Capo di Stato: Branko Crvenkovski
Capo del governo: Nikola Gruevski
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 2 milioni
Speranza di vita: 73,8 anni
Mortalitą infantile sotto i 5 anni (m/f): 17/16
Alfabetizzazione adulti: 96,1%
Č continuato il clima di impunitą per i crimini di guerra commessi nel 2001 e per i casi di tortura e maltrattamenti. Poco č stato fatto per riformare la polizia e la magistratura. Sono proseguite le discriminazioni contro le minoranze, in particolare rom.
Dispute politiche tra il presidente e il primo ministro, il governo e i partiti di etnia albanese, e tra gli stessi partiti albanesi, hanno ostacolato il cammino delle riforme legislative. I politici albanesi hanno accusato il governo di violare l'Accordo di Ohrid, con cui si era concluso il conflitto interno del 2001 e finalizzato a garantire i diritti della comunitą albanese.
Non č stata fissata alcuna data per l'accessione della Macedonia all'Unione Europea (UE) a causa del lento procedere della stessa nell'attuare le riforme stabilite dall'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'UE. Il Consiglio d'Europa ha richiesto alle autoritą di velocizzare le riforme sulla decentralizzazione, la polizia, l'indipendenza della magistratura e nella lotta al crimine organizzato e alla corruzione.
Ad aprile č iniziato il processo a carico dell'ex ministro dell'Interno Ljube Boshkovski davanti al Tribunale internazionale penale per l'ex Iugoslavia (Tribunale). Egli era stato incriminato nel 2005 per violazioni delle leggi e consuetudini di guerra, tra cui omessa indagine, prevenzione e punizione nei confronti del suo co-imputato Johan Tarčulovski, un ispettore della scorta dell'Unitą di sicurezza del presidente, in riferimento alla morte di sette persone di etnia albanese e la detenzione e il trattamento crudele di oltre un centinaio di altre a Ljuboten nell'agosto 2001.
Vi sono stati slittamenti nell'adozione di una bozza di legge sulla cooperazione con il Tribunale, e dispute tra il ministero della Giustizia e il Pubblico ministero della Macedonia riguardo alla giurisdizione relativa a quattro casi che a fine anno avrebbero dovuto essere rinviati dalla Macedonia al Tribunale. I partiti politici albanesi hanno sollevato perplessitą in merito all'applicazione della legge adottata nel marzo 2002, che prevede l'amnistia per tutti coloro che erano coinvolti nel conflitto armato del 2001, fatta eccezione che per quanti erano stati accusati di crimini di guerra in base alla giurisdizione del Tribunale.
Non sono stati ottenuti progressi nella risoluzione dei casi di sparizione forzata durante il conflitto interno del 2001 di tre persone di etnia albanese, Sultan Memeti, Hajredin Halimi e Ruzdi Veliu.
L'organizzazione non governativa (ONG) Comitato di Helsinki macedone per i diritti umani (MHC) ha continuato a riportare casi di tortura e maltrattamenti, anche nelle fasi dell'arresto e durante la detenzione, in cui il ministero dell'Interno non aveva condotto indagini secondo quanto previsto dalle procedure e dalle leggi interne e dagli standard internazionali. La bozza di legge sui perseguimenti d'ufficio non prevede l'inserimento di specifici termini di tempo per lo svolgimento delle indagini.
*Il 15 febbraio, la Corte Europea dei diritti umani ha sentenziato che le autoritą avevano omesso di indagare le accuse secondo cui Pejrushan Jashar, un rom di Shtip, era stato picchiato mentre era in custodia di polizia nel 1998, in violazione dell'art.3 della Convenzione europea sui diritti umani. La Corte ha ordinato alla Macedonia di pagare una cifra pari a €3.000 per danni.
Testimoni hanno continuato a essere ascoltati nell'ambito di un'inchiesta giudiziaria, aperta nel 2005, in merito al decesso in custodia di Sabri Asani, di etnia albanese, il quale era stato arrestato nel 2000 in relazione all'uccisione di tre agenti di polizia.
La situazione della sicurezza si č deteriorata: gruppi di opposizione armata hanno di fatto controllato zone adiacenti il confine con il Kosovo. Il 10 settembre, il comandante di polizia di etnia albanese Fatmir Halili č stato ucciso e due poliziotti sono rimasti feriti a Vaksince, al confine con il Kosovo, durante le fasi di un tentativo di arresto; due persone di etnia albanese, Skender Halili e Xheladin Hiseni, sono state uccise.
Amnesty International ha espresso la propria preoccupazione a novembre per il possibile uso eccessivo della forza da parte delle autoritą macedoni nell'operazione "Tempesta di Montagna", finalizzata a catturare membri di gruppi di opposizione armata, compreso un considerevole numero di uomini che ad agosto erano evasi dalla prigione di Dubrava, in Kosovo, e che si erano dati alla macchia nella zona vicina al confine con il Kosovo. Uno degli evasi, Xhavit Morina, ex comandante del gruppo di opposizione armato Esercito nazionale albanese (AKSh), era stato gią ucciso da persone non meglio identificate nei pressi di Tetovo, il 1° novembre.
Nel corso di un'operazione condotta nel villaggio di Brodec sono state uccise sei persone e altre 13 sono state arrestate. Testimoni hanno riferito all'MHC che i detenuti erano stati picchiati mentre erano ammanettati e fatti stendere sul pavimento; cinque degli uomini sono stati ricoverati in ospedale per diversi giorni dopo che, stando alle fonti, avevano opposto resistenza all'arresto. Un'inchiesta interna del ministero dell'Interno ha concluso che «l'impiego di armi da fuoco da parte degli agenti di polizia era appropriato, proporzionato, giustificato e necessario», e che i detenuti erano stati feriti mentre resistevano all'arresto.
*Nel corso di un'udienza svoltasi a porte chiuse il 18 maggio, un comitato parlamentare ha esaminato le dichiarazioni scritte del ministero degli Affari Interni e per conto di Khaled el-Masri, un cittadino tedesco di origine libanese. Il comitato ha concluso che i servizi di sicurezza non avevano abusato dei loro poteri nel detenere Khaled el-Masri per 23 giorni nel 2003 in un albergo di Skopje, prima di consegnarlo alle autoritą statunitensi all'aeroporto di Skopje, da cui fu trasportato in aereo in Afghanistan, e sottoposto a tortura. A giugno, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha concluso che il resoconto delle autoritą era «del tutto insostenibile».
A maggio, il Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (CERD) ha rilevato che la Macedonia violava i propri obblighi nei confronti della comunitą rom, anche in riferimento alla cittadinanza, alla lingua e all'ottenimento della documentazione richiesta per accedere ai diritti fondamentali. Il CERD ha inoltre espresso la propria preoccupazione riguardo all'istruzione dei bambini di etnia albanese, turca e rom.
Le autoritą macedoni non hanno affermato i diritti di donne e ragazze rom, le quali si sono trovate ad affrontare una doppia discriminazione basata sia sulla loro origine etnica sia sul genere. La discriminazione nel campo dell'istruzione ha portato poche ragazze a completare il ciclo di studi elementare o a frequentare la scuola secondaria superiore; la conseguente mancanza di qualifica unitamente alla discriminazione da parte dei datori di lavoro ha portato alla negazione dell'accesso al lavoro nell'economia ufficiale. Molte donne rom non erano intitolate ad accedere all'assicurazione sanitaria o erano prive della documentazione necessaria; altre non potevano permettersi la quota richiesta per i farmaci di base. Donne e ragazze rom hanno incontrato discriminazioni nel momento in cui cercavano di denunciare casi di violenza domestica alle autoritą. Č mancata una legislazione completa contro la discriminazione. Sebbene, secondo quanto riferito, a dicembre le autoritą abbiano iniziato a discutere riguardo a una legge in materia, esse si sono rifiutate di prendere in considerazione le bozze presentate dalle ONG.
In Macedonia continuavano a rimanere all'incirca 1.860 rifugiati. Per la maggior parte si trattava di rifugiati rom e ashkali del Kosovo, ai quali era stato garantito un temporaneo «asilo per protezione umanitaria», o le cui domande di asilo erano state respinte. Lo Stato non ha garantito ai rifugiati l'accesso ai diritti sociali ed economici. Molti hanno temuto il rimpatrio forzato, sebbene a giugno le autoritą avessero concordato di sospendere le espulsioni in attesa della risoluzione dello status del Kosovo.
La Macedonia non ha ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa sull'azione contro la tratta di esseri umani. A febbraio, un accordo siglato tra il ministero dell'Interno e il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha stabilito protocolli per la protezione dei bambini trafficati. Il secondo dei due ministeri ha firmato un accordo con una ONG per garantire un riparo al crescente numero di persone trafficate all'interno del paese.
Delegati di Amnesty International hanno visitato la Macedonia a dicembre.
Europe and Central Asia: Summary of Amnesty International's Concerns in the Region, Macedonia: July-December 2006 (EUR 01/001/2007); January-June 2007 (EUR 01/010/2007).
"Little by little we women have learned our rights": the Macedonian government's failure to uphold the rights of Romani women and girls (EUR 65/004/2007).