Capo di Stato: Karolos Papoulias
Capo del governo: Constantinos Karamanlis
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 11,2 milioni
Speranza di vita: 78,9 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 8/7‰
Alfabetizzazione adulti: 96%
La Grecia non ha concesso asilo alla maggior parte delle persone che lo avevano richiesto. I migranti sono stati sottoposti a maltrattamenti ed è proseguita la pratica di detenere arbitrariamente e per lungo tempo i richiedenti asilo, inclusi minorenni. Sono aumentate le denunce di maltrattamenti durante il fermo di polizia. Solitamente le vittime di tale trattamento appartenevano a gruppi emarginati. Sono stati riferiti casi di decesso durante la detenzione. Le autorità non hanno riconosciuto la condizione di persona vittima della tratta a donne e ragazze che, pertanto, non hanno potuto esercitare i propri diritti alla protezione e all'assistenza. Obiettori di coscienza sono stati perseguiti e i soldati di leva non sono stati informati del proprio diritto a svolgere un servizio alternativo. Contro la comunità rom sono stati eseguiti sgomberi forzati. È entrata in vigore una nuova legge per contrastare la violenza domestica.
Sono continuate a pervenire segnalazioni di violazioni contro migranti, rifugiati e richiedenti asilo compiute nelle zone di confine. La tutela dei rifugiati è rimasta a un livello minimo. In ottobre l'associazione tedesca Pro-asyl e l'organizzazione greca Gruppo di avvocati per i diritti di rifugiati e migranti hanno pubblicato un rapporto sulla situazione dei rifugiati e migranti arrivati via mare, che denuncia violazioni sistematiche da parte delle forze dell'ordine greche, che si manifestano sia con maltrattamenti, sia impedendo loro di accedere alle procedure di richiesta di asilo. Per tutto l'anno Amnesty International ha ricevuto segnalazioni analoghe. Sono stati spesso riferiti casi di persone che hanno tentato di raggiungere la Grecia via mare: molte sono affogate durante il tentativo o sono state bloccate dalla guardia costiera. Chi è riuscito a toccare terra è stato solitamente respinto al paese d'origine, senza assistenza legale, accesso alle procedure di asilo o esame individuale del proprio caso da parte degli organismi preposti.
Gli avvocati hanno riferito ad Amnesty International che, in pratica, i richiedenti asilo che riuscivano a presentare la domanda non potevano che aspettarsi un rifiuto in prima istanza e che il numero di persone a cui è stato concesso asilo è rimasto molto basso. La procedura per la revisione delle richieste di asilo respinte non è stata indipendente.
Il protocollo di riammissione in vigore tra Grecia e Turchia è stato applicato per respingere cittadini iracheni in quest'ultimo paese, nonostante l'UNHCR, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, abbia denunciato che assai frequentemente la Turchia li rimandava in Iraq. Amnesty International ha ritenuto tale comportamento una violazione al divieto di refoulement (ovvero il ritorno non volontario di una persona in un paese in cui rischierebbe di essere sottoposta a gravi violazioni dei diritti umani).
È proseguita la pratica di detenere i richiedenti asilo, anche minorenni. Le condizioni di detenzione hanno continuato ad essere critiche per la mancanza di igiene e il sovraffollamento. Nel mese di dicembre nell'isola di Samo, nell'Egeo, è stato inaugurato un nuovo centro di raccolta che ha preso il posto di una precedente struttura detentiva le cui condizioni erano notoriamente carenti.
In novembre è entrata in vigore la tanto attesa nuova legge sull'asilo, che regola temi quali le procedure per la richiesta dell'asilo, il diritto dei richiedenti asilo al lavoro, all'istruzione e all'assistenza sanitaria, i centri di raccolta e le fasce vulnerabili, quali i minorenni non accompagnati e i sopravvissuti a tortura.
Nonostante alcune sentenze della Corte europea dei diritti umani abbiano stabilito che la Grecia ha violato la Convenzione europea sui diritti umani, il numero di casi di presunti maltrattamenti a opera della polizia è aumentato. Gli episodi segnalati hanno avuto luogo soprattutto durante il fermo di polizia e sembrano rivelare uno schema discriminatorio, in quanto la maggior parte delle vittime apparteneva a gruppi emarginati, in particolare migranti e richiedenti asilo.
*Secondo quanto riferito, l'8 giugno una cittadina moldova legalmente residente in Grecia è stata maltrattata da agenti di polizia nel commissariato generale della polizia di Attica, ad Atene. La donna ha dichiarato di essere stata ripetutamente percossa, costretta a spogliarsi fino a restare con indosso la sola biancheria intima e che gli agenti le avevano strappato intere ciocche di capelli minacciando anche di distruggere il suo permesso di soggiorno.
*Il 16 giugno, sul sito web YouTube è apparso un video in cui, nella stazione di polizia di Omonia, nel centro di Atene, due giovani immigrati venivano picchiati da agenti di polizia ed erano costretti a insultarsi e a schiaffeggiarsi l'un l'altro ripetutamente. Almeno cinque agenti sono stati sottoposti a indagine. In seguito, sono apparsi in Internet altri tre filmati, che mostravano episodi di maltrattamenti - inclusi abusi di natura sessuale - ai danni di persone detenute in fermo di polizia. Un agente di polizia ripreso in due dei filmati è rimasto in detenzione preventiva in attesa del processo.
Il dibattito pubblico in merito all'aumento di decessi durante la detenzione o il fermo di polizia ha manifestato le gravi preoccupazioni per la mancanza di un efficace meccanismo di controllo del trattamento dei detenuti. Secondo l'organizzazione non governativa Iniziativa per i diritti dei detenuti, tra marzo e giugno almeno dieci persone sono morte in detenzione. In agosto, il quotidiano Eleftherotypia (Stampa libera) ha dichiarato che nei primi sei mesi dell'anno i decessi in custodia erano stati 30. Sebbene si trattasse in alcuni casi di suicidi o di morti provocate dall'uso di stupefacenti, vi sono stati anche casi di decessi in circostanze controverse.
Segnalazioni di sovraffollamento, gravi carenze igieniche e maltrattamenti hanno continuato a pervenire da carceri e altre strutture di detenzione. Nel mese di aprile, il presunto maltrattamento di un recluso del carcere di Malandrino, nella Grecia centrale, ha infiammato le proteste che, in seguito, si sono propagate ad altri 10 istituti di pena del paese. I detenuti di Malandrino avrebbero dichiarato che l'episodio era stato «la goccia che aveva fatto traboccare il vaso». Alcuni hanno denunciato che la fornitura di acqua era stata interrotta per tre giorni, ma le autorità hanno negato di aver adottato tale misura. Secondo la stampa, la capienza del carcere di Malandrino è di 280 persone ma, all'epoca dell'episodio, i detenuti erano 460.
La Grecia ha continuato a essere sia un paese di transito, sia la destinazione finale per donne e ragazze vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Ciononostante, il numero di donne e ragazze riconosciute come vittime dalle autorità è rimasto intollerabilmente basso e ha reso impossibile alle donne l'esercizio del proprio diritto all'assistenza e alla protezione. Le poche donne identificate come vittime della tratta hanno potuto esercitare tali diritti solo a condizione che collaborassero con le autorità nei procedimenti giudiziari contro i loro sospetti trafficanti. In tal modo, oltre a non tenere in alcuna considerazione i timori delle donne di essere vittime di ritorsione, non vi è stata rispondenza alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani, che la Grecia non ha né ratificato, né applicato. Alle donne non è stato accordato neppure il periodo di riflessione garantito loro dal diritto greco, il cui scopo era quello di far assumere alle donne decisioni totalmente consapevoli sulla misura della loro collaborazione con le autorità.
L'attivista per i diritti umani e presidente della comunità pakistana di Atene, Javed Aslam, ha rischiato di essere estradato in Pakistan. Amnesty International si è detta preoccupata per il fatto che il mandato di arresto dell'Interpol nei suoi confronti, emesso in Pakistan, potesse essere stato elemento di una tattica di vessazioni giudiziarie allo scopo di impedirgli di difendere i diritti di altri sei cittadini pakistani in Grecia, che sostenevano di essere stati rapiti da agenti dei servizi segreti greci all'indomani degli attentati di Londra del 7 luglio 2005. Nel mese di marzo la Corte Suprema ha confermato il verdetto unanime della Corte d'appello di Atene secondo cui Javed Aslam non doveva essere estradato in Pakistan. In aprile la Corte Suprema ha chiesto di riesaminare il caso, a partire dal 4 maggio, a quanto sembra dopo aver appreso dal ministero degli Esteri greco che non esisteva accordo di estradizione tra Grecia e Pakistan e che i documenti erano passati in modo non ufficiale dall'ambasciata pakistana ad Atene alla Corte stessa. Nel frattempo, Javed Aslam ha riferito che è continuata la pressione per far tacere lui e altri membri della comunità pakistana sui presunti rapimenti. Alla fine, la Corte Suprema ha respinto la richiesta di estradizione. Nel mese di luglio è stata riaperta l'inchiesta sui rapimenti.
In un incessante quadro vessatorio verso gli obiettori di coscienza, nel mese di maggio è stato compiuto il quinto tentativo di arresto dell'obiettore di coscienza Dimitris Sotiropoulos, membro del direttivo dell'Associazione greca degli obiettori di coscienza. Dimitris Sotiropoulos ha dichiarato la propria obiezione di coscienza sin dal marzo 1992, quando venne chiamato per la prima volta a svolgere il servizio militare. Alla fine dell'anno non era ancora stato arrestato.
Mentre è stato solitamente confermato il diritto all'obiezione di coscienza in base a motivazioni religiose, il tasso di riconoscimento dell'obiezione basata su altre convinzioni è rimasto molto basso. È anche stato espresso il timore che le reclute non vengano informate del diritto a svolgere un servizio civile alternativo, un servizio che è ancora punitivo nella sua natura e durata.
L'organizzazione per i diritti umani Greek Helsinki Monitor ha continuato a riferire di violazioni contro la comunità rom, tra cui lo sgombero forzato.
*Nel mese di luglio il Centro europeo per i diritti dei rom (European Roma Rights Centre - ERRC) ha espresso preoccupazione per l'allontanamento di circa 200 famiglie di rom albanesi dai loro due campi ad Atene. Gli sgomberi sembrano aver avuto luogo come parte di un'operazione di "pulizia" di un'area in vista della costruzione di uno stadio di calcio. L'ERRC si è detto preoccupato perché non erano stati applicati neppure i più elementari standard, interni o internazionali, relativi agli sgomberi forzati. Essi sono stati effettuati nonostante l'intervento, ormai di lunga data, del Difensore civico che, in ottobre, ha nuovamente scritto al governo sollecitando di porre termine agli allontanamenti forzati.
In gennaio è entrata in vigore la legge 3500/06 sulla lotta alla violenza domestica. Tuttavia, alcune parti della legge non sono state pienamente in linea con il dovere dello Stato di proteggere i diritti delle donne.
Delegati di Amnesty International si sono recati in Grecia a gennaio e a giugno.
Greece: Uphold the rights of women and girls trafficked for sexual exploitation (EUR 25/002/2007)
Greece: Investigation not extradition: threatened return of human rights defender to Pakistan highlights failures in investigation of alleged abductions (EUR 25/001/2007)