Capo di Stato: Traian Băsescu
Capo del governo: Călin Popescu-Tăriceanu
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 21,5 milioni
Speranza di vita: 71,9 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 23/17‰
Alfabetizzazione adulti: 97,3%
La Romania ha negato di aver autorizzato centri di detenzione segreta statunitensi sul proprio suolo e ha respinto seccamente diverse richieste di riaprire un'inchiesta sulla questione. Persone rom hanno continuato a incontrare intolleranza e discriminazione, così come lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT). Secondo le accuse, agenti delle forze dell'ordine si sono resi responsabili di uccisioni illegali. Hanno continuato a destare preoccupazione le cure e il trattamento di pazienti negli istituti d'igiene mentale.
Nel corso dell'anno, l'instabilità politica in Romania è stata da più parti attribuita alla rivalità tra il primo ministro Călin Popescu-Tăriceanu e il presidente Traian Băsescu. Ad aprile, il presidente Băsescu è stato sospeso dal parlamento, ma in un referendum per l'impeachment tenutosi a maggio la maggioranza dell'elettorato ha votato per la sua riconferma.
Il 1° gennaio la Romania è divenuta Stato membro dell'UE. Nel suo rapporto sull'avanzamento di giugno, la Commissione europea ha richiesto alla Romania di applicare procedure giudiziarie più trasparenti ed efficaci e ha ammonito la Romania affinché intraprenda una più incisiva azione nel combattere la corruzione.
Ha continuato a essere motivo di preoccupazione il presunto coinvolgimento della Romania nel programma di detenzione segrete e rendition messo in atto dagli Stati Uniti d'America.
A febbraio, il Parlamento Europeo ha concluso che la Romania e la Polonia non avevano propriamente indagato in merito alle denunce secondo cui gli Stati Uniti d'America gestivano strutture di detenzione segreta sui loro territori. Il Parlamento Europeo ha criticato l'inchiesta condotta dalla Romania nella questione giudicandola superficiale e ha espresso preoccupazione per la mancanza di controllo da parte delle autorità sulle attività statunitensi nelle basi militari romene.
A giugno, il Relatore dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (PACE) sulle detenzioni segrete, Dick Marty, ha pubblicato un secondo rapporto che rivelava nuove prove secondo cui «detenuti di alto valore» per gli Stati Uniti furono trattenuti in centri di detenzione segreta della CIA in Polonia e Romania durante il periodo 2002-2005. Secondo il rapporto, un accordo segreto del 2001 tra membri della NATO forniva l'impianto di base per questa e altre attività illegali della CIA in Europa.
A giugno la PACE ha commentato che «è stato ormai accertato con un elevato grado di probabilità che centri di detenzione segreta gestiti dalla CIA, facenti parte del programma Detenuti di alto valore, esistessero da alcuni anni in Polonia e Romania». La PACE ha richiesto una supervisione democratica sui servizi segreti militari e sui servizi di intelligence stranieri operanti in entrambi i paesi. Ha inoltre richiesto indagini trasparenti e sollecitato indennizzi alle vittime di trasferimenti e detenzioni illegali. La Romania ha negato un suo coinvolgimento nel sistema di centri di detenzione segreta e successivamente la delegazione romena ha annunciato il proprio ritiro dalla PACE.
In risposta, il Commissario alla giustizia, libertà e sicurezza dell'UE, Franco Frattini, ha scritto al governo nel mese di luglio mettendone in risalto gli obblighi ai sensi della Convenzione europea sui diritti umani di stabilire se le accuse fossero vere. Egli aveva ammonito nel 2005 che gli Stati membri avrebbero potuto incorrere in sanzioni, compresa la sospensione del diritto di voto europeo, nel caso in cui fosse stata riscontrata la loro partecipazione al sistema di prigioni segrete messo in atto dalla CIA. A novembre la Romania ha replicato negando le accuse secondo cui prigioni della CIA avessero operato sul suo suolo e ha ribadito che un comitato d'inchiesta istituito dal governo aveva già concluso che le accuse erano infondate.
A settembre, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha denunciato il ricorso a detenzioni segrete e rendition nella lotta contro il terrorismo.
Le minoranze, e in special modo i rom, hanno continuato a incontrare gravi discriminazioni in diversi ambiti, tra cui l'impiego, la casa, la salute e l'istruzione.
L'UNICEF ha riportato a marzo che circa il 70% di sistemazioni abitative rom non avevano un allacciamento diretto alla rete idrica e che la segregazione di bambini rom in scuole svantaggiate in classi «a sola componente rom» continuava a essere motivo di preoccupazione.
I discorsi incitanti all'odio e all'intolleranza da parte dei media e di alcune autorità pubbliche sono proseguiti. Secondo quanto riferito, a maggio, il presidente Traian Băsescu si è rivolto a un giornalista chiamandolo «sporco zingaro», ma si è in seguito scusato. Il Consiglio Nazionale per la lotta alla discriminazione ha richiesto al presidente di fornire spiegazioni.
Vi sono state tensioni con l'Italia riguardo alla dichiarata intenzione da parte di quest'ultima di espellere i rom con cittadinanza romena. A novembre, il ministro degli Affari Esteri Adrian Cioroianu ha dichiarato in un dibattito televisivo che stava considerando di «acquistare un appezzamento di terra nel deserto egiziano per mandarci tutti coloro che danneggiavano l'immagine del paese». Adrian Cioroianu si è in seguito scusato pubblicamente ma ha rifiutato di dimettersi. Il primo ministro ha «deplorato» i commenti del suo ministro ma non ha intrapreso altre iniziative. Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno successivamente inviato una lettera aperta chiedendo le dimissioni di Adrian Cioroianu, e una ONG rom, CRISS-rom, ha sporto denuncia presso il Consiglio Nazionale per la lotta alla discriminazione.
Lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) hanno continuato a incontrare discriminazioni e ostilità diffuse.
A giugno, alla parata del GayFest di Bucarest circa 500 attivisti LGBT hanno marciato lungo la capitale per manifestare contro la discriminazione e per chiedere la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. La marcia ha incontrato l'opposizione della Chiesa Ortodossa e di alcuni politici. La polizia anti-sommossa romena ha arrestato decine di contro-manifestanti che cercavano di disperdere la marcia. La polizia ha sparato lacrimogeni per contenere i contro-manifestanti dopo che alcuni di essi avevano lanciato pietre e avevano cercato di rompere i cordoni protettivi.
A luglio, la Missione di amministrazione ad interim delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK) ha riportato che non era in grado di identificare i membri dell'Unità del corpo di polizia romena di stanza in Kosovo responsabili della morte di due uomini a Pristina a febbraio (cfr. Serbia/Kosovo). In parte, ciò non era stato possibile perché gli agenti erano stati rimpatriati in Romania. Le autorità romene non hanno riconosciuto una qualche responsabilità personale tra gli agenti, ma un procuratore militare di Bucarest ha aperto un'inchiesta penale.
*A luglio, la Corte Europea dei diritti umani ha emesso sentenza in merito al caso di Belmondo Cobzaru, un uomo rom picchiato in custodia da agenti di polizia a Mangalia nel 1997. La Corte ha sentenziato che al Romania aveva violato il divieto di trattamento crudele, inumano e degradante, il diritto a un risarcimento effettivo, e il divieto di discriminazione.
Non sono cessate le preoccupazioni per le persone confinate negli istituti psichiatrici, in particolare bambini. Ad aprile, il Centro per le risorse legali (Centrul de Resurse Juridice - CRJ), una ONG, e l'UNICEF hanno pubblicato un rapporto in cui si citano casi di presunte violazioni dei diritti umani di bambini e giovani affetti da disabilità mentali, tra cui malnutrizione, mancanza di sufficiente abbigliamento; di cure o terapie adeguate e personale specializzato; applicazione abusiva di misure di contenzione ai pazienti; e isolamento dal resto della comunità.
Il rapporto ha inoltre messo in luce casi di bambini che, stando alle accuse, erano stati confinati in ospedali psichiatrici senza cure o diagnosi specifiche. Il rapporto accusava anche le autorità locali di aver ricoverato gli orfani in istituti psichiatrici, in mancanza di una qualche sistemazione alternativa.
A seguito di una visita del Centro per la riabilitazione e il reinserimento di Bolintinul din Vale, il CRJ ha riportato a giugno che le condizioni erano di fatto immutate rispetto a una sua precedente visita condotta nel 2003. Quasi tutti i 107 residenti erano vestiti a malapena o erano del tutto privi di che coprirsi, non vi erano attività di riabilitazione, e i pazienti erano malnutriti. Le condizioni di vita erano inadeguate con nessuna privacy per i pazienti e le situazioni igieniche estremamente precarie, aspetto che ha determinato la presunta diffusione di parassiti e infezioni tra i pazienti.
A ottobre, il CRJ ha sporto una denuncia presso l'Ufficio del procuratore della Corte Suprema contro la decisione di chiudere le indagini sui decessi avvenuti all'ospedale psichiatrico di Poiana Mare, dove nel 2004 erano morti 17 pazienti in seguito a malnutrizione o ipotermia.
Europe and Central Asia: Summary of Amnesty International's Concerns in the Region: January-June 2007 (EUR 01/010/2007)
Poland and Romania: Take responsibility for secret detention sites (EUR 37/003/2007)