Capo di Stato: regina Elisabetta II
Capo del governo: Gordon Brown (subentrato a Tony Blair a giugno)
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 60 milioni
Speranza di vita: 79 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 6/6‰
Il Regno Unito ha continuato a tentare di espellere persone verso paesi in cui sarebbero realmente state a rischio di subire gravi violazioni dei diritti umani, sulla base di "rassicurazioni diplomatiche" non suscettibili di tutela giudiziaria. La segretezza nell'applicazione delle misure anti-terrorismo ha dato luogo a procedimenti legali non equi. Hanno continuato a non essere accertate le responsabilità di passate violazioni, comprese quelle connesse alla presunta collusione dello stato negli omicidi verificatisi nell'Irlanda del Nord. Il governo ha cercato di limitare l'applicazione extraterritoriale della tutela dei diritti umani, in particolare in relazione alle azioni delle proprie forze armate in Iraq. Donne che erano state sottoposte ai controlli di immigrazione e che avevano subito violenze nel Regno Unito, inclusa violenza domestica e tratta di persone, non hanno potuto ottenere il sostegno di cui avevano bisogno. Richiedenti asilo respinti hanno continuato a essere costretti a vivere nell'indigenza.
Alla data di dicembre erano in vigore 14 «ordini di controllo», previsti dalla legge per la prevenzione del terrorismo del 2005.
*Nel mese di ottobre, la massima corte britannica, il Comitato di appello della Camera dei Lord (Law Lords) ha emesso la propria sentenza su quattro casi, destinati a creare un precedente, relativi al sistema degli «ordini di controllo». Il Law Lords ha confermato, tra l'altro, che il coprifuoco di 18 ore che il ministro degli Interni aveva tentato di imporre a un gruppo di persone si configurava come privazione della libertà al di là di quanto permesso dalla legge. Il Law Lords ha ordinato all'Alta Corte di riesaminare l'equità dell'udienza di due persone che contestavano in tribunale gli «ordini di controllo» che erano stati loro inflitti, poiché né i due interessati né i loro avvocati erano stati informati del contenuto delle accuse formulate a loro carico.
*A gennaio una persona è stata condannata a cinque mesi di reclusione per aver violato gli obblighi previsti dal suo «ordine di controllo». È stata la prima condanna per un reato previsto dalla legge sulla prevenzione del terrorismo.
Le autorità britanniche hanno proseguito i tentativi di espellere persone considerate una minaccia per la sicurezza nazionale, nonostante vi fossero prove sostanziali per ritenere che, se rimpatriate, esse avrebbero rischiato realmente gravi violazioni dei diritti umani nei loro Paesi di origine.. Le autorità hanno continuato a sostenere che le "rassicurazioni diplomatiche" ricevute dai paesi in cui intendevano espellere tali persone erano sufficienti a proteggerle dal rischio di violazioni dei diritti umani, nonostante tali "rassicurazioni" non siano tutelabili in alcun tribunale.
I procedimenti di appello contro tali ordini di espulsione, esaminati dalla Commissione speciale di appello per l'immigrazione (SIAC), non sono stati equi, soprattutto perché il giudizio finale si basava su materiali segreti, tenuti nascosti ai ricorrenti e ai loro rappresentati legali.
Nel corso dell'anno, otto persone che il Regno Unito aveva tentato di espellere in Algeria per ragioni di sicurezza nazionale hanno rinunciato al diritto di proseguire ad appellarsi contro l'ordine di espulsione, e sono state pertanto rimpatriate.
*Nel mese di gennaio, due cittadini algerini, Reda Dendani, chiamato "Q" negli atti, e un altro uomo, chiamato "H", sono stati espulsi dal Regno Unito in Algeria. Secondo quanto riferito, prima dell'espulsione, a entrambi era stato garantito verbalmente dalle autorità algerine che essi non erano ricercati in Algeria. All'arrivo nel paese, entrambi sono stati arrestati, detenuti e accusati di «partecipazione a una rete terroristica operante all'estero». Secondo le segnalazioni pervenute, a novembre sia "H", sia Reda Dendani sono stati giudicati colpevoli e condannati, rispettivamente, a tre e a otto anni di reclusione.
*In maggio, il cittadino algerino Moloud Sihali ha vinto il ricorso contro l'espulsione per ragioni di sicurezza nazionale. La SIAC ha stabilito che egli non poneva alcuna minaccia alla sicurezza nazionale.
*Nel mese di luglio, la Corte d'appello ha emesso sentenza in merito al ricorso presentato da tre algerini contro la decisione della SIAC che aveva confermato gli ordini di espulsione per ragioni di sicurezza nazionale. I tre erano Mustapha Taleb, chiamato "Y" negli atti, un secondo uomo chiamato "U" e un terzo uomo definito soltanto come "BB". La Corte d'appello ha stabilito che la SIAC doveva riesaminare i tre casi. Per i casi di "BB" e di "U", la Corte d'appello ha raggiunto la propria conclusione per motivi che non sono stati resi noti né ai ricorrenti, né ai loro legali, né all'opinione pubblica. In novembre la SIAC ha confermato la sua precedente decisione che i tre uomini potevano essere rimpatriati in Algeria legalmente e del tutto incolumi.
*A febbraio la SIAC ha rigettato il ricorso di Omar Mahmoud Mohammed Othman, noto anche come Abu Qatada, contro il suo rimpatrio in Giordania per ragioni di sicurezza nazionale. La SIAC ha stabilito che il protocollo d'intesa sottoscritto tra Regno Unito e Giordania nel 2005 avrebbe garantito la sua incolumità personale. A fine anno era ancora pendente un appello contro tale decisione.
*Ad aprile la SIAC ha bloccato il tentativo di rimpatriare per ragioni di sicurezza nazionale due cittadini libici, chiamati negli atti processuali "DD" e "AS". La SIAC ha stabilito che, nonostante le rassicurazioni contenute in un protocollo d'intesa sottoscritto tra Regno Unito e Libia, esisteva il rischio concreto che, una volta rimpatriati, "DD" e "AS" sarebbero stati giudicati in procedimenti privi di assoluta equità processuale e condannati a morte.
Nel mese di aprile, dopo più di quattro anni trascorsi sotto custodia statunitense nella base militare di Guantánamo Bay, è tornato nel Regno Unito Bisher Al Rawi, già residente nel paese.
Ad agosto le autorità britanniche hanno scritto alle loro controparti statunitensi per chiedere il rilascio da Guantánamo e il rientro nel Regno Unito dei già residenti Jamil El Banna, Omar Deghayes, Shaker Aamer, Binyam Mohammed e Abdennour Sameur. Non è stata invece presentata alcuna richiesta a favore di un sesto ex residente nel Regno Unito, Ahmed Belbacha, un cittadino algerino di cui, a quanto risulta, era stato autorizzato il rilascio e che, se rimpatriato in Algeria, sarebbe in reale pericolo di essere detenuto segretamente e, in conseguenza, rischiare di essere sottoposto a tortura o maltrattamenti.
Nel mese di dicembre Jamil El Banna, Omar Deghayes e Abdennour Sameur sono stati rimpatriati nel Regno Unito e arrestati al loro arrivo. Abdennour Sameur è quindi stato rilasciato senza imputazioni, mentre Jamil El Banna e Omar Deghayes sono stati rilasciati su cauzione, in attesa dell'udienza per la richiesta di estradizione emessa nei loro confronti dalla Spagna, dove dovranno essere processati.
A fine anno Binyam Mohammed, Shaker Aamer e Ahmed Belbacha erano ancora a Guantánamo Bay.
Nel mese di luglio il Comitato sui servizi segreti e la sicurezza (ISC) ha pubblicato un rapporto sul presunto coinvolgimento del Regno Unito nel programma di rendition condotto dagli Stati Uniti d'America. Il rapporto ha parzialmente criticato le autorità britanniche, anche per non aver ordinato di tenere «idonee registrazioni» delle richieste di effettuare operazioni di trasferimento nello spazio aereo britannico, ma ha concluso che «non vi erano prove» che il Regno Unito si fosse reso complice di rendition secondo l'accezione con cui l'ISC definiva tale termine.
Poiché l'ISC riferisce direttamente al primo ministro, il quale decide se presentare al parlamento i rapporti di tale ente, Amnesty International ha ritenuto che non fosse sufficientemente indipendente dal potere esecutivo per condurre le necessarie indagini, indipendenti e imparziali, sul presunto ruolo del Regno Unito nelle rendition.
Hanno continuato ad emergere rapporti che suggerivano che il territorio britannico, compresa l'isola Diego Garcia, nell'Oceano Indiano, fosse stato usato da aerei coinvolti nelle rendition. Le autorità britanniche hanno informato Amnesty International che il Regno Unito «normalmente non tiene traccia dei voli da e per l'isola di Diego Garcia» ma che erano «soddisfatte delle rassicurazioni» fornite dagli Stati Uniti che essi «non utilizzano Diego Garcia per alcuna operazione di rendition».
Il governo ha continuato a tentare di limitare l'applicazione dei propri obblighi sui diritti umani al di fuori del territorio britannico, particolarmente in relazione alle azioni delle proprie forze armate in Iraq.
*A marzo si è concluso il processo davanti alla corte marziale di sette militari. Essi erano stati incriminati per la tortura e la morte di Baha Mousa, avvenuta nel settembre 2003, e per il trattamento di altri civili iracheni arrestati e detenuti nella base militare britannica di Bassora, all'incirca nello stesso periodo. Uno degli imputati si è dichiarato colpevole di trattamento inumano, che è un crimine di guerra. Egli è stato prosciolto dalle altre accuse nei suoi confronti. Gli altri sei imputati sono stati assolti da ogni accusa. Il giudice ha sottolineato che, per il battaglione responsabile della custodia dei detenuti, incappucciarli, mantenerli in posizione di sforzo e privarli del sonno era diventata una «procedura operativa standard».
*Nel mese di giugno il Law Lords ha emesso il verdetto su sei casi raccolti sotto il nome di Al Skeini, relativi al decesso di sei civili iracheni. Cinque di essi erano stati colpiti a morte, in circostanze controverse, nel corso di operazioni condotte dalle forze armate britanniche; il sesto era Baha Mousa. Il Law Lords ha stabilito che, al momento della loro morte, i primi cinque uomini non erano sotto la giurisdizione britannica e che, pertanto, gli obblighi del Regno Unito previsti dalla Convenzione europea sui diritti umani non erano applicabili al loro caso. Al contrario, Baha Mousa era entrato sotto la giurisdizione britannica, sebbene soltanto dal momento dell'arrivo nel centro detentivo gestito dai britannici e non al momento dell'arresto. Il Law Lords ha ordinato il rinvio in tribunale del caso di Baha Mousa, affinché venisse stabilito se vi fosse stata violazione del diritto alla vita e alla libertà dalla tortura. A fine anno tale processo non era ancora ripreso.
*A dicembre il Law Lords ha emesso sentenza in merito all'appello per il caso di Hilal Al-Jedda, detenuto senza accuse o processo per più di tre anni, uno dei circa 75 «internati per motivi di sicurezza» detenuti dalle forze britanniche in Iraq. Il Law Lords ha stabilito che Hilal Al-Jedda era sotto la giurisdizione britannica, poiché la sua detenzione era legalmente attribuibile al Regno Unito e non (come sosteneva quest'ultimo) alle Nazioni Unite. Tuttavia, il Law Lords ha ritenuto che la risoluzione 1546 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite consentisse effettivamente al Regno Unito di internare persone in Iraq, quantunque tale pratica fosse altrimenti incompatibile con gli obblighi previsti per il Regno Unito dalla Convenzione europea sui diritti umani.
*Nel mese di novembre una giuria ha ritenuto colpevole l'Ufficio del commissario della polizia metropolitana di un reato previsto dalla normativa sulla salute e la sicurezza, per le operazioni di polizia durante le quali, nel luglio 2005, fu ucciso Jean Charles de Menezes.
A seguito del verdetto, la Commissione indipendente per i reclami contro la polizia (IPCC) ha pubblicato la propria relazione in merito alla sparatoria. L'IPCC ha ribadito le proprie preoccupazioni per il tentativo, compiuto dalla polizia, per impedirle, fin dall'inizio, di condurre indagini sulla sparatoria.
Nel mese di dicembre è iniziata un'udienza per valutare se fosse necessario riprendere l'inchiesta del coroner in merito al decesso, inchiesta che era stata sospesa in attesa del completamento del procedimento penale. L'IPCC ha annunciato che quattro agenti di polizia coinvolti nell'episodio non avrebbero ricevuto alcun addebito di natura disciplinare.
*A giugno la Corte d'appello ha confermato il verdetto emesso nel 2004 da una giuria di inchiesta, con cui era stato stabilito che gli agenti di polizia che avevano colpito a morte Derek Bennett nel 2001 avevano agito in modo legittimo.
*Nel mese di agosto l'IPCC ha annunciato che non sarebbero stati sottoposti ad azione disciplinare gli otto agenti di polizia coinvolti negli eventi che, nel gennaio 1999, portarono alla morte durante il fermo di Roger Sylvester.
A maggio è terminato il governo diretto ed è stata ristabilita l'Assemblea delegata dell'Irlanda del Nord, sospesa dal 2002.
Nel mese di gennaio l'ufficio del Difensore civico per gli atti della polizia dell'Irlanda del Nord ha pubblicato il rapporto di un'inchiesta che aveva trovato prove di collusione tra la polizia e i paramilitari lealisti non più tardi del 2003.
A giugno, il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa ha adottato la sua seconda risoluzione provvisoria sul rispetto da parte del Regno Unito di una serie di sentenze pronunciate dalla Corte europea dei diritti umani. I casi in questione erano stati portati all'attenzione della Corte dalle famiglie di persone che si riteneva fossero state uccise dalle forze di sicurezza britanniche in Irlanda del Nord o grazie alla loro collusione. In ognuno dei casi la Corte ha reputato che il Regno Unito non aveva compiuto indagini adeguate per tali omicidi. Il Comitato dei ministri ha criticato il fatto che «in nessuno dei casi fosse stata portata a termine [...] un'inchiesta efficace».
*Nel mese di giugno la Corte d'appello per l'Irlanda del Nord ha rovesciato una sentenza dell'Alta corte del dicembre 2006 con cui era stata dichiarata illegittima la decisione di effettuare l'inchiesta sulla collusione dello Stato nell'omicidio di Billy Wright ai sensi della legge sulle inchieste del 2005. Dopo il pronunciamento, l'inchiesta è proseguita secondo le disposizioni di tale legge.
A ottobre il collegio inquirente ha annunciato di voler produrre, nei primi mesi del 2008, un rapporto provvisorio sulla collaborazione fornita all'inchiesta dal Servizio di polizia dell'Irlanda del Nord (PSNI), particolarmente in merito a considerevoli lacune nel materiale fornito dal PSNI all'inchiesta.
*A fine anno il governo non aveva ancora avviato un'inchiesta sulla presunta collusione dello Stato nell'omicidio di Patrick Finucane, avvenuto nel 1989.
*Nel mese di dicembre è stato emesso il verdetto di un procedimento penale relativo anche agli attentati dinamitardi verificatisi a Omagh nel 1998. L'unico imputato è stato scagionato da ogni imputazione. Il giudice ha criticato il modo in cui era stato condotto il caso, in particolare l'uso che era stato fatto delle prove sul DNA. Egli ha accusato due funzionari di polizia di «frode deliberata e calcolata» e ha rinviato il caso al Difensore civico per gli atti della polizia dell'Irlanda del Nord.
A ottobre è stata approvata la legge sulle frontiere del Regno Unito, che non ha posto rimedio all'indigenza forzata patita dai richiedenti asilo respinti causata dalla legislazione in vigore.
Il governo britannico ha continuato ad applicare il rimpatrio nell'Iraq settentrionale dei richiedenti asilo iracheni respinti.
Una continua azione legale ha impedito al governo di espellere in Zimbabwe richiedenti asilo respinti.
Nel mese di novembre il Law Lords ha ribaltato una sentenza della Corte d'appello, stabilendo che era «oltremodo grave» rimandare nella capitale del Sudan, Karthoum, i richiedenti asilo respinti provenienti dal Darfur.
A causa della regola «nessun ricorso a fondi pubblici», per donne soggette al controllo di immigrazione e che avevano subito violenze nel Regno Unito, inclusa violenza domestica e tratta di persone, è stato quasi impossibile accedere ai benefici per l'abitazione o ai sussidi in denaro che necessitavano. Tale regola stabilisce che alcune categorie di immigrati, che hanno il permesso di entrare e rimanere nel Regno Unito per un periodo limitato di tempo, non hanno il diritto (a parte alcune limitate eccezioni) di ottenere tali sussidi.
Nel mese di marzo il Regno Unito ha sottoscritto la Convenzione del Consiglio d'Europa sull'azione contro la tratta di esseri umani, ma a fine anno non l'aveva ancora ratificata.
A dicembre è stato reso noto che l'Autorità per l'indennizzo alle vittime di reati penali avrebbe concesso un risarcimento in denaro a quattro donne vittime di tratta nel Regno Unito a fine di sfruttamento sessuale. Tale decisione potrebbe costituire un precedente e consentire ad altre donne vittime di tratta di avere diritto a un risarcimento.
Alcune ONG si sono dette preoccupate per la mancanza di idonee strutture, finanziate dal governo, per accogliere le vittime della tratta.
Delegati di Amnesty International hanno assistito in qualità di osservatori a varie udienze, comprese quelle svoltesi ai sensi della legislazione sul terrorismo.
United Kingdom: Deportations to Algeria at all costs (EUR 45/001/2007)
Europe and Central Asia: Summary of Amnesty International concerns in the region: January-June 2007 (EUR 01/010/2007)