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Francia

Repubblica francese

Capo di Stato: Nicolas Sarkozy (subentrato a Jacques Chirac a maggio)
Capo del governo: François Fillon (subentrato a Dominique de Villepin a maggio)
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 60,9 milioni
Speranza di vita: 80,2 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 6/5‰

  1. Immigrazione, rifugiati e richiedenti asilo
  2. Maltrattamenti da parte della polizia
  3. "Guerra al terrore"
  4. Sviluppi giuridici
  5. Pena di morte
  6. Alloggi
  7. Rapporti di Amnesty International

I diritti di richiedenti asilo e rifugiati sono stati violati ed erosi. Sono proseguite le denunce di maltrattamenti a opera della polizia. Le autorità hanno adottato misure per assicurare che il diritto a una adeguata abitazione possa essere fatto valere legalmente.

Immigrazione, rifugiati e richiedenti asilo

Dopo l'elezione del nuovo governo avvenuta a maggio, la responsabilità per la protezione dei rifugiati, inclusa la supervisione dell'agenzia governativa che determina lo status di rifugiato (OFPRA), è stata trasferita al nuovo ministero per l'Immigrazione, Integrazione, Identità Nazionale e Cooperazione allo Sviluppo. Tale passo potrebbe condurre a violazioni dei diritti di richiedenti asilo e rifugiati poiché rende confusa la distinzione tra politiche migratorie e obblighi sull'asilo.

Il 21 novembre è entrata in vigore una nuova legge sull'immigrazione, l'integrazione e l'asilo. Essa restringe il diritto alla riunificazione familiare e introduce il test del DNA per verificare la parentela. La legge è stata largamente criticata sul piano dei diritti umani, anche dal Comitato consultivo nazionale di etica.

*Il 26 aprile la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che la Francia aveva violato il principio del non respingimento (non-refoulement) e il diritto a un efficace rimedio giuridico nazionale quando nel 2005 aveva respinto in Eritrea il richiedente asilo Asebeha Gebremedhin prima che il suo ricorso in appello per l'asilo fosse esaminato. La Corte ha sottolineato l'obbligo derivante dalla Convenzione europea sui diritti umani (CEDU) a garantire il diritto di appello con effetto sospensivo prima di respingere una persona in un paese in cui può essere a rischio di tortura o di altri gravi maltrattamenti. Il nuovo progetto di legge sull'immigrazione introduce un diritto di appello sospensivo (ovvero impedisce che la persona sia espulsa prima che sia stata presa una decisione sul suo ricorso) ma prevede restrizioni sostanziali, compreso un limite di 48 ore per presentare ricorso e la possibilità per il giudice di respingere l'appello senza intervistare di persona il richiedente asilo se tale appello è considerato manifestamente infondato.

*L'11 maggio il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura (CAT) ha stabilito che la Francia aveva violato la Convenzione contro la tortura per aver espulso in Tunisia un richiedente asilo ai sensi di una procedura accelerata. Adel Tebourski era stato rimpatriato forzatamente dalla Francia in Tunisia nell'agosto 2006 dopo essere stato rilasciato dal carcere. Egli aveva presentato domanda di asilo dopo essere stato privato della sua doppia cittadinanza franco-tunisina, ma la sua richiesta era stata respinta grazie alla procedura accelerata. Egli è stato rimandato in Tunisia prima che il suo ricorso fosse esaminato e nonostante il CAT avesse chiesto alla Francia di sospendere l'espulsione mentre il Comitato analizzava il caso.

*Il 3 giugno il richiedente asilo tunisino Houssine Tarkhani è stato rimpatriato forzatamente dalla Francia in Tunisia. A maggio era stato interrogato da un giudice per sospette attività terroristiche, ma non è mai stato incriminato. Dopo aver scoperto la natura dei sospetti contro di lui, ha presentato richiesta di asilo ma questa è stata respinta ai sensi della procedura accelerata. Egli è quindi ricorso alla Commissione per gli appelli dei rifugiati, ma è stato espulso a forza in Tunisia prima che la Commissione potesse decidere sul suo caso. Arrivato in Tunisia, Houssine Tarkhani è stato arrestato e, secondo quanto riferito, condotto al Dipartimento per la sicurezza dello Stato di Tunisi, dove è stato trattenuto in incommunicado e torturato prima di essere accusato di vari reati di terrorismo dalla definizione molto ampia.

Maltrattamenti da parte della polizia

Nel corso di tutto l'anno sono pervenute segnalazioni di maltrattamenti a opera della polizia. Organismi inquirenti interni e tribunali penali non hanno trattato le denunce di violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze dell'ordine con la completezza, l'immediatezza e l'imparzialità richieste dal diritto internazionale.

*Nel mese di agosto, Albertine Sow ha sporto denuncia presso la Commissione nazionale di deontologia della sicurezza in merito a un episodio dell'agosto 2006 in cui sarebbe stata maltrattata da agenti di polizia mentre era al sesto mese di gravidanza. La denuncia penale contro gli agenti che aveva presentato in precedenza era stata archiviata senza indagini dalla procura nel novembre 2006, nonostante i numerosi testimoni oculari e i referti medici a corredo della sua denuncia. Erano ancora in corso di indagine le accuse contro Albertine Sow e suo fratello Jean-Pierre Yenga Fele per aggressione nei confronti degli agenti di polizia.

*In settembre la giudice inquirente ha archiviato per insufficienza di prove l'inchiesta sui maltrattamenti della polizia denunciati da Gwenaël Rihet nel gennaio 2005. La denuncia del giornalista Gwenaël Rihet affermava che il 15 maggio 2004 era stato aggredito da un agente di polizia mentre filmava una manifestazione di protesta al Festival del cinema di Cannes. Nonostante l'episodio fosse stato videoregistrato, la giudice si è rifiutata di visionare il filmato dichiarando di averne letto la trascrizione fatta dall'Ispettorato generale della polizia nazionale. La trascrizione sosteneva che il video non mostrava alcun atto illecito da parte dell'agente accusato. Un secondo video, probabilmente comprendente l'episodio registrato da una telecamera di sicurezza, è stato smarrito all'interno dell'ufficio della giudice inquirente. L'avvocato di Gwenaël Rihet ha presentato ricorso contro l'archiviazione dell'indagine, il cui esito era ancora pendente a fine anno.

"Guerra al terrore"

Il 19 dicembre, cinque cittadini francesi, precedentemente detenuti dagli Stati Uniti nella base di Guantánamo Bay prima di essere rimpatriati nel 2004 e nel 2005, sono stati riconosciuti colpevoli di associazione a delinquere con finalità terroristiche. Sono stati condannati a un anno di reclusione (considerato come già scontato) e a ulteriori periodi di reclusione tra i tre e i quattro anni con sospensione condizionale. Uno degli imputati è stato prosciolto. I sei uomini erano apparsi dinanzi alla Corte penale di Parigi nel luglio 2006 ma il caso era stato sospeso poiché il giudice aveva ordinato di fornire ulteriori informazioni sulle visite compiute a Guantánamo nel 2002 e nel 2004 da funzionari dei servizi segreti francesi e del ministero degli Affari Esteri, durante le quali avevano presumibilmente interrogato i sei detenuti. Documenti precedentemente riservati ricevuti dal giudice, secondo quanto è stato riferito, hanno confermato che i detenuti erano effettivamente stati interrogati da funzionari francesi. I difensori degli imputati hanno argomentato che i loro clienti apparivano dinanzi a un tribunale francese sulla base di testimonianze estorte loro a Guantánamo, al di fuori di ogni giurisdizione legale e mentre erano detenuti illegalmente e che, in conseguenza di ciò, i procedimenti penali francesi dovevano essere dichiarati nulli. A fine anno, quattro degli imputati avevano presentato ricorso in appello.

Sviluppi giuridici

Con la nuova legge approvata il 30 ottobre è stato istituito un organismo indipendente con il compito di ispezionare i luoghi di detenzione, come richiesto dal Protocollo opzionale delle Nazioni Unite alla Convenzione contro la tortura. Tale organo potrà visitare ogni luogo di detenzione sul territorio francese, compresi carceri, centri di detenzione per migranti, strutture detentive in zone di confine e reparti riservati di ospedali psichiatrici. Tuttavia, la legge non garantisce a tale organismo il potere di visitare luoghi di detenzione sotto la giurisdizione francese che non siano in territorio francese, e consente alle autorità dei centri di detenzione di rifiutare e rimandare le visite per numerosi motivi.

Pena di morte

Il 2 ottobre la Francia ha aderito al Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici, finalizzato all'abolizione della pena di morte. Il 10 ottobre la Francia ha ratificato il Protocollo 13 della CEDU, relativo all'abolizione della pena di morte in tutte le circostanze.

Alloggi

In febbraio l'Assemblea Nazionale ha adottato un disegno di legge presentato dal ministro per la Casa e la Coesione sociale con lo scopo dichiarato di creare un diritto opponibile all'abitazione per tutte le persone legalmente residenti nel paese che, soltanto con i propri mezzi, non sono in grado di ottenere una casa o di rimanervi. La legge ha introdotto le «commissioni di mediazione» che valuteranno i ricorsi di chi ritenga violato o minacciato il proprio diritto a un'abitazione adeguata. Le persone che tali commissioni designeranno come «casi prioritari» avranno diritto ad appellarsi ai tribunali amministrativi. I migranti irregolari sono specificatamente esclusi dal nuovo provvedimento.

Rapporti di Amnesty International

Europe and Central Asia: Summary of Amnesty International's concerns in the region: France, January-June 2007 (EUR 01/010/2007)