal capo procuratore di Stato di ridurre la pressione sui testimoni. Il processo davanti al Tribunale della contea di Zagabria è iniziato a ottobre.
Nonostante i significativi sviluppi in merito ai crimini commessi contro serbo croati a Osijek, altrove in Croazia non sono stati intrapresi provvedimenti concreti per combattere l'impunità per i crimini che sarebbero stati commessi da membri dell'Esercito croato e delle forze di polizia. Non sono stati compiuti progressi nelle indagini su tali crimini a Sisak, ad esempio, dove secondo organizzazioni locali più di un centinaio di persone, per lo più serbo croati, furono assassinati tra il 1991 e il 1992 dalle forze croate.
A ottobre, Željko Peratović, un giornalista freelance autore di molti reportage sui crimini di guerra in Croazia, è stato arrestato in quanto sospettato di aver rivelato segreti di Stato sul suo blog, stando alle fonti in relazione a informazioni che egli aveva pubblicato su presunti crimini di guerra commessi nella zona di Gospić. È stato rilasciato il giorno successivo all'arresto dopo essere stato interrogato dalla polizia.
Degli almeno 300.000 serbo croati che lasciarono la Croazia durante la guerra del 1991-1992, all'incirca 130.000 sono stati registrati come rientrati ufficialmente, una cifra ampiamente considerata sovrastimata rispetto al numero reale di coloro che hanno fatto ritorno. Uno studio commissionato dall'UNHCR, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, pubblicato a maggio ha calcolato che meno della metà di quanti risultavano registrati come rientrati abitava di fatto in Croazia.
Serbo croati continuano a essere vittime di discriminazione nell'accesso all'impiego e nella realizzazione di altri diritti economici e sociali. Molti serbo croati non hanno potuto far ritorno poiché avevano perso i loro diritti sugli alloggi sociali. L'attuazione di programmi esistenti per fornire "cura degli alloggi" a ex proprietari e inquilini ha continuato a rivelarsi lenta.
Tra coloro che vivevano in proprietà private e che erano rientrati formalmente in possesso delle loro abitazioni, alcuni non hanno potuto far ritorno perché le loro abitazioni erano state rese inabitabili a causa di saccheggi e devastazioni.
La Croazia risulta essere sempre più spesso un paese di destinazione di donne vittime della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. Continua inoltre a essere un paese di transito per le persone trafficate. Ad aprile, la delegazione della Commissione dell'UE in Croazia e l'Ufficio per i diritti umani del governo della Croazia hanno presentato un progetto sovvenzionato dall'UE per combattere la tratta di esseri umani. Il progetto ha l'obiettivo di migliorare il coordinamento tra le agenzie delle forze dell'ordine e la cooperazione tra polizia, istituzioni per le politiche sociali, organizzazioni non governative e internazionali e di migliorare la protezione per le vittime della tratta.
A settembre la Croazia ha ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa sull'azione contro la tratta di esseri umani.
Membri di comunità rom in Croazia non hanno avuto pieno accesso all'istruzione primaria. I bambini rom hanno continuato a subire un trattamento discriminatorio a causa dello stereotipo negativo degli insegnanti e delle basse aspettative nei loro confronti. I bambini rom con scarsa o nulla padronanza della lingua croata hanno incontrato estrema difficoltà a iniziare la scuola. Le lingue parlate dai rom in Croazia non sono usate nelle scuole, a differenza di quelle di altre minoranze linguistiche. La maggioranza dei bambini rom è rimasta esclusa dai programmi pre-scolastici.
A giugno, un rapporto commissionato dall'Istituto società aperta, un'organizzazione non governativa, e dalla Banca Mondiale, ha presentato una valutazione dei progressi nell'attuazione degli obiettivi che vedono impegnati i paesi che partecipano al Decennio di inserimento dei rom. La Croazia risulta al sesto posto su nove paesi che partecipano al Decennio di inserimento dei rom. Il rapporto sottolinea come le autorità abbiano introdotto una serie di misure, specialmente relativamente all'istruzione, ma come queste rimangano sporadiche e necessitino di essere integrate in politiche più sistematiche.
A maggio, nel caso Šečić contro Croazia, la Corte europea dei diritti umani ha giudicato che la Croazia aveva violato le clausole che proibiscono la discriminazione e la tortura o le pene e i trattamenti inumani e degradanti. Šemso Šečić, un uomo rom, era stato aggredito nel 1999 da due uomini armati di assi di legno che gli urlarono epiteti razzisti e riportò fratture alle costole. Le autorità croate non provvidero a indagare in modo tempestivo, completo e imparziale il reato e i responsabili sono rimasti impuniti.
Delegati di Amnesty International hanno visitato la Croazia a febbraio.
Europe and Central Asia: Summary of Amnesty International's concerns in the region, January-June 2007 (EUR 01/010/2007)