Capo di Stato: Ivan Gašparovič
Capo del governo: Robert Fico
Pena di morte: abolizionista per tutti i reati
Popolazione: 5,4 milioni
Speranza di vita: 74,2 anni
Mortalità infantile sotto i 5 anni (m/f): 9/9‰
La minoranza rom ha incontrato discriminazioni nell'accesso all'istruzione, alla casa, alle cure sanitarie e ad altri servizi, così come un persistente pregiudizio ed ostilità. Le autorità non hanno dato risposte adeguate agli attacchi nei confronti degli stranieri e dei membri di minoranze. Ai richiedenti asilo ai quali era stata respinta la domanda è stata assicurata una maggiore protezione contro il rimpatrio forzato, ma l'accettazione di "rassicurazioni diplomatiche" contro tortura e maltrattamenti ha continuato a essere motivo di preoccupazione.
Molti rom hanno contato a essere intrappolati in un circuito di emarginazione e povertà. A novembre, la Commissione europea ha richiesto alla Slovacchia di intraprendere provvedimenti concreti al fine di «arginare la segregazione» e di porre fine alla discriminazione contro i bambini rom nell'ambito dell'istruzione. Diversi parlamentari europei slovacchi hanno inoltre richiesto al loro governo di affrontare la questione della segregazione dei rom nel contesto degli alloggi e dell'istruzione nelle scuole, da essi definita «una bomba ad orologeria».
Un elevato numero di bambini rom hanno continuato a essere inseriti indebitamente in scuole speciale e in classi per bambini con disabilità mentali e difficoltà di apprendimento, dove potevano seguire programmi di studio ridotti che danno scarse possibilità di reintegro nelle scuole principali o per avanzare negli studi di grado superiore. Altri sono stati segregati in scuole a esclusiva componente rom dell'intero paese. Le precarie condizioni degli alloggi, l'isolamento fisico e culturale, la povertà e la mancanza di trasporti hanno continuato a porre ostacoli alla capacità dei bambini rom di frequentare la scuola.
La persistente segregazione dei bambini rom nel sistema scolastico ha violato il loro diritto a un'istruzione libera dalla discriminazione, e le loro prospettive di futuro impiego sono rimaste oscurate dall'incapacità del governo di fornire loro un'istruzione adeguata.
Molti rom hanno sperimentato condizioni di vita estremamente precarie, mancanza di accesso alla rete idrica, al gas, all'acqua e alle fognature, e all'allacciamento alla rete elettrica. Spesso gli insediamenti rom erano fisicamente segregati dalla città o villaggio principale, con scarsità di mezzi pubblici e, quando questi esistevano, molte famiglie rom non potevano permettersi il biglietto dell'autobus.
I rom hanno continuato a subire sgomberi forzati. A gennaio, l'ONG Fondazione Milan Šimečka e il Centro per i diritti abitativi e gli sgomberi assieme al Centro europeo per i diritti dei rom hanno pubblicato un rapporto su ciò che essi hanno descritto come un'ondata di sgomberi forzati subita dai rom in Slovacchia.
*A settembre, secondo quanto riferito, oltre 200 rom sono stati fatti sgomberare con la forza dalle loro case a Nové Zámky, spostati nei villaggi vicini e collocati in sistemazioni inadeguate. La Plenipotenziaria per le comunità rom del governo slovacco, Anina Botošová, ha criticato la crescente politica degli sgomberi forzati messa in atto da diverse municipalità e ha definito tali azioni «illegali».
A gennaio, la Corte Costituzionale ha chiesto la riapertura di una inchiesta nel caso della sterilizzazione forzata di tre donne rom. Con una sentenza storica, la Corte Costituzionale ha chiesto alla Corte regionale di Košice di risarcire le tre donne, le quali furono sottoposte a sterilizzazione forzata tra il 1999 e il 2002. Alle donne sono stati accordati risarcimenti per danni per 50.000 corone slovacche (all'incirca €1.420). In precedenza, le autorità si erano rifiutate di riconoscere che negli ospedali del paese fossero state condotte sterilizzazioni forzate, limitandosi ad affermare che vi erano state soltanto «deficienze procedurali».
Minoranze e stranieri hanno continuato a essere oggetto di attacchi razzisti. ONG hanno espresso timori riguardo all'aumento di questo tipo di attacchi.
*A marzo, un uomo della Nigeria è stato aggredito a Bratislava. Secondo la ONG Persone contro il razzismo, gli aggressori avrebbero urlato «Che cosa ci fai qui, negro! Questa non è l'Africa!», stendendolo a suon di pugni. Secondo l'organizzazione, quando giunse la polizia e l'uomo indicò i suoi aggressori, i poliziotti gli hanno detto: «Sta' zitto, non sei mica in Africa!».
*A maggio, Hedviga Malinová ha sporto una denuncia presso la Corte Costituzionale dopo che la polizia aveva fermato un procedimento penale aperto in relazione a un presunto attacco basato su motivazioni razziali nei suoi confronti da parte di due uomini a Nitra nell'agosto 2006.
Un'inchiesta della polizia nell'ottobre 2006 aveva concluso che Hedviga Malinová si era inventata il proprio racconto, e a maggio sono stati avviati procedimenti penali nei suoi confronti per presunto spergiuro. A luglio, il capo della polizia Ján Packa ha riconosciuto che Hedviga Malinová era stata aggredita ma «non come era stato descritto». A settembre, il procuratore generale Dobroslav Trnka ha riconosciuto che alcune prove delle indagini erano andate perdute nel contesto di «errori procedurali da parte della polizia e dell'ufficio del procuratore».
Hedviga Malinová ha sporto querela presso la Corte Europea dei diritti umani a novembre, sostenendo di essere stata sottoposta a trattamento inumano e umiliante da parte delle autorità slovacche.
*A novembre, secondo quanto riferito, tre uomini hanno aggredito una ragazza slovacco-cubana di 16 anni urlandole contro slogan nazisti e dicendole «vattene dalla Slovacchia». La ragazza ha riportato ferite alla testa e alla schiena. Due aggressori sono stati arrestati e accusati di lesioni personali e di incitamento all'odio.
A gennaio, a richiedenti asilo respinti è stata accordata una maggiore protezione contro il rimpatrio forzato verso paesi in cui avrebbero potuto incorrere in gravi violazioni dei diritti umani. Tuttavia, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, UNHCR, ha ribadito la propria preoccupazione per l'esiguo numero di richieste di asilo accolte in Slovacchia. L'Ufficio governativo per la migrazione ha riportato che tra gennaio e settembre, la Slovacchia aveva accordato lo status di rifugiato soltanto a otto persone a fronte di 2.259 richiedenti.
Il governo non ha ripudiato il ricorso alle cosiddette "rassicurazioni diplomatiche" da parte degli Stati di non torturare le persone sottoposte alla procedura di estradizione.
*A novembre, la Corte regionale di Bratislava ha sentenziato che l'estradizione di Mustapha Labsi, un cittadino algerino, era ammissibile. Accusato di attività terroristiche in Francia e nel Regno Unito, Mustapha Labsi era trattenuto in custodia in Slovacchia dal mese di maggio sulla base di una richiesta di estradizione avanzata dall'Algeria. La procura slovacca aveva dichiarato alla corte e ai media di essere in possesso di rassicurazioni diplomatiche da parte delle autorità algerine secondo cui Mustapha Labsi non sarebbe incorso in tortura o nella pena di morte. A settembre, l'Ufficio slovacco per l'immigrazione ha respinto la richiesta di asilo di Mustapha Labsi negandogli anche protezione aggiuntiva.
Amnesty International ha richiesto in diverse occasioni alle autorità di non estradare Mustapha Labsi, poiché sarebbe stato a rischio di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui detenzione in incommunicado in una località segreta, tortura o altri maltrattamenti. Amnesty International ha richiesto al ministro della Giustizia di non accettare qualunque tipo di rassicurazione diplomatica da parte dell'Algeria. A fine anno, nbon era stata ricevuta alcuna sostanziale risposta da parte delle autorità slovacche.
*A novembre, Balli Marzec, una giornalista di nazionalità polacca e di origini kazake, è stata arrestata per aver protestato davanti al Palazzo presidenziale durante una visita del presidente kazako. Sebbene la sua protesta fosse, stando alle fonti, legale, un agente di polizia le ha chiesto di smettere di disturbare «la quiete pubblica». Al suo rifiuto, la giornalista è stata caricata su un'auto della polizia da due agenti. Ha raccontato ad Amnesty International di essere stata presa a pugni allo stomaco e colpita sulla testa da uno degli agenti di polizia. Una perizia medica svolta durante la sua detenzione, dei cui risultati non è stata informata, ha rilevato lesioni di lieve entità. Balli Marzec è stata rilasciata dalla custodia di polizia poco prima di mezzanotte, accompagnata dal console polacco. Una volta rientrata in Polonia, la giornalista si è sottoposta a una seconda perizia medica ed è stata operata per fermare la grave emorragia che le sarebbe stata causata dall'aggressione. A dicembre, il ministro dell'Interno Robert Kaliňák ha annunciato che il capo della polizia di Bratislava coinvolto sarebbe stato licenziato.
Delegati di Amnesty International hanno visitato la Slovacchia a gennaio, marzo e novembre.
Europe and Central Asia: Summary of Amnesty International's Concerns in the Region: January-June 2007 (EUR 01/010/2007)
Slovak Republic: Still separate, still unequal: Violations of the right to education of Romani children in Slovakia (EUR 72/001/2007)
Slovakia: Romani children denied equal education free from discrimination (EUR 72/009/2007)
Slovak Republic: Open letter regarding the Slovak chairmanship of the Committee of Ministers at the Council of Europe (EUR 72/010/2007)
Slovakia: Extradition to Algeria would put Mustapha Labsi at risk of torture or other ill-treatment (EUR 72/011/2007)