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Germania

Repubblica federale di Germania

Capo di Stato: Horst Köhler
Capo del governo: Angela Merkel
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 82,7 milioni
Speranza di vita: 79,1 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 5/5‰

  1. Maltrattamenti, anche nell'ambito delle rendition
  2. Rassicurazioni diplomatiche
  3. Diritti di migranti e rifugiati
  4. Fermo di polizia

La Germania non ha affrontato il problema delle violazioni dei diritti umani commesse nel contesto della "guerra al terrore" condotta dagli Stati Uniti d'America, compreso il proprio coinvolgimento nelle rendition (trasferimenti illegali di persone sospette da uno Stato all'altro). Inoltre, in violazione dei propri obblighi secondo il diritto internazionale, la Germania ha tentato di ottenere rassicurazioni diplomatiche in casi di espulsione in cui singole persone erano a rischio di gravi violazioni dei diritti umani.

Maltrattamenti, anche nell'ambito delle rendition

*Nel mese di agosto la procura di Tubinga ha riaperto le indagini in merito alle presunte torture e altre forme di maltrattamenti subite dal cittadino turco, ma nato in Germania, Murat Kurnaz, a opera di agenti del Comando delle forze speciali tedesche mentre era detenuto in Afghanistan nel 2002, sotto custodia statunitense. La riapertura dell'inchiesta è stata sollecitata dalla comparsa di tre nuovi testimoni. Prima del rilascio, avvenuto nel 2006, Murat Kurnaz è rimasto in detenzione per complessivi quattro anni e nove mesi, la maggior parte dei quali trascorsi nella base di Guantánamo Bay.

*Verso la fine dell'anno, il comitato parlamentare che indaga sul ruolo della Germania nelle violazioni dei diritti umani commesse nell'ambito delle attività per contrastare il terrorismo, ha iniziato l'inchiesta sul caso del cittadino tedesco Muhammad Zammar. Durante le udienze è emerso che l'ufficio della Polizia federale criminale aveva informato le autorità statunitensi della data in cui Muhammad Zammar, nel novembre 2001, sarebbe partito per un viaggio in Marocco, paese dal quale venne illegalmente trasportato in Siria. Alla fine del dicembre 2001, funzionari marocchini lo consegnarono alla Siria, dove venne posto in detenzione in incommunicado e, a quanto risulta, sottoposto a tortura e maltrattamenti. Nel novembre 2002, Muhammad Zammar venne interrogato per tre giorni da agenti dei servizi segreti e di polizia tedeschi, mentre si trovava detenuto in Siria. Ritornati in Germania, gli agenti non informarono le autorità del luogo in cui egli era trattenuto. Alla fine del 2007, Muhammad Zammar si trovava ancora in detenzione.

*Nel mese di settembre il governo tedesco ha annunciato che non avrebbe sostenuto la richiesta di estradizione di 13 cittadini statunitensi, tra cui almeno dieci agenti della statunitense CIA, sospettati di aver illegalmente detenuto un cittadino tedesco nato in Libano, Khaled el-Masri. Egli venne arrestato e detenuto arbitrariamente mentre si trovava in Macedonia, nel dicembre 2003. Fu consegnato ad agenti statunitensi e segretamente trasferito in aereo verso l'Afghanistan, nell'ambito del programma di rendition messo in atto dagli Stati Uniti. Dopo cinque mesi di sospetti maltrattamenti, fu trasportato in Albania e rilasciato dopo che le autorità statunitensi si erano evidentemente rese conto di aver catturato l'uomo sbagliato. I mandati di estradizione per i 13 cittadini statunitensi sono stati emessi a gennaio da un pubblico ministero della procura di Monaco di Baviera. Nel mese di aprile la Corte costituzionale federale aveva ritenuto illegittima la decisione della procura di mettere sotto controllo il telefono dell'avvocato di Khaled el-Masri.

*In merito alle azioni per contrastare il terrorismo, nel mese di luglio il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha raccomandato alla Germania di sviluppare specifiche linee guida per i servizi segreti relative agli interrogatori dei detenuti all'estero, di garantire che le prove ottenute con la tortura o con trattamenti inumani o degradanti non siano ammissibili in giudizio, nonché di indagare pienamente i presunti casi di rendition sul territorio tedesco e di adottare misure efficaci per evitare future rendition illegali.

Rassicurazioni diplomatiche

*Il 3 ottobre la Corte Europea dei diritti umani ha chiesto alla Germania di sospendere - fino a nuovo avviso - l'estradizione in Turchia di Hasan Atmaca. Egli fu arrestato nel febbraio 2005, all'ingresso nel paese, per presunta appartenenza a un'organizzazione criminale. Le autorità turche ne richiesero l'estradizione per processarlo con l'accusa di attività in favore del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan). Nel maggio 2006 il governo tedesco chiese alle autorità turche rassicurazioni diplomatiche che Hasan Atmaca sarebbe stato detenuto in un carcere di massima sicurezza conforme agli standard internazionali e che le autorità tedesche avrebbero potuto visitarlo. Le autorità turche si impegnarono a concedere tali rassicurazioni. L'Alta Corte regionale di Francoforte ha dichiarato ammissibile la sua estradizione. Tuttavia, il 31 maggio il tribunale amministrativo di Darmstadt ha ordinato all'Ufficio federale per l'immigrazione e i rifugiati di dichiarare Hasan Atmaca un rifugiato e ha affermato che non poteva essere rimpatriato in Turchia perché tale azione sarebbe equivalsa a refoulement (respingimento forzato in paesi in cui una persona può essere a rischio di gravi violazioni dei diritti umani). Ai sensi di quanto stabilito dalla quarta sezione della legge sull'asilo, ricevere lo status di rifugiato non impedisce alle autorità tedesche di estradare una persona, in violazione degli standard internazionali.

Nel mese di febbraio è stato riferito che il ministro federale degli Interni aveva cercato rassicurazioni diplomatiche dall'Algeria per evitare che, quando la Germania le avesse espulse, persone sospettate di attività terroristiche fossero sottoposte a tortura.

A luglio un sottosegretario di stato si è recato in Tunisia per ottenere analoghe rassicurazioni dal locale ministro degli Interni per il caso di due cittadini tunisini sospettati di essere legati a organizzazioni terroristiche. Le autorità tedesche hanno in seguito emesso l'ordine di espulsione per i due tunisini che, poco dopo, hanno contestato in tribunale tale provvedimento. Alla fine dell'anno, l'inchiesta giudiziaria non era ancora conclusa.

Diritti di migranti e rifugiati

Le nuove norme di legge attuative di undici direttive dell'Unione Europea in materia di asilo non hanno fornito adeguata tutela per i casi di persone in fuga dalla violenza. Ciò ha significato, ad esempio, che i richiedenti asilo provenienti dall'Iraq centrale e meridionale non appartenenti a minoranze prese di mira, spesso non hanno ricevuto adeguata protezione.


*L'11 luglio il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha pubblicato il rapporto della visita condotta in Germania nel 2006. Per quanto riguarda l'asilo e l'immigrazione, il Commissario ha chiesto alla Germania di introdurre tutele per i rifugiati vittime di persecuzioni per aver apertamente manifestato la propria religione o il proprio orientamento sessuale.

*Il 18 aprile è stato pubblicato il rapporto sulla Germania del Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT), in cui si raccomanda che, in tutti gli Stati tedeschi, «la detenzione degli immigrati sia governata da regole specifiche che riflettono il loro status particolare» e che «le autorità di Amburgo e della Bassa Sassonia, così come quelle di altri Stati tedeschi, adottino le necessarie misure per garantire che gli immigrati detenuti vengano ospitati in centri specificamente progettati a tale scopo». Il CPT ha anche raccomandato che le autorità del Brandenburgo «adottino misure per garantire la regolare presenza di uno psicologo presso il centro di detenzione di Eisenhüttenstadt e sviluppino programmi per fornire assistenza psicologica e sociale ai cittadini stranieri ivi trattenuti».

Fermo di polizia

*A gennaio il tribunale regionale di Dessau, capovolgendo un precedente verdetto, ha aperto un procedimento giudiziario contro due agenti di polizia sospettati di essere coinvolti nella morte del cittadino della Sierra Leone Oury Jalloh, morto nella sua cella nel gennaio 2005, mentre era in custodia di polizia.

Uno degli agenti è stato accusato di lesioni personali con conseguenze mortali, poiché sospettato di aver più volte disattivato l'allarme antincendio. L'altro agente è stato accusato di omicidio colposo per negligenza, sulla base del fatto che, durante una perquisizione, aveva sorvolato sulla presenza di un accendino.

Oury Jalloh era stato incatenato al letto perché aveva opposto resistenza all'arresto. Morì a causa dell'eccessivo calore. Indagini preliminari condotte dal pubblico ministero avevano concluso che l'allarme antincendio era stato disattivato durante l'episodio.