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Russia

Federazione Russa

Capo di Stato: Vladimir Putin
Capo del governo: Viktor Zubkov (subentrato a Mikhail Fradkov a settembre)
Pena di morte: abolizionista de facto
Popolazione: 141,9 milioni
Speranza di vita: 65 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 24/18‰
Alfabetizzazione adulti: 99,4%

  1. Contesto
  2. Difensori dei diritti umani
  3. Libertà di espressione
  4. Conflitto armato nel Caucaso del Nord
  5. Rimpatrio forzato
  6. Tortura e altri maltrattamenti
  7. Preoccupazioni in materia di equo processo
  8. Violenza sulle donne
  9. Razzismo
  10. Missioni e rapporti di Amnesty International

Le autorità russe si sono dimostrate sempre più intolleranti verso il dissenso o le critiche, da loro definite «non patriottiche». L'anno è stato caratterizzato da un giro di vite sui diritti civili e politici, in special modo durante il periodo che ha preceduto le elezioni alla Duma di Stato (parlamento) tenutesi a dicembre. Dato il rigido controllo di Stato nei confronti di televisione e altri media, durante l'anno le manifestazioni sono divenute il punto caldo per proteste politiche, con la polizia che ha arrestato manifestanti, giornalisti e attivisti dei diritti umani, alcuni dei quali sono stati picchiati. Anche attivisti e oppositori politici del governo sono stati sottoposti a detenzione amministrativa.

È aumentato il numero di attacchi di matrice razzista giunti all'attenzione dei media; almeno 61 persone sono state uccise in tutto il paese. Sebbene le autorità abbiano riconosciuto l'esistenza del problema e vi sia stato un aumento del numero dei procedimenti per reati di matrice razziale, tali provvedimenti non sono riusciti ad arginare l'ondata di violenza.

La Corte Europea dei diritti umani ha sentenziato che la Russia era responsabile di sparizioni forzate, tortura ed esecuzioni extragiudiziali in 15 sentenze riguardanti il secondo conflitto ceceno iniziato nel 1999. Vi è stato un minor numero di denunce di casi di sparizioni nella Repubblica Cecena rispetto agli anni precedenti; tuttavia, sono risultate frequenti gravi violazioni dei diritti umani e le singole persone sono state riluttanti a denunciare gli abusi, nel timore di ritorsioni. L'Inguscezia ha visto un aumento di gravi violazioni, comprese sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali.

Le ONG sono state caricate di richieste di adempimenti particolarmente gravosi imposti da cambiamenti legislativi. La polizia è ricorsa all'uso della tortura nei confronti dei detenuti, anche per estorcerne "confessioni"; sono stati inoltre riportati casi di violenza contro i reclusi nelle carceri.

Contesto

L'estrema diffusione della corruzione ha messo a repentaglio lo Stato di diritto e la fiducia della gente nelle istituzioni legali. Una nuova struttura, il Comitato inquirente, è stata istituita presso l'ufficio del Procuratore generale, con mandato di sovrintendere le indagini penali. A fine anno non era ancora chiaro quale tipo di impatto avrebbero avuto questi cambiamenti sul lavoro dell'ufficio del Procuratore.

Sono state introdotte nuove leggi per regolamentare l'immigrazione designate a semplificare le procedure di immigrazione e il rilascio di permessi di lavoro, ma che al contempo hanno accresciuto le sanzioni per l'impiego di migranti irregolari. La legge del gennaio 2007 contro i lavoratori stranieri nel mercato al dettaglio russo, presentata dal presidente Putin come mezzo per proteggere i «Russi di nascita», è stata percepita da alcune parti come un modo per legittimare la xenofobia.

Il partito di governo Russia Unita ha vinto con netta maggioranza le elezioni alla Duma di Stato a dicembre; il presidente Putin era capolista del proprio partito. Una missione di osservatori formata da parlamentari dell'OSCE e del Consiglio d'Europa ha definito le elezioni «non eque».

Il Caucaso del Nord ha continuato a essere una regione violenta e instabile. La situazione della sicurezza in Inguscezia si è deteriorata con gruppi armati che hanno lanciato numerosi attacchi, spesso con esiti letali, contro membri delle forze dell'ordine. Uomini armati non identificati hanno commesso numerosi attacchi nei confronti di civili non ingusci, compresi civili di etnia russa. In Cecenia, sono proseguiti sporadici scontri, con incursioni da parte di gruppi armati nella capitale Grozny e in altre zone. Ramzan Kadyrov è stato nominato presidente della Cecenia a marzo, in seguito alle dimissioni di Alu Alkhanov.

Difensori dei diritti umani

Rappresentanti del governo e media controllati dallo Stato hanno ripetutamente accusato difensori dei diritti umani e membri del movimento di opposizione di lavorare per conto di interessi esteri e di essere «contro i russi». Difensori dei diritti umani e attivisti della società civile sono stati oggetto di vessazioni e intimidazioni. Accuse penali, come l'utilizzo di software informatici senza licenza o di incitamento all'odio, sono state utilizzate in maniera selettiva contro difensori dei diritti umani e giornalisti indipendenti.

*Oleg Orlov, presidente del centro per i diritti umani Memorial e tre giornalisti di un canale televisivo russo, i quali avevano in programma di osservare una manifestazione contro le gravi violazioni dei diritti umani da parte di agenti delle forze dell'ordine in Inguscezia, sono stati rapiti il 24 novembre da un albergo in Inguscezia da uomini armati a volto coperto. Essi hanno affermato di essere stati picchiati e minacciati con pistole prima di essere scaricati in un campo.

Ad aprile, per la prima volta le ONG russe sono state costrette a fornire al Servizio di registrazione federale (FRS) informazioni riguardanti le loro attività ai sensi della nuova legge sulle ONG. Nei mesi successivi, numerosi difensori dei diritti umani sono stati sottoposti a ripetute revisioni delle loro attività, costretti a registrare nuovamente le loro ONG secondo lente procedure burocratiche e a controbattere in tribunale accuse nei confronti delle loro ONG.

*Citizen's Watch, una organizzazione per i diritti umani di San Pietroburgo impegnata in questioni come la riforma della polizia e la lotta al razzismo, ha utilizzato fondi ricevuti da un donatore non russo per le sue pubblicazioni. Il FRS ha considerato che stampare i nomi dei donatori sulle loro pubblicazioni equivaleva a fare pubblicità per conto dei donatori stessi, motivo per il quale la ONG avrebbe dovuto pagare le tasse. A luglio il FRS ha richiesto copie di tutte le comunicazioni in uscita delle ONG a partire dal 2004. Citizen Watch ha contestato il diritto dell'FRS di ricevere questo tipo di informazioni.

Ad agosto sono entrati in vigore nuovi emendamenti alla legge per combattere le "attività estremiste". Questi hanno aggiunto una nuova motivazione basata sull'odio contro un determinato gruppo alla lista delle possibili motivazioni "estremiste": la lista ora vede inserito non solo l'odio contro una determinata razza, religione, o etnia, ma anche contro gruppi politici, ideologici e sociali. La legge prevede pene più severe per atti vandalici minori nel caso in cui questi siano stati commessi nel contesto dell'odio contro un determinato gruppo. Difensori dei diritti umani si sono detti preoccupati poiché la legge potrebbe essere invocata per reprimere il dissenso.

*Il 27 gennaio, la Corte Suprema ha confermato il giudizio di colpevolezza nei confronti del difensore dei diritti umani Stanislav Dmitrievskii, il quale era stato condannato con la condizionale nel 2006 per incitazione all'inimicizia etnica dopo che aveva pubblicato articoli scritti da leader separatisti ceceni. A novembre, un tribunale di Nizhnii Novgorod ha imposto rigide restrizioni nei suoi confronti.

*Secondo quanto riferito, nove persone sono state incriminate in relazione all'omicidio dell'ottobre 2006 della giornalista impegnata nella difesa dei diritti umani, Anna Politkovskaya.

Libertà di espressione

Nei mesi antecedenti le elezioni alla Duma di Stato, le autorità si sono dimostrate più rigide nei confronti della pubblica espressione o del dissenso. Decine di persone, compresi giornalisti e osservatori, sono state detenute per brevi periodi di tempo prima, durante e dopo manifestazioni e molte sono state giudicate colpevoli di violazione del codice amministrativo in processi che non sempre hanno rispettato gli standard internazionali di equità processuale.

*A novembre, il leader dell'opposizione Garry Kasparov è stato condannato a cinque giorni di detenzione amministrativa dopo che aveva preso parte a una marcia dei "dissidenti" a Mosca una settimana prima delle elezioni alla Duma. Amnesty International lo ha considerato prigioniero do coscienza e ne ha richiesto il rilascio immediato e incondizionato.

La polizia è ricorsa a un uso eccessivo della forza in diverse occasioni al fine di disperdere manifestazioni organizzate da partiti dell'opposizione e da attivisti contrari al governo. In seguito a una manifestazione a San Pietroburgo il 15 aprile, diverse persone sono dovute ricorrere a cure ospedaliere.

Le autorità hanno impiegato vari metodi per impedire a giornalisti, ad attivisti politici di primo piano e ad attivisti dei diritti umani di prendere parte a e di osservare manifestazioni. A maggio, il sindaco di Mosca Yuri Luzhkov ha vietato una marcia per i diritti gay a Mosca. Attivisti per i diritti gay, compresi diversi parlamentari europei, sono stati detenuti per un breve periodo quando hanno tentato di consegnare una petizione a Yuri Luzhkov, chiedendogli di rispettare il diritto alla libertà di espressione e protestando contro la sua decisione di vietare che una marcia per i diritti gay avesse luogo per le vie di Mosca.

Conflitto armato nel Caucaso del Nord

Agenzie federali e locali per il mantenimento dell'ordine pubblico operanti nella regione hanno risposto in modo arbitrario e illegale ad attacchi violenti da parte di gruppi armati. Gravi violazioni dei diritti umani, comprese sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali, sono state riportate nella Repubblica di Cecenia, in Inguscezia, nel Dagestan e in Ossezia del Nord. Persone sono state giudicate colpevoli di reato in casi in cui "confessioni" forzate erano state ammesse agli atti quale prova a carico. Persone hanno tenuto manifestazioni in Inguscezia e nel Dagestan contro le sparizioni e altre azioni arbitrarie da parte di agenzie per il mantenimento dell'ordine pubblico. Un raduno contro le sparizioni è stato vietato nella capitale della Cecenia, Grozny, nel mese di ottobre. Violazioni dei diritti umani, compresi rapimenti, sono state, stando alle fonti, commesse da gruppi armati contro civili nella regione.

In Inguscezia, in almeno sei casi in cui uomini erano stati uccisi a colpi d'armi da fuoco da agenti delle forze dell'ordine, i testimoni hanno sostenuto che gli uomini erano stati vittime di esecuzioni sommarie; le autorità hanno dichiarato che essi avevano opposto resistenza armata. I parenti di un bambino di sei anni, ucciso a colpi d'arma da fuoco dalle forze dell'ordine nel corso di un raid nell'abitazione della sua famiglia nel mese di novembre, hanno sostenuto che il bambino era stato ucciso deliberatamente. Detenuti sono stati torturati e maltrattati allo scopo di estorcerne "confessioni" o informazioni. Di almeno tre persone oggetto di sparizione forzata o rapimento durante l'anno non si è saputo più nulla.

*Ibragim Gazdiev è stato prelevato da uomini armati camuffati ad agosto a Karabulak, in Inguscezia, ed è successivamente scomparso. Secondo le accuse, gli uomini armati erano agenti delle forze dell'ordine del Servizio di sicurezza federale (FSB). Le autorità hanno negato ufficialmente che Ibragim Gazdiev fosse stato arrestato. Da allora di lui non si è più saputo nulla.

In Cecenia il numero delle sparizioni forzate e dei rapimenti è diminuito rispetto agli anni precedenti, sebbene abbiano continuato a essere riferiti nuovi casi. Sono stati denunciati casi di tortura e maltrattamenti da parte di agenti delle forze dell'ordine ceceni, anche in luoghi illegali e segreti di detenzione. Durante la sua visita in Cecenia condotta nel mese di marzo, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa ha dichiarato di «avere l'impressione che tortura e maltrattamenti fossero diffusi», aggiungendo che i responsabili di tortura percepissero un clima di «totale impunità». Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT) ha emesso la sua terza dichiarazione pubblica sulla Cecenia a marzo, citando sei strutture detentive della polizia dove i fermati erano ad alto rischio di tortura.

In Kabardino-Balkaria a ottobre è iniziato un processo a carico di 59 sospetti accusati dell'attacco armato a Nalchik nell'ottobre 2005 in cui morirono oltre 100 persone. Molti dei detenuti, compreso l'ex detenuto di Guantánamo Bay Rasul Kudaev, hanno accusato di essere stati torturati al fine di rendere delle confessioni.

***Impunità

Le vittime di violazioni dei diritti umani e i loro familiari hanno spesso avuto paura di sporgere formale denuncia. In alcuni casi la vittima o il suo avvocato sono stati direttamente minacciati a non ricorrere alle vie legali. Associazioni per i diritti umani della regione, che avevano reso pubbliche le violazioni e che avevano offerto assistenza alle vittime, hanno ricevuto pressioni da parte delle autorità. Alcune persone, stando alle fonti, erano riluttanti a presentare istanza presso la Corte europea dei diritti umani, per timore di ritorsioni nei confronti dei ricorrenti.

*Sumaia Abzueva, di 76 anni, stando alle accuse è stata picchiata mentre si recava al mercato ad Argun il 9 gennaio da un gruppo di giovani. La donna stava cercando di ottenere delle indagini sull'uccisione di suo figlio, avvenuta nel 2005. Sumaia Abzueva ha affermato di essere stata minacciata più di una volta dagli uomini che avevano arrestato e prelevato suo figlio dall'abitazione di famiglia, e che erano sospettati di essere membri delle forze di sicurezza cecene.

Nei casi in cui sono state avviate indagini su violazioni dei diritti umani, spesso queste si sono rivelate inefficaci, e sono state sospese per incapacità di individuare i sospetti responsabili. Il CPT ha evidenziato gravi lacune in molte delle indagini aperte in merito ad accuse di tortura. Tra queste, l'assenza di un'unica lista completa delle persone scomparse, la mancata raccolta di DNA dai familiari degli scomparsi, la mancata esumazione di fosse comuni, e l'assenza di un laboratorio medico-legale funzionante per condurre le autopsie. Solo un esiguo numero di casi è giunto in tribunale.

*A giugno, una corte militare di Rostov-sul-Don ha giudicato colpevoli quattro membri dell'unità speciale d'intelligence militare russa per l'uccisione di sei civili inermi del villaggio di Dai, in Cecenia, nel gennaio 2002. Essi sono stati condannati al carcere in colonie penali a stretto regime per periodi variabili dai nove ai 14 anni. Si trattava della terza udienza relativa al caso. Tre dei quattro sono stati condannati in contumacia, in quanto non si erano presentati. La Corte Suprema della Federazione Russa ha confermato i verdetti.

***Sentenze della Corte Europea dei diritti umani

In 15 sentenze la Corte Europea ha ritenuto la Russia responsabile di sparizioni forzate, tortura ed esecuzioni extragiudiziali in relazione al secondo conflitto ceceno. La Corte ha duramente criticato gli esiti inconcludenti delle indagini.

*La pacifista Zura Bitieva fu torturata nel 2000 in un centro di detenzione non ufficiale a Chernokozovo, e uccisa nel 2003, assieme a tre componenti della sua famiglia. La donna aveva presentato istanza alla Corte in merito alla tortura da lei subita. La Corte ha sentenziato che la sua detenzione a Chernokozovo era stata in «totale spregio dei requisiti di legalità»; che sia la sua uccisione che quella dei suoi familiari poteva essere attribuita allo Stato; e che non vi era stata un'inchiesta efficace, tempestiva e approfondita nelle uccisioni.

***Sfollati

Molte migliaia di persone hanno continuato a essere sfollate nel Caucaso del Nord in seguito al secondo conflitto ceceno. Almeno sette centri di sistemazione provvisoria sono stati chiusi a Grozny. Secondo quanto riferito, alcune persone sono state obbligate ad andarsene senza un'adeguata garanzia di un ritorno sicuro e sostenibile alle loro case, senza che fosse loro offerto un alloggio alternativo adeguato, e senza che fossero seguite le debite procedure. Secondo quanto riferito, alcune persone sono state costrette a firmare dichiarazioni secondo le quali se ne erano andate volontariamente.

È stato calcolato che a fine anno fossero oltre 18.000 le persone sfollate dal conflitto ceceno che vivevano in Inguscezia e Dagestan, alcune in condizioni estremamente precarie in campi temporanei. Migliaia di altri rimanevano sfollati in Inguscezia dal distretto di Prigorodnii, un territorio conteso con l'Ossezia del Nord.

Rimpatrio forzato

Persone detenute secondo procedure di espulsione o di estradizione non hanno avuto accesso a significative procedure d'asilo e sono state esposte ad azioni arbitrarie da parte di agenzie deputate al mantenimento dell'ordine pubblico. Amnesty International è a conoscenza di almeno tre casi di rimpatrio forzato verso paesi (nello specifico, Uzbekistan e Cina), in cui persone erano ad alto rischio di gravi violazioni dei diritti umani, tortura compresa, in violazione del principio del non-refoulement. In un caso, una persona è stata rimpatriata più di 24 ore dopo che la Corte europea dei diritti umani aveva emesso un ordine di sospensione dell'espulsione. A maggio, il capo del centro di detenzione per stranieri di Mosca è stato giudicato colpevole di abuso di autorità per aver partecipato nell'ottobre 2006 all'espulsione del cittadino uzbeko Rustam Muminov, in violazione del diritto internazionale e interno russo.

Tortura e altri maltrattamenti

Sono giunti molti rapporti di tortura e maltrattamenti nel corso di indagini da parte di funzionari delle forze dell'ordine e nei luoghi di detenzione. Secondo le accuse, la polizia e gli inquirenti hanno picchiato i detenuti, hanno posto sulla loro testa buste di plastica, hanno applicato scosse elettriche e li hanno minacciati di ulteriori forme di tortura e maltrattamenti nel caso in cui si rifiutassero di ammettere la loro "colpa" o di firmare una "confessione".

Nel corso dell'anno alcuni agenti di polizia sono stati giudicati colpevoli di reati relativi a tortura e maltrattamenti durante le indagini e gli interrogatori.

*A luglio, Valerii Dontsov, un anziano uomo disabile di Kstovo, nella regione di Nizhnii Novgorod, è stato, secondo quanto riferito, picchiato e maltrattato dalla polizia allo scopo di fargli confessare l'omicidio del figlio. Dopo essere stato sottoposto a maltrattamenti da parte della polizia, egli ha necessitato di cure mediche ospedaliere.

Sono state riferite rivolte in diverse colonie penali. I prigionieri stavano protestando contro i maltrattamenti e le violazioni dei loro diritti, come il diniego a ricevere visite familiari e a ricevere pacchi di beni alimentari, e l'uso frequente delle celle di punizione per infrazioni minori del regolamento carcerario. Analoghe notizie sono giunte dalle colonie penali delle regioni di Krasnodar, Sverdlovsk e Kaluga. I media hanno riportato che tre prigionieri erano morti in seguito alla repressione di una rivolta nella regione di Sverdlovsk.

A gennaio, il presidente Putin si è espresso in favore della ratifica del Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Proposte per consentire un controllo pubblico dei luoghi di detenzione erano in corso di dibattito; tuttavia, a fine anno nessun concreto sistema di ispezioni a sorpresa era operativo.

Preoccupazioni in materia di equo processo

Ad aprile, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha richiesto alle autorità russe di «impiegare tutti i mezzi legali» per consentire il rilascio di Igor Sutiagin, Valentin Danilov e Mikhail Trepashkin. I parlamentari hanno espresso preoccupazione riguardo all'incapacità da parte delle autorità di conformarsi agli standard internazionali di equità processuale e riguardo all'inadeguatezza delle cure mediche.

*Igor Sutiagin, condannato nel 2004 a 15 anni di carcere per spionaggio, ha trascorso tre mesi in cella di punizione, perché, stando alle fonti, sarebbe stato trovato in possesso di un telefono cellulare nella colonia penale.

*L'avvocato ed ex agente dei servizi di sicurezza Mikhail Trepashkin fu condannato nel 2004 per aver rivelato segreti di Stato e per detenzione illegale di munizioni. Egli è stato trasferito a marzo da una colonia penale aperta in una a più stretto regime perché, stando alle accuse, avrebbe violato il regolamento carcerario, ma i suoi avvocati e difensori dei diritti umani ritengono che questa non fosse che una punizione per le sue denunce avanzate contro le autorità carcerarie. Il 30 novembre Mikhail Trepashkin è stato rilasciato.

*A febbraio sono state depositate nuove accuse nei confronti dell'ex presidente della società petrolifera YUKOS, Mikhail Khodorkovskii e del suo assistente Platon Lebedev, entrambi in carcere, per il loro presunto coinvolgimento in riciclaggio di denaro e appropriazione indebita. L'Ufficio del Procuratore generale non ha rispettato le decisioni della corte relative al procedimento penale e il collegio di difesa dei due uomini è stato oggetto di vessazioni.

Violenza sulle donne

La violenza sulle donne in ambito familiare è risultata diffusa. Il sostegno del governo ai centri di crisi e alle linee telefoniche amiche è stato del tutto inadeguato. La legislazione russa non contempla misure specificatamente rivolte ad affrontare la violenza tra le mura domestiche.

Razzismo

Si sono verificati con allarmante regolarità attacchi razzisti violenti, per lo più concentrati in grandi città come Mosca, San Pietroburgo e Nizhnii Novgorod, dove vive la maggioranza degli stranieri e delle minoranze etniche. Mentre è stato difficile verificare le cifre esatte relative al numero di attacchi e di episodi razzisti, l'organizzazione non governativa Centro di informazione statistica SOVA ha riportato che almeno 61 persone sono state uccise e almeno 369 ferite in attacchi a sfondo razziale, facendo registrare un aumento rispetto al 2006. Sono stati anche riferiti attacchi anti-semiti e profanazione di cimiteri ebraici. La portata reale di questo tipo di violenza è rimasta ignota a causa della cronica sottostima di denunce.

Malgrado un maggiore sforzo da parte delle autorità per riconoscere il fenomeno del razzismo, e alcune indicazioni secondo cui l'applicazione di provvedimenti legali contro i reati a sfondo razziale era risultata più efficace, vi sono state poche condanne per attacchi razzisti e le vittime hanno affermato che i loro tentativi di denunciare alla polizia questo tipo di attacchi erano stati vani.

Missioni e rapporti di Amnesty International

Delegati di Amnesty International hanno visitato la Federazione Russa a luglio e dicembre. Una visita in Cecenia programmata per il mese di ottobre è stata rinviata su richiesta delle autorità.


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Russian Federation: Update Briefing: What progress has been made since May 2006 to tackle violent racism? (EUR 46/047/2007)

Russian Federation: New trial of Mikhail Khodorkovskii and Platon Lebedev must meet international fair trial standards (EUR 46/052/2007)

Russian Federation: Human rights defenders at risk in the North Caucasus (EUR 46/053/2007)