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Italia

Repubblica italiana

Capo di Stato: Giorgio Napolitano
Capo del governo: Romano Prodi
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 58,2 milioni
Speranza di vita: 80,3 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 6/6‰
Alfabetizzazione adulti: 98,4%

  1. "Guerra al terrore"
  2. Decreto Pisanu
  3. Forze di polizia e di sicurezza; maltrattamenti in carcere
  4. Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura
  5. Diritti di migranti e rifugiati
  6. Discriminazione e rom
  7. Missioni e rapporti di Amnesty International

Diverse persone hanno ricevuto ordini di espulsione che, se portati a termine, avrebbero potuto configurarsi come refoulement (respingimento forzato verso paesi in cui un soggetto è esposto al rischio di essere sottoposto a gravi violazioni dei diritti umani), e almeno una persona è stata maltrattata mentre era in custodia dopo essere stata espulsa dall'Italia. Non sono cessate le segnalazioni di maltrattamenti compiuti da agenti di polizia e le autorità italiane non hanno introdotto meccanismi efficaci per il riconoscimento delle responsabilità delle forze dell'ordine. Le autorità hanno discriminato i rom e il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura (CAT) ha criticato diversi aspetti della situazione dei diritti umani del paese. L'Italia non ha inserito il reato di tortura nel proprio codice penale e, nonostante alcuni miglioramenti legislativi, continua a non essere dotata di una legge organica sul diritto d'asilo.

 

"Guerra al terrore"

Le autorità italiane non hanno collaborato pienamente alle indagini sulle violazioni dei diritti umani nel contesto della "guerra al terrore" e sono state criticate dal Parlamento europeo per il loro coinvolgimento nel programma di rendition.

***Rendition

*Il 16 febbraio un giudice a Milano ha rinviato a giudizio sette cittadini italiani, quasi tutti agenti del Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI), per il rapimento di Abu Omar. Di nazionalità egiziana e residente in Italia, Abu Omar fu prelevato nel 2003 in una via di Milano e trasferito in Egitto nell'ambito del programma di rendition condotto dagli Stati Uniti d'America. Al suo arrivo in Egitto, Abu Omar fu immediatamente arrestato e, secondo quanto da lui dichiarato, sottoposto a tortura; è stato rilasciato l'11 febbraio 2007 senza alcuna accusa. Nel luglio 2006 la Procura di Milano aveva avanzato una richiesta di estradizione nei confronti di 26 cittadini statunitensi accusati di coinvolgimento nella rendition, poi formalmente incriminati nella stessa decisione del 16 febbraio. Alla fine del 2007 il ministro della Giustizia non aveva ancora inviato alle autorità degli Stati Uniti la richiesta di estradizione per i 26 cittadini statunitensi, la maggior parte dei quali si ritiene fossero agenti della statunitense Central Intelligence Agency (CIA).

Nel mese di aprile la Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il ricorso per «conflitto di attribuzione» presentato dal governo italiano. Il governo aveva sostenuto che, nel raccogliere alcune delle prove nel procedimento contro le persone accusate di essere responsabili della rendition di Abu Omar, la magistratura si fosse avvalsa di poteri che, secondo la Costituzione, non le appartenevano. Il 18 giugno il processo è stato sospeso in attesa dei risultati dell'esame della Corte Costituzionale e, a fine anno, non era ancora ripreso.

*In una risoluzione sul presunto impiego di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegale di prigionieri, a febbraio il Parlamento europeo ha condannato la rendition del cittadino italiano Abou Elkassim Britel, arrestato in Pakistan nel marzo 2002 dalla polizia pakistana, interrogato da agenti statunitensi e pakistani e successivamente consegnato alle autorità marocchine. Il ministero dell'Interno italiano avrebbe collaborato con servizi segreti stranieri sul caso di Abou Elkassim Britel dopo il suo arresto in Pakistan.

 

Decreto Pisanu

L'Italia ha mantenuto la normativa prevista dalla Legge 155/05, il cosiddetto "decreto Pisanu", riguardante misure urgenti per la lotta al terrorismo, che prevede l'espulsione di migranti, regolari o irregolari, senza tutela efficace contro il rimpatrio forzato in paesi in cui potrebbero essere sottoposti a gravi violazioni dei diritti umani. La legge non richiede che la persona deportata sia stata condannata o accusata di un reato di natura terroristica. L'espulsione può essere ordinata dal ministro dell'Interno o, su sua delega, da un prefetto. La legge non prevede l'intervento di un giudice né per convalidare l'ordine di espulsione, né per autorizzarne l'esecuzione. È possibile ricorrere al giudice contro l'ordine di espulsione, ma l'appello non sospende l'esecuzione della stessa. Nelle osservazioni conclusive rese note il 18 maggio, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha raccomandato che l'Italia si attenga totalmente all'art.3 della Convenzione contro la tortura, relativo al refoulement. Il Comitato ha espresso particolare preoccupazione per il decreto Pisanu.

*Il 4 gennaio, Cherif Foued Ben Fitouri è stato espulso dall'Italia verso la Tunisia ai sensi del decreto Pisanu. Secondo l'ordine di espulsione, è stato allontanato dal paese poiché conosceva persone appartenenti a gruppi islamisti che si supponeva stessero progettando azioni terroristiche. In Tunisia è stato trattenuto in isolamento presso il ministero dell'Interno. Il 16 gennaio è stato trasferito in un carcere militare. Secondo informazioni ricevute da Amnesty International, durante la detenzione egli è stato sottoposto a tortura e ad altre forme di maltrattamenti. A fine anno era ancora detenuto in Tunisia.

*Il 29 maggio le autorità italiane hanno chiesto al governo tunisino di fornire rassicurazioni diplomatiche che Nassim Saadi, una volta espulso dall'Italia e deportato in Tunisia, non sarebbe stato sottoposto a trattamenti contrari all'art.3 della Convenzione europea sui diritti umani, che vieta la tortura e i trattamenti inumani o degradanti. L'8 agosto 2006 il ministro dell'Interno aveva ordinato l'espulsione in Tunisia di Nassim Saadi il quale, il 14 settembre 2006, si era appellato alla Corte europea per i diritti umani per la sospensione dell'espulsione. La Corte aveva emesso un provvedimento ad interim e l'espulsione era stata sospesa fino a nuovo avviso.

 

Forze di polizia e di sicurezza; maltrattamenti in carcere

L'Italia ha continuato a non dotarsi di un meccanismo efficace per il riconoscimento delle responsabilità delle forze dell'ordine. Si sono verificate irregolarità nei procedimenti legali contro agenti delle forze dell'ordine accusati di violazioni dei diritti umani. Un ragazzo, Gabriele Sandri, è stato colpito a morte da un agente delle forze dell'ordine. Una seconda persona, Aldo Bianzino, è morta in carcere in circostanze che, a fine anno, erano oggetto di inchieste giudiziarie. Sono state emesse le prime sentenze di risarcimento, da parte del giudice civile, per i maltrattamenti compiuti dalla polizia durante il summit del G8 di Genova del 2001.

*Il 19 ottobre ha avuto inizio il processo contro quattro agenti di polizia accusati dell'omicidio colposo di Federico Aldrovandi, morto a Ferrara il 25 settembre 2005 dopo essere stato fermato dai quattro agenti. Durante le indagini preliminari, erano spariti e quindi riapparsi campioni di sangue raccolti sul luogo in cui Federico Aldrovandi era morto, mentre sono apparse alterate le registrazioni di telefonate ai servizi di emergenza effettuate la notte del decesso.

*Secondo le segnalazioni ricevute, durante un incontro di calcio allo Stadio Olimpico di Roma, il 4 aprile agenti delle forze dell'ordine hanno impiegato forza eccessiva per interrompere uno scontro potenzialmente violento tra tifosi delle squadre AS Roma e Manchester United. Le immagini e le dichiarazioni rilasciate dai testimoni ad Amnesty International mostravano tra i 60 e i 100 agenti di polizia italiani entrare nella porzione di stadio occupata dai tifosi inglesi e picchiarli duramente con i manganelli. Diverse vittime hanno riferito di essere state ripetutamente colpite dagli agenti mentre giacevano a terra, oppure sulla testa o sulla schiena da dietro. A fine anno alcuni dei feriti non erano ancora guariti completamente, mentre ad alcuni era stata diagnosticata una parziale invalidità che li accompagnerà per tutta la vita.

***Processi in relazione agli eventi del G8

Sono proseguiti i processi contro agenti delle forze di polizia che presero parte a operazioni di mantenimento dell'ordine pubblico a margine del summit G8 di Genova nel luglio 2001. È stato stimato che più di 200.000 persone abbiano partecipato a manifestazioni contro la globalizzazione per le strade di Genova nei giorni immediatamente precedenti e durante il summit.

*Il 17 gennaio si è appreso che erano sparite prove chiave riguardanti il processo a carico di 29 agenti di polizia incriminati, tra l'altro, per violenza e fabbricazione di prove false in relazione al raid alla scuola Diaz. La questura di Genova ha affermato che tali prove potrebbero essere state «distrutte per errore».

*Ad aprile ed agosto il giudice civile ha condannato il ministero dell'Interno a versare rispettivamente 5.000 euro di risarcimento a Marina Spaccini e 18.000 euro a Simona Coda Zabetta le quali, a Genova, furono picchiate da agenti di polizia.

*A marzo, la Corte europea per i diritti umani ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato per il caso di Carlo Giuliani, che venne colpito a morte da un carabiniere durante le manifestazioni contro il G8. L'inchiesta in Italia era stata chiusa nel maggio 2003, quando il giudice per le indagini preliminari aveva stabilito di non procedere contro il carabiniere poiché, secondo il giudice, questi aveva sparato per autodifesa e la traiettoria del proiettile era stata deviata da un calcinaccio lanciato da un manifestante.

 

Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura

Il 18 maggio il CAT ha diffuso le proprie Osservazioni conclusive sull'Italia, in cui ha raccomandato che l'Italia inserisca nel diritto interno il reato di tortura e adotti una definizione di tortura che copra tutti gli elementi contenuti nell'art.1 dell'omonima Convenzione. Il CAT ha anche raccomandato che tutti gli agenti delle forze dell'ordine siano adeguatamente equipaggiati e addestrati all'impiego di mezzi non violenti e che ricorrano alla forza e alle armi da fuoco soltanto quando è strettamente necessario e in maniera proporzionata. Il CAT ha evidenziato le continue segnalazioni di uso eccessivo della forza e maltrattamenti compiuti da agenti delle forze dell'ordine. In merito al riconoscimento delle responsabilità degli agenti che ricorrono a un uso sproporzionato e non necessario della violenza, il CAT ha raccomandato che l'Italia «rafforzi le proprie misure per garantire indagini immediate, imparziali ed efficaci in merito alle denunce di tortura e maltrattamenti commessi da agenti delle forze dell'ordine».

 

Diritti di migranti e rifugiati

Nonostante alcuni miglioramenti legislativi, l'Italia ha continuato a non avere una legge sull'asilo, specifica e organica, in linea con quanto prevede la Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati.

Una proposta di legge governativa sull'immigrazione, approvata il 24 aprile dal Consiglio dei ministri, prevedeva modifiche relative alla detenzione dei migranti, nell'ambito di linee guida di riforma del testo unico sull'immigrazione n. 286/98 (la c.d. legge Turco-Napolitano) così come modificato dalla legge n. 189/02 (conosciuta come legge Bossi-Fini). Le linee guida comprendevano regole sui minori non accompagnati, la detenzione e l'espulsione. Il ministero dell'Interno ha emanato una direttiva che richiede ai prefetti di consentire l'accesso dell'UNHCR, di «organizzazioni umanitarie e internazionali», di organizzazioni non governative locali e di giornalisti nei centri di permanenza temporanea per richiedenti asilo e immigrati irregolari.

Nelle proprie Osservazioni conclusive del 18 maggio il CAT ha dichiarato che l'Italia deve adottare misure efficaci per garantire che la detenzione di richiedenti asilo e altri cittadini stranieri sia applicata soltanto in circostanze eccezionali o come ultima risorsa e, comunque, per il più breve periodo possibile, nonché per garantire che il controllo giudiziario della detenzione di tali persone venga condotto dai tribunali in modo più efficace.

 

Discriminazione e rom

Il 2 novembre è entrato in vigore un decreto legge urgente che ha reso possibile alle autorità italiane motivare l'espulsione di cittadini dell'Unione Europea sulla base di un pericolo per la sicurezza pubblica. Tale decreto legge non è conforme alla Direttiva europea 2004/38/EC e appare essere specificamente mirato ai cittadini romeni di etnia rom come reazione all'omicidio di una donna compiuto a Roma, di cui è stato accusato un uomo descritto come un rom proveniente dalla Romania. Nelle due settimane successive all'approvazione del decreto legge, sono state espulse 177 persone.

Nel mese di maggio, i sindaci di Roma e Milano hanno sottoscritto i cosiddetti "patti di sicurezza". Durante tutto l'anno le autorità italiane hanno intrapreso sgomberi su larga scala di comunità rom, in violazione degli standard internazionali sui diritti umani. Nel corso dell'anno diversi esponenti politici di primo piano hanno usato un linguaggio discriminatorio.

 

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International si sono recati in Italia ad aprile e a ottobre.


Europe and Central Asia: Summary of Amnesty International's concerns in the region. January-June 2007 (EUR 01/010/2007)

Italy: a briefing to the UN Committee against Torture (EUR 30/03/2007)

 
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